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L'embargo dal punto di vista di un cubano

24 luglio 2021
embargo Usa contro Cuba
(Cuba contro l'embargo USA il genocidio più lungo della storia - foto web)
Pubblico questo articolo trovato sul web (fonte: pagina facebook "I love Cuba") esattamente come è stato scritto. Lo pubblico perchè trovo interessante questo punto di vista sulla spinosa questione legata all'embargo (bloqueo) imposto da decenni dagli Stati Uniti d'America a Cuba e considerato a torto o a ragione la madre di tutti i problemi che affliggono l'isola rivoluzionaria. Ovviamente tutto è opinabile ma gli spunti di riflessione sono molteplici. Sarebbe altrettanto interessante raccogliere le opinioni dei lettori.
Cuba contro l'embargo USA
(foto web)
Di seguito il testo:
 Molti incolpano l'embargo economico statunitense per la crisi a Cuba. Ma:
- L ' embargo statunitense non vieta ai pescatori di Cuba di pescare; la dittatura sì.
- L ' embargo USA non vieta al popolo cubano di mangiare carne; la dittatura si.
- L ' embargo statunitense non confisca il cibo che raccoglie ai contadini; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non permette la morte degli animali, e frutta e verdura marciscono nelle campagne mentre i cubani soffrono di fame; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non esporta frutta e verdura cubana della migliore qualità verso i paesi in tutto il mondo mentre i cubani soffrono di fame; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non vieta ai cubani di avere le proprie attività sull'isola; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non distrugge ogni zuccherificio, fabbrica tessile, negozio di scarpe, fabbrica di conserve per la sua cattiva gestione; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non paga i cubani con i pesos cubani e costringe a comprare cibo e prodotti essenziali in dollari tre volte più costosi del loro valore reale; la dittatura lo fa.
- L ' embargo statunitense non ti obbliga a mettere i tuoi soldi in banca e poi ti vieta di tirarli fuori; la dittatura si.
- L ' embargo USA non ricatta i cubani esiliati con le loro famiglie che vivono sull'isola; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non ′′ esporta ′′ personale medico in altri paesi mentre il popolo cubano muore in casa per mancanza di cure mediche; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non abbatte e imprigiona i cubani per aver pensato in modo diverso; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non indottrina i bambini nelle scuole con idee di Socialismo o Morte; la dittatura si.
- L ' embargo statunitense non tiene centinaia di prigionieri politici che non hanno commesso alcun crimine; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non costruisce alberghi per il turismo internazionale mentre i tetti dei cubani cadono in testa; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non limita il numero dei cittadini cubani che possono viaggiare a Cuba e la loro taglia bagaglio, permettendo l'ingresso senza restrizioni di turisti stranieri negli hotel delle compagnie militari; la dittatura sì.
- L ' embargo USA non tiene disgustosi gli ospedali di Cuba; la dittatura si.
- L ' embargo statunitense non alza il prezzo dei servizi essenziali come acqua, elettricità, gas e telefonia nel momento più impegnativo della crisi Covid; la dittatura l'ha fatto.
I miei fratelli cubani possono seguire questa lista infinita.
Il governo incolpa sempre l'embargo USA per tutti i suoi fallimenti economici, politici e sociali. Ma gli Stati Uniti autorizzano regolarmente l'esportazione di prodotti agricoli, medicine, attrezzature mediche e beni umanitari a Cuba - e, dal 1992, hanno autorizzato l'esportazione di miliardi di dollari di tali beni a Cuba.
Solo l'anno scorso, gli Stati Uniti hanno esportato 176 milioni di dollari di beni a Cuba. Nei primi sei mesi del 2021, Cuba ha importato 123 milioni di dollari di pollo dagli Stati Uniti, solo per esempio.
Il governo cubano ha un blocco interno sui suoi cittadini. Ha il popolo cubano imprigionato a Cuba, ostaggi di un governo totalitario.
Sia chiaro: il governo USA non è Dio. Noi cubani non vogliamo l'embargo USA, ma nemmeno vogliamo la dittatura. Noi cubani non vogliamo vedere morire i nostri figli, genitori, fratelli e amici. Noi cubani vogliamo giustizia e libertà. Noi cubani vogliamo #PatriayVida.
 

11 luglio 2021: il paradiso sfigurato

19 luglio 2021

11 luglio 2021 proteste a Cuba contro il governo rivoluzionario
(foto web)

La protesta è arrivata all'improvviso come quei venti che nascono tra le onde dell'Oceano e che poi sconquassano il Malecon tra schiume di salsedine. L'Avana, Santiago, Baracoa, Cienfuegos, persino Santa Clara, la rivoluzionaria città che fu teatro delle giornate eroiche del Che e di un pugno di giovani guidati da un ideale di libertà che li spinse ad affrontare la paura della morte con un coraggio indomito. In queste frenetiche giornate molti cubani si sono riversati in strada e lo hanno fatto a modo loro: gridando, gesticolando, ridendo e piangendo. A modo loro: in chancletas e pantalocini corti, pacificamente. Almeno all'inizio. Cuba ha avuto il suo 11 di luglio, il mese delle rivoluzioni. Al grido di “Patria y vida” la gente ha chiesto un cambio di rotta immediato al governo. Libertà di espressione (perchè un oppositore non può essere considerato sempre un nemico o un terrorista), libertà di voto per poter esprimere liberamente le proprie idee, libertà nella imprenditoria per poter determinare il proprio futuro senza dover sempre chiedere l'elemosina.

11 luglio 2021 proteste in tutta Cuba contro il governo castrista
(foto web)

La risposta del governo non si è fatta attendere: ci sono stati centinaia di arresti, le avispas negras la polizia antiterrorismo è stata schierata ovunque, agenti in borghese si sono infiltrati tra la folla per osservare, segnalare e picchiare. Non si hanno notizie certe ma sembra ci siano stati diversi morti tra i protestanti e gli agenti di polizia. In alcune località le forze di polizia pur non schierandosi apertamente con i dimostranti si sono fatti comunque da parte evitando scontri e sanguinose rappresaglie. All'Avana e a Holguin sono state organizzate contro manifestazioni a favore del governo e della rivoluzione. Sui social qualcuno racconta di forti imposizioni alla partecipazione a questi raduni pena la perdita del lavoro. Soldati di leva sono stati caricati sui cammion e spediti per le strade a “controllare” i più esagitati. Ragazzini che in caso di rifiuto ad agire rischiano la condanna per diserzione che può concludersi con la pena dell'ergastolo!.

re pressione contro i dimostranti cubani
(foto web)

Sono tutte notizie da decifrare: quello che è certo è che internet è stato bloccato per diversi giorni e ancora oggi funziona a singhiozzo. Le notizie che arrivano principalmente da fonti cubane residenti all'estero possono anche essere gonfiate e manipolate ma le immagini parlano da sole. Il tam tam dei social è diventato l'unica testimonianza diretta di ciò che sta accadendo a Cuba. In tutto il mondo si stanno moltiplicando manifestazioni a sostegno della protesta, è avvenuto anche in Italia. La più eclatante è stata quella tenutasi a Roma davanti all'Ambasciata cubana dove un gruppo di cittadini cubani si è scontrato verbalmente con antagonisti italiani che hanno inveito contro di loro a sostegno della rivoluzione castrista. Chissà se sanno neppure dove si trovi Cuba o se mai ci sono andati …

11 luglio 2021, i cubani scendono in strada
(foto web)

Ieri 18 luglio diverse decine di cubani si sono recati in Vaticano e Papa Francesco li ha salutati durante l'Angelus domenicale assicurando la sua preghiera per Cuba. Si vocifera che si stia preparando qualcosa per il 26 di luglio data storica per la rivoluzione cubana che potrebbe vivere nuovamente giornate di sacrificio e sofferenza. Il Presidente Diaz Canel, caduto nel mirino delle proteste e del quale si chiedono a gran voce le immediate dimissioni, ha accusato apertamente i cubano-americani della vicina Miami di fomentare queste proteste per screditare l'operato del suo governo e creare discordia sociale ma ha anche riconosciuto che ci sono state carenze organizzative nell'affrontare una crisi economica che non ha precedenti sull'isola. Qualche passo è stato compiuto in queste ultime ore come la possibilità di introdurre nel paese generi di prima necessità come cibo e medicinali eliminando i pesantissimi dazi imposti sull'importazione (si parla di rimesse familiari non di attività di import-export di grandi aziende …). La crisi economica ha colpito in maniera violenta anche il settore sanitario in una fase preoccupante di espansione del covid. Si è vicini alla realizzazione di un vaccino tutto cubano ma mancano le siringhe per iniettarlo! Gli ospedali sono in affanno, mancano medicinali per le cure primarie.

