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50 anni senza il "Che"

Ernesto Che Guevara
(Ernesto Che Guevara - foto web)
10 ottobre 2017

Il 9 ottobre del 1967 a la Higuera, un angolo remoto della Bolivia, si concludeva la vicenda umana di Ernesto Guevara, detto "El Che". Medico, scrittore, guerrigliero, poeta e scrittore, maestro, ministro, fotografo. Amato e idolatrato, autentica icona dell'Uomo Nuovo per diverse generazioni. Mistificato, mercanteggiato, divenuto a sua insaputa un target, un oggetto da colezione, una bandiera da sventolare negli stadi di calcio, nei cortei studenteschi, negli scioperi dei sindacati. Gli sono state dedicate decine di canzoni, centinaia di libri, films, dibattiti, murales. Considerato un santo laico da molti mentre per altri è stato solo un avventuriero, un megalomane, un assassino senza scrupoli. Il Che ha bruciato i suoi 39 anni con una smania irrefrenabile di cambiare il mondo come se sapesse da sempre che il tempo a sua disposizione sarebbe stato molto breve. Ha dato forma e sostanza ad una passione politica incarnando la forza dell'utopia socialista. Ha vissuto la gloria delle conquiste rivoluzionarie e l'amarezza di tragiche sconfitte, come la desolante esperienza del Congo e l'umiliazione umana e militare in Bolivia. E' stato padre premuroso seppur fugacemente; ha amato e sedotto e più volte ha dovuto bere il veleno del tradimento. Non era nato per appoggiare i gomiti su lucide scrivanie, ma per cambiare, sovvertire le regole, demolire le strutture.

Cosa resta del Che oggi?

La sua vita continua a diviedre, a lacerare, a creare conflitti mentre la sua immagine eternamente giovane resiste alla inclemenza del tempo e alla deriva pantanosa in cui spesso sprofonda chi detiene il potere. Ernesto non è mai morto, si è solo allontanato dal mondo reale per trasformarsi in pensiero ed ancora oggi la sua storia crea disagio, scandalo, inquietudine, turbamento. Indipendentemente  dalla chiave di lettura che si vuole dare alla sua vita la sua breve esistenza ci interroga ancora, tra nostalgie rivoluzionarie e rigurgiti reazionari.

El Che continuerà ad essere amato ed odiato come si fa con tutto ciò che ci sembra inarrivabile.

Quello che Irma non ha potuto cancellare. Lo que Irma no pudo borrar

14 Settembre 2017
Irma, il terrible uragano "nucleare", si è abbattuto su Cuba nelle giornate tra il 9 e il 10 settembre 2017 causando vittime e  danni gravissimi su gran parte del territorio. L'isola è stata sollevata e sbattuta, annichilita e sferzata da venti impetuosi. Il mare, con onde alte fino a 11 metri, ha inghiottito intere zone costiere, allagato la capitale, rigurgitato pesci e flamingos, corroso vite e speranze. Eppure le immagini trasmesse dai media o fissate nelle memorie di migliaia di cellulari ci raccontano di un'Isola e di un popolo che hanno sopportato con grande coraggio, determinazione, dignità ed una certa dose di folle allegria, questa spaventosa devastazione. Ho raccolto in questo breve articolo una ventina di foto che ci mostrano ciò che persino la forza indomabile della natura non può annientare e trascinare nell'abisso della paura. E' una peculiarità di questa terra abitata da ribelli, da funamboli della vita, da acrobati di sentimenti e inventori dell'impossibile: il non arrendersi mai, il non indietreggiare, il non piangersi addosso. Emblematica la foto el bambino che all'interno di una grotta-rifugio disegna sul pavimento la scacchiera della dama e trasforma tappini di plasica negli elementi del suo gioco preferito. Petto in fuori e avanti! Pa'lante y sin miedo, senza paura!
I cubani amano il mare e il vento che allieva il calore di certe giornate soffocanti. Ci convivono da sempre. Sono parte inalienabile della loro vita. In queste ore tragiche ci hanno litigato e fatto a pugni con violenza, maledicendoli. Ma hanno anche trovato il tempo di giocarci insieme così come fanno i vecchi amici che sanno che prima o poi faranno la pace e tutto tornerà al proprio posto.
Cuba ai tempi di Irma
("Irma stai indietro da qui non si passa!" - foto web)
Cuba dopo Irma
("Una partita a dominò mentre il mare passeggia in città" - foto web)
Cuba dopo Irma
("Tutte le vite vanno salvate" - foto web)
Cuba dopo Irma
("Tornare bambini" - foto web)
Cuba dopo Irma
("La mamma non può avere paura" - foto web)
Cuba dopo il passaggio di Irma
("Rimettiamo a posto le cose" - foto web)
Cuba dopo Irma
("Facciamo una passeggiata amico mio" - foto web)
Cuba dopo Irma
("Senza perdere la tenerezza" - foto web)
Cuba dopo Irma
("Sorella acqua" - foto web)
Cuba ai tempi di Irma
("Oye!" - foto web)
Cuba dopo Irma
("La più bella tra le modelle" - foto web)
Cuba dopo Irma
("Pequeña Venecia" - foto web)
Cuba dopo Irma
(La vita è un gioco" - foto web)
Cuba ai tempi di Irma
("Da Portorico, la solidarietà di Peter Pan" - foto web)
Cuba ai tempi di Irma
("La natura va amata" - foto web)
Cuba ai tempi di Irma
("Coccole prima del viaggio" - foto web)
Cuba dopo Irma
(La musica rischiara la notte" - foto web)
Cuba dopo Irma
("El Guardian del Apostol" - foto web)
Cuba dopo Irma
("Banderas" - foto web)
Cuba dopo Irma
("Aspettando Irma" - foto web)
Cuba dopo Irma
("Il tunnel della 5^ Avenida, piscina per un giorno" - foto web)

