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Adios Castro. Con Raul finisce un'epoca

21 aprile 2021

Quando agli inizi del 2008 l'allora ottantaduenne Lider Maximo Fidel Castro annunciò di voler lasciare gli incarichi di Presidente della Repubblica e Comandante delle Forze Armate cubane al fratello Raul in pochi pensarono che il più piccolo dei fratelli Castro sarebbe stato in grado di governare a lungo una nazione così complessa come quella ricevuta in eredità dal carismatico Fidel.

Febbraio 2008: Fidel Castro lascia al fratello Raul la guida politica di Cuba
(Febbraio 2008, il passaggio del testimone da Fidel a Raul Castro - foto web)

Invece Raul non solo ha saputo portare a compimento il suo incarico ma è stato altresì capace di lasciare una impronta profonda nel suo percorso politico tutt'altro che insignificante. Sotto la sua presidenza è stata modificata la Costituzione con l'introduzione di importanti novità come l'apertura alla piccola proprietà privata, agli investimenti esteri e persino ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Sono state create le figure del Presidente e vicepresidente della Repubblica e del Primo Ministro che dovrà guidare il Paese con un limite massimo di due mandati quinquennali. Raul ha accolto per ben due volte Papa Francesco, la prima nel settembre del 2015 durante un viaggio apostolico e la seconda nel febbraio del 2016 quando l'Avana fu teatro dello storico incontro che mancava da mille anni tra il Papa della Chiesa Cattolica e Kirill il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia.

 

Obama e Raul Castro marzo 2016
(Obama e Raul, marzo 2016 - foto web)
Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill si incontrano a Cuba
(Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill si incontrano all'Avana - foto web)

Raul è stato protagonista anche della storica visita del Presidente Usa Barak Obama quando il disgelo fra i due paesi sembrava definitivamente una cosa fatta.

Raul ha vissuto, forse solo apparentemente, sempre all'ombra di grandi personalità: il Che Guevara, Camilo Cienfuegos e sopratutto il fratello Fidel con il quale però ha condiviso una intera esistenza talmente ricca di episodi e vicende surreali da sembrare la trama di un romanzo.

Fidel, Raul e Che Guevara
(Fidel, Raul e Che Guevara - foto web)

Figli di Angel Maria Bautista Castro y Argiz un borghese di origine galiziana e di Rina Luz Gonzalez originaria delle Isole Canarie, Raul e Fidel nacquero con altri 5 fratelli a Biran nell'oriente di Cuba, nella attuale provincia di Holguin. Sin da giovani presero parte a diversi movimenti studenteschi universitari di sinistra che si opponevano ai regimi di Machado, Batista e Grau. In diverse occasioni dovettero fare i conti con la violenta repressione riuscendo sempre a salvare la pelle in circostanze rocambolesche.Dopo essersi laureto in legge all'Università dell'Avana, Fidel decise di candidarsi alle elezioni del giugno 1952 nelle fila del Partito Ortodosso, formazione politica di ispirazione nazionalista e riformista. Non ricevette però il sostegno degli anziani ortodossi che lo consideravano troppo radicale; Fidel venne candidato invece alla Camera dei Rappresentant (il Parlamento) dai membri del partito nei distretti più poveri de L'Avana riscuotendo un notevole successo personale ma nel marzo del 1952 un colpo di stato di Fulgencio Batista impose una dittatura di destra cancellando le previste elezioni e inasprendo la repressione contro i movimenti studenteschi e i sindacati. Fu in questa fase che Fidel, probabilmente con l'appoggio del fratello Raul, maturò la convinzione che la condotta non violenta del Partito Ortodosso non fosse più sufficiente a fronteggiare il duro regime imposto da Batista. Decise così di passare alla resistenza armata e obiettivo primario divenne la conquista della Caserma Moncada a Santiago e di tutto il suo arsenale necessario per armare il nascente esercito ribelle. L'assalto si organizzò per il 26 luglio del 1953 ma fu un totale fallimento militare. A causa della inesperienza e della forte inferiorità numerica molti degli assalitori furono uccisi in combattimento e quelli che vennero catturati furono torturati selvaggiamente e giustiziati poche ore dopo. I fratelli Castro riuscirono a mettersi in salvo per essere poi catturati qualche giorno dopo. Ma ecco il primo colpo di scena. Quando Fidel fu arrestato venne organizzata una sorta di conferenza stampa alla presenza di diversi giornalisti. Castro fu mostrato vivo ai giornalisti e fotografato e questo gli consentì di salvarsi la vita e di essere sottoposto a regolare processo. Fidel fu condannato a 15 anni di prigione. Pochi mesi dopo, nel 1954, in un paese schiacciato dalle leggi marziali, furono indette delle elezioni politiche alle quali per paura e minacce subite non partecipò nessun partito politico se non quello di Batista che ovviamente fu eletto ma che da li a pochi mesi avrebbe compiuto l'ennesimo suicidio politico. Spinto dal crescente dissenso interno e per imbonirsi gran parte della popolazione a lui ostile il 15 maggio del 1955 concesse una amnistia a Fidel Castro e ai pochi superstiti del Moncada. Dopo poco Fidel insieme a Raul fuggirono in Messico dove ricompattarono il Movimento, che da ora in poi si chiamerà Movimento 26 Luglio, mentre cellule dello stesso rimanevano operative in clandestinità in territorio cubano. Fu proprio in quei giorni messicani che Fidel e Raul conobbero un giovane medico argentino, Ernesto Guevara, che si sarebbe unito a loro nella lotta armata contro Batista. I mesi successivi saranno caotici e intensi e la sfida dei Castro contro la morte vivrà i suoi momenti più significativi.

Il 25 di novembre del 1956 salpa dal porto messicano di Tuxpan un vecchio yacht americano dal nome familiare di Granma (dall'inglese grandmother, nonna) acquistato da Fidel e costruito per trasportare una ventina di passeggeri. Su quella imbarcazione salirono in 82 compresi Fidel e Raul, Guevara e l'italiano Gino Donè, il più anziano di tutti, un ex partigiano da tempo residente a Cuba arruolato con il grado di tenente del plotone di Raul. Dopo un viaggio disastroso l'arrivo a Cuba il due di dicembre del '56 presso Alegria de Pio nella parte orientale dell'isola proprio ai piedi dell'imponente massiccio della Sierra Maestra dove, forse a causa di un tradimento, furono accolti da un intenso bombardamento navale. I sopravissuti si ritrovarono feriti e decimati sulla Sierra. Erano rimasti solo in 19 e tra questi Fidel e Raul che ancora una volta si erano presi gioco della morte. Donà, anch'egli sopravvissuto al disgraziato sbarco si recò a Trinidad dove viveva da anni e si dedicò all'organizzazione logistica interna del Movimento 26 Luglio mentre sulle pendici della Sierra quello sparuto nucleo di combattenti tra cui i fratelli Castro, Guevara e Cienfuegos organizzò in poco tempo l'esercito Rebelde che sarà capace attraverso la guerra di guerriglia e all'appoggio di gran parte del popolo di sconfiggere il poderoso esercito di Batista che godeva del sostegno della Cia e della mafia italoamericana. La conquista di Santa Clara da parte di Guevara ormai diventato “el Che", la fuga di Batista nella notte del 31 dicembre del 1958 e l'ingresso trionfante di Fidel, Raul e Cienfuegos all'Avana l'8 gennaio del 1959 sancirono la vittoria dei barbudos e l'avvento al potere dei Castro, prima con Fidel e poi con Raul, durato fino ai giorni nostri.

