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L'Avana rivive gli anni ruggenti attraverso i suoi locali bohémien

12 agosto 2017

Non solo "La Bodeguita del Medio" e il "Floridita" considerati rispettivamente la culla del Mojito e del Daiquiri. L'Avana offre oggi ai turisti di tutto il mondo altri splendidi locali che dopo importanti interventi di restauro consentono di fare una capriola nel passato, tra gli anni 30 e 50 del XX° secolo quando la capitale caraibica era considerata una delle metropoli più cool del mondo. Mercanti, marinai, stars hollywoodiane, scrittori e poeti, donne di malaffare e semplici turisti affollavano questi locali resi famosi anche da films e romanzi di successo. Vi racconterò la storia dello "Sloopy Joe's Bar" e del "Dos Hermanos" mete sicuramente da non lasciarsi sfuggire se vi trovate a girovagare per la Habana. Buon divertimento allora!

 

SLOOPY JOE'S BAR

Sloopy Joe's Bar, l'Avana - Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Quando Josè Garcia Abeal arrivò a Cuba nel 1904 proveniente dalla Spagna portava nel cuore il sogno di molti giovani dell'epoca quello cioè di affermarsi e di realizzarsi economicamente in una terra, l'isola caraibica appunto, che in quegli anni offriva molteplici opportunità. Josè trovò il suo primo impiego in una bar situato tra l'Avenida de Italia, conosciuta anche come Galiano, e Zanja una importante arteria che delimitava ieri come oggi l'animato Barrio Chino, il quartiere cinese, all'epoca uno dei più grandi in tutta l'America latina. Qui vi lavorò per circa tre anni ma quel primo impiego non gli fruttò i guadagni desiderati, così il giovane spagnolo lasciò la più grande delle Antille per imbarcarsi alla volta degli Stati Uniti, direzione New Orleans in Louisiana. L'esperienza nella città culla del Jazz durò sei anni, un tempo sufficiente per permettere a Josè di maturare sia come uomo che come barman. I guadagni aumentarono considerevolmente ma non al punto da frenare Josè a giocarsi un'altra carta, quella di Miami. Siamo nel primo decennio del 1900 e la città della Florida pur non essendo ancora la meta turistica ammirata e desiderata che conosciamo oggi offriva già diverse opportunità a giovani in cerca di una affermazione sociale.Tuttavia, anche l'esperienza di Miami non soddisferà del tutto le ambizioni dello spagnolo. L'oramai Joe dopo altri sei anni che risulteranno fondamentali per la sua formazione professionale, decide di far ritorno a Cuba. Siamo nel 1919 e giunto all'Avana, città sempre più vivace ed indaffarata, Joe non tarderà molto a trovare un altro impiego come barista, stavolta presso il Greasy Spoon dove lavorerà per solo pochi mesi prima di decidere di rimettersi in gioco e di tentare l'avventura in solitaria. Individua un locale malconcio e polveroso che veniva utilizzato per la vendita di generi alimentari con annesso un altrettanto fatiscente magazzino. Il locale è situato in Calle Animas all'angolo con via Zulueta a pochi passi dal Paseo del Prado, dall' Hotel Sevilla e dal Parque Central proprio nel cuore del Centro Avana, zona frequentata all'epoca da balordi, marinai e prostitute.

Sloopy Joe's Bar, Avana, Cuba
(foto Di Crosta Franco)

Joe si da fare per sistemare un po' il locale quanto basta per avviare una attività dove comincerà a proporre ai suoi ospiti la specialità della casa: un ricco panino a base di ropa vieja, (vestiti vecchi, vedi la ricetta), che servirà in diverse varianti e che ben presto accrescerà la sua fama e quella del bar. Questo tipo di panino e una innata trasandatezza di Joe sembrano essere stati l'origine del nome insolito con cui il locale verrà battezzato. Sloopy in inglese vuol dire appunto trasandato, disordinato.

Sloopy Joe's Bar, Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar. Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Ben presto i balordi e le puttane lasceranno posto ad una clientela sempre più esigente. Siamo negli anni 30. Negli Stati Uniti d'America vige il proibizionismo e gli americani trovano nella vicina isola caraibica l'eldorado dove poter soddisfare le loro pulsioni più trasgressive: gioco d'azzardo, alcool e belle donne. E proprio in questo contesto lo Sloopy Joe's Bar vive il suo periodo di massimo splendore. John Wayne, Ernest Hemingway, Spencer Tracy, Clark Gable, Rock Hudson, Errol Flyn, Ava Gardner, Nat King Cole e Frank Sinatra sono solo alcune delle star internazionali che frequenteranno il bar divenuto ormai un luogo cult della capitale cubana.

Sloopy Joe's Bar all'Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar, Avana, Cuba,
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Poi il lento ed inesorabile declino. L'avvento dei rivoluzionari barbudos nel 1959 spazzò via per sempre quel clima godereccio e spregiudicato che si viveva all'Avana. Il bar venne prima nazionalizzato dal governo di Castro per poi chiudere definitivamente i battenti nel 1965. Lo Sloopy Joe's Bar rimase così addormentato per circa 40 anni intrappolato nella polvere e nel ricordo degli anni d'oro fino a quando nel 2007 su iniziativa dell'energico ed ispirato Historiador de la Ciudad, el señor Eusebio Leal, non si è deciso di dar vita ad una importante opera di restauro e recupero del locale che verrà restituito magnificamente alla città e ai turisti di tutto il mondo dopo solo pochi anni, precisamente il 12 aprile del 2013.