Cuba è ferita, sfigurata, impoverita ma non rassegnata. La mia modesta opinione mi spinge a credere che i politici cubani abbiano ancora la possibilità di sistemare le cose internamente evitando pericolose ingerenze esterne, con americani, russi e cinesi in attesa spasmodica di giocarsi le proprie canches. Cuba è ancora appetibile a molti per la sua bellezza, la sua storia e soprattutto per la sua posizione strategica, ponte tra la due americhe e potenziale fonte di ricchezza con i suoi porti commerciali. E' necessario però un bagno di umiltà da parte della classe dirigente che passa attraverso il saper riconoscere tutti i limiti di un sistema politico e sociale non più adatto ai nostri tempi. Continuare a rifugiarsi in teorie obsolete che riconducono tutti i mali dell'isola all'embargo statunitense non è più sufficiente. Gli aiuti sono sempre arrivati, negarlo è pura follia. Mancano progetti, piani di industrializzazione e una vera e propria riforma agraria che crei imprenditori e posti di lavoro e che sappia sfruttare tutto l'enorme potenziale dell'isola. Puntare tutto sul turismo è molto rischioso. La pandemia ha azzerato quasi totalmente la presenza di turisti stranieri e queste giornate di protesta daranno il definitivo colpo di grazia al settore. La gente ha fame. Manca quasi tutto. Il popolo è costretto a interminabili code per acquistare poche cose e di pessima qualità. L'esasperazione porta alla disperazione e la disperazione alla violenza.

Cuba è terra di rivoluzioni e di rivoluzionari. La sua storia lo dimostra. E non bisogna dimenticare che  in ogni casa c'è un machete. Serve per la zafra e per eliminare le sterpaglie... Bisogna agire prima che sia troppo tardi. I cubani devono aiutarsi tra loro, aspettare che una mano amica lo faccia “gratuitamente” è un'altra forma di follia. L'ho scritto qualche tempo fa: Cuba non lo merita. I cubani non lo meritano. E anche noi che amiamo così tanto questa isola non lo meritiamo. Il Paradiso è ferito ma forse non tutto è ancora perduto.

Il baseball cubano per la prima volta fuori dai giochi olimpici. Lo sport metafora della vita

10 giugno 2021

scuola di baseball a Cuba
(foto web Abel Rojas, Scuola di baseball a Cuba)

 

Il baseball, beisbol nello slang cubano, è da sempre lo sport principe a Cuba. Si gioca dappertutto: negli assolati stadi provinciali, negli improvvisati campetti di periferia e ovunque per la strade, anche in quelle della popolosa capitale. Oggigiorno, sopratutto tra i più giovani, sta crescendo molto la passione per il calcio le cui gesta dei campioni internazionali stanno entrando nelle case attraverso la trasmissione dei principali eventi sportivi. Ma il baseball è da considerarsi ancora lo sport principale dell'isola che si ferma inchiodata alle tv ogni qualvolta si giocano le fasi finali del campionato nazionale. L' Equipo Nacional si è affermato a livello internazionale nel corso di lunghi decenni. Basta andare su internet e scorrere il palmares impressionante di questa squadra leggendaria.

Cito solo alcuni risultati: 3 medaglie d'oro e due di argento ottenute ai Giochi Olimpici; 25 volte Campione del Mondo; 12 medaglie d'oro vinte ai Giochi Panamericani; 11 volte vincitrice della Coppa Intercontinentale. Sono risultati che parlano da soli.

Purtroppo alcuni giorni fa si è consumato un dramma sportivo con l'eliminazione a sorpresa della nazionale cubana dai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo. E' la prima volta che accade nella sua lunga storia e l'eliminazione è figlia di una profonda crisi economica e sociale in cui è precipitata l'Isola caraibica.

In un torneo preliminare svoltosi a West Palm Beach in Florida, la nazionale cubana è stata infatti sconfitta inaspettatamente da Venezuela e Canada risultati che ne hanno sancito la clamorosa eliminazione. L'avventura americana era iniziata sotto cattivi auspici e tra mille difficoltà poiché gli ostacoli burocratici avevano reso da subito complicata la spedizione dei cubani. Risolti in qualche maniera questi intoppi e ottenuti i visti necessari per affrontare il viaggio in terra statunitense ecco materializzarsi la prima grande sconfitta. Il 27 maggio Cesar Prieto Echevarria, 22 anni seconda base dei Cienfuegos e considerato uno dei più forti giocatori cubani di baseball, non appena arrivato all'aereoporto di Miami, prima di salire sul pulmann è fuggito su un'auto abbandonando la sua nazionale. Molti altri campioni lo avevano preceduto in passato ma questa diserzione è arrivata in un momento molto complicato per Cuba che tenta di ricompattarsi anche attraversole gesta dei suoi campioni.

Maggio 2021 il giocatore Prieto abbandona la nazionle cubna di baseball
(L'ultimo scatto di Prieto. Dopo pochi istanti fuggirà a bordo di un'auto - foto web)

“La sua decisione, contraria al compromesso contratto con il popolo cubano e con la sua nazionale, ha generato la unanime condanna tra i suoi compagni e tra tutti i membri della delegazione che resteranno fedeli alla Patria e alla missione che devono portare a termine” ha scritto la Federazione Cubana di baseball.

A Prieto si sono aggiunti in poche ore altri due atleti, il pitcher trentacinquenne Lazaro Blanco del Granma e l'altro pitcher Andy Rodriguez degli Industriales dell'Avana che non hanno fatto rientro a Cuba. Per ultimo non è partito neppure il medico psicologo della selezione, il trentatrenne Jorge Sile Figueroa.

Il baseball fu introdotto a Cuba già verso la fine del 1800 da studenti che frequentavano i college statunitensi. Nella sua lunga storia il beisbol non si è mai sviluppato come sport professionistico teoria consolidatasi dopo l'avvento di Fidel Castro che ha sempre spinto perchè rimanesse una disciplina dilettantistica.