Pochi anni dopo, tra il 17 e il 19 aprile del 1961, gli Stati Uniti d'America del neo eletto predidente John F.Kennedy finanziarono un progetto della Cia che prevedeva l'invasione dell'Isola per destituire il governo dei Castro. Circa 1400 esuli cubani furono addestrati dalla Cia per invadere l'Isola: tra questi si contavano 110 latifondisti, 24 grandi proprietari terrieri, 67 proprietari di immobili, 112 grandi commercianti, 194 ex militari e poliziotti batistiani coinvolti in crimini contro la popolazione, 179 benestanti della borghesia, 55 magnati dell'industria, 112 sottoproletari, 236 lavoratori a tempo indeterminato, 82 dirigenti, 200 membri di club aristocratici, 82 soldati statunitensi e circa 240 studenti universitari (fonte Wikipedia).

La “Brigata 2506” sbarcò all'una di notte del 17 aprile presso la località conosciuta come Baia dei Porci (Bahia de cochinos in spagnolo) o Playa Giron portando sulla terra 1430 uomini, mezzi e carri armati. Ma l'esercito rivoluzionario, sicuramente informato dal controspionaggio sovietico (KGB) non si fece trovare impreparato e in pochi giorni il tentativo di invasione si trasformò in uno dei più grandi insuccessi militari statunitensi.

Fra il 17 e il 20 aprile dieci piloti delle FAR cubane effettuarono settanta missioni, abbattendo nove bombardieri B-26 americani su sedici impiegati, affondando due navi da 5.000 tonnellate su sei impiegate e inoltre una nave comunicazioni, tre lance da sbarco d'equipaggiamento e cinque lance da sbarco truppa.

“L'operazione Zapata”, nonostante i combattenti sbarcati avessero ricevuto un approfondito addestramento militare americano, un rilevante supporto logistico fu un clamoroso insuccesso. I combattenti anticastristi ebbero circa 104 morti, mentre l'esercito cubano ebbe 157 morti. 26 combattenti anticastristi riuscirono a ritirarsi e furono tratti in salvo sul sommergibile americano in condizioni pietose, essendo rimasti 5 giorni senza cibo e senza acqua. Ci furono anche molti morti tra i civili a causa dei violenti bombardamenti.

Circa 1.113 controrivoluzionari si arresero, furono arrestati, imprigionati e processati; furono trattati umanamente e venti mesi dopo, il 21 dicembre 1962, furono rilasciati in cambio di 53 milioni di dollari in alimenti per bambini e farmaci. Solo due di loro, che erano stati condannati in precedenza a Cuba per omicidio, furono trattenuti e condannati a trent'anni di prigione (fonte Wikipedia).

aprile 1961 il fallimento dell'Invasione alla Baia dei Porci
(Baia dei Porci, aprile 1961 - foto web)

I fratelli Castro ancora una volta avevano avuto la meglio sul destino. Dopo la crisi dei missili dell'Ottobre del 1962 dove il mondo intero rischiò una distruttiva guerra nucleare si dice che Fidel Castro sia sopravvissuto ad un migliaio di attentati e che anche il fratello Raul sia arrivato ai giorni nostri facendosi scudo con una impenetrabile buona sorte, circostanze che hanno contribuito a fortificare il mito dei fratelli Castro e ad aumentare la frustrazione dei loro nemici.

Raul incontra Papa Francesco all'Avana. Settembre 2015
(Papa Francesco e Raul Castro all'Avana - foto web)

Fidel muore all'Avana a 90 anni il 25 novembre del 2016 sconfitto solo dall'età e da una lunga malattia. Il fratello Raul lascia (forse) definitivamente la scena politica nel 2021 anche lui al raggiungimento dei 90 anni di età. Chi pronosticava il prosieguo della saga dei Castro al governo di Cuba è rimasto per il momento deluso. Il fratello maggiore Ramon tra i fondatori del Partito comunista cubano mori nel 2016 anch'egli novantenne. I figli di Fidel (numerosissimi legittimi e non) sembrano per il momento più attratti dalla via della mondaneità che da quella più insinuosa che conduce ai labirinti politici. Il primogenito di Fidel, Fidelito un noto fisico nucleare, è morto suicida a 68 anni nel 2018. Il primogenito di Raul, Alejandro, è invece il capo delle forze di sicurezza cubane e per il momento sembra tagliato fuori dalla guida del Paese mentre la sorella Mariela è presidentessa del Centro Nazionale di Educazione Sessuale e da tempo si batte a favore dei diritti degli omosessuali e transessuali di Cuba per molti anni oggetto di una politica repressiva e denigratoria da parte del governo rivoluzionario.

Raul Castro lascia a Diaz Canel la guida del PCC, 19 aprile del 2021
(19 aprile 2021, Raul lascia la guida del PCC a Diaz Canel - foto web)

Le redini sono passate in mano al sessantenne Miguel Diaz-Canel già Presidente di Cuba da ottobre del 2019 ed ora anche leader del PCC. Diaz è un veterano della politica nonostante la giovane età ed ha già rivestito ruoli importanti come quello di Ministro dell'Istruzione Superiore. Soprannominato Diaz y noche (giorno e notte) per la sua instancabile attività è noto per aver promosso in passato il movimento rock a Cuba con la creazione del centro di El Mehunche sfidando la storica avversione del regime verso questo tipo di musica e per aver sostenuto i diritti della comunità LGBT.

L'eredità lasciata dai Castro è pesante ed ingombrante in un contesto storico, sociale e politico poco favorevole al nuovo presidente. Il dissenso interno cresce così come la repressione nei confronti di chi protesta. Il Movimento San Isidro rappresenta in questo momento la punta dell'iceberg di un malcontento diffuso. Intellettuali ed artisti ma anche gente comune chiede un cambio di rotta immediato. La situazione economica è grave, forse ancora peggio di quella vissuta nell'Isola ai primi anni novanta quando venne introdotto il Periodo Especial che portò a forti restrizioni e causò una ulteriore diaspora nel popolo cubano.