Lo Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Gli interni si presentano in tutta la loro bellezza originale. Manca sicuramente l'atmosfera bohemien degli anni ruggenti ma l'intervento risanativo è stato studiato per restituire agli ambienti lo stile caratteristico dell'epoca. Il pezzo forte del locale è il bancone in mogano (caoba) recuperato in gran parte dal modello originale che con i suoi 18 metri di lunghezza era considerato il più lungo di tutta l'America Latina! Le foto che ornano le pareti ci raccontano per immagini ciò che rappresentava la Sloopy Joe's Bar quando era un locale simbolo della capitale cubana. Si può mangiare e bere ottimi cocktails a prezzi assolutamente accessibili serviti da camerieri inappuntabili ed eleganti.

Sloopy Joe's Bar, Avana. Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Lo Sloopy Joe's Bar all'Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Sospesi al soffitto posti alle estremità del banco bar due grandi tv trasmenttono il film in bianco e nero “Il nostro Uomo all'Avana” girato nel 1959 ed interpretato da Alec Guiness basato sul racconto “Our man in Havana” scritto nel 1958 dallo scrittore inglese Graham Green (1904-1991). Il film, interamente girato all'Avana, offre uno straordinario spaccato della società cubana metropolitana negli anni che anticiperanno l'epopea della rivoluzione castrista.

Lo Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Lo Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Se siete all'Avana non mancate di fare una visita a questo locale che il “Los Angeles Time” definì come “uno dei più famosi del mondo”. Vi regalerete un viaggio onirico nel tempo, in un'epoca sfavillante e contraddittoria in cui l'Avana era al centro del mondo.

Lo Sloopy Joe's Bar storico Bar dell'Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

 

BAR DOS HERMANOS

Il Bar “Dos Hermanos” (originariamente Two Brothers, Due Fratelli) ha in comune con lo Sloopy Joe's Bar alcuni elementi: innanzitutto l'ubicazione, l'Avana. Poi il fatto di essere stato fondato da immigrati spagnoli in cerca di fortuna e di aver ospitato al suo interno non solo marinai di passaggio, mercanti ed affaccendate signorine ma anche personaggi illustri, stars di Hollywood e artisti internazionali.Il Bar, considerato il più vecchio della capitale, è situato nel cuore dell'Avana Vecchia anche se leggermente defilato rispetto alle principali attrazioni e forse per questo ingiustamente trascurato.

Bar Dos Hermanos, Avana, Cuba
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)

Il bar si trova esattamente al numero 304 della Calle San Pedro o Avenida del Puerto a pochi passi dalle splendide Plaza Vieja e Plaza San Francisco ed è incastrato tra l'eccellente Museo del Ron (Ruhm) e la Cattedrale Ortodossa Russa intitolata alla Nuestra Señora de Kazan che risplende con il suo bianco bagliore e l'oro della sue cupole. Di fronte al bar c'è il Sierra Maestra Terminal e un piccolo imbarcadero da dove partono le lance, battelli simili a grandi chiatte, che attraversando in pochi minuti la baia dell'Avana portano a Regla famosa per il suo Santuario e per i culti della Santeria e a Casablanca dove si può visitare il grande Cristo e godere di una vista privilegiata sulla capitale e il suo Malecon.

Il locale venne fondato nel 1894 da i due fratelli Gonzalez, spagnoli originari di Lion Granada. Il grande poeta spagnolo Fernando Garcia Lorca (1898-1936) anch'egli di Granada e che visse all'Avana tra marzo e luglio del 1930, fu indubbiamente tra i primi illustri ospiti del locale seguito poi da tanti altri come ricorda una placca commemorativa posta sulla facciata austera del bar. Oltre al maestro spagnolo vengono citati Alejo Carpenter, Enrique Serpa, Marlon Brando, Errol Flynn, Ernest Hemingway (sempre lui) e pur non essendo ricordato, anche il potente capo della mafia Meyer Lansky si sedette più volte ai tavoli del bar attorniato dalle sue guardaespaldas.

Bar Dos Hermanos all'Avana, Cuba
(Bar Dos Hermanos - foto web)

Molti films cubani hanno utilizzato come location il Bar Dos Hermanos e nel famoso romanzo dell'autore cubano Leonardo Padura “Fiebre de Caballos” diverse pagine sono ambientate all'interno del locale. Dopo la Rivoluzione di Castro il bar venne chiuso e poi riaperto, dopo un importante restauro eseguito dalla società statale Habaguanex, solo nel 1994. Gli interni sono comunque ancora ricchi di atmosfera con i suoi tavolini di marmo sostenuti da possenti piedi di ferro, le alti pareti, le grandi finestre e i ventilatori sospesi al soffitto. Qui si può gustare un fresco coktail appoggiando i gomiti su un bancone che profuma ancora di tabacco e di passato.

Il Bar Dos Hermanos all'Avana
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)

Vengono offerti piatti della tradizione cubana come il gustoso sandwich, piuttosto che il pollo arrostito con patate conosciuto come “Pollo dos Hermanos”,  oppure l'ajaco o per i palati più raffinati l'aragosta o profumati gamberi stufati.

Bar Dos Hermanos all'Avana dal 1894
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)

Si possono gustare tutti i famosi cocktails cubani e l'autentico “Dos Hermanos Cocktail” la cui ricetta troverete nell'apposita sezione dedicata ai ruhm.

Un posto assolutamente da non perdere! Scordatevi l'orologio e guardate lontano verso la baia e il Redentore ...