Baseball a Cuba e la passione di Fidel
(Fidel Castro e il baseball a Cuba - foto web)

In realtà gli atleti sono dei semiprofessionisti e chi si è affermato in territorio nazionale ha potuto godere di qualche “privilegio in più” rispetto ai propri connazionali. La stessa valutazione vale anche per i numerosi campioni di pugilato, di atletica e sopratutto della pallavolo che la nazione caraibica ha sempre sfornato. I contrati riservati a questi atleti non sono comunque paragonabili a quelli faraonici offerti negli States e in altre nazioni più ricche. Lo sport negli ultimi decenni è diventato così la scorciatoia più facile per uscire dall'isola. Quella di Prieto è solo l'ultima di una lunga scia di disserzioni. Nel 1991 il lanciatore René Arocha fu il primo a scappare mentre la sua nazionale si trovava anche allora in Florida: firmò un contratto da professionista in Major League che lo riempì di dollari ma che gli impedì di ritornare in patria e di ritornare a  giocare con la nazionale cubana. Sorte simile toccherà a tutti i cosiddetti "traditori". Attualmente circa una ventina di giocatori cubani giocano nella serie A americana e a questa colonia presto si aggiungerà anche il giovane talento di Cienfuegos. Nel dicembre del 2018, sotto la presidenza Obama, la Major League Baseball e la federazione cubana avevano siglato un accordo che permetteva ai giocatori cubani di giocare negli States con regolare contratto evitando così le frequenti diserzioni ma il governo Trump dopo solo pochi mesi dal suo insediamento cancellò quell'accordo così faticosamente raggiunto. Attualmente l'amministrazione Biden non sembra annoverare “la pratica Cuba” tra le sue principali preoccupazioni.

L'amarezza per l'esclusione ai prossimi Giochi Olimpici è palpabile in tutta l'Isola. Nonostante le importanti defezioni la squadra ha combattuto con orgoglio fino all'ultimo perdendo due incontri di un solo punto (6 a 5 con Venezuela e Canada) e dominando il terzo contro la Colombia (16 a 3) inifluente ai fini della qualificazione. L'allenatore Armando Ferrer molto amareggiato ha rilasciato questa dichiarazione: "Fa male. Sappiamo tutti la gioia che avrebbe significato per un popolo per il quale questo sport scorre nelle vene e quindi ci rammarichiamo di non esserci qualificati. E' un fatto che ferisce tutti noi che siamo venuti a difendere le quattro lettere che portiamo sul petto. Ora voltiamo pagina, serve una rivoluzione nello sport". Molto più pesanti le parole pronunciate dal presidente cubano Miguel Díaz-Canel:  "Siamo stati attaccati in modo vile da un branco di mercenari, i nostri giocatori hanno messo la dignità al primo posto" e in un comunicato di protesta consegnato alla federazione mondiale il governo cubano, riferendosi a gruppi di facinorosi controrivoluzionari presenti sugli spalti di Miami, ha così reclamato: "È inaccettabile che persone prive di spirito sportivo possano minare la concentrazione della squadra con manifesti e offese verbali".

Cuba è come sempre divisa. C'è chi applaude all'iniziativa di Prieto. Gli esuli cubani presenti a Palm Beach hanno invitato tutta la delegazione a non rientrare in Patria esponendo contemporaneamente cartelli di protesta che hanno fatto il giro del mondo e che sono stati visti anche in terra cubana. Altri si sono schierati duramente contro queste diserzioni considerate come gesti di alto tradimento compiuti da atleti verso un Paese che li ha cresciuti e formati sportivamente atrraverso le sue strutture e i suoi allenatori.

Il baseball cubano messo in crisi dalla fuga di campioni
(Il baseball scorre nelle vene dei cubani - foto web)

Cuba vive anche attraverso lo sport la sua tragica diaspora. Molti atleti per amore o per opportunità gareggiano sotto altre bandiere. L'elenco è numerosissimo. Molti hanno vestito anche la casacca azzurra della nazionale italiana. A parer mio di fronte a queste storie ci vuole molto buon senso. Giudicare è facile e fuorviante. In un mondo perfetto ognuno dovrebbe avere l'opportunità di realizzarsi nel proprio Paese ed eventualmente sentirsi libero di compiere il proprio destino anche lontano dalla propria terra. Sicuramente non dovrebbe pagare le proprie scelte subendo l'onta del ripudio e il dramma delle separazioni dai propri affetti. Dietro a queste persone ci sono storie strazianti che meritano la nostra comprensione. L'Italia è densa di queste vicende. Il passato della nostra Nazione é una catena dolorosa di adii.

Lo sport diventa allora una metafora della vita. Può unire come separare per sempre. Può regalare gioie intense e dolori struggenti. L'Italia spesso si è ricompattata durante le grandi manifestazioni sportive capaci di far scivolare in secondo piano sterili campanilismi e questioni irrisolte. E' importante che Cuba ritrovi attraverso i suoi grandi campioni, i suoi grandi artisti, i suoi musicisti, i suoi cantanti e i suoi validi scienziati il collante per riunificarsi. E' l'unico modo che ha per superare una crisi che sembra non avere fine. Non solo i cubani hanno bisogno di Cuba ma tutto il mondo ha bisogno della sua grande bellezza.

Dove muore l'infanzia moriamo tutti noi

15 Maggio 2021
(Bomba fa strage di bambine a Kabul
(L'orrore di Kabul - foto web)

Dasht-i Barchi è un quartiere ad ovest di Kabul, la capitale dell'Afghanistan, a sei ore di volo da Roma. Sei ore soltanto, lo spazio che ci separa da una realtà così angosciante da togliere il respiro e di fronte alla quale molti di noi hanno deciso di abbassare lo sguardo se non addirittura di chiudere gli occhi.

Perchè ho deciso di parlare di Dasht-i Barchi, di questo umile quartiere abitato in prevalenza dalla minoranza etnica degli Hazara? Tutti noi, più o meno, conosciamo qualcosa sull'Afghanistan, di questa terra antica dilaniata da decenni di guerre ed invasioni che sembrano non avere mai fine; ma ci sono guerre nelle guerre ancora più assurde e crudeli. Sono quelle che vedono giovani vite spazzate vie come fossero polvere, bambini innocenti posti in prima linea a combattere a mani nude e a piedi scalzi una guerra di cui non ne conoscono neppure il significato. Si spacca il cuore se solo ci si ferma a pensare un attimo a loro. Stiamo vivendo il dramma della pandemia da Covid-19 che ha causato problemi economici e sociali impensabili prima d'ora e ha portato alla discussa chiusura delle scuole, delle palestre, dei centri sportivi con grande disagio specialmente per le fasce più giovani di età. E' diventato familiare l'utilizzo del termine DAD, la didattica a distanza, e abbiamo sperimentato come sia difficile coniugare il lavoro dei genitori, lo studio dei figli, il tempo e la tecnologia. Si è sottolineato più volte come intere generazioni stiano rischiando di perdere la propria infanzia a causa della virulenza di questo subdolo virus a cui ha fatto seguito una incapacità di chi ci amministra di mettere in atto un'organizzazione efficiente e sicura tale da garantire la presenza nelle scuole almeno per i più piccoli. A loro sta mancando l'esperienza della condivisione che è un elemento essenziale per una corretta crescita intellettuale e psicologica di ogni essere umano.

Poi, se solo ci soffermiamo un attimo a guardare attorno a noi, ci rendiamo conto che a più della metà della popolazione mondiale questi diritti sono negati da sempre e andare a scuola nel 2021 è ancora un privilegio per pochi. Si può persino morire per andare a scuola e allora si spacca il cuore.

E laddove esistono gli strumenti (seppur poveri) non c'è la volontà di educare, perchè le persone colte sono un ostacolo per chi vuole affermare la propria supremazia con la forza e con il terrore.

8 maggio 2021 Dasht-i Barchi, Kabul – Afghanistan. Una bomba viene fatta esplodere all'uscita di una scuola le cui lezioni sono organizzate su tre turni giornalieri. Il boato appena finito il secondo turno, quello riservato alle bambine, le più fragili tra i fragili. Esplosioni studiate per ammazzare più bimbe possibili, e così è stato: 63 morti e 150 feriti, quasi tutte studentesse tra gli 11 e i 15 anni.

Vittime innocenti di una guerra assurda. Si spacca il cuore.

Il vile attacco non è stato ancora rivendicato e si rimbalzano la responsabilita i talebani e i jihadisti dello Stato Islamico che considerano gli hazara degli apostati. Ma poco cambia perchè lo scempio è ormai compiuto.