Conosco l'Isola da quegli anni e l'idea che mi sono fatto è quella di un posto unico al mondo e non soltanto per i suoi paesaggi e per la sua gente. Cuba è stata un faro per intere generazioni ed è un punto di riferimento per tutti i paesi del terzo e quarto mondo. E' stata capace di sfidare a più riprese il gigante nord americano con alterni risultati  pagando il prezzo altissimo di un embargo che dura da 60 anni. Ha tanti amici quanti nemici. Attira i sogni da ogni angolo del mondo ma molti cubani sono dovuti fuggire da quell' isola amata disperatamente ma che non garantiva nessuna speranza per il futuro. Cuba è un gigantesco parco della biosfera ma non esiste ancora una legge contro il maltrattamenti degli animali. Sono state recuperate con ingegno e sforzi economici le bellezze architettoniche del passato mentre le più recenti costruzioni si sbriciolano sotto gli occhi dei tanti visitatori. Il clima produce frutta tra la più apprezzata del mondo e il mare è ricco di pesce ma non esiste una industria agroalimentare all'altezza dei suoi prodotti. Scarseggiano gli allevamenti e la promessa fatta da Raul di garantire un bicchiere di latte quotidiano a tutti i cubani è lontanissima da essere realizzata. I cubani hanno vissuto per decenni non in una prigione dorata come qualcuno afferma ma in una prigione ovattata. Quando i russi erano presenti sull'isola ai cubani non mancava quasi nulla. Tutto arrivava gratis in cambio della presenza militare sull'isola, dal cibo agli elettrodomestici, dai tecnici specializzati alle infrastrutture. E questo ha causato più danni dello stesso embargo economico degli Stati Uniti. Tra una crisi e un'altra i cubani hanno vissuto in una sorta di limbo fuori dal mondo. Tutto costava poco, gli affitti, i prezzi dell'energia, i consumi in generale, l'assistenza sanitaria, l'istruzione, lo sport. Lavorare o non lavorare era la stessa cosa. Un piatto da mangiare si trovava sempre. I salari seppur bassi garantivano a tutti una esistenza dignitosa se paragonata ad altri paesi del cosiddetto terzo mondo. Poi il crollo del blocco sovietico e i primi passi necessari e incerti verso una economia più aperta alla libera iniziativa hanno scoperto i nervi di una struttura economica e politica fragile e ossidata su arcaiche convinzioni. Molti sono rimasti cosi tagliati fuori dal gioco e la società si è inevitabilmente spaccata in due. Cuba vive ancora oggi sulle rimesse di denaro e merci provenienti dall'estero (spesso osteggiate …) e sugli introiti derivanti dal turismo fortemente penalizzato negli ultimi tempi a causa della pandemia da Coronavirus. C'è veramente tanto da fare e la colpa non può essere da imputare solo all'embargo che pure è una prassi feroce che andrebbe eliminata. Cuba deve voltare pagina. La Revolucion ha avuto un senso 60 anni fa, ora deve inseguire altri percorsi per non vanificare tutto ciò che di buono è stato realizzato in passato. Lo si deve ai cubani di allora che hanno sacrificato la loro gioventù per un ideale di libertà e giustizia e lo si deve a quelli di oggi che hanno il diritto di vivere in prosperità nel proprio paese.

Patria o Muerte o Patria y Vida. Cuba sull'orlo dell'abisso

21 Marzo 2021

Patria o Muerte vs Patria y Vida …

Sembrano solo due slogan invece queste semplici tre parole Patria, Morte e Vita testimoniano tutta la complicata situazione sociale e politica che sta vivendo Cuba. Un popolo pericolosamente in conflitto che vede contrapposti in una lacerante contesa i sostenitori della Revolucion con i suoi dictat e la sua organizzazione ormai obsoleta e coloro che spingono per un cambiamento radicale da realizzarsi attraverso aperture democratiche, la libertà di opinione e la libera iniziativa imprenditoriale, tutti elementi necessari per dare impulso ad una società ed ad una economia sempre più in difficoltà.

Sembrano solo slogan ma non è così.

Facciamo un passo in dietro per capire meglio di cosa stiamo parlando. La frase “Patria o Muerte” fu ufficialmente pronunciata nel corso di un lungo ed accorato discorso tenuto da Fidel Castro all'Avana il 4 marzo del 1960 in occasione della cerimonia funebre a suffragio delle vittime dell'esplosione della nave francese La Coubre che causò centinaia di morti. La nave era salpata dal Belgio ed era arrivata al porto dell'Avana con un carico imponente di esplosivo. Ad una prima esplosione, causata da un incidente o forse da un sabotaggio, ne seguì un'altra ancora più violenta che spazzò via in pochi istanti anche la vita di molti soccorritori accorsi sul luogo dell'incidente. Castro accusò esplicitamente gli Stati Uniti di essere il mandante di quell'attentato. In quella giornata di lutto il fotografo Korda attraverso i suoi scatti immortalò Che Guevara in quella che è diventata una delle immagini più famose del XX secolo: Guevara con i capelli lunghi mossi dal vento, il basco calato sulla testa e lo sguardo fisso verso un orrizonte carico di dolore e di incognite.

Che Guevara nella famosa foto di Korda
(Che Guevara ritratto dal fotografo Korda - foto web)

Successivamente fu lo stesso Che Guevara a pronunciare la parole “Patria o Muerte” in un epico discorso tenuto difronte alla platea dell'ONU l'11 dicembre del 1964 e poi ancora, meno di un anno dopo, era infatti il 3 di ottobre del 1965 toccò a Fidel leggere dal Teatro Chaplin dell'Avana a tutto il popolo cubano la struggente lettera del Che che annunciando di voler continuare la rivoluzione socialista in altre terre che richiedevano la sua presenza si accomiatava da Cuba al grido di “Patria o Muerte! Venceremos!”

Patria o Muerte il grido rivoluzionario di Fidel Castro
(foto web)

Sollecitato da quella consegna “Patria o Muerte” tutto un popolo si era radunato e stretto attorno ai suoi leader carismatici nella tenace difesa dei valori e delle conquiste della sua giovane rivoluzione.

Sono trascorsi 60 anni da quelle stoiche giornate ma non tutto è andato come doveva andare. Il regime attualmente è più impegnato a fronteggiare il dissenso interno che nel difendersi da possibili invasioni straniere.

(gli slogan rivoluzionari capeggiano ancora all'Avana
(Franco "Mambo Tango" all'Avana)

Il 16 febbraio del 2021 è una data che sta segnando lo spartiacque tra il prima e il dopo. Un gruppo di musicisti diretti da Yotuel Romero, ex componente del gruppo degli Orishas affermatosi in tutto il mondo, e composto inoltre dai Gente de Zona, da Descemer Bueno e da due rapper residenti nell’isola, Maykel Osorbo e El Funky ha coniato un nuovo slogan “Patria o Vida!” lanciato attraverso una canzone ed un video che in poche giorni ha superato i quattro milioni di visualizzazioni.