Bar Dos Hermanos dal 1894 all'Avana
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)

Alicia Alonso, il cigno che ha danzato nell'oscurità

26 luglio 2017

(Alicia Alonso 96 anni, Ambasciatrice della Danza Unesco
(Alicia Alonso 96 anni - foto web)

 

Il 22 luglio a Segovia in Spagna, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per la Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ha conferito alla grande coreografa e ballerina cubana il titolo di Ambasciatrice Mondiale della Danza durante il 35° Congresso Mondiale ITI-UNESCO delle Arti Sceniche. Quest'ultimo importante riconoscimento si aggiunge a centinaia di altri ricevuti nell'arco della sua lunghissima e stellare carriera, tra cui spiccano il titolo di “Ambasciatore di buona volontà dell'Unesco” assegnatole nel 2002 per il suo contributo allo sviluppo ed alla conservazione della danza, il Dance Magazine Annual Award del 1958, il Premio Anna Pavlova dell'Università della Danza a Parigi nel 1966 e il Premio alla Carriera Positano ricevuto in Italia nel 2014. E' accreditata inoltre come “Prima ballerina assoluta” una onorificenza assegnata a poco più di 10 ballerine nella storia della danza.

La straordinaria artista cubana è considerata una delle artiste più influenti della seconda metà del XX° secolo in tutto il mondo.

(Alicia Alonso, foto giovanile dell'Ambasciatrice della danza Unesco
(Una giovanissima Alicia Alonso - foto web)

Alicia nasce all'Avana il 21 dicembre del 1921 con il nome di Alicia Ernestina de la Caridad del Cobre Martínez Hoyo. Inizia a danzare a dieci anni e non smetterà più. A quindici sposa il suo partner, il ballerino Fernando Alonso e da quel momento sceglierà il nome che la resa famosa in tutto il mondo, quello di Alicia Alonso.

Divenuta negli anni la regina incontrastata dell'arte cubana, Alicia deve paradossalmente la sua formazione artistica agli Stati Uniti d'America dove vi si recherà giovanissima. Dopo un periodo iniziale in cui interpreterà diverse commedie musicali a Brodway, l'artista entrerà nel 1939 nella prestigiosa American Caravan Ballet con la quale interpreterà i più grandi ruoli della danza classica diretta dai più grandi coreografi dell'epoca.

“L'italiano Enrico Zanfretta fu il mio maestro. Fondamentale, negli anni Quaranta, fu il mio lavoro come ballerina nell'American Ballet Theatre precursore dell'attuale New York City Ballet. E decisive furono le collaborazioni con coreografi immensi come Fokine, Massine, Balanchine, Tudor, Bronislava Nijinska... Ma francamente la personalità che più mi ha condizionata sono io stessa. Ho sempre dato ascolto soprattutto al mio sentire. A dieci anni feci la mia prima lezione di balletto e compresi che era la mia strada. Non ho mai cambiato idea. Sono nata per ballare e la danza è la mia unica fede".
A 19 anni la carriera della giovane Alicia subisce un duro colpo con il rischio concreto di dover abbandonare per sempre il sogno di una vita. L'artista soffre infatti del distacco delle retine e dovrà sottoporsi ad una delicata operazione che la costringerà all'inattività per diversi mesi. Il danno agli occhi è però grave e la patologia si aggraverà negli anni rendendola quasi cieca. Grazie però alla sua caparbietà, alla grazia innata e alla tecnica sopraffina di cui è dotata, Alicia continuerà a danzare orientandosi nella semi oscurità con una tale eleganza che in pochi si accorgeranno della sua menomazione. Le sue performance diventano famose in tutto il mondo grazie alle sue esibizioni nei più grandi teatri del mondo tra cui l'Operà di Parigi e di Vienna, il Teatro San Carlo di Napoli e la Scala di Milano dove interpreterà i grandi classici: Giselle, Coppelia, lo Schiaccianoci, la Bella Addormentata, Il Lago de Cigni. Etoile e coreografa, ha mescolato originalmente la tecnica dei grandi maestri russi e italiani con l'energia caraibica e l'esuberanza tipica cubana, dando vita ad uno stile tutto suo apprezzato a livello internazionale. Nel 1948 fonda all'Avana il Ballet Alicia Alonso sfidando i luoghi comuni che consideravano una impresa impossibile affermare la danza classica in un paese povero della zona caraibica. In seguito il corpo di ballo prenderà il nome di Ballet Nacional de Cuba, compagnia che Alicia continua a dirigere ancora oggi alla soglia dei cento anni! Ideatrice di un “rivoluzionario” festival del balletto è stata definita la “ancella artistica” di Fidel Castro per la sua grande amicizia con il lider recentemente scomparso e per aver abbracciato in toto i principi della rivoluzione castrista che l'hanno spinta a promuovere l'arte della danza anche nelle fasce più deboli della società cubana. Questa sua devozione a Fidel e alla rivoluzione l'hanno resa bersaglio di feroci critiche da parte dei dissidenti che identificano in lei l'alter ego femminile dell'odiato Castro.

(Alicia Alonso e Fidel Castro)
(Alicia Alonso l'ancella artistica di Fidel Castro - foto web)

«I problemi alla vista mi hanno accompagnato per tutta la carriera. La cecità non è mai stata totale. Ho cercato soluzioni per danzare senza che il pubblico se ne accorgesse evitando di ricorrere alla sua compassione». Ha detto Alicia in una recente intervista.

“Dalla mia prima operazione chirurgica per il distacco della retina nel 1941 a oggi, l’oftalmologia è molto progredita. Non mi lamento della mia carriera. Qualcuno sostiene che alcune virtù della mia danza si sono sviluppate per compensare i difetti di vista. Certi effetti espressivi del secondo atto della mia Giselle entusiasmarono tanto Anton Dolin che li volle insegnare alle giovani ballerine. Non ho rinunciato a nulla per la vista e ora che non sono più in scena, continuo a danzare attraverso i miei ballerini” ha detto Alicia in una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, e a chi le chiede cosa lascerà in eredita, risponde così:

«Il più eloquente testamento l’ho offerto ballando. Esistono la Scuola e il Ballet Nacional de Cuba. E ci sono io, finché sarò qui, come coscienza artistica».