Solo un anno fa nel medesimo quartiere e con le medesime modalità era stato attaccato un ospedale per l'infanzia gestito da Medici senza Frontiere. Le esplosioni avevano fatto un massacro tra medici, infermieri, neonati e puerpere. Un orrore. Violenza senza fine. Bambini in prima linea. Altro sangue innocente.

Tutto questo mentre l'esercito Usa si appresta a lasciare il territorio afghano dopo 20 anni di presenza lasciando più di una incognita sul futuro di questa martoriata regione del mondo.

Ha scritto Davide Sassoli Presidente del Parlamento Europeo:
“ Queste scarpine stanno diventando su tutti i media mondiali il simbolo dell'ignobile strage di studentesse bambine hazara a Kabul. Su queste scarpine c'è difatti il loro sangue. Decine e decine di bimbe, ragazzine uccise solo perché volevano frequentare la scuola. E quelle ferite sono centinaia, in un bilancio che si aggrava sempre più.
Ma in queste ore, a Kabul e in tutto l'Afghanistan, tante altre bambine sono già tornate in classe.
Hanno sete di emancipazione, di istruzione, di libertà.
Sono le donne di domani.
Nessuno potrà fermarle”.

Perchè ho voluto raccontare questo sul blog Mambo Tango? Perchè pensando alla sofferenza di queste povere creature il pensiero è andato direttamente ai nostri figli italiani, a mio nipotino che ha più o meno l'età di quelle vittime e a quel sangue versato che spacca il cuore. E poi ho pensato ai bimbi cubani, numerosi, belli, multietnici, vivaci, chiassosi. Ho pensato alle loro divise colorate, ai fazzolettoni al collo che ne distinguono la classe di appartenenza. Ho rivisto le adunate all'alza bandiera prima di entrare in classe. Le poesie di Martì recitate con lo sguardo fiero del piccolo rivoluzionario che accompagnao le note della Bayamesa, l'inno nazionale di Cuba.

Infanzia felice a Cuba nonostante tutto
(Essere bambini a Cuba - foto web)

Cuba ha tanti problemi irrisolti accentuatisi recentemente da una profonda crisi economica e sociale che sta investendo il paese caraibico ma nonostante tutto l'attenzione dedicata ai più piccoli non è mai venuta a mancare ed è quasi commovente. Ci sono sacche di povertà per lo più radicate nelle periferie rurali dove la situazione è più pesante ma non credo di dire una bestemmia nell'affermare che essere bambini a Cuba è quasi una fortuna. La povertà e la fortuna sono fattori variabili e andrebbero contestualizzati. A Cuba non ho mai visto bimbi denutriti vagare scalzi per le strade, a tutti è garantita una istruzione di base. Non è sempre sufficiente certo ma credo che tutti i bambini afghani o quelli dispersi nei villaggi più abbandonati del continente africano sarebbero entusiasti di crescere per le strade di Cuba, calpestare le sue splendide spiaggie, tirare di beisbol in campetti improvvisati e arrampicarsi curiosi tra i rami della uva caleta per poi tuffarsi tra le onde del mare. Tutto va migliorato e gli sforzi in questo senso devono accumunare tutti i paesi del mondo ma ogni tanto è necessario fermarsi e guardare chi sta dietro di noi. Chi si è perso o smarrito nella lunga coda alle nostre spalle.

Kabul dove l'infanzia è negata
(Basta incrociare quegli sguardi - foto web)

Guardare quegli occhi-bambini che non riescono neanche più a piangere e quelle scarpette insanguinate mentre il genio umano realizza la sua avventura su Marte ... si, spacca il cuore...

Adios Castro. Con Raul finisce un'epoca

21 aprile 2021

Quando agli inizi del 2008 l'allora ottantaduenne Lider Maximo Fidel Castro annunciò di voler lasciare gli incarichi di Presidente della Repubblica e Comandante delle Forze Armate cubane al fratello Raul in pochi pensarono che il più piccolo dei fratelli Castro sarebbe stato in grado di governare a lungo una nazione così complessa come quella ricevuta in eredità dal carismatico Fidel.

Febbraio 2008: Fidel Castro lascia al fratello Raul la guida politica di Cuba
(Febbraio 2008, il passaggio del testimone da Fidel a Raul Castro - foto web)

Invece Raul non solo ha saputo portare a compimento il suo incarico ma è stato altresì capace di lasciare una impronta profonda nel suo percorso politico tutt'altro che insignificante. Sotto la sua presidenza è stata modificata la Costituzione con l'introduzione di importanti novità come l'apertura alla piccola proprietà privata, agli investimenti esteri e persino ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Sono state create le figure del Presidente e vicepresidente della Repubblica e del Primo Ministro che dovrà guidare il Paese con un limite massimo di due mandati quinquennali. Raul ha accolto per ben due volte Papa Francesco, la prima nel settembre del 2015 durante un viaggio apostolico e la seconda nel febbraio del 2016 quando l'Avana fu teatro dello storico incontro che mancava da mille anni tra il Papa della Chiesa Cattolica e Kirill il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia.

 

Obama e Raul Castro marzo 2016
(Obama e Raul, marzo 2016 - foto web)
Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill si incontrano a Cuba
(Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill si incontrano all'Avana - foto web)

Raul è stato protagonista anche della storica visita del Presidente Usa Barak Obama quando il disgelo fra i due paesi sembrava definitivamente una cosa fatta.

Raul ha vissuto, forse solo apparentemente, sempre all'ombra di grandi personalità: il Che Guevara, Camilo Cienfuegos e sopratutto il fratello Fidel con il quale però ha condiviso una intera esistenza talmente ricca di episodi e vicende surreali da sembrare la trama di un romanzo.

Fidel, Raul e Che Guevara
(Fidel, Raul e Che Guevara - foto web)

Figli di Angel Maria Bautista Castro y Argiz un borghese di origine galiziana e di Rina Luz Gonzalez originaria delle Isole Canarie, Raul e Fidel nacquero con altri 5 fratelli a Biran nell'oriente di Cuba, nella attuale provincia di Holguin. Sin da giovani presero parte a diversi movimenti studenteschi universitari di sinistra che si opponevano ai regimi di Machado, Batista e Grau. In diverse occasioni dovettero fare i conti con la violenta repressione riuscendo sempre a salvare la pelle in circostanze rocambolesche.Dopo essersi laureto in legge all'Università dell'Avana, Fidel decise di candidarsi alle elezioni del giugno 1952 nelle fila del Partito Ortodosso, formazione politica di ispirazione nazionalista e riformista. Non ricevette però il sostegno degli anziani ortodossi che lo consideravano troppo radicale; Fidel venne candidato invece alla Camera dei Rappresentant (il Parlamento) dai membri del partito nei distretti più poveri de L'Avana riscuotendo un notevole successo personale ma nel marzo del 1952 un colpo di stato di Fulgencio Batista impose una dittatura di destra cancellando le previste elezioni e inasprendo la repressione contro i movimenti studenteschi e i sindacati. Fu in questa fase che Fidel, probabilmente con l'appoggio del fratello Raul, maturò la convinzione che la condotta non violenta del Partito Ortodosso non fosse più sufficiente a fronteggiare il duro regime imposto da Batista. Decise così di passare alla resistenza armata e obiettivo primario divenne la conquista della Caserma Moncada a Santiago e di tutto il suo arsenale necessario per armare il nascente esercito ribelle. L'assalto si organizzò per il 26 luglio del 1953 ma fu un totale fallimento militare. A causa della inesperienza e della forte inferiorità numerica molti degli assalitori furono uccisi in combattimento e quelli che vennero catturati furono torturati selvaggiamente e giustiziati poche ore dopo. I fratelli Castro riuscirono a mettersi in salvo per essere poi catturati qualche giorno dopo. Ma ecco il primo colpo di scena. Quando Fidel fu arrestato venne organizzata una sorta di conferenza stampa alla presenza di diversi giornalisti. Castro fu mostrato vivo ai giornalisti e fotografato e questo gli consentì di salvarsi la vita e di essere sottoposto a regolare processo. Fidel fu condannato a 15 anni di prigione. Pochi mesi dopo, nel 1954, in un paese schiacciato dalle leggi marziali, furono indette delle elezioni politiche alle quali per paura e minacce subite non partecipò nessun partito politico se non quello di Batista che ovviamente fu eletto ma che da li a pochi mesi avrebbe compiuto l'ennesimo suicidio politico. Spinto dal crescente dissenso interno e per imbonirsi gran parte della popolazione a lui ostile il 15 maggio del 1955 concesse una amnistia a Fidel Castro e ai pochi superstiti del Moncada. Dopo poco Fidel insieme a Raul fuggirono in Messico dove ricompattarono il Movimento, che da ora in poi si chiamerà Movimento 26 Luglio, mentre cellule dello stesso rimanevano operative in clandestinità in territorio cubano. Fu proprio in quei giorni messicani che Fidel e Raul conobbero un giovane medico argentino, Ernesto Guevara, che si sarebbe unito a loro nella lotta armata contro Batista. I mesi successivi saranno caotici e intensi e la sfida dei Castro contro la morte vivrà i suoi momenti più significativi.