Patria Y Vida l'inno del dissenso cubano
(Patria y Vida l'inno del dissenso cubano - foto web)

Il testo è un esplicito atto di accusa contro un regime che, secondo Yotuel, ha tradito negli anni non solo gli ideali di Josè Martì e di Che Guevara ma anche la dignità e il desiderio di libertà espresso da intere generazioni che avevano riposto grandi speranze nella rivoluzione castrista.

La canzone si è ispirata all'attivita del 27N e del Movimiento San Isidro costituito da un gruppo di artisti cubani venuto alla ribalta nel 2020 in seguito ad uno sciopero della fame organizzato dopo l'arresto di un loro esponente di spicco, il musicista Denis Solís da tempo impegnato a favore della libertà di espressione e di pensiero di tutti gli artisti cubani.

Yotuel in una intervista rilasciata da Madrid alla CNN ha dichiarato che con “Patria y Vida” ha voluto portare il suo apporto a questa lotta civile con un messaggio di luce e speranza perchè le due parole Patria e Vita possano finalmente convivere.

“No más mentiras, mi pueblo pide libertad, no más doctrinas . Ya no gritemos Patria y Muerte sino Patria y Vida”, recita il tema della canzone.

“Non più bugie, il mio popolo chiede libertà, non più dottrine. Non gridiamo più Patria o Morte ma Patria e Vita!”

La canzone nonostante fallimentari tentativi di censura da parte del governo è stata scaricata in poche ore migliaia di volte anche sull'Isola. Sono comparse dappertutto scritte sui muri con le parole Patria y Vida e diversi cittadini si sono riversati per strada gridando lo slogan. Anche dalle case riecheggiano sempre più diffusamente le note della canzone. In risposta ci sono stati numerosi arresti e violenti atti di ripudio con le case dei dissidenti saccheggiate e prese di mira dalle forze conservatrici: gente comune e polizia. La società civile si è pericolosamente spaccata in due.

Patria y Vida piccona il socialismo cubano
(foto web)

Allo stesso modo si è fatto vivo anche il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel che in risposta alla canzone di Yotuel ha rilanciato con un twitt il tema di quella composta da Silvio Rodríguez  “Pequeña serenata diurna” che così recita: “Así se canta a la Patria, Vivo en un país libre”, così si canta alla Patria, vivo in un paese libero.

Altre canzoni “filogovernative” composte frettolosamente e di dubbia qualità artistica stanno tentando goffamente di arginare l'onda d'urto originata da “Patria y Vida”.

Le due fazioni si stanno affrontando a colpi di note e la cosa sarebbe anche simpatica se non fosse che la situazione si sia fatta veramente delicata: da una parte c'è un popolo stanco, affamato, che ha perso la fiducia e la speranza. Un popolo che si sente tradito e disilluso. Dall'altra parte ci sono gli irriducibili di Fidel ancora saldamente radicati all'esperienza rivoluzionaria degli anni '60.

Il governo cubano sta reagendo in maniera convulsa ed isterica affollando programmi telelevisi e riempiendo pagine intere di giornali nel tentativo di disinnescare la bomba ideologica lanciata da Yotuel, chiaro segnale che le istituzione temono molto il messaggio anti comunista della canzone.

Yotuel, che da tempo vive in Spagna, a coronamento della sua iniziativa, è stato invitato a parlare al Parlamento Europeo come testimone della difficile situazione in cui vivono gli artisti cubani risedienti nell'isola e in questa occasione ha rilasciato dichiarazioni molto forti che però allo stesso tempo  sembrano lasciare aperto uno spiraglio al dialogo:

“Questa canzone non è nè contro il governo nè contro il castrismo” ha sottolineato Romero.

“E' una canzone a favore del popolo. Altre canzoni sono state scritte in passato per lanciare un messaggio critico e a favore di un cambiamento. L'arte ha un linguaggio di non violenza. Un linguaggio di amore e di speranza, di ricerca. Come diceva Bob Marley la musica non ha nemici, la musica è musica, l'arte è arte e l'arte deve essere libera. L'arte non si può radicare in nessun partito, deve essere libera per poter, attraverso la musica, denunciare, reclamare, esigere”.

“Que no siga corriendo la sangre, por querer pensar diferente. Quién le dijo que Cuba es de ustedes si mi Cuba es de toda mi gente”, “Che non continui a scorrere sangue per desiderare di pensare differentemente. Chi ha detto che Cuba è vostra se la mia Cuba è di tutta la mia gente”.

Cosi recita un'altro passo della canzone...

“E' il momento di rivendicare qualcosa di diverso e di migliore che non sia solo la morte: la vita!

E' il momento di dire: perchè non combiniamo entrambe le cose? E' desiderio di ogni cittadino avere una Patria dove poter godere della vita. In Patria e Vita non ci sono differenze. No esiste un io e un tu, ma un tutto capace di creare un grande paese, con le nostre differenze” ha concluso Yotuel.

I governanti di Cuba devono necessariamente ascoltare queste “canzoni” e riflettere sulle richieste di un popolo che già in passato è stato capace di sovvertire un ordine politico che sembrava inamovibile. Lo sanno bene i lider rivoluzionari che proprio su questa forza e su questo coraggio qualche decennio fa poterono contare per destituire il possente regime di Batista. Il cambio deve essere guidato da loro. Ne hanno il tempo e probabilmente anche le capacità. Ma devono ascoltare la voce del popolo che ora sale dai cellulari grazie ai social ma che potrebbe diventare giorno dopo giorno sempre più potente e non controllabile. Non è ancora troppo tardi per agire. Il passaggio da Patria o Muerte a Patria y Vida deve essere interpretato come il prosieguo naturale di un cammino intrapreso più di mezzo secolo fa. Voci diverse e non contrapposte della stessa rivoluzione. Se non si accetta questo  si corre il rischio di scivolare verso una guerra civile che né Cuba né il suo popolo meritano. E neppure noi che tanto l'amiamo ...

Qui di seguito trovate i link del video di Patria Y Vida e quello contenente il testo della canzone con la sua traduzione:

https://cuba.lnk.to/patriayvida

https://gloriagallo.com/testo-traduzione-e-significato-della-canzone-patria-y-vida/

Cara Cuba così non va

21 febbraio 2021

Perchè preoccuparsi dei problemi di un paese lontano quando quelli che affliggono il tuo sono numerosi, duraturi e spesso irrisolti?

Perchè quando ami un popolo, una terra e la sua storia certe sofferenze alla fine diventano un pò anche le tue.