(Alice Alonso, Etoile cubana)
(Alicia Alonso, Prima ballerina assoluta - foto web)

La dura reazione di Cuba all'intervento di Trump. Il dialogo però continua.

23 giugno 2017

Relazioni Cuba Usa in crisi dopo le dichiarazioni di Trump
(foto web)

Come era facile attendersi, immediata è arrivata la reazione di Cuba alla dura presa di posizione del presidente Usa Donald Trump e alla sua decisione di annullare in parte gli accordi sanciti solo qualche mese fa dal suo predecessore Barak Obama e dal presidente cubano Raul Castro. La replica è stata affidata al Ministro degli Esteri di Cuba Bruno Rodriguez che durante la visita ufficiale a Vienna in Austria ha rilasciato agli organi di stampa una dichiarazione fortemente polemica che lascia però trapelare la volontà del governo cubano di continuare il percorso intrapreso per migliorare le relazioni con il vicino gigante statunitense. Il capo della diplomazia cubana ha introdotto la conferenza stampa definendo l'intervento di Trump  "uno spettacolo grottesco" che ha richiamato alla memoria il triste linguaggio della guerra fredda. Rodriguez a messo in risalto come il presidente degli Stati Uniti abbia scelto non a caso per la sua performance un Teatro di Miami che porta il nome di Manuel Artime il capo civile della Brigada 2506 che orchestrò il fallito tentativo di invasione dei mercenari a Playa Giron (Baia dei Porci) nell'aprile del 1961 e come per l'occasione non abbia mancato di farsi circondare da terroristi e da noti sostenitori batistiani. Uno di questi fra l'altro è reo confesso di una serie di attentati compiuti a Cuba ai danni sei turisti nei primi anni '90 mentre tra gli altri presenti alcuni sono in stretto legame con il terrorista Luis Posada Carrilles. Inoltre Rodriguez ha voluto ricordare che il padre del violinista (fucilato dalla polizia rivoluzionaria cubana) invitato a suonare l'inno nazionale statunitense ed elogiato da Trump come simbolo e vittima della tirannia castrista, altro non era che il capo della polizia di Santiago che aveva a sua volta  fatto uccidere molti giovani rivoluzionari cubani tra cui l'indimenticabile Frank Pais Garcia.

Bruno Rodrigues Ministro delle relazioni estere di Cuba
(Bruno Rodriguez - foto web)

Dopo questa ricca premessa tenterò di riassumere alcuni passaggi importanti del suo intervento:

A) Gli Stati Uniti, ha detto Rodriguez, non possono dare a nessuno lezione di democrazia ed in tema di diritti umani. Ne è testimonianza il bloqueo che dura da più di 50 anni e che l'amministrazione Trump ha deciso di voler inasprire. A tal proposito il cancelliere cubano ha sottolineato come da recenti indagini nord americane è emerso che il 73% dei cittadini statunitensi e più del 60% dei cubani residenti in territorio Usa sia favorevole all'eliminazione dell'embargo e che persino più della metà dei sostenitori repubblicani appoggerebbe una soluzione politica che vada in questa direzione.

Bruno Rodriguez ha definito il bloqueo ingiusto, disumano, genocida e violante del Diritto Internazionale alla sovranità e all'autodeterminazione di altri paesi aggiungendo che denuncerà in tutte le sedi internazionali e all'Assemblea delle Nazioni Unite il disegno di Trump di inasprire l'embargo economico, finanziario e commerciale nei confronti di Cuba.

Il cancelliere ha ricordato come Obama avesse riconosciuto la sovranità e l'indipendenza del popolo cubano legittimandone il governo quale interlocutore con pari dignità in un processo di normalizzazione dei rapporti che avrebbe portato benefici considerevoli ad entrami i paesi ex nemici e come l'ex presidente statunitense avesse a più riprese evidenziato che il bloqueo fosse stato un pesante e controproducente errore politico e commerciale.

B) Altro tema trattato è che la nuova policy verso Cuba voluta dal presidente Trump segna un pesante passo indietro nelle relazioni bilaterali tra i due paesi e comunque  “i cambi che saranno necessari a Cuba li decideranno unicamente il popolo cubano senza chiedere perdono o permesso a nessuno”.

C) Bruno Rodriguez non ha perso l'occasione di denunciare la violazione sistematica dei diritti umani negli Stati Uniti d'America, gli assassini, la brutalità e gli abusi della polizia in particolare contro gli afroamericani e le carenze nel servizio sanitario nazionale che limita il diritto alla salute, e poi ancora le disuguaglianze salariali e sociali di cui sono vittime le donne, la mancanza dei sindacati, la repressione contro gli immigrati e rifugiati politici, la disgregazione del tessuto familiare, l'emarginazione delle minoranze etniche e la discriminazione nei confronti della cultura e della religione islamica .                                                                                                                     D) Altra nota polemica: La decisione di proibire ai cittadini americani di viaggiare come turisti limita le libertà civili dei suoi stessi cittadini.

E) Il Ministro cubano ha denunciato poi i frequenti crimini di guerra e l'uccisione di civili nelle aggressioni e negli interventi militari statunitensi e la brutale detenzione senza processi e l'uso sistematico della tortura perpretati nella base navale di Guantanamo, enclave nordamericano in territorio cubano.

F)    F) Altro punto nevralgico: Cuba non negozierà mai sotto la minaccia e non consegnerà i fuggitivi nordamericani che hanno ottenuto asilo a Cuba come nel caso di Joanne Chesimard ex Pantera Nera condannata per l'omicidio di un poliziotto avvenuto nel New Jersey nel 1973 durante una manifestazione perchè gli Stati Uniti non hanno "spessore politico, morale e legale per chiederne la restituzione".