Irma impatta con il territoritorio cubano. Il racconto delle prime ore

Questo il racconto di una giornata difficile. Le informazioni puntuali ed esplicative sono dell'amico Rodriguez Pupo e arrivano direttamente dalla città di Mayari nella provincia di Holguin.

ORE 8,20 di venerdi 8 settembre 2017

Piogge intense. Vento con raffiche forti. Nel centro di Mayarì le acque hanno invaso le strade. I siti Wifi sono disabilitati.C'è molta oscurità nonostante l'ora del giorno ...

Mayarì nella provincia di Holguin, Cuba. Il passaggio dell'uragano Irma
(Mayarì, prov. di Holguin - foto web)

ORE 9,35

Pioggia intensa e raffiche di vento molto forti. Tutto il Municipio è senza elettricità ... La diga di Mayarì è in sicurezza con 294 milioni di metri cubi raccolti su una capacità di 356 milioni. Una postazione elettrica è stata abbattuta in località Levisa mentre Nicaro ha subito danni nella sua vegetazione per le forti raffiche di Irma

ORE 13,00

Continuano le forti raffiche di vento mentre la pioggia cala di intensità. Si registrano danni ai tetti delle case.. Guatemala è colpita da forti venti. I centri di evacuazione funzionano regolarmente. Guaro riferisce di venti a 90 km orari. Alcuni alberi sono stati abbattuti. Il vento sta aumentando di intensità ..

ORE 14,00

Pesanti danni nella zona costiera di Guardalavaca e  Gibara, le piantagioni di aguacate praticamente distrutte nella zona di Mayarì

ORE 14,20

I venti cominciano a diminuire così come la pioggia. Per motivi di sicurezza prosegue la sospensione del servizio elettrico. Continua l'allerta. Occasionalmente si registrano ancora forti raffiche di vento.

Ore 15,05

Pioggia e vento più moderati. Il centro della città non ha subito molti danni. Più che altro rami di alberi strappati dal vento.

( dalla testimonianza di Emilio Rodriguez Pupo, Mayarì).

 

Diversa la situazione di Baracoa nell'estremo oriente di Cuba  già duramente colpita lo scorso anno dall'Uragano Matthew. Onde alte 5 e 6 metri hanno superato il malecon e il mare è penetrato nella "Ciudad Primaria", la città più antica di Cuba.

L'uragano Irma penetra a Baracoa, Cuba
(Baracoa - foto web)

Baracoa e Maisì  hanno subito diversi danni. A Yumuri che dista 20 chilometri da Baracoa sono crollate una scuola, un consultorio medico e diverse abitazioni. Circa 30 mila persone erano state precauzionalmente allontanate dalla cittadina costiera.

Baracoa, Cuba. La potenza dell'uragano Irma
(Baracoa - foto web)
 
A Santiago de Cuba Irma non ha causato danni a persone o cose Qui per precauzione più di 200 mila persone erano state fatte evacuare in luoghi più sicuri, case di parenti e edifici pubblici.

Cuba si prepara con le sue difese militari all'impatto con Irma

8 settembre 2017

La traettoria dell'Uragano Irma, settembre 2017
(La traettoria di Irma - foto web)
Il Ciclone "nucleare" Irma ha nelle ore appena trascorse flagellato con i suoi potenti venti molte delle isole caraibiche da Puerto Rico a Saint Martin, dalle Antigua a Barbuda (qui il 95% delle abitazioni è stato danneggiato o distrutto) alla Repubblica Dominicana e Haiti portando purtroppo dietro di se morte e distruzione. Il suo percorso nelle prossime ore toccherà anche il territorio cubano per poi schiantarsi sulla penisola dell Florida dove l'allerta è massima. Questo mostro classificato di categoria 5 la più pericolosa si è formato nell'atlantico e si muove ad una velocità di circa 30 chilometri orari con venti che raggiungono nel vortice i 295 chilometri orari mentre la distanza dal suo occhio alle parti periferiche è di poco inferiore ai 100 chilometri!
l'Uragano Irma settembre 2017
(Irma visto dallo spazio - foto web)