Cuba è sempre li, eternamente in equilibrio sull'orlo di un precipizio, in bilico tra ciò che affascina come la sua storia, la sua cultura, la sua esuberante natura, la musica, i colori, la simpatia della sua gente e quella voragine sociale in cui sembra da un momento all'altro dover precipitare, trascinando con sé non solo le sue case, le sue strade, i suoi ospedali ma anche la speranza rivoluzionaria che l'Isola ha rappresentato per il suo popolo e per intere generazioni in ogni angolo del mondo. Quella di una terra e di un popolo con una precisa identità, coraggiosi e determinati nel conquistarsi la propria indipendenza, non inclini alla subordinazione, rivoluzionari per antonomasia.

Però oggigiorno ciò che anche l'osservatore meno attento puo constatare è che il vero nemico dei cubani non è rappresentato dall'imperialismo yankee con le sue subdole macchinazioni ma sono i cubani stessi fossilizzati in un apparato politico-burocratico che non è più capace di reggere il cambiamento dei tempi e che continua ad asfissiare e umiliare il proprio popolo con una serie infinita di vessazioni.

Cuba è stata bravissima nel fronteggiare la pandemia da Covid 19 facendo leva su tutta la sua esperienza maturata in decenni di lotte contro epidemie terribili come l'ebola o il dengue.

Per comprendere meglio riporto alcuni dati che ci permettono di fare un confronto tra la situazione sanitaria di Cuba e quella della modernissina ed efficiente Svezia: Cuba conta poco più di 11 milioni e fino ad oggi ha registrato circa 260 decessi causati dal coronavirus; la Svezia, che supera di poco i 10 milioni di abitanti, conta già più di dodicimila morti. Una sproporzione abnorme!

Ciò vuol dire che non solo la strategia sanitaria intrapresa dal governo cubano ha retto benissimo l'onda d'urto di questa terribile pandemia ma si è andato oltre visto che oggi nei suoi laboratori si è sviluppato un vaccino contro il Covid-19, il Soberana 02, la cui efficacia è stata testata scientificamente e la cui produzione affrancherebbe l'isola dalla neccesità di approvigionarsi di costose dosi reperibili da Paesi terzi. Cuba in questo è stata brava, anzi bravissima!

Vaccino Cubano contro il Covid
(Il vaccino Soberana - foto web)

Purtoppo la crisi sanitaria mondiale ha ridotto drasticamente la presenza di stranieri a Cuba causando una notevole diminuzione delle entrate in quella che da sempre è considerata la voce più importante nel bilancio statale: il turismo. La crisi economica in cui versa l'Isola è preoccupante e da mesi si registra una carenza di beni di prima necessità come i generi alimentari, i prodotti per l'igiene e i medicinali. Situazione che sta creando un forte disagio nella popolazione. Chi vive all'estero cerca in tutti i modi di aiutare i propri familiari attraverso rimesse di denaro o con l'invio di derrate alimentari e altri beni essenziali.

Scarsa qualità del pane a Cuba
(La scarsa qualità del pane dovuta alla carenza di farina - foto web)

E proprio di questo di cui voglio parlarvi.

Fa rabbia sapere che questo impegno generoso anziché essere agevolato e coordinato da organizzazioni interne in molti casi viene ostacolato o addirittura boicottato generando frustrazione nella popolazione e una crescente tensione sociale. Vi racconto cosa sta accadendo.

Da sempre le rimesse di denaro proveniente dall'estero costituiscono una importante fonte di ricchezza per le casse cubane senza che un reale impulso economico sia in grado di generarla. Soldi che una volta introdotti vengono poi spesi e reinvestiti all'interno dei confini nazionali con un significativo beneficio per tutti; l'invio di beni di prima necessità sopperisce invece alla inadeguatezza di una economia fragile ed arretrata che non è capace di soddisfare la domanda interna. In entrambi i casi si tratta di palliativi utili se non altro ad alleggerire le grandi difficoltà in cui deve districarsi la popolazione cubana.

Vi racconto episodi di cui sono a conoscenza tralasciando di citare particolari che potrebbero complicare ulteriormente l'esistenza di chi risiede sull'Isola.

Ad ottobre del 2020 alcuni amici spediscono dall'Italia dei pacchetti contenenti semplici cose per permettere ai propri cari di passare in serenità le festività natalizie. Questi sono i costi che attualmente bisogna sostenere per inviare i pacchi con uno spedizioniere che opera nel nostro territorio: 11 euro e venticinque centesimi per ogni chilogrammo e mezzo confezionato a cui vanno aggiunti circa quattro euro da pagare in loco per il loro ritiro (gli stipendi medi ammontano a 20 – 30 euro mensili...), per un ammontare di circa 15 euro a pacco di sola spedizione. I pacchi sono stati consegnati dopo mille peripezie solo all'inizio di febbraio e i “fortunati” destinatari hanno potuto ritirare confezioni aperte, danneggiate e ispezionate accuratamente come si trattasse di narcotrafficanti.

Sapete cosa viene spedito? Ecco un elenco: dentifricio, sapone, scatolette di tonno, spaghetti, pomodoro concentrato, rasoi da barba, cioccolata, caffè … si avete letto bene caffè. Dall'Italia si invia caffè a Cuba! Ricordo agli affezionati lettori che Cuba produce caffè e cacao di alta qualità venduti però nelle “tiendas” a prezzi inaccessibili per la maggior parte della popolazione...

pacco inviato a Cuba

Chi può invia anche medicinali e qui è doveroso aprire una parentesi. In campo medico Cuba ha compiuto passi da gigante e l'assistenza sanitaria è universalmente considerata il fiore all'occhiello di tutta l'esperienza rivoluzionaria cubana. Sviluppatasi sin dagli inizi degli anni '60 su impulso del medico e guerrigliero argentino Che Guevara e del suo amico Alberto Granado la sanità a Cuba ha raggiunto standard occidentali e i suoi servizi sono accessibili a tutti. Le Università sfornano centinaia di medici tutti gli anni e, come abbiamo potuto apprezzare anche in Italia, migliaia di loro sono generosamente impegnati in missioni all'estero specialmente nei paesi più poveri del terzo mondo.

La crisi economica non ha risparmiato però neppure questo settore rendendo carenti diversi farmaci essenziali per cui chi non può contare sull'aiuto dei parenti residenti all'estero devi rassegnarsi alle conseguenze della propria malattia. Numerose strutture ospedaliere, specialmente quelle dislocate nelle periferie urbane, sono fatiscenti e versano in situazione di grave degrado. L'embargo commerciale imposto dagli Stati Uniti d'America ha creato gravi difficoltà nell'approvigionamento di farmaci per cui le donazioni sono importantissime ed andrebbero agevolate affinchè possano portare sollievo alle sofferenze della popolazione.