G)   G) Ed infine la dichiarizione del Ministro che lascia aperta la porta alla speranza: Cuba è disposta al dialogo con gli USA però senza imposizioni e su una base di assoluta uguaglianza, sovranità e rispetto. Esistono margini per la convivenza civile nel rispetto delle profonde divergenze esistenti tra i due governi e " il popolo cubano ha sufficiente pazienza e resistenza per aspettare che Trump tolga l'embargo e normalizzi le relazioni con Cuba".

C'è parecchia carne al fuoco insomma. Le dichiarazioni di entrambe le amministrazioni servono per mostrare i muscoli ed evidenziano antiche ruggini e rancori difficili da cancellare in breve tempo. Il cammino intrapreso però è quello giusto. I paesi in un modo o nell'altro sono tornati a dialogare. C'è molta curiosità reciproca tra i popoli unita ad un desiderio di distensione e riappacificazione dopo più di mezzo secolo e la partita andrebbe giocata su di un territorio che evidenzi maggiormente la storia, la cultura e l'arte che accomunano i due paesi. Valori che dovrebbero aiutare a spazzare via ogni vecchio dissapore. Questo vuole la gente comune, la politica poi è altra cosa ...

Il ciclone (?) Trump si abbatte su Cuba spazzando via (?) le intese tra Obama e Raul

18 giugno 2017

Donal Trump modifica gli accordi con Cuba voluti da Obama
(Donald Trump - foto web)

Venerdi 16 giugno 2017. Manuel Artime Theater di Miami. Ore 13.50 o giù di li ...

L'arena è rovente. L'attesa per le parole che il presidente statunitense Donald Trump pronuncierà dinnanzi ad un popolo composto da esuli cubani inferociti, ex mercenari del fallito sbarco alla Baia dei Porci e da oppositori del regime della famiglia Castro si fa sempre più snervante e carica di aspettative.

Lui, Donald, è pronto e non tradirà le aspettative:

«Cancellerò tutti gli accordi firmati da Barack Obama con Cuba. L’ambasciata statunitense nell’Isola, però resterà aperta per consentire di plasmare nuove relazioni».

La folla è in delirio. L'imperatore ha girato il pollice verso il basso. Iniziano i combattimenti. Ricominciano i giochi sospesi solo per qualche stagione. Si indosserranno nuovamente le armature e scorrerà altro sangue ... sangue cubano.                                                                                       Le lancette dell'orologio sono state riportate in un attimo in dietro di 55 anni, ai brividi della guerra fredda, cancellando, apparentemente, tutto il lavoro svolto dalla presidenza Obama e da Raul Castro dopo lo storico annuncio del riavvicinamento bilaterale del 17 dicembre 2014.

La scelta dell' "arena" non è stata casuale. A Miami Donald giocava in casa. Doveva solo trovare le parole giuste per scaldare gli animi e riaccendere vecchi focolai mai sopiti. E i tanti sostenitori che con i loro voti hanno consentito a Trump di aggiudicarsi la Florida e poi la Casa Bianca non sono stati delusi:

"Con effetto immediato cancello l'accordo completamente unilaterale dell'ultima amministrazione Usa con Cuba. Le aperture ed una maggiore collaborazione dal punto di vista commerciale e del turismo volute da Obama non hanno portato vantaggi ai cubani e neanche migliorato la situazione dei diritti umani".

Con la firma sulla nuova drettiva si proibisce di fatto a turisti e imprenditori americani di effettuare transazioni con il "Grupo de Administracion Empresarial S.A.", il Gaesa, che rappresenta in sostanza il braccio commerciale del regime guidato dal generale Luis Alberto Rodriguez Lopez-Callejas, genero di Raul Castro. La Gaesa controlla il 60% dell'economia cubana e l'80% del settore turistico  attraverso l'amministrazione di gran parte degli alberghi e dei ristoranti dell'Avana e delle famose spiagge di Varadero.

L'accordo siglato dalla precedente amministrazione, secondo Trump, non ha fatto altro che "arricchire il regime Castrista". Per questo la sua presidenza "applicherà con maggior convinzione l'embargo e il divieto sul turismo".  "Venite al tavolo dei negoziati con un nuovo accordo. Sarà migliore per tutti, anche per i cubani americani". Ha tuonato Trump, concludendo con:

"Noi otterremo una Cuba libera"

Il discorso del Presidente a stelle e striscie era stato preceduto da un saluto rivoltogli dal senatore della Florida Marco Rubio, nato negli states da una famiglia di origini cubane che di seguito riporto:

"Con Trump aiuteremo il popolo cubano, non il regime. Oggi un nuovo presidente è atterrato a Miami per dare la sua mano al popolo cubano, dopo un presidente che ha dato la sua mano al regime. Il presidente ha preso una decisione molto chiara: faremo tutto il possibile per dare il potere al popolo cubano". Le decisioni di questa amministrazione servono "a punire i militari cubani". Questo cambiamento "dà potere al popolo cubano. Che servano sei mesi o sei anni, Cuba sarà libera". (fonte RaiNews).