Le previsioni prevedono l'impatto con il territorio cubano per la sera di giovedi 7 settembre nelle provincie orientali di Guantanamo, Santiago e Granma per poi spingersi all'alba dell'8 settembre verso la regione centrale di Sancti Spiritus e Villa Clara. Le popolazioni delle zone costiere dove si prevedono onde di 5  6 metri sono già state fatte evacuare in luoghi e strutture più sicure. In queste occasioni la Defensa Civil e l'Eserjto Revolucionario gestiscono la situazione con tecniche militari come se l'Isola si dovesse preparare e difendersi da una invasione esterna. Nulla viene lasciato al caso. Le derrate alimentari vengono trasferite all'interno di grandi magazzini, si presta particolare attenzione agli ospedali, alle scuole, alla popolazione più fragile, agli animali e alle riserve d'acqua. Sono stati sfrondati molti alberi e rimosse le antenne paraboliche. Sono ore di attesa. Il campionato nazionale di beisbol è stato sospeso così come diverse manifestazioni pubbliche e alcuni collegamenti terrestri. Migliaia di turisti sono stati trasferiti dalle regioni centro orientali in altre ubicate in zone dell'isola che non dovrebbero subire la furia di Irma. Persino i festeggiamenti riservati alla Vergine del Cobre, patrona di Cuba e di tutti i cubani, compresi quelli che vivono in Florida sono stati rimandati. L'Isola cubana ha dimostrato anche in passatp di saper reggere l'urto di questi violenti cicloni. La traettoria di Irma in queste ultime ore si è leggermente modificata e probabilmente toccherà solo alcune regioni di Cuba.

Saint Martin devastata dal passaggio di Irma
(Devastazione a Saint Martin dopo il passaggio di Irma - foto web)

A vent'anni dal ritrovamento dei resti del Che in Bolivia. Il mito resiste nonostante tutto.

«…non perchè ti brucino,/ perché
ti dissimulino sotto la terra,/ perchè ti nascondano/
in cimiteri, boschi, deserti,/ riusciranno
ad impedire che ti si incontri,/ Che
Comandante, amico. /Sei in ogni parte,/
vivo come non ti volevano».   (Nicolas Guillen, poeta cubano)

9 ottobre 1967 Che Guevara viene ucciso in Bolivia
(Il corpo del Che viene esposto ai fotografi, 9 ottobre 1967 - foto web)


                                         

 Villa Clara.- « Era  stata realizzata una vera prodezza della scienza cubana, quando il 12 luglio del 1997 giunsero a Cuba i resti del "Guerillero Heroico" e di altri quattro compagni morti con lui», ha detto il dottor Jorge González Pérez, che ebbe la responsabilità di guidare i lavori di ricerca, scoperta e identificazione dei guerriglieri che combatterono insieme al Che in Bolivia.
L’opera è stata frutto di un’esemplare integrazione tra l’investigazione storica, la sociologia e altre scienze sociali, oltre all’importante contributo di altre discipline tecniche come la geologia, la geodesia, la geochimica e la cartografia, ed anche dell’informatica, botanica, edafologia, geofisica  e medicina legale, includendo le più moderne tecniche molecolari e dell’’antropologia fisica, senza le quali sarebbe stata impossibile la riuscita della missione.
Granma ha incontrato a Villa Clara i dottori  González Pérez e María del Carmen Ariet García, protagonisti eccezionali di quell’impegno, che hanno partecipato al colloquio organizzato dal Complesso monumentale Ernesto Che Guevara: Il ritorno del Che e dei suoi compagni 20 anni dopo,  per ricordare i passaggi di quell’epopea.  
Granma: Quando iniziò il processo di ricerca?

Ricerca dei resti del Che e dei suoi compagni in Bolivia. Vista generale degli scavi a Valle Grande. Foto: Archivo web

• «I primi passi di Cuba per incontrare e rimpatriare i resti del Guerrigliero Eroico cominciarono da quando giunse la notizia della sua morte», ha risposto il dottor Jorge González. Nel paese c’è il precetto inculcato da Fidel di non abbandonare mai i suoi figli. Lì c’è il caso di Roberto Roque, un ribelle della spedizione del Granma  che cadde in acqua e sino a quando non lo incontrarono non continuarono la traversata. Più recente “L’operazione Tributo”, con la quale sono stati riportati dall’Africa e da altre regioni del mondo più di 2000 combattenti cubani.
Granma: Indubbiamente il 1995 fu un anno decisivo che segnò un punto nell’evoluzione del processo. Perchè?
• «Quell’anno fu rivelata un’importante dichiarazione del generale ritirato boliviano Mario Vargas Salina – ha spiegato  María del Carmen Ariet– che aveva comandato l’imboscata di Vado del Yeso e che assicurò in un’intervista al reporter nordamericano Jon Lee Anderson, che il Che era sepolto a Vallegrande».
«In quel momento fu creata una commissione di lavoro presieduta dal Generale d’Esercito Raúl Castro, allora secondo segretario del Comitato Centrale del Partito e da un gruppo esecutivo guidato dal Comandante della Rivoluzione Ramiro Valdés, incaricato di coordinare il compito di ricerca, esumazione e identificazione. Allora la notizia pubblicata nel The New York Times da Lee Anderson fu la chiave dell’inizio della ricerca».
«Non si può togliere il merito a quel giornalista», segnala la dottoressa  Ariet García. «Il fatto che si pubblicasse in un giornale tanto importante, firmato da un professionista come lui, era decisivo. Pensa che in seguito alla notizia tre giorni e mezzo dopo, nel mezzo di una grande tumulto internazionale, il presidente boliviano Gonzalo Sánchez de Lozada firmò un decreto mediante il quale autorizzava la verifica di quell’informazione e che, se fosse stata vera, i resti sarebbero stati consegnati ai familiari. La ricerca si rese necessaria perchè il generale Vargas Salina non seppe precisare il luogo esatto del seppellimento e si realizzò alla presenza degli specialisti cubani.
«In quel modo si smentivano le tante versioni ufficiali circa il  luogo dove si potessero trovare i resti del Che. Alcune assicuravano che il cadavere era stato cremato e le ceneri lanciate da un aereo sulla selva; altre che i resti  del Comandante si trovavano nella caserma della CIA a Langley, in Virginia o in una base militare degli Stati Uniti a Panama, tra le varie menzogne».