Il 25 di novembre del 1956 salpa dal porto messicano di Tuxpan un vecchio yacht americano dal nome familiare di Granma (dall'inglese grandmother, nonna) acquistato da Fidel e costruito per trasportare una ventina di passeggeri. Su quella imbarcazione salirono in 82 compresi Fidel e Raul, Guevara e l'italiano Gino Donè, il più anziano di tutti, un ex partigiano da tempo residente a Cuba arruolato con il grado di tenente del plotone di Raul. Dopo un viaggio disastroso l'arrivo a Cuba il due di dicembre del '56 presso Alegria de Pio nella parte orientale dell'isola proprio ai piedi dell'imponente massiccio della Sierra Maestra dove, forse a causa di un tradimento, furono accolti da un intenso bombardamento navale. I sopravissuti si ritrovarono feriti e decimati sulla Sierra. Erano rimasti solo in 19 e tra questi Fidel e Raul che ancora una volta si erano presi gioco della morte. Donà, anch'egli sopravvissuto al disgraziato sbarco si recò a Trinidad dove viveva da anni e si dedicò all'organizzazione logistica interna del Movimento 26 Luglio mentre sulle pendici della Sierra quello sparuto nucleo di combattenti tra cui i fratelli Castro, Guevara e Cienfuegos organizzò in poco tempo l'esercito Rebelde che sarà capace attraverso la guerra di guerriglia e all'appoggio di gran parte del popolo di sconfiggere il poderoso esercito di Batista che godeva del sostegno della Cia e della mafia italoamericana. La conquista di Santa Clara da parte di Guevara ormai diventato “el Che", la fuga di Batista nella notte del 31 dicembre del 1958 e l'ingresso trionfante di Fidel, Raul e Cienfuegos all'Avana l'8 gennaio del 1959 sancirono la vittoria dei barbudos e l'avvento al potere dei Castro, prima con Fidel e poi con Raul, durato fino ai giorni nostri.

Pochi anni dopo, tra il 17 e il 19 aprile del 1961, gli Stati Uniti d'America del neo eletto predidente John F.Kennedy finanziarono un progetto della Cia che prevedeva l'invasione dell'Isola per destituire il governo dei Castro. Circa 1400 esuli cubani furono addestrati dalla Cia per invadere l'Isola: tra questi si contavano 110 latifondisti, 24 grandi proprietari terrieri, 67 proprietari di immobili, 112 grandi commercianti, 194 ex militari e poliziotti batistiani coinvolti in crimini contro la popolazione, 179 benestanti della borghesia, 55 magnati dell'industria, 112 sottoproletari, 236 lavoratori a tempo indeterminato, 82 dirigenti, 200 membri di club aristocratici, 82 soldati statunitensi e circa 240 studenti universitari (fonte Wikipedia).

La “Brigata 2506” sbarcò all'una di notte del 17 aprile presso la località conosciuta come Baia dei Porci (Bahia de cochinos in spagnolo) o Playa Giron portando sulla terra 1430 uomini, mezzi e carri armati. Ma l'esercito rivoluzionario, sicuramente informato dal controspionaggio sovietico (KGB) non si fece trovare impreparato e in pochi giorni il tentativo di invasione si trasformò in uno dei più grandi insuccessi militari statunitensi.

Fra il 17 e il 20 aprile dieci piloti delle FAR cubane effettuarono settanta missioni, abbattendo nove bombardieri B-26 americani su sedici impiegati, affondando due navi da 5.000 tonnellate su sei impiegate e inoltre una nave comunicazioni, tre lance da sbarco d'equipaggiamento e cinque lance da sbarco truppa.

“L'operazione Zapata”, nonostante i combattenti sbarcati avessero ricevuto un approfondito addestramento militare americano, un rilevante supporto logistico fu un clamoroso insuccesso. I combattenti anticastristi ebbero circa 104 morti, mentre l'esercito cubano ebbe 157 morti. 26 combattenti anticastristi riuscirono a ritirarsi e furono tratti in salvo sul sommergibile americano in condizioni pietose, essendo rimasti 5 giorni senza cibo e senza acqua. Ci furono anche molti morti tra i civili a causa dei violenti bombardamenti.

Circa 1.113 controrivoluzionari si arresero, furono arrestati, imprigionati e processati; furono trattati umanamente e venti mesi dopo, il 21 dicembre 1962, furono rilasciati in cambio di 53 milioni di dollari in alimenti per bambini e farmaci. Solo due di loro, che erano stati condannati in precedenza a Cuba per omicidio, furono trattenuti e condannati a trent'anni di prigione (fonte Wikipedia).

aprile 1961 il fallimento dell'Invasione alla Baia dei Porci
(Baia dei Porci, aprile 1961 - foto web)

I fratelli Castro ancora una volta avevano avuto la meglio sul destino. Dopo la crisi dei missili dell'Ottobre del 1962 dove il mondo intero rischiò una distruttiva guerra nucleare si dice che Fidel Castro sia sopravvissuto ad un migliaio di attentati e che anche il fratello Raul sia arrivato ai giorni nostri facendosi scudo con una impenetrabile buona sorte, circostanze che hanno contribuito a fortificare il mito dei fratelli Castro e ad aumentare la frustrazione dei loro nemici.

Raul incontra Papa Francesco all'Avana. Settembre 2015
(Papa Francesco e Raul Castro all'Avana - foto web)

Fidel muore all'Avana a 90 anni il 25 novembre del 2016 sconfitto solo dall'età e da una lunga malattia. Il fratello Raul lascia (forse) definitivamente la scena politica nel 2021 anche lui al raggiungimento dei 90 anni di età. Chi pronosticava il prosieguo della saga dei Castro al governo di Cuba è rimasto per il momento deluso. Il fratello maggiore Ramon tra i fondatori del Partito comunista cubano mori nel 2016 anch'egli novantenne. I figli di Fidel (numerosissimi legittimi e non) sembrano per il momento più attratti dalla via della mondaneità che da quella più insinuosa che conduce ai labirinti politici. Il primogenito di Fidel, Fidelito un noto fisico nucleare, è morto suicida a 68 anni nel 2018. Il primogenito di Raul, Alejandro, è invece il capo delle forze di sicurezza cubane e per il momento sembra tagliato fuori dalla guida del Paese mentre la sorella Mariela è presidentessa del Centro Nazionale di Educazione Sessuale e da tempo si batte a favore dei diritti degli omosessuali e transessuali di Cuba per molti anni oggetto di una politica repressiva e denigratoria da parte del governo rivoluzionario.