La mia modesta opinione è che dal punto di vista politico gli accordi sono sempre migliorabili, attualizzabili e rivedibili. L'esisenza della Gaesa non è una invenzione. La libera iniziativa a Cuba è solo ai primi passi. Da decenni le attività imprenditoriali sono sotto il controllo dello Stato che esercità il suo ruolo attraverso le Forze Armate Rivoluzionarie. Nessuno può negarlo e questo aspetto fa parte della organizzazione interna di un Paese Sovrano che piaccia o no. Così come numerose testimonianze riferiscono di carceri affollate di oppositori al regime. Tutto come detto è rivedibile e migliorabile. Ciò che stona sono i toni tipici degli anni più tristi e bui della Guerra Fredda usati da Trump. Non credo che Obama abbia voluto cancellare un passato fatto di liti e incomprensioni, ne tantomeno Raul abbia voluto gettare la spugna dopo che per decenni la piccola isola caraibica ha affrontato il colosso americano a colpi di slogan antimperialisti. Semplicemente ed intelligentemente hanno tracciato una riga nella storia, un limite del "prima" e del "dopo" da cui ripartire con coraggio verso una nuova fase di rapporti basati sulla collaborazione scientifica, culturale e su un rafforzamento delle relazioni tra i due popoli.

I toni usati da Trump non lasciano invece spazio a soluzioni romantiche. Il dirimpettaio è un nemico da affossare con le buone o le cattive. Nella sostanza, a ben vedere, non cambia molto. Viene ridimensionata la possibilità dei cittadini americani di visitare liberamente l'isola. Sarà possibile farlo solo come membri di gruppi culturali, politici o sportivi e solo dopo l'ottenimento di permessi rilasciati dalle autorità migratorie statunitensi. Un vero peccato perchè c'è una grande volontà tra le persone delle due sponde di incontrarsi e conoscersi, nel rispetto delle reciproche diverità ma con grande simpatia e curiosità. Vedremo il tempo a chi darà ragione ...

Riporto un articolo del Corriere della Sera che spiega in dettaglio cosa è stato sancito a Miamii:      "Le conseguenze più immediate toccano il turismo: i cittadini Usa potranno continuare a visitare Cuba solo in gruppi organizzati. Aboliti i viaggi individuali: gli americani sono liberi di andare in qualsiasi Paese del mondo, comprese Corea del Nord o Siria. Ovunque tranne che a Cuba. Saranno vietati tutti gli accordi o le transazioni con le strutture controllate dal «Grupo de Administraciòn Empresarial», la holding dell’esercito cubano, cui fa capo quasi l’intera economia del Paese. Viene confermato l’embargo commerciale, formalizzato il 7 febbraio 1962 da John Kennedy e che Obama sperava di abolire entro il 2016. Dal punto di vista politico Trump riporta il calendario a 55 anni fa. Accusa «il comunismo» di aver distrutto ogni nazione «in cui è stato applicato». Detta le condizioni per la ripresa del dialogo con il regime di Raul Castro: «Libertà di espressione, partiti politici liberi ed elezioni. Proprio così: elezioni monitorate dagli organismi internazionali». Sono concetti e valori che Trump evoca per la prima volta sul piano internazionale. Ma ciò che pretende dal regime di Castro non è neanche sfiorato, quando si parla di alleati come Arabia Saudita o Egitto. È un approccio «selettivo»: due pesi e due misure sulla base delle priorità politiche interne ed esterne. A Miami c’è anche Wilbur Ross, il segretario al Commercio. Toccherà a lui tradurre in regolamenti la cartelletta firmata, con tanto di scrivania, da Trump. Ross dovrà resistere alle pressioni delle grandi

compagnie aeree, delle catene alberghiere. Nel 2016 circa 600 mila turisti statunitensi hanno visitato Cuba. Le società americane hanno incassato circa 6,6 miliardi di dollari, con un indotto di 12.295 posti di lavoro creati negli Usa." (Corriere della Sera)

 


 

Con Ernesto Guevara a cavallo di una Harley Davidson per le strade di Cuba

12 giugno 2017

Il suo nome è di quelli importanti, di quelli che non passano inosservati: Ernesto Guevara.

Ernesto Junior, avvocato cubano di 51 anni, è l'ultimo dei figli di “Che” Guevara l'indimenticabile leader rivoluzionario argentino morto in Bolivia nel 1967 e la cui vicenda umana è indissolubilmente legata alla storia recente di Cuba. Ma stavolta non affrontiamo teoremi politici o nostalgiche celebrazioni. Ernesto junior nato dalla seconda moglie del “Che” Aleida March, è un uomo del nostro tempo e ha dato vita ad una propria impresa la “Poderosa Tours” con lo scopo di offrire pacchetti turistici che porteranno gli appassionati di moto in giro per l'isola cubana sulle orme del famoso padre.

Ernesto Guevara Junior, con la Poderosa Tour propone un tour di Cuba con Harley Davidson
(Ernesto Guevara junior - foto web)

Proseguiamo per passi. Innanzitutto il nome "La Poderosa Tours", deriva dal soprannome proprio della Norton Model 18 500 cc del 1939 che il il padre, allora giovane studente di medicina, utilizzò nel 1952 per attraversare il Sud America, un viaggio che durò ben nove mesi, e che l'argentino ribelle raccontò in uno straordinario diario 'Latinoamericana' pubblicato solo nel 1992 da Feltrinelli e diventato poi sceneggiatura del film del 2004 'I diari della motocicletta', per la regia di Walter Salles con il ruolo del Che interpretato dal bravissimo attore messicano Gael Garcia Bernal.

"La Poderosa Tours" offre due diversi itinerari per la visita di Cuba, entrambi da svolgere a cavallo di luccicanti motociclette yankee Harley Davidson: il “Fuser 1” e il “Fuser 2” .