Le aree da investigare furono la pista, i terreni vicini , la discarica e il cimitero. Foto: Archivo web

«Vale la pena chiarire che sin da subito si sapeva che il Che poteva essere stato sepolto in quel luogo e che alcuni giorni prima di conoscere l’informazione del The New York Times, anche un giornale boliviano, La Razón, aveva pubblicato la stessa versione».
Granma: Ma allora perchè la ricerca non era cominciata prima?
«Non bisogna dimenticare che si si trovava in un contesto molto differente, aggiunge la dottoressa, in presenza di governi ostili a Cuba e in una situazione internazionale molto complessa. Senza l’autorizzazione del Governo della Bolivia non si poteva fare niente. Un esempio di questo fu che il governo di Jaime Paz Zamora impedì nel 1989  che gli scienziati cubani entrassero in territorio boliviano per cercare i resti del Che».
Granma: Come vi siete uniti a quella spedizione scientifica?
« Quella mattina di novembre del 1995 io andavo a lavorare quando sentii nel programma Haciendo Radio, di Rebelde, la notizia diffusa dal The New York Times secondo la quale il Che era sepolto a Vallegrande – racconta Jorge González.
Poco dopo mi chiamarono per telefono dal Ministero di Salute Pubblica per dirmi che dovevo restare in un posto determinato perchè un dirigente della Rivoluzione voleva parlare con me. Nel tragitto feci mille congetture, perchè sospettavo che si trattasse di qualcosa relazionato al Che.
Effettivamente era Ramiro Valdés che mi affidò la nota missione e mi diede tre giorni per preparare tutto. Nel dicembre del 1995 io ero già in Bolivia».
«Io ero in Argentina, ricorda María del Carmen Ariet, e fui chiamata immediatamente perchè mi unissi al gruppo e guidassi l’investigazione storica, che rientrava tra i vari compiti che si dovevano eseguire».
Granma : Quali furono i momenti più difficili del processo che precedette il ritrovamento e l’identificazione dei resti?
«In principio fu tutto molto complicato. Le aree da investigare erano molto ampie e coprivano oltre alla pista, i terreni circostanti, la discarica, un vivaio, il cimitero ed anche la sede del vecchio reggimento Pando, l’ospedale, il Rotary Club e la gola di Arroyo.
Pensa che sino al 31 dicembre avevamo aperto più di duecento fosse, perchè ancora non c’era uno studio storico serio. Si scavava dappertutto dove la gente indicava che potesse trovarsi il Che», risponde González Pérez.
La dottoressa Ariet riferisce che: «Tra aprile e ottobre di quell’anno sviluppammo una fase di investigazioni storiche centrate nel paragonare e studiare i numerosi testimoni che esistevano sulla lotta guerirgliera. Da quando era morto il Che, a Cuba si registrarono 13 interpretazioni sulle destinazioni possibili del leader guerrigliero e in poco più di anno in Bolivia raccogliemmo più di 80 versioni diverse.
Per avere un’idea del lavoro realizzato basti dire che il gruppo di cubani aveva realizzato circa 1000 interviste, 300 delle quali furono le più importanti».
«Un altro momento importante, continúa González Pérez, è stato l’arrivo in Bolivia nel dicembre del 1996 di un gruppo multidisciplinare cubano, con il fine d’approfondire le investigazioni scientifiche, che realizzò studi geologici sino al marzo del 1997. Poi cominciò l’ultima fase della ricerca iniziata nel maggio di quell’anno, alla quale parteciparono l’archeologo Roberto Rodríguez, l’antropologo forense Héctor Soto e i geofísici Noel Pérez, José Luis Cuevas con Carlos Sacasas, tra i vari compagni che svolsero un ruolo decisivo, perché va ricordato che gli investigatori argentini si erano ritirati verso il loro paese nel mese di marzo del 1996».
Granma: È vero che l’ultima tappa fu quella di maggior tensione per il gruppo degli esperti cubani?
«Era una sorta di corsa a cronometro, ha affermato la dottoressa Maria del Carmen, perchè Hugo Banzer, il dittatore boliviano responsabile di tanti morti e scomparsi, era stato eletto presidente della Bolivia e quello significava un rischio per la ricerca, perchè data la persona che era, in qualsiasi momento poteva prendere una decisione che avrebbe pregiudicato il processo in cui eravamo impegnati.
Inoltre c’era una volontà  molto forte di disinformarci. A testimonianza di ciò fu la visita dell’agente della CIA d’origine cubana, Félix Rodríguez, che di fronte all'approssimarsi del ritrovamento dei resti apparve con un piccolo aereo a Vallegrande, per ubicare il seppellimento in un luogo opposto a dove noi eseguivamo le ricerche».
Granma: E allora cosa avete fatto?
«Abbiamo accelerato il lavori, dice il dottor Jorge González. La notte precedente il ritrovamento della fossa comune dove si trovava il Che, cioè la notte del 27 giugno, il capo della Sicurezza di Stato, venne a ricordarci che avevamo due giorni per terminare e noi interpretammo quello come un segnale positivo che ci diede più forza per concludere l’opera».
Granma: Che cosa accadde il 28 giugno del 1997?
«Quel giorno era sabato e così come già da alcuni giorni stavamo seguendo la versione fornitaci dall'uomo che con il suo trattore aveva scavato la fossa dove era stato seppellito il Che. Decidemmo di continuare i lavori ma stavolta usando una scavatrice che apparteneva ad un’impresa che costruiva le fognature di Vallegrande e questo ci permise d’arrivare ad una profondità di un metro e mezzo dei due che dovevamo scavare e da quel punto avremmo proseguito lavorando con le mani», ricorda  Ariet García.
« ... alle nove di mattina, scavando la fossa, il dente della macchina agganciò il cinturone del Che che era stato seppellito con la sua uniforme e cosi trovammo anche il suo scheletro».
Granma: Vi siete sentiti come pietrificati?
«Immagina come mi potevo sentire!, racconta il dottor González Pérez.
Riuscii solo a gridare all’operatore della scavatrice “Ferma, ferma!” e immediatamente dissi a Héctor Soto di scendere al fondo della fossa dove mi trovavo. “Guarda Soto lì, lì”,  e indicai il luogo dove avevo visto un osso. Io gli dicevo è un radio, una ulna, mentre l’antropologo dissentiva e diceva, “È un’ulna, un’ulna”,perché stava guardando un altro punto della fossa comune. Poi verificammo che quelle prime ossa appartenevano al boliviano Aniceto Reinaga».
Granma: In che momento avete sospettato d’aver incontrato il Che?
«Alla fine, perchè nel momento iniziale non si sapeva niente, continua il dottore. In totale incontrammo sette resti di scheletri e questo coincideva con la ricostruzione storica.
Quelli del Che furono i secondi resti di scheletro che incontrammo. Sospettammo dal principio che fosse lui, perche i suoi resti erano i soli coperti da una giacca verde olivo e poi scoprimmo che non aveva le mani (Gli furono amputate dopo la morte e spedite a Cuba come prova della morte di Guevara, n.d.r.)
Ricorda che noi sapevamo che l’unico corpo sepolto senza mani era quello che Che. Héctor Soto intervenne con molta attenzione perchè alcune informazioni facevano temere che nella fossa ci potessero essere degli esplosivi. Prese un bisturi e tagliò la tela della giacca per verificare se sotto c’erano delle ossa, e così trovò un cranio.
Poi continuando gli scavi introdusse la mano sotto la giacca e tastò la prominenza degli archi sopraccigliari che coincidevano con quella caratteristica della fronte del Che e l’assenza di un molare superiore sinistro, che corrispondeva ugualmente alla sua scheda dentale. Inoltre si osservò una piccola borsa con tabacco trinciato e dei residui di gesso della maschera mortuaria realizzata al Che, incollati alla giacca.  
Queste prove  sostenevano che si trattava del capo della guerriglia, Continuammo a lavorare in quel punto per disseppelire i resti dei sette con la collaborazione degli antropologi argentini ai quali  avevamo chiesto di tornare.
Furono giorni molto intensi, di grande tensione, nei quali non ci separammo un istante da quel luogo, nè dall’ospedale giapponese dove furono portati i resti dopo la loro esumazione, il 5 luglio, per la loro identificazione.
Nessuno dormiva, vegliavamo i resti in modo che non potesse accadere niente. Per riposare ci davamo dei turni di due o tre ore e tornavamo dove ancora si trovavano le ossa del Che e dei suoi compagni.