In fine una ultima considerazione. Al loro arrivo in areoporto i cittadini cubani vengono da sempre sottoposti a lunghe e meticolose ispezioni da parte del personale della dogana. Ogni Paese stabilisce in autonomia le proprie regole e le proprie leggi e queste vanno senza dubbio rispettate. Chi le viola incorre in pesanti sanzioni e in diversi casi nella confisca dei beni, così come accade in ogni parte del mondo. L'accanimento sistematico però ferisce e umilia. I social hanno documentato in questi giorni episodi di autentico sciacallaggio denunciando inoltre la vendita che sarebbe avvenuta a prezzi irrisori a dipendenti del Governo delle merci sequestrate durante l'ispezioni doganali: scarpe, vestiti, trucchi, forbicine e altra paccottiglia. Così proprio non va!

La frustrazione porta al disagio, il disagio genera disordine e il disordine spesso sfocia nella violenza sociale, situazione in cui, grazie a Dio, la Cuba post rivoluzionaria non è mai precipitata. Il dissenso però aumenta ed apre le porte a scenari inquietanti che vanno arginati rapidamente prima che sia troppo tardi. Lo si deve al pensiero liberale di Josè Martì, all'utopia del Che e al coraggio e alla abnegazione di migliaia di giovani che hanno offerto la propria vita per la causa rivoluzionaria,

La Rivoluzione non può tradire il suo popolo.

No cara Cuba, così proprio non va.

La vita ti prende, tu non la prendi. Non puoi sapere dove ti porterà

24 gennaio 2021

Il regista e sceneggiatore cubano Juan Carlos Tabio si è spento all'Avana all'età di 77 anni.

Juan Carlos Tabio
(Juan Carlos Tabio - foto web)

Lo ha comunicato in una nota l'Istituto cubano di arte e industria cinematografica:                         

"L'Icaic si rammarica della morte del regista, che ha vinto il Premio nazionale del Cinema del 2014 e il cui lavoro fa parte della storia trascendente del cinema cubano come riflesso dell'identità di una nazione".

Il regista e sceneggiatore è considerato una figura di primo piano del cinema cubano ed è stato autore di lavori riconosciuti a livello internazionale tra cui ricordiamo il sorprendente "Fragole e cioccolato" realizzato nel 1994 e diretto insieme a Tomas Gutierrez Alea, pellicola che fu premiata con l'Orso d'argento a Berlino e fu candidato all'Oscar come miglior film straniero.

Fresa y Chocolate
(foto web)

Il film integralmente girato all'Avana sfidò un vero e proprio tabù poiché trattò con coraggio e lungimiranza una questione ancora oggi non del tutto risolta sull'isola caraibica: quella della omosessualità. Ambientato verso la fine degli anni settanta, l'intera vicenda si snoda attraverso la controversa amicizia tra Diego un intellettuale gay, e David un giovane comunista formato e radicato sui capisaldi della rivoluzione di Castro non proprio "benevola e tollerante" dei confronti degli omosessuali.

Fresa e Chocolate 1994
("Fragola e Cioccolato" - foto web)

Nel 1995 Tabio presenta al mondo un'altra sua opera ironica e surreale “Guantanamera” co-diretta sempre Tomas Gutierrez Alea e che sarà presentata in concorso alla 52ma Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Ho visto un'altro film memorabile di Tabio, “Lista de Espera”, “Lista d'attesa” in italiano, prodotto nel 2000 e presentato al Festival di Cannes. Una attesa alla fermata del bus che si fa esperienza onirica. Un sogno che trasforma la dura resistenza alle lunghe attese a cui sono abituati i cubani in un vivace e allegro microcosmo. Una narrazione capace di sdrammatizzare con pennellate di genialità una realtà tra le più pesanti tra quelle che affliggono da decenni l'Isola.

Lista de Espera, fil cubano del 2000
(Lista d'attesa, film cubano del 2000 - foto web)

Umorista critico, ha usato tutta la auto ironia tipicamente cubana per sviscerare le contraddizioni della sua società. Lo ha fatto con trasporto emotivo spingendo lo spettatore, tra una risata e l'altra, ad entrare nelle sue storie e a renderlo partecipe di un cambiamento necessario.

L'ultima sua opera importante è stata “7 Dias en la Habana” del 2012, un film collettivo che racconta una settimana all'Avana e in cui ogni giornata è raccontata da un regista diverso. Oltre al nostro Tabio hanno partecipato alla sua realizzazione artisti di fama inernazionale come Benicio del Toro e Julio Medem.

Il presidente Miguel Díaz-Canel ha salutato con queste parole uno dei figli più ammirati di Cuba: “Un commosso addio a uno degli elementi imprescindibili del cinema cubano. La sua opera, autentico ritratto di Cuba, è anche il ricordo acuto di un'epoca. Condoglianze a familiari, amici e colleghi del cinema”.

“La vita ti prende, tu non la prendi. Non puoi sapere dove ti porterà” (J.C. Tabio, L'Avana, 3 settembre 1943-18 gennaio 2021).

A-Dios Juan Carlos, grazie per averci fatto sorridere e riflettere.

Tra falsi sciamani e sciacalli veri

17 gennaio 2021

L'anno nuovo è iniziato in tono dimesso, a luci spente, senza musica e senza botti.

La pandemia ci ha costretto a trascorrere in casa lunghe ore di attesa e di solitudine. Ci ha privato della gioia di un abbraccio e della condivisione della festa. Abbiamo osservato malinconicamente strade e piazze vuote in ogni angolo del mondo sognando il giorno in cui questo incubo sarà solo un triste ricordo.

La televisione in molti casi ci ha fatto compagnia e così tutti noi abbiamo assistito alle immagini che ci giungevano dagli States dove il 6 gennaio migliaia di persone accalcate si sono riversate per le strade di Washington non per scambiarsi un augurio ma per sfidarsi a colpi di slogan e bastonate. L'esplosione di violenza alla Capitol Hill e la sceneggiata dello sciamano con le corna sono entrate nelle nostre case lasciandoci attoniti. Molti di noi si sono domandati come sia stato possibile che la superpotenza militare statunitense che ancora soffre per le ferite dell'attentato alle Torri Gemelle del 2001 e in piena guerra contro la pandemia e il terrorismo islamico abbia permesso che la manifestazione organizzata dai delusi sostenitori di Trump potesse degenerare in quel modo fino a spingersi nelle viscere della Casa Bianca per saccheggiarla e deturparla, il tutto ovviamente in diretta social. Quale sia stata la regia occulta dietro a questo sconcertante show probabilmente non lo sapremo mai. Resta il clamore suscitato dai fatti, le polemiche, le vittime e i forti dubbi sorti sulla intera vicenda.