Raul Castro lascia a Diaz Canel la guida del PCC, 19 aprile del 2021
(19 aprile 2021, Raul lascia la guida del PCC a Diaz Canel - foto web)

Le redini sono passate in mano al sessantenne Miguel Diaz-Canel già Presidente di Cuba da ottobre del 2019 ed ora anche leader del PCC. Diaz è un veterano della politica nonostante la giovane età ed ha già rivestito ruoli importanti come quello di Ministro dell'Istruzione Superiore. Soprannominato Diaz y noche (giorno e notte) per la sua instancabile attività è noto per aver promosso in passato il movimento rock a Cuba con la creazione del centro di El Mehunche sfidando la storica avversione del regime verso questo tipo di musica e per aver sostenuto i diritti della comunità LGBT.

L'eredità lasciata dai Castro è pesante ed ingombrante in un contesto storico, sociale e politico poco favorevole al nuovo presidente. Il dissenso interno cresce così come la repressione nei confronti di chi protesta. Il Movimento San Isidro rappresenta in questo momento la punta dell'iceberg di un malcontento diffuso. Intellettuali ed artisti ma anche gente comune chiede un cambio di rotta immediato. La situazione economica è grave, forse ancora peggio di quella vissuta nell'Isola ai primi anni novanta quando venne introdotto il Periodo Especial che portò a forti restrizioni e causò una ulteriore diaspora nel popolo cubano.

Conosco l'Isola da quegli anni e l'idea che mi sono fatto è quella di un posto unico al mondo e non soltanto per i suoi paesaggi e per la sua gente. Cuba è stata un faro per intere generazioni ed è un punto di riferimento per tutti i paesi del terzo e quarto mondo. E' stata capace di sfidare a più riprese il gigante nord americano con alterni risultati  pagando il prezzo altissimo di un embargo che dura da 60 anni. Ha tanti amici quanti nemici. Attira i sogni da ogni angolo del mondo ma molti cubani sono dovuti fuggire da quell' isola amata disperatamente ma che non garantiva nessuna speranza per il futuro. Cuba è un gigantesco parco della biosfera ma non esiste ancora una legge contro il maltrattamenti degli animali. Sono state recuperate con ingegno e sforzi economici le bellezze architettoniche del passato mentre le più recenti costruzioni si sbriciolano sotto gli occhi dei tanti visitatori. Il clima produce frutta tra la più apprezzata del mondo e il mare è ricco di pesce ma non esiste una industria agroalimentare all'altezza dei suoi prodotti. Scarseggiano gli allevamenti e la promessa fatta da Raul di garantire un bicchiere di latte quotidiano a tutti i cubani è lontanissima da essere realizzata. I cubani hanno vissuto per decenni non in una prigione dorata come qualcuno afferma ma in una prigione ovattata. Quando i russi erano presenti sull'isola ai cubani non mancava quasi nulla. Tutto arrivava gratis in cambio della presenza militare sull'isola, dal cibo agli elettrodomestici, dai tecnici specializzati alle infrastrutture. E questo ha causato più danni dello stesso embargo economico degli Stati Uniti. Tra una crisi e un'altra i cubani hanno vissuto in una sorta di limbo fuori dal mondo. Tutto costava poco, gli affitti, i prezzi dell'energia, i consumi in generale, l'assistenza sanitaria, l'istruzione, lo sport. Lavorare o non lavorare era la stessa cosa. Un piatto da mangiare si trovava sempre. I salari seppur bassi garantivano a tutti una esistenza dignitosa se paragonata ad altri paesi del cosiddetto terzo mondo. Poi il crollo del blocco sovietico e i primi passi necessari e incerti verso una economia più aperta alla libera iniziativa hanno scoperto i nervi di una struttura economica e politica fragile e ossidata su arcaiche convinzioni. Molti sono rimasti cosi tagliati fuori dal gioco e la società si è inevitabilmente spaccata in due. Cuba vive ancora oggi sulle rimesse di denaro e merci provenienti dall'estero (spesso osteggiate …) e sugli introiti derivanti dal turismo fortemente penalizzato negli ultimi tempi a causa della pandemia da Coronavirus. C'è veramente tanto da fare e la colpa non può essere da imputare solo all'embargo che pure è una prassi feroce che andrebbe eliminata. Cuba deve voltare pagina. La Revolucion ha avuto un senso 60 anni fa, ora deve inseguire altri percorsi per non vanificare tutto ciò che di buono è stato realizzato in passato. Lo si deve ai cubani di allora che hanno sacrificato la loro gioventù per un ideale di libertà e giustizia e lo si deve a quelli di oggi che hanno il diritto di vivere in prosperità nel proprio paese.

Patria o Muerte o Patria y Vida. Cuba sull'orlo dell'abisso

21 Marzo 2021

Patria o Muerte vs Patria y Vida …

Sembrano solo due slogan invece queste semplici tre parole Patria, Morte e Vita testimoniano tutta la complicata situazione sociale e politica che sta vivendo Cuba. Un popolo pericolosamente in conflitto che vede contrapposti in una lacerante contesa i sostenitori della Revolucion con i suoi dictat e la sua organizzazione ormai obsoleta e coloro che spingono per un cambiamento radicale da realizzarsi attraverso aperture democratiche, la libertà di opinione e la libera iniziativa imprenditoriale, tutti elementi necessari per dare impulso ad una società ed ad una economia sempre più in difficoltà.

Sembrano solo slogan ma non è così.

Facciamo un passo in dietro per capire meglio di cosa stiamo parlando. La frase “Patria o Muerte” fu ufficialmente pronunciata nel corso di un lungo ed accorato discorso tenuto da Fidel Castro all'Avana il 4 marzo del 1960 in occasione della cerimonia funebre a suffragio delle vittime dell'esplosione della nave francese La Coubre che causò centinaia di morti. La nave era salpata dal Belgio ed era arrivata al porto dell'Avana con un carico imponente di esplosivo. Ad una prima esplosione, causata da un incidente o forse da un sabotaggio, ne seguì un'altra ancora più violenta che spazzò via in pochi istanti anche la vita di molti soccorritori accorsi sul luogo dell'incidente. Castro accusò esplicitamente gli Stati Uniti di essere il mandante di quell'attentato. In quella giornata di lutto il fotografo Korda attraverso i suoi scatti immortalò Che Guevara in quella che è diventata una delle immagini più famose del XX secolo: Guevara con i capelli lunghi mossi dal vento, il basco calato sulla testa e lo sguardo fisso verso un orrizonte carico di dolore e di incognite.

Che Guevara nella famosa foto di Korda
(Che Guevara ritratto dal fotografo Korda - foto web)

Successivamente fu lo stesso Che Guevara a pronunciare la parole “Patria o Muerte” in un epico discorso tenuto difronte alla platea dell'ONU l'11 dicembre del 1964 e poi ancora, meno di un anno dopo, era infatti il 3 di ottobre del 1965 toccò a Fidel leggere dal Teatro Chaplin dell'Avana a tutto il popolo cubano la struggente lettera del Che che annunciando di voler continuare la rivoluzione socialista in altre terre che richiedevano la sua presenza si accomiatava da Cuba al grido di “Patria o Muerte! Venceremos!”

Patria o Muerte il grido rivoluzionario di Fidel Castro
(foto web)

Sollecitato da quella consegna “Patria o Muerte” tutto un popolo si era radunato e stretto attorno ai suoi leader carismatici nella tenace difesa dei valori e delle conquiste della sua giovane rivoluzione.