16 ottobre 1967 l'edizione straordinaria del Granma
(Il granma conferma la morte del Che, 16 ottobre 1967 - foto web)


Granma: Che cosa provò nel preciso istante del ritrovamento?
« Un grande conforto, ricorda Jorge González. Restai come annientato. Immagina, era il culmine di tanto sforzo sapere che dal punto di vista scientifico avevamo ottenuto un grande risultato associato al sentimento d’aver potuto contribuire a restituire un pezzetto dalla storia della tua Patria e del mondo… una emozione molto grande, indescrivibile!  Inoltre sapere che eravamo uomini e donne formati dalla Rivoluzione che stavamo realizzando quella prodezza ci diede molto conforto»
Granma: Cosa potete dire dei resti che non sono ancora stati trovati?
«Abbiamo trovato i resti di 31 dei 36 guerriglieri scomparsi, spiega María del Carmen Ariet. Mancano quelli di Jesús Suárez Gayol, il primo a morire. Abbiamo realizzato vari tentativi di ricerca senza riuscire sino ad ora a localizzarli. Restano da trovare quelli di Jorge Vázquez Viaña, Loro, il cui cadavere fu lanciato nella selva da un aereo; di Raúl Quispaya Choque, Raúl nella guerriglia, molto difficile da trovare perchè dove lo seppellirono hanno costruito una comunità; Benjamín Coronado Córdova e Lorgio Vaca Marchetti, morti affogati, cosa che complica l’investigazione. Comunque il processo non è concluso: questa è la nostra posizione.
Ci sono altri tre combattenti boliviani: Inti Peredo, Antonio Jiménez Tardío e David Adriazola, che per volontà dei familiari restano in questo Paese delle Ande.», ha aggiunto il dottor González Pérez.   
Il 12 luglio del 1997, Jorge González Pérez rientrò a Cuba con i resti del Che e dei suoi compagni. 