Sciamano Angeli
(Lo "sciamano" Angeli - foto web)

Faccio una breve riflessione sulle connessioni da sempre esistenti tra le elezioni presidenziali americane e i difficili rapporti diplomatici tra Usa e Cuba.

Probabilmente molti si ricorderanno delle straordinarie aperture diplomatiche nei confronti di Cuba attuate dall'ex presidente Barak Obama a poche ore dalla scadenza del suo mandato. Una strategia che mirava anche a creare grandi difficoltà al subentrante e controverso Donald Trump.

Oggi, nonostante la delicata situazione interna, si è ripetuto il gioco del fiammifero spostando nuovamente l'attenzione politica sull'isola ribelle. Così è accaduto che Trump poco prima che scorressero i titoli di coda della sua amministrazione abbia deciso di ricollocare Cuba tra i paesi che “patrocinano il terrorismo” inasprendo ulteriormente le già pesanti sanzioni esistenti che affliggono da decenni la fastidiosa isola caraibica. Ora il fiammifero è passato in mano a Joe Biden.

Ma perchè Cuba riveste un ruolo così rilevante e strategico nell'esito delle elezioni presidenziali americane?

Si spiega facilmente, sopratutto quando ci sono in gioco milioni di voti in grado di spostare l'ago della bilancia da un contendente all'altro.

La diaspora cubana contrappone fin dagli anni '60 i filogovernativi assertori convinti della ideologia rivoluzionara alle migliaia di esuli cubani anticastristi, residenti principalmente in Florida, che da sempre si sono dimostrati pronti a sostenere la canditatura di questo o quel politico in cambio della promessa di una politica estera capace di spingere al collasso economico e politico l'odiato regime castrista. Ecco perchè il consenso dei controrivoluzionari cubani ha un ruolo decisivo nelle elezioni USA.

Se giriamo lo sguardo a poche miglia di distanza ci si rende poi conto come i media cubani, espressione dell'unico partito esistente sull'isola, abbiano dedicato molta più attenzione alle vicende politiche del vicino gigante a stelle e strisce e alla sua presunta fragilità democratica invece di concentrarsi sulla situazione interna da mesi precipitata in una preoccupante crisi molto simile a quella che determinò il triste “Periodo especial” degli anni novanta.

E' il riproporsi dell'estenuante tiro alla fune di cui ho fatto cenno anche nelle pagine di “Mambo Tango”: una sfida dove i contendenti non sono disposti a perdere ma neppure a vincere, perchè ognuno ha bisogno dell'esistenza dell'altro per sopravvivere o rafforzarsi.

Tu sei l'origine dei miei problemi ma sei anche la mia linfa vitale perchè la tua esistenza giustifica tutte le mie debolezze e le mie incapacità.

Cosi assistiamo ad un evidente paradosso: da una parte la prima potenza economica e militare del mondo si trova costretta a schierare l'FBI e la Guardia Nazionale non per difendersi da invasioni straniere o aliene o dalla minaccia comunista ma per contrastare nemici interni, facinorosi sostenitori di Trump decisi a rovinare la festa al neo eletto Presidente Biden; dall'altra il governo castrista di Diaz-Canel sembra più preoccupato della tenuta democratica statunitense che non della situazione sociale interna prossima ad una crisi isterica senza precedenti alla quale cerca di porre un freno attraverso un uso massiccio e disinvolto di arresti e condanne di cittadini armati solo di idee e parole ritenute troppo sovversive nei confronti dell'ortodossia rivoluzionaria.

Damas de Blanco - Cuba
(Las Damas de Blanco, voce della dissidenza a Cuba - foto web)

Uno scenario internazionale surreale dove anche l'Italia in queste ultime ore si è ritagliata uno spazio da protagonista dando vita all'ennesimo ribaltone di governo proprio nel bel mezzo di una profonda crisi economica, sociale e sanitaria aggravata dalla pandemia. Trasformisti e saltimbanco della politica stanno trascinando il paese verso il baratro della ingovernabilità proprio nel momento in cui tutto il Paese dovrebbe essere coeso per fronteggiare un nemico subdolo e crudele quale si è dimostrato di essere il Covid-19.

E' il prezzo della democrazia che va RIconquistata tutti i santi giorni.

Una sfida difficile, una battaglia che va combattuta con eroismo lasciando da parte protagonismi e tornaconti personali.

Di sciamani e sciacalli ne facciamo tutti volentieri a meno.

Oltre le polemiche

20 giugno 2020

Murales a Torino in onore dei medici cubani in missione contro il Covid19
(Foto web)

"Abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di vivere questa collaborazione medica, in un incontro tra popoli che sicuramente va a ridefinire la percezione che abbiamo gli uni degli altri. Questo va al di là di ogni interesse di Governo, economico o di qualsiasi altra natura. Il futuro dell’Italia siete voi giovani, come lo sono gli studenti del Politecnico ospitati nella residenza dove siamo noi. Quando hanno saputo che eravamo lì hanno tirato fuori una bandiera cubana e l’hanno esposta".

Con queste parole uno dei medici cubani ha salutato e ringraziato Torino.

Il murales è stato realizzato da diversi gruppi giovanili:  Noi Restiamo, Rete dei Comunisti di Torino e Osa ed è un omaggio alla Brigade Medica Henry Reeve che ha operato in Italia sia a Crema in Lombardia che a Torino presso il Covid Hospital delle Ogr. Il murales che è stato dipinto all'interno del parco Dora del capoluogo piemontese è stato presentato durante una piccola cerimonia tenutasi il 25 maggio u.s.

Evidenti i richiami dell'opera che vanno dall'insuperato clima di ostracismo perpetrato dagli Stati Uniti ai danni di Cuba attraverso l'applicazione di un duro embargo che dura da decenni alla più romantica richiesta giunta da più parti di candidare i medici cubani al Premio Nobel per la Pace. Si è discusso molto sull'utilità della presenza di questa Brigata Medica Cubana in Italia (la prima volta di una missione in territorio europeo) e le polemiche che ne sono derivate non sono divampate solo in Italia ma anche nella stessa isola caraibica afflitta oggigiorno da una profonda crisi strutturale che abbraccia tutti i settori compreso quello sanitario da sempre ritenuto il fiore all'occhiello del Regime rivoluzionario. Ancora più aspri i giudizi che arrivano dagli USA sopratutto da parte degli esuli che accusano il governo castrista di esercitare una inqualificabile tratta di persone e una mercificazione di esseri umani. A noi semplici resta l'immagine pura del bimbo di Crema che tutti i giorni salutava i medici cubani in arrivo all'ospedale di campo, i tanti sorrisi, le lacrime sincere dell'addio tra le note di Havana de'Primera e i colori di questo murales. Gesti di fraternità. Oltre le polemiche.