Sono trascorsi 60 anni da quelle stoiche giornate ma non tutto è andato come doveva andare. Il regime attualmente è più impegnato a fronteggiare il dissenso interno che nel difendersi da possibili invasioni straniere.

(gli slogan rivoluzionari capeggiano ancora all'Avana
(Franco "Mambo Tango" all'Avana)

Il 16 febbraio del 2021 è una data che sta segnando lo spartiacque tra il prima e il dopo. Un gruppo di musicisti diretti da Yotuel Romero, ex componente del gruppo degli Orishas affermatosi in tutto il mondo, e composto inoltre dai Gente de Zona, da Descemer Bueno e da due rapper residenti nell’isola, Maykel Osorbo e El Funky ha coniato un nuovo slogan “Patria o Vida!” lanciato attraverso una canzone ed un video che in poche giorni ha superato i quattro milioni di visualizzazioni.

Patria Y Vida l'inno del dissenso cubano
(Patria y Vida l'inno del dissenso cubano - foto web)

Il testo è un esplicito atto di accusa contro un regime che, secondo Yotuel, ha tradito negli anni non solo gli ideali di Josè Martì e di Che Guevara ma anche la dignità e il desiderio di libertà espresso da intere generazioni che avevano riposto grandi speranze nella rivoluzione castrista.

La canzone si è ispirata all'attivita del 27N e del Movimiento San Isidro costituito da un gruppo di artisti cubani venuto alla ribalta nel 2020 in seguito ad uno sciopero della fame organizzato dopo l'arresto di un loro esponente di spicco, il musicista Denis Solís da tempo impegnato a favore della libertà di espressione e di pensiero di tutti gli artisti cubani.

Yotuel in una intervista rilasciata da Madrid alla CNN ha dichiarato che con “Patria y Vida” ha voluto portare il suo apporto a questa lotta civile con un messaggio di luce e speranza perchè le due parole Patria e Vita possano finalmente convivere.

“No más mentiras, mi pueblo pide libertad, no más doctrinas . Ya no gritemos Patria y Muerte sino Patria y Vida”, recita il tema della canzone.

“Non più bugie, il mio popolo chiede libertà, non più dottrine. Non gridiamo più Patria o Morte ma Patria e Vita!”

La canzone nonostante fallimentari tentativi di censura da parte del governo è stata scaricata in poche ore migliaia di volte anche sull'Isola. Sono comparse dappertutto scritte sui muri con le parole Patria y Vida e diversi cittadini si sono riversati per strada gridando lo slogan. Anche dalle case riecheggiano sempre più diffusamente le note della canzone. In risposta ci sono stati numerosi arresti e violenti atti di ripudio con le case dei dissidenti saccheggiate e prese di mira dalle forze conservatrici: gente comune e polizia. La società civile si è pericolosamente spaccata in due.

Patria y Vida piccona il socialismo cubano
(foto web)

Allo stesso modo si è fatto vivo anche il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel che in risposta alla canzone di Yotuel ha rilanciato con un twitt il tema di quella composta da Silvio Rodríguez  “Pequeña serenata diurna” che così recita: “Así se canta a la Patria, Vivo en un país libre”, così si canta alla Patria, vivo in un paese libero.

Altre canzoni “filogovernative” composte frettolosamente e di dubbia qualità artistica stanno tentando goffamente di arginare l'onda d'urto originata da “Patria y Vida”.

Le due fazioni si stanno affrontando a colpi di note e la cosa sarebbe anche simpatica se non fosse che la situazione si sia fatta veramente delicata: da una parte c'è un popolo stanco, affamato, che ha perso la fiducia e la speranza. Un popolo che si sente tradito e disilluso. Dall'altra parte ci sono gli irriducibili di Fidel ancora saldamente radicati all'esperienza rivoluzionaria degli anni '60.

Il governo cubano sta reagendo in maniera convulsa ed isterica affollando programmi telelevisi e riempiendo pagine intere di giornali nel tentativo di disinnescare la bomba ideologica lanciata da Yotuel, chiaro segnale che le istituzione temono molto il messaggio anti comunista della canzone.

Yotuel, che da tempo vive in Spagna, a coronamento della sua iniziativa, è stato invitato a parlare al Parlamento Europeo come testimone della difficile situazione in cui vivono gli artisti cubani risedienti nell'isola e in questa occasione ha rilasciato dichiarazioni molto forti che però allo stesso tempo  sembrano lasciare aperto uno spiraglio al dialogo:

“Questa canzone non è nè contro il governo nè contro il castrismo” ha sottolineato Romero.

“E' una canzone a favore del popolo. Altre canzoni sono state scritte in passato per lanciare un messaggio critico e a favore di un cambiamento. L'arte ha un linguaggio di non violenza. Un linguaggio di amore e di speranza, di ricerca. Come diceva Bob Marley la musica non ha nemici, la musica è musica, l'arte è arte e l'arte deve essere libera. L'arte non si può radicare in nessun partito, deve essere libera per poter, attraverso la musica, denunciare, reclamare, esigere”.

“Que no siga corriendo la sangre, por querer pensar diferente. Quién le dijo que Cuba es de ustedes si mi Cuba es de toda mi gente”, “Che non continui a scorrere sangue per desiderare di pensare differentemente. Chi ha detto che Cuba è vostra se la mia Cuba è di tutta la mia gente”.

Cosi recita un'altro passo della canzone...

“E' il momento di rivendicare qualcosa di diverso e di migliore che non sia solo la morte: la vita!

E' il momento di dire: perchè non combiniamo entrambe le cose? E' desiderio di ogni cittadino avere una Patria dove poter godere della vita. In Patria e Vita non ci sono differenze. No esiste un io e un tu, ma un tutto capace di creare un grande paese, con le nostre differenze” ha concluso Yotuel.

I governanti di Cuba devono necessariamente ascoltare queste “canzoni” e riflettere sulle richieste di un popolo che già in passato è stato capace di sovvertire un ordine politico che sembrava inamovibile. Lo sanno bene i lider rivoluzionari che proprio su questa forza e su questo coraggio qualche decennio fa poterono contare per destituire il possente regime di Batista. Il cambio deve essere guidato da loro. Ne hanno il tempo e probabilmente anche le capacità. Ma devono ascoltare la voce del popolo che ora sale dai cellulari grazie ai social ma che potrebbe diventare giorno dopo giorno sempre più potente e non controllabile. Non è ancora troppo tardi per agire. Il passaggio da Patria o Muerte a Patria y Vida deve essere interpretato come il prosieguo naturale di un cammino intrapreso più di mezzo secolo fa. Voci diverse e non contrapposte della stessa rivoluzione. Se non si accetta questo  si corre il rischio di scivolare verso una guerra civile che né Cuba né il suo popolo meritano. E neppure noi che tanto l'amiamo ...

Qui di seguito trovate i link del video di Patria Y Vida e quello contenente il testo della canzone con la sua traduzione:

https://cuba.lnk.to/patriayvida

https://gloriagallo.com/testo-traduzione-e-significato-della-canzone-patria-y-vida/

Cara Cuba così non va

21 febbraio 2021

Perchè preoccuparsi dei problemi di un paese lontano quando quelli che affliggono il tuo sono numerosi, duraturi e spesso irrisolti?

Perchè quando ami un popolo, una terra e la sua storia certe sofferenze alla fine diventano un pò anche le tue.

Cuba è sempre li, eternamente in equilibrio sull'orlo di un precipizio, in bilico tra ciò che affascina come la sua storia, la sua cultura, la sua esuberante natura, la musica, i colori, la simpatia della sua gente e quella voragine sociale in cui sembra da un momento all'altro dover precipitare, trascinando con sé non solo le sue case, le sue strade, i suoi ospedali ma anche la speranza rivoluzionaria che l'Isola ha rappresentato per il suo popolo e per intere generazioni in ogni angolo del mondo. Quella di una terra e di un popolo con una precisa identità, coraggiosi e determinati nel conquistarsi la propria indipendenza, non inclini alla subordinazione, rivoluzionari per antonomasia.