Perchè Fuser? Fuser, la sintesi di Furibondo de la Serna, era un soprannome giovanile che l'amico Alberto Granado (a sua volta chiamato Mial, Mio Alberto) aveva pensato per il futuro rivoluzionario ai tempi in cui si divertivano a giocare insieme a rugby. Entrambe le offerte turistiche prevedono pernottamenti in alberghi e casas particulares e visite nei luoghi culto del Che, come Santa Clara e la vecchia residenza dell'Avana, una scorribanda per le strade polverose di Cuba ed un pomeriggio dedicato ad un rigenerante bagno insieme ai delfini. I prezzi per i tours non sono proprio in linea con l'utopia socialista di papà Ernesto. Si parte infatti da circa 3.000 dollari necessari per il tour più breve di sei giorni per arrivare a poco meno di 6.000 dollari richiesti per quello più lungo di circa 9 giorni. I tours comprendono ovviamente il noleggio delle moto ma non il costo della benzina!

Tutte le informazioni con i dettagli delle spedizioni si possono trovare sia sul sito ufficiale che sulla pagina facebook della Poderosa Tours.

"Faremo del vostro viaggio un'esperienza unica, un libro di memorie indimenticabile. Noi ci prenderemo cura personalmente di ogni dettaglio durante il viaggio".
(Ernesto Guevara junior)

Un bel modo per celebrare il riavvicinamento tra i due paesi ex nemici anche se resta da sapere cosa ne pensa il vecchio Trump...

(Clikka sul titolo riporta qui sotto per accedere direttamente al sito)

La Poderosa Tours a cavallo di una Harley Davidson sulle strade di Cuba

Il tour si snoda tra l'Avana, Trinidad, Cienfuegos e Santa Clara e non ha niente a che vedere con il viaggio intrapreso da Guevara prima che fosse il “Che” con l'amico d'infanzia Alberto Granado.

La “Poderosa II” di proprietà di Granado era una vecchia Norton 500 del 1939 di fabbricazione inglese e godeva in quegli anni di una ottima reputazione.

La Poderosa, una Norton 500 protagonista con Ernesto Che Guevara dei Diari della Motocicletta
(La Poderosa, ricostruzione - foto web)

Utilizzata come veicolo militare durante la Seconda Guerra Mondiale aveva una cilindrata di 490 cm cubici e sviluppava una potenza di ben 29 CV. Poteva raggiungere una velocità massima di circa 125 km/h considerata notevole per la sua epoca. La Norton di Granado fu sottoposta però ad uno stress test al limite dell'impossibile poiché venne destinata a percorrere un percorso lungo ed insidioso con due passeggeri a bordo e con un carico tragicomico di vettovaglie, utensili, tende e indumenti. L'idea iniziale dei due giovani argentini era quella di percorrere gran parte del Continente partendo dalla natia Argentina per arrivare nei lontani Stati Uniti d'America attraversando la cordigliera delle Ande, la costa cilena, il Perù e il Venezuela per un totale di circa 12 mila chilometri!

Il viaggio iniziò il 4 gennaio del 1952 (solo sette anni più tardi Ernesto, divenuto ormai il “Che” entrava trionfante a Santa Clara sancendo così la vittoria dei rivoluzionari castristi contro l'esercito del dittatore Batista).

La Norton fu sottoposta a prove estreme e dopo il ripetersi di dolorose cadute e sistemazioni di fortuna si arrese definitivamente a Santiago del Chile. I due amici continuarono comunque il viaggio che permise loro di conoscere quella sconosciuta “Maiuscola America” e di rendersi conto delle gravi disuguaglianze sociali e l'estrema povertà di cui soffrivano le popolazioni indigene e campesine. Esperienze che forgiarono in particolare lo spirito ribelle, antiautoritaro per indole e rivoluzionario del 23enne Ernesto che da li a poco sarebbe diventato uno dei lider indiscussi della Rivoluzione cubana.

Ernesto senior aveva già qualche anno prima, nel 1950, intrapreso un viaggio in solitaria con una specie di bicicletta, che chiamò “Cucciolo”, alla quale era stato applicato a Buenos Aires un motore Garelli. Con questa bicicletta “avveniristica”, aveva percorso ben 4.500 chilometri!

Un giovane Ernesto Guevara e la sua passione per le moto
(Un giovane Ernesto Guevara - foto web)

Ernesto junior ha ereditato sicuramente dal padre la passione per le moto e per l'avventura anche se il tracciato che propone è molto meno insidioso di quello percorso dalla vecchia Norton. Al progetto “La Poderosa Tours” collabora anche Camillo figlio di un'altro guerrigliero cubano Antonio Sanchez Diaz ucciso nel 1967 in Bolivia pochi mesi prima del suo Comandante.

Cuba si apre al mondo con gli strumenti che ha combattuto per decenni. Chi l'avrebbe immaginato solo qualche tempo fa e chissà cosa ne penserebbe il ribelle Fuser ...

Maisel e Yulier con le loro opere originali decorano le pareti scrostate dell'Avana

7 maggio 2017

 

 

Due giovani cubani si stanno affermando negli ultimi anni come originali artisti di strada decorando con le loro opere molte strade e quartieri dell'Avana e di alcune città della provincia. Chi ha avuto la fortuna di visitare la capitale cubana si sarà certamente imbattutto nelle opere di questi due poliedrici artisti, che pur avendo una formazione artistica ed uno stile espressivo completamente diversi tra loro stanno dando vita con le loro performance ad un movimento artistico urbano che ancora non ha trovato una sua precisa collocazione. I cittadini dell'Avana sono da decenni abituati a convivere con pareti che riportano unicamente slogans socialisti e rivoluzionari o immagini che ritraggono figure leggendarie legate alla storia più recente di Cuba, come Josè Martì  o Che Guevara ma con il tempo stanno familiarizzando sempre di più con questi murales divenuti un patrimonio di tutti, turisti compresi, e che merita di essere custodito e conservato gelosamente.