9 ottobre del 1967, l'ultima immagine di Guevara ancora vivo
(L'ultima immagine del Che prima che venisse ucciso - foto web)

 
Granma : Come ha visto l’incontro di Fidel con il suo fratello di lotta?
« Quel giorno non fu possibile parlare con Fidel per la solennità del momento, ma si sentiva il dolore per il nuovo incontro e il ricordo della perdita. Era come se lui stesse vivendo di nuovo i passaggi vissuti assieme al Che».

Adattamento testo Di Crosta Franco

 

Una notizia che non mi è piaciuta. Arrestato el grafitero Yulier Rodriguez

22 agosto 2017

Yulier P. artista callejero cubano
(Yulier P. - foto web)

In un precedente articolo datato 7 maggio 2017 e che troverete nella sezione CULTURA (link a piè pagina) vi avevo raccontato della singolare storia di due artisti cubani molto dissimili tra loro ma con in comune il gusto dell'arte e la passione di imprimere le loro pennellate sui muri dell'Avana. E' di queste ore la notizia che il giovane artista callejero Julier Rodriguez (Camaguey, 1989) è stato arrestato giovedi 17 agosto con l'accusa di "maltrado a la proprietad social". Yulier come al solito stava dipingendo una delle sue figure oniriche sulle pareti di un edificio semi distrutto in calle San Lazzaro, una importante arteria del Centro Habana, quando è stato prelevato dalla PNR, Polizia Nazionale Rivoluzionaria, che lo ha condotto in un carcere cittadino dove è stato trattenuto per una mezza giornata per poi essere rilasciato solo dopo aver sottoscritto l'impegno di cancellare tutte le sue opere dai muri dell'Avana. Yulier si è difeso dichiarando che la sua arte non maltratta la proprietà sociale sostenendo al contrario che le sue opere vengono realizzate su muri in rovina e che lo scopo della sua arte è quello di decorare spazi morti attraverso la cultura con l'obiettivo di “crear una sociedad más tolerante, más honesta, más humana y sensible”.

l'atelier del grafitero cubano Yulier P, Avana
(l'atelier di Yulier P., Paseo del Prado, Avana - foto Di Crosta Franco)

Yulier non è intenzionato a cancellare i suoi grafitti andando incontro al rischio di essere nuovamente  incarcerato. Personalmente ho avuto la possibilità di vedere i suoi graffiti un pò dappertutto per le strade dell'Avana. Il suo stile è inconfondibile così come è vero che le sue "tele" preferite sono costituite da mura malconce o edifici crollati. Si può giudicare la sua arte, spesso incomprensibile, la sua tecnica pittorica sporca e i soggetti da lui scelti che trasmettono ansia e un senso di angoscia profonda a chi li osserva. Ma non ho trovato nulla di così volgare e di politicamente scorretto da scatenare una risposta così dura da parte delle autorità di polizia. I suoi dipinti sono destinati a scomparire da soli o per il crollo delle pareti o per l'effetto degli agenti atmosferici. Ho fotografato tutti i grafitti che che ho incontrato e mi piaceva l'idea di coinvolgere altri turisti a scattare foto ai lavori di Yulier per fissarli nella memoria prima che scomparissero del tutto. Bisogna tener conto che ogni Paese stabilisce le proprie regole e che indubbiamente la mia conoscenza artistica mi impedisce di cogliere messaggi che vanno al di là del puro effetto visivo. Presto preparerò per questo blog una raccolta di alcune sue opere che come potrete vedere offrono mille interpretazioni diverse. Mi auguro comunque che Yulier continui a dipingere e a lavorare nel suo eccentrico laboratorio che si affaccia sul Paseo del Prado. Se siete da quelle parti andatelo a visitare.

http://www.mambotango.it/cultura/cultura/206-yulier-p-el-grafitero-maledetto-che-rappresenta-le-ossessioni-dei-cubani.html

L'Avana rivive gli anni ruggenti attraverso i suoi locali bohémien

12 agosto 2017

Non solo "La Bodeguita del Medio" e il "Floridita" considerati rispettivamente la culla del Mojito e del Daiquiri. L'Avana offre oggi ai turisti di tutto il mondo altri splendidi locali che dopo importanti interventi di restauro consentono di fare una capriola nel passato, tra gli anni 30 e 50 del XX° secolo quando la capitale caraibica era considerata una delle metropoli più cool del mondo. Mercanti, marinai, stars hollywoodiane, scrittori e poeti, donne di malaffare e semplici turisti affollavano questi locali resi famosi anche da films e romanzi di successo. Vi racconterò la storia dello "Sloopy Joe's Bar" e del "Dos Hermanos" mete sicuramente da non lasciarsi sfuggire se vi trovate a girovagare per la Habana. Buon divertimento allora!