Però oggigiorno ciò che anche l'osservatore meno attento puo constatare è che il vero nemico dei cubani non è rappresentato dall'imperialismo yankee con le sue subdole macchinazioni ma sono i cubani stessi fossilizzati in un apparato politico-burocratico che non è più capace di reggere il cambiamento dei tempi e che continua ad asfissiare e umiliare il proprio popolo con una serie infinita di vessazioni.

Cuba è stata bravissima nel fronteggiare la pandemia da Covid 19 facendo leva su tutta la sua esperienza maturata in decenni di lotte contro epidemie terribili come l'ebola o il dengue.

Per comprendere meglio riporto alcuni dati che ci permettono di fare un confronto tra la situazione sanitaria di Cuba e quella della modernissina ed efficiente Svezia: Cuba conta poco più di 11 milioni e fino ad oggi ha registrato circa 260 decessi causati dal coronavirus; la Svezia, che supera di poco i 10 milioni di abitanti, conta già più di dodicimila morti. Una sproporzione abnorme!

Ciò vuol dire che non solo la strategia sanitaria intrapresa dal governo cubano ha retto benissimo l'onda d'urto di questa terribile pandemia ma si è andato oltre visto che oggi nei suoi laboratori si è sviluppato un vaccino contro il Covid-19, il Soberana 02, la cui efficacia è stata testata scientificamente e la cui produzione affrancherebbe l'isola dalla neccesità di approvigionarsi di costose dosi reperibili da Paesi terzi. Cuba in questo è stata brava, anzi bravissima!

Vaccino Cubano contro il Covid
(Il vaccino Soberana - foto web)

Purtoppo la crisi sanitaria mondiale ha ridotto drasticamente la presenza di stranieri a Cuba causando una notevole diminuzione delle entrate in quella che da sempre è considerata la voce più importante nel bilancio statale: il turismo. La crisi economica in cui versa l'Isola è preoccupante e da mesi si registra una carenza di beni di prima necessità come i generi alimentari, i prodotti per l'igiene e i medicinali. Situazione che sta creando un forte disagio nella popolazione. Chi vive all'estero cerca in tutti i modi di aiutare i propri familiari attraverso rimesse di denaro o con l'invio di derrate alimentari e altri beni essenziali.

Scarsa qualità del pane a Cuba
(La scarsa qualità del pane dovuta alla carenza di farina - foto web)

E proprio di questo di cui voglio parlarvi.

Fa rabbia sapere che questo impegno generoso anziché essere agevolato e coordinato da organizzazioni interne in molti casi viene ostacolato o addirittura boicottato generando frustrazione nella popolazione e una crescente tensione sociale. Vi racconto cosa sta accadendo.

Da sempre le rimesse di denaro proveniente dall'estero costituiscono una importante fonte di ricchezza per le casse cubane senza che un reale impulso economico sia in grado di generarla. Soldi che una volta introdotti vengono poi spesi e reinvestiti all'interno dei confini nazionali con un significativo beneficio per tutti; l'invio di beni di prima necessità sopperisce invece alla inadeguatezza di una economia fragile ed arretrata che non è capace di soddisfare la domanda interna. In entrambi i casi si tratta di palliativi utili se non altro ad alleggerire le grandi difficoltà in cui deve districarsi la popolazione cubana.

Vi racconto episodi di cui sono a conoscenza tralasciando di citare particolari che potrebbero complicare ulteriormente l'esistenza di chi risiede sull'Isola.

Ad ottobre del 2020 alcuni amici spediscono dall'Italia dei pacchetti contenenti semplici cose per permettere ai propri cari di passare in serenità le festività natalizie. Questi sono i costi che attualmente bisogna sostenere per inviare i pacchi con uno spedizioniere che opera nel nostro territorio: 11 euro e venticinque centesimi per ogni chilogrammo e mezzo confezionato a cui vanno aggiunti circa quattro euro da pagare in loco per il loro ritiro (gli stipendi medi ammontano a 20 – 30 euro mensili...), per un ammontare di circa 15 euro a pacco di sola spedizione. I pacchi sono stati consegnati dopo mille peripezie solo all'inizio di febbraio e i “fortunati” destinatari hanno potuto ritirare confezioni aperte, danneggiate e ispezionate accuratamente come si trattasse di narcotrafficanti.

Sapete cosa viene spedito? Ecco un elenco: dentifricio, sapone, scatolette di tonno, spaghetti, pomodoro concentrato, rasoi da barba, cioccolata, caffè … si avete letto bene caffè. Dall'Italia si invia caffè a Cuba! Ricordo agli affezionati lettori che Cuba produce caffè e cacao di alta qualità venduti però nelle “tiendas” a prezzi inaccessibili per la maggior parte della popolazione...

pacco inviato a Cuba

Chi può invia anche medicinali e qui è doveroso aprire una parentesi. In campo medico Cuba ha compiuto passi da gigante e l'assistenza sanitaria è universalmente considerata il fiore all'occhiello di tutta l'esperienza rivoluzionaria cubana. Sviluppatasi sin dagli inizi degli anni '60 su impulso del medico e guerrigliero argentino Che Guevara e del suo amico Alberto Granado la sanità a Cuba ha raggiunto standard occidentali e i suoi servizi sono accessibili a tutti. Le Università sfornano centinaia di medici tutti gli anni e, come abbiamo potuto apprezzare anche in Italia, migliaia di loro sono generosamente impegnati in missioni all'estero specialmente nei paesi più poveri del terzo mondo.

La crisi economica non ha risparmiato però neppure questo settore rendendo carenti diversi farmaci essenziali per cui chi non può contare sull'aiuto dei parenti residenti all'estero devi rassegnarsi alle conseguenze della propria malattia. Numerose strutture ospedaliere, specialmente quelle dislocate nelle periferie urbane, sono fatiscenti e versano in situazione di grave degrado. L'embargo commerciale imposto dagli Stati Uniti d'America ha creato gravi difficoltà nell'approvigionamento di farmaci per cui le donazioni sono importantissime ed andrebbero agevolate affinchè possano portare sollievo alle sofferenze della popolazione.

In fine una ultima considerazione. Al loro arrivo in areoporto i cittadini cubani vengono da sempre sottoposti a lunghe e meticolose ispezioni da parte del personale della dogana. Ogni Paese stabilisce in autonomia le proprie regole e le proprie leggi e queste vanno senza dubbio rispettate. Chi le viola incorre in pesanti sanzioni e in diversi casi nella confisca dei beni, così come accade in ogni parte del mondo. L'accanimento sistematico però ferisce e umilia. I social hanno documentato in questi giorni episodi di autentico sciacallaggio denunciando inoltre la vendita che sarebbe avvenuta a prezzi irrisori a dipendenti del Governo delle merci sequestrate durante l'ispezioni doganali: scarpe, vestiti, trucchi, forbicine e altra paccottiglia. Così proprio non va!

La frustrazione porta al disagio, il disagio genera disordine e il disordine spesso sfocia nella violenza sociale, situazione in cui, grazie a Dio, la Cuba post rivoluzionaria non è mai precipitata. Il dissenso però aumenta ed apre le porte a scenari inquietanti che vanno arginati rapidamente prima che sia troppo tardi. Lo si deve al pensiero liberale di Josè Martì, all'utopia del Che e al coraggio e alla abnegazione di migliaia di giovani che hanno offerto la propria vita per la causa rivoluzionaria,

La Rivoluzione non può tradire il suo popolo.

No cara Cuba, così proprio non va.