 

Arrivederci, amigos para siempre!

31 maggio 2020

Sabato 23 maggio la città di Crema ha tributato un emozionate saluto alla Brigada Henry Reeve, composta da 52 tra medici ed infermieri cubani ai quali si è aggiunta una infermiera cubana residente da 20 anni nella città lombarda, che ha collaborato per due lunghi ed estenuanti mesi con i loro omologhi italiani nella lotta contro il Covid-19.

Scenario della manifestazione è stata la splendida Piazza del Duomo. Qui il piccolo plotone di "batas blancas" in perfetta formazione militare protetti da mascherine ed in rigoroso distanziamento hanno ricevuto il saluto da parte di un caloroso pubblico e dalle più alte autorità politiche e religiose presenti in luogo tra cui il Segretario del ministero di Salute e Benessere della Lombardia Giulio Gallera, il sindaco di Crema la signora Stefania Bonaldi, l'ambasciatore di Cuba in Italia José Carlos Rodriguez, il Console Generale di Milano LLanio Gonzalez e il presidente della Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba Irma Dioli e sindaci di diversi paesi limitrofi.

Gli inni nazionali di Cuba e Italia hanno introdotto la manifestazioni durante la quale diversi oratori hanno sottolineato l'importanza della generosa collaborazione prestata dalla Brigata cubana ai medici italiani impegnati strenuamente nella lotta contro la pandemia da Covid-19. Particolarmente toccante è stato il messaggio letto dalla sindaca di Crema e che ho già riportato nell'articolo precedente.

 Luis Ángel Sánchez Rodríguez, specialista in Medicina Generale e componente della brigada cubana ha rilasciato una intervista a Cubadebate raccontando di come sia stata commovente la despedida, il commiato dalla città lombarda ...  "Poichè indossavano una maglietta rossa con su scritto "Me dicen Cuba" eravamo tutti facilmente riconoscibili.  Così, mentre percorrevano le strade del centro cittadino per recarci alla piazza dove si sarebbe tenuta la manifestazione, una moltitudine di persone è uscita dalle proprie case e dai locali per salutarci, applaudendo il nostro passaggio. Dai bambini agli anziani. E' stato incredibile, sobrecogedor, sorprendente!

Questi in sintesi i  numeri della missione cubana a Crema: più di 5.000 interventi sanitari, 3668 di infermeria e 210 in terapia intensiva effettuati nell'ospedale principale della città, in quello da campo e in una Casa di Riposo per anziani con pazienti affetti da Covid-19

Sin dall'arrivo a Crema la brigata cubana è stata circondata da affetto e gratitudine dai circa 34 mila abitanti della città lombarda, sentimenti che si sono consolidati giorno dopo giorno.

La città di Crema omaggia la Brigata medica cubana al termine della sua missione. Foto: Cremaoggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ailed, una infermiera di origine cubana che da 20 anni vive a Crema che si è unita volontariamente

alla Brigata del suo Paese. Storie di amore e solidarietà.  Foto: Enrique Ubieta

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il bimbo divenuto simbolo di amicizia e solidarietà . Tutti i giorni ha atteso l'arrivo dei medici cubani
salutandoli dalla propria casa. Gli è stato donato un piccolo camice da medico.
Sarà stato doloroso doversi dire addio. Foto: Enrique Ubieta

La sindaca di Crema Bonaldi saluta il capo della missione cubana.  Foto: Enrique Ubieta

Leonardo ha  67 anni, già al fronte contro l'Ebola. Graciliano ne ha invece 64 di anni. I più anziani. Poi c'è Maykel, ha solo 34 anni e così ci racconta: "I rapporti tra noi sono stati meravigliosi. Non nego il fatto che inizialmente c'era un pò di timore tra i più giovani però abbiamo ricevuto dai più anziani un grande appoggio frutto della loro esperienza nelle precedenti missioni, sopratutto quella che li ha visti impegnati nella lotta contro l'ebola. Il comportamento dei più vecchi è stato uno stimolo per tutti noi e oggi siamo una sola cosa: non abbiamo nè cinque nè dieci anni di esperienza, siamo stati tutti la stessa persona, lavorando sullo stesso fronte".

Foto: Cremaoggi.

 Autorità civili e religiose salutano las batas blancas Foto: Cremaoggi.

La Brigada medica cubana Henry Reeve è stata la prima nella storia a operare in Italia ed in Europa. Foto: Cremaoggi.

Foto: Cremaoggi.

 Foto: Cremaoggi.

 Foto: Emanuela Nichetti/Facebook.

E' lui il piccolo dottore ... quanta dolcezza in questa immagine! Foto: Emanuela Nichetti/Facebook.

Amigos para siempre!  Foto: Emanuela Nichetti/Facebook.

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Ambasciatore cubano José Carlos Rodríguez. Foto: Enrique Ubieta

El niño de los aplausos. Il bambino degli applausi.  Foto: Enrique Ubieta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sindaca di Crema, sullo sfondo Josè Martì.  Foto: Enrique Ubieta


 



Suonano gli inni e rintoccano le campane poi gli applausi. Tanti applausi. Foto E.Ubieta
 

La Sindaca e l'Ambasciatore cubano in Italia.  Foto: Enrique Ubieta

Me dicen Cuba!   Foto: Enrique Ubieta

L'esperienza dei più anziani. Valore aggiunto.  Foto: Enrique Ubieta

Veterani al fronte, con orgoglio e professionalità.  Foto: Enrique Ubieta

Anche il console cubano a Milano ha partecipato alla cerimonia di commiato. Foto: Enrique Ubieta

Come da protocollo i medici cubani dovranno osservare 15 giorni di quarantena prima di poter rientrare

nel loro Paese. Oltre ad omaggi personali sono state raccolte offerte a favore dell'Ospedale pediatrico

J.M.Marque che garantisce l'assistenza a più di 400 mila tra bambini ed adolescenti cubani. 

Appartenenti alla stessa Brigada Henry Reeve sono arrivati il 13 aprile altri 38 operatori sanitari che

saranno ospitati nella città di Torino. Arrivati a Torino i medici e infermieri cubani in servizio alle Ogr | per l'emergenza Coronavirus
Tra loro ci sono medici generici, epidemiologi, rianimatori,

anestesisti e infermieri specializzati in terapia intensiva. Ovviamente anche questi arrivi sono

stati salutati non solo dalla gratitudine delle persone ma anche da immancabili polemiche

che tenterò di analizzare in seguito.

Resta la magia di un incontro indimenticabile con un popolo nobile ed amico.

Come ha sottolineato più volte Papa Francesco siamo tutti sulla stessa barca ed è impensabile

continuare a credere che ognuno ce la possa fare solo con le proprie forze. 

Questa triste pandemia non ci abbandoni al vuoto della speranza e della solidarietà.