 

SLOOPY JOE'S BAR

Sloopy Joe's Bar, l'Avana - Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Quando Josè Garcia Abeal arrivò a Cuba nel 1904 proveniente dalla Spagna portava nel cuore il sogno di molti giovani dell'epoca quello cioè di affermarsi e di realizzarsi economicamente in una terra, l'isola caraibica appunto, che in quegli anni offriva molteplici opportunità. Josè trovò il suo primo impiego in una bar situato tra l'Avenida de Italia, conosciuta anche come Galiano, e Zanja una importante arteria che delimitava ieri come oggi l'animato Barrio Chino, il quartiere cinese, all'epoca uno dei più grandi in tutta l'America latina. Qui vi lavorò per circa tre anni ma quel primo impiego non gli fruttò i guadagni desiderati, così il giovane spagnolo lasciò la più grande delle Antille per imbarcarsi alla volta degli Stati Uniti, direzione New Orleans in Louisiana. L'esperienza nella città culla del Jazz durò sei anni, un tempo sufficiente per permettere a Josè di maturare sia come uomo che come barman. I guadagni aumentarono considerevolmente ma non al punto da frenare Josè a giocarsi un'altra carta, quella di Miami. Siamo nel primo decennio del 1900 e la città della Florida pur non essendo ancora la meta turistica ammirata e desiderata che conosciamo oggi offriva già diverse opportunità a giovani in cerca di una affermazione sociale.Tuttavia, anche l'esperienza di Miami non soddisferà del tutto le ambizioni dello spagnolo. L'oramai Joe dopo altri sei anni che risulteranno fondamentali per la sua formazione professionale, decide di far ritorno a Cuba. Siamo nel 1919 e giunto all'Avana, città sempre più vivace ed indaffarata, Joe non tarderà molto a trovare un altro impiego come barista, stavolta presso il Greasy Spoon dove lavorerà per solo pochi mesi prima di decidere di rimettersi in gioco e di tentare l'avventura in solitaria. Individua un locale malconcio e polveroso che veniva utilizzato per la vendita di generi alimentari con annesso un altrettanto fatiscente magazzino. Il locale è situato in Calle Animas all'angolo con via Zulueta a pochi passi dal Paseo del Prado, dall' Hotel Sevilla e dal Parque Central proprio nel cuore del Centro Avana, zona frequentata all'epoca da balordi, marinai e prostitute.

Sloopy Joe's Bar, Avana, Cuba
(foto Di Crosta Franco)

Joe si da fare per sistemare un po' il locale quanto basta per avviare una attività dove comincerà a proporre ai suoi ospiti la specialità della casa: un ricco panino a base di ropa vieja, (vestiti vecchi, vedi la ricetta), che servirà in diverse varianti e che ben presto accrescerà la sua fama e quella del bar. Questo tipo di panino e una innata trasandatezza di Joe sembrano essere stati l'origine del nome insolito con cui il locale verrà battezzato. Sloopy in inglese vuol dire appunto trasandato, disordinato.

Sloopy Joe's Bar, Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar. Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Ben presto i balordi e le puttane lasceranno posto ad una clientela sempre più esigente. Siamo negli anni 30. Negli Stati Uniti d'America vige il proibizionismo e gli americani trovano nella vicina isola caraibica l'eldorado dove poter soddisfare le loro pulsioni più trasgressive: gioco d'azzardo, alcool e belle donne. E proprio in questo contesto lo Sloopy Joe's Bar vive il suo periodo di massimo splendore. John Wayne, Ernest Hemingway, Spencer Tracy, Clark Gable, Rock Hudson, Errol Flyn, Ava Gardner, Nat King Cole e Frank Sinatra sono solo alcune delle star internazionali che frequenteranno il bar divenuto ormai un luogo cult della capitale cubana.

Sloopy Joe's Bar all'Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar, Avana, Cuba,
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Poi il lento ed inesorabile declino. L'avvento dei rivoluzionari barbudos nel 1959 spazzò via per sempre quel clima godereccio e spregiudicato che si viveva all'Avana. Il bar venne prima nazionalizzato dal governo di Castro per poi chiudere definitivamente i battenti nel 1965. Lo Sloopy Joe's Bar rimase così addormentato per circa 40 anni intrappolato nella polvere e nel ricordo degli anni d'oro fino a quando nel 2007 su iniziativa dell'energico ed ispirato Historiador de la Ciudad, el señor Eusebio Leal, non si è deciso di dar vita ad una importante opera di restauro e recupero del locale che verrà restituito magnificamente alla città e ai turisti di tutto il mondo dopo solo pochi anni, precisamente il 12 aprile del 2013.