Maisel Lopez affermato artista di strada dell'Avana
(Maisel Lopez - foto web)
Yulier P. affermato artista di strada cubano
(Yulier P. - foto web)

Nella sezione "CULTURA" di questo blog ho approfondito di più la conoscenza di questi due giovani artisti, Maisel Lopez e Yulier P., entrambi avaneri. Sarebbe bello che le loro opere venisero immortalate in scatti fotografici e condivise poi in questo blog. Il tempo potrebbe cancellare per sempre i tratti e i colori dei murales.

Diamoci da fare!

ecco i link per accedere velocemente agli articoli di questo blog

  YURIEL:  http://www.mambotango.it/cultura/cultura/206-yulier-p-el-grafitero-maledetto-che-rappresenta-le-ossessioni-dei-cubani.html

   MAISEL: http://www.mambotango.it/cultura/cultura/205-maisel-lopez-un-artista-callejero-che-rida-vita-alle-strade-dell-avana.html

Il Manzana de Gomez cambia pelle. Toccherà ora anche al Socialismo reale?

 

Manzana de Gomez Kempinsky
(Manzana de Gomez Kempinsky - foto web)

Entro la fine di marzo verrà inaugurato con un leggero ritardo sulla tabella di marcia l’Hotel di lusso Manzana de Gomez Kempinsky. Si tratta di un’opera molto ambiziosa che donerà alla capitale cubana il suo primo albergo a 5 stelle. Il risultato finale è il frutto di 3 anni di lavori di ristrutturazione che hanno visto affiancarsi centinaia di operai cubani a maestranze provenienti dall’India molto apprezzae per la loro duttilità, organizzazione ed efficienza. Questa scelta ha causato più di un malumore ma in un modo o nell'altro alla fine l’obbiettivo è stato raggiunto con risultati mirabili. L’Hotel è di proprietà dell’impresa statale Gaviota S.A. controllata dall’esercito cubano e sarà amministrata dalla compagnia svizzera Kampinsky che vanta più di cento anni di storia come leader europeo nella costruzione di hotel di lusso. I lavori sono stati eseguiti per la prima volta con capitale interamente cubano dalla immobiliare cubana Almest e dalla ditta costruttrice francese Bouygues sotto la supervisione dell'Historiador de la Ciudad.

L’albergo è strutturato su 6 livelli di cui 3 destinati alle abitazioni che saranno complessivamente 246 di cui 172 standard, oltre a suite di lusso di 40 metri quadrati ed una presidenziale di ben 150 metri quadrati!

Manzana de Gomez Kempinsky all'Avana, gli interni lussuosi
(I lussuosi interni - foto web)

Gli altri piani ospiteranno negozi con firme internazionali, un business center, tre ristoranti di cui uno panoramico, un centro benessere di 1000 metri, una palestra ed una splendida piscina posizionata all’ultimo piano con vista sull’Avana.

Manzana de Gomez Kempinsky all'Avana
(La piscina panoramica - foto web)

Da sempre la politica della Kempinsky è stata quella di creare strutture lussuose in grado di offrire ogni tipo di comforts ai clienti più esigenti impegnandosi nello stesso tempo alla conservazione del disegno originale e dei dettagli architettonici dell’edificio oggetto della ristrutturazione. Nel caso del Manzana è stata prestata particolare attenzione anche alla produzione, uso e risparmio dell'energia che sarà necessaria per muovere il gigante.

L’Hotel è ubicato in una posizione nevralgica dell’Habana Vieja che ricordo dichiarata nel 1982 dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, in un punto che connette quattro arterie principali quali, Neptuno, San Rafael, Zulueta e Montserrate, praticamente la porta d’accesso alla zona turistica e commerciale della città. Nelle immediate vicinanze si trovano il Floridita, l’Edificio Bacardi e il Museo delle Belle Arti e a poca distanza il Parque Central, il Capitolio Nacional, il Gran Teatro de la Habana Alicia Alonso, il Paseo del Prado e il Malecon.

La costruzione della Manzana, su disegno dell’architetto Josè Gomez Mena Vila secondo lo stile europeo dell’epoca, iniziò nel 1894 per terminare nel 1917. Fu il primo grande centro commerciale della capitale costruito originariamente su di un solo piano e sviluppatosi successivamente sugli attuali 4. La sua massima importanza risale alla metà del 20° secolo quando ricchi avventori statunitensi frequentavano assiduamente le sue tiendas. Il periodo post rivoluzionario, pur mantenendo attivi al suo interno alcuni servizi commerciali affiancati dall’apertura di qualche uffico governativo, è stato segnato da un lento e progressivo degrado dello storico edificio  fino alla decisione presa alcuni anni fa di provvedere al suo rilancio con un costoso intervento di ristrutturazione.

Manzana de Gomez Kempinsky gli interni del primo hotel 5 stelle all'Avana
       (foto web)

E’ prevista in tempi brevi la realizzazione di altri complessi alberghieri di lusso quali il Pakard e il Prado y Malecon per rispondere alla crescente domanda di turismo che per la prima volta nel 2016 ha superato i 4 milioni di visitatori.

Gli interrogativi sull'utilità sociale e sull'opportunità di realizzare questo mega complesso hotelero e altre opere lussuose simbolo della società capitalista  in uno Stato che si definisce l'ultimo bastione al mondo del socialismo reale hanno aperto una grande polemica ed un vivace dibattito tra chi è contrario e chi a favore di questi progetti. Certamente il contrasto tra la struttura e la maggior parte degli edifici abitati nel Centro Avana è assai stridente visto che molti di questi sono fatiscenti e  privi spesso dei servizi di base. Bisogna augurarsi che la nuova ricchezza introdotta nel paese serva in futuro per migliorare la condizione di vita dei meno fortunati.

Il Manzana de Gomez ha cambiato pelle, toccherà ora anche alla società cubana?