Lo Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Gli interni si presentano in tutta la loro bellezza originale. Manca sicuramente l'atmosfera bohemien degli anni ruggenti ma l'intervento risanativo è stato studiato per restituire agli ambienti lo stile caratteristico dell'epoca. Il pezzo forte del locale è il bancone in mogano (caoba) recuperato in gran parte dal modello originale che con i suoi 18 metri di lunghezza era considerato il più lungo di tutta l'America Latina! Le foto che ornano le pareti ci raccontano per immagini ciò che rappresentava la Sloopy Joe's Bar quando era un locale simbolo della capitale cubana. Si può mangiare e bere ottimi cocktails a prezzi assolutamente accessibili serviti da camerieri inappuntabili ed eleganti.

Sloopy Joe's Bar, Avana. Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Lo Sloopy Joe's Bar all'Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Sospesi al soffitto posti alle estremità del banco bar due grandi tv trasmenttono il film in bianco e nero “Il nostro Uomo all'Avana” girato nel 1959 ed interpretato da Alec Guiness basato sul racconto “Our man in Havana” scritto nel 1958 dallo scrittore inglese Graham Green (1904-1991). Il film, interamente girato all'Avana, offre uno straordinario spaccato della società cubana metropolitana negli anni che anticiperanno l'epopea della rivoluzione castrista.

Lo Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Lo Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Se siete all'Avana non mancate di fare una visita a questo locale che il “Los Angeles Time” definì come “uno dei più famosi del mondo”. Vi regalerete un viaggio onirico nel tempo, in un'epoca sfavillante e contraddittoria in cui l'Avana era al centro del mondo.

Lo Sloopy Joe's Bar storico Bar dell'Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

 

BAR DOS HERMANOS

Il Bar “Dos Hermanos” (originariamente Two Brothers, Due Fratelli) ha in comune con lo Sloopy Joe's Bar alcuni elementi: innanzitutto l'ubicazione, l'Avana. Poi il fatto di essere stato fondato da immigrati spagnoli in cerca di fortuna e di aver ospitato al suo interno non solo marinai di passaggio, mercanti ed affaccendate signorine ma anche personaggi illustri, stars di Hollywood e artisti internazionali.Il Bar, considerato il più vecchio della capitale, è situato nel cuore dell'Avana Vecchia anche se leggermente defilato rispetto alle principali attrazioni e forse per questo ingiustamente trascurato.

Bar Dos Hermanos, Avana, Cuba
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)

Il bar si trova esattamente al numero 304 della Calle San Pedro o Avenida del Puerto a pochi passi dalle splendide Plaza Vieja e Plaza San Francisco ed è incastrato tra l'eccellente Museo del Ron (Ruhm) e la Cattedrale Ortodossa Russa intitolata alla Nuestra Señora de Kazan che risplende con il suo bianco bagliore e l'oro della sue cupole. Di fronte al bar c'è il Sierra Maestra Terminal e un piccolo imbarcadero da dove partono le lance, battelli simili a grandi chiatte, che attraversando in pochi minuti la baia dell'Avana portano a Regla famosa per il suo Santuario e per i culti della Santeria e a Casablanca dove si può visitare il grande Cristo e godere di una vista privilegiata sulla capitale e il suo Malecon.

Il locale venne fondato nel 1894 da i due fratelli Gonzalez, spagnoli originari di Lion Granada. Il grande poeta spagnolo Fernando Garcia Lorca (1898-1936) anch'egli di Granada e che visse all'Avana tra marzo e luglio del 1930, fu indubbiamente tra i primi illustri ospiti del locale seguito poi da tanti altri come ricorda una placca commemorativa posta sulla facciata austera del bar. Oltre al maestro spagnolo vengono citati Alejo Carpenter, Enrique Serpa, Marlon Brando, Errol Flynn, Ernest Hemingway (sempre lui) e pur non essendo ricordato, anche il potente capo della mafia Meyer Lansky si sedette più volte ai tavoli del bar attorniato dalle sue guardaespaldas.

Bar Dos Hermanos all'Avana, Cuba
(Bar Dos Hermanos - foto web)

Molti films cubani hanno utilizzato come location il Bar Dos Hermanos e nel famoso romanzo dell'autore cubano Leonardo Padura “Fiebre de Caballos” diverse pagine sono ambientate all'interno del locale. Dopo la Rivoluzione di Castro il bar venne chiuso e poi riaperto, dopo un importante restauro eseguito dalla società statale Habaguanex, solo nel 1994. Gli interni sono comunque ancora ricchi di atmosfera con i suoi tavolini di marmo sostenuti da possenti piedi di ferro, le alti pareti, le grandi finestre e i ventilatori sospesi al soffitto. Qui si può gustare un fresco coktail appoggiando i gomiti su un bancone che profuma ancora di tabacco e di passato.

Il Bar Dos Hermanos all'Avana
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)

Vengono offerti piatti della tradizione cubana come il gustoso sandwich, piuttosto che il pollo arrostito con patate conosciuto come “Pollo dos Hermanos”,  oppure l'ajaco o per i palati più raffinati l'aragosta o profumati gamberi stufati.

Bar Dos Hermanos all'Avana dal 1894
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)

Si possono gustare tutti i famosi cocktails cubani e l'autentico “Dos Hermanos Cocktail” la cui ricetta troverete nell'apposita sezione dedicata ai ruhm.

Un posto assolutamente da non perdere! Scordatevi l'orologio e guardate lontano verso la baia e il Redentore ...

Bar Dos Hermanos dal 1894 all'Avana
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)