Il presente sito fa uso di cookie tecnici e di terze parti. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie.

 

Vivo a Cuba. Aleida Guevara March si racconta

9 ottobre 2021

Aleida Guevara March figlia del
(Aleida Guevara March - foto web)

Aleida Guevara March nasce all'Avana il 23 novembre del 1960 ed è la primogenita dei quattro figli nati dall'unione tra Ernesto Che Guevara e Aleida March, sua seconda moglie.

Aleida è un medico e lavora presso l'Ospedale Soler Children di William a l'Avana. Numerose anche le sue missioni all'estero, in modo particolare in Angola, Ecuador e Nicaragua. Gestisce a Cuba alcune case per bambini disabili e per quelli afflitti da problematiche familiari. Come medico pediatra è specializzata in allergie infantili. E' sposata e madre di due figlie, Estefania e Celia. Aleida aveva solo sette anni quando il padre fu ucciso in Bolivia. Come lei stessa ha raccontato è stata la madre attraverso i suoi racconti a far si che i figli conoscessero ed amassero il padre.

Aleida March e Ernesto Guevara
(Aleida March ed Ernesto Guevara - foto web)

Da anni gira il mondo per raccontare la vicenda umana del padre Ernesto e l'esperienza e il significato della Rivoluzione Cubana. In questi ultimi mesi è stata di visita in Italia dove le è stata anche conferita da Palermo la cittadinanza onoraria. In questa occasione il medico cubano è intervenuta sulla situazione attuale che vive il suo Paese alla luce delle pesanti manifestazioni di protesta che hanno scosso Cuba nel mese di luglio. Di seguito il testo integrale del suo intervento:

 VIVO A CUBA

Vivo a Cuba, amo il mio popolo e difendo la nostra rivoluzione.
Sono un medico internazionalista, sono orgogliosa di esserlo, perciò vedo la realtà, sono critica, perché capisco che ci sono molte cose che dobbiamo migliorare e molte altre che dovremo cambiare, ma mi sono formata con una grande influenza di Marti e José Martí diceva che il sole ha delle macchie, ma dà così tanta energia e così tanta luce che noi uomini non vediamo le sue macchie.
Ci ha insegnato a rispettare gli esseri umani, non possiamo pensare tutti allo stesso modo, ma tutti abbiamo il diritto di essere ascoltati e soprattutto di essere presi in considerazione, naturalmente per ottenere questo dobbiamo guadagnarci questo diritto.
Puoi gridare molto e molto forte, ma se quelli accanto a te gridano qualcos'altro, non importa quanto forte tu gridi, nessuno ti capirà, per questo l'unità di criteri è importante e io raccomando sempre di non criticare solo qualcosa, ma di essere capaci di proporre soluzioni.
Quello che mi è molto chiaro è che non è possibile usare la violenza per farsi ascoltare; quando lo si fa, l'unica cosa che si ottiene è il rifiuto, soprattutto da un popolo che ha molte persone con un alto livello di cultura e dignità.
Alcuni giorni fa, persone senza scrupoli hanno commesso atti di vandalismo in diverse città del mio paese. Mi riferisco a spaccare vetrine, rubare nei negozi, lanciare pietre negli ospedali pediatrici, girare le macchine in mezzo alla strada, a volte con i colleghi dentro, insomma, cose a cui noi cubani non siamo abituati e con espressioni che dimostravano un livello culturale molto basso, distillando odio e molte bugie e quello che mi dà più fastidio è che non hanno vergogna nel riconoscere i loro legami finanziari con le istituzioni con le istituzioni governative degli Stati Uniti d'America.
Ernesto Che Guevara, la seconda moglie Aleida e i loro 4 figli
(Il Che, il piccolo Ernesto, Camilo, Hildita, Aleidita e mamma Aleida. Marzo 1965 - foto web)
Come ho detto, la rivoluzione cubana è lungi dall'essere perfetta, ma gli unici che hanno il diritto di risolvere questi problemi siamo noi, nessun altro paese del mondo ha il diritto di intervenire nei nostri affari interni, e alcune di queste persone chiedevano l'intervento di potenze straniere, immaginate la reazione del popolo. Quello che ancora non capiscono è che Cuba è un popolo dignitoso e quando qualcuno mette in dubbio questa dignità, il popolo si unisce e difende con passione la sua sovranità.
Abbiamo molti problemi di alloggio, abbiamo serie difficoltà con i trasporti urbani, per peggiorare le cose con questa brutale pandemia che tutti stiamo soffrendo, il governo degli Stati Uniti ha rafforzato le misure di blocco che ha mantenuto sul mio paese per quasi 60 anni, così abbiamo una mancanza di medicine, per esempio antibiotici orali, forniture come siringhe, e a causa della persecuzione finanziaria a cui siamo sottoposti, non possiamo comprare tutto il cibo che ci serve. Inoltre, negli ultimi tempi è stato un calvario far arrivare sulle nostre coste le navi straniere con le cose di cui abbiamo bisogno, compreso il petrolio necessario per evitare quei fastidiosi blackout di cui soffriamo.
Ora qualcuno può dirmi qual è la preoccupazione del governo americano per il benessere del mio popolo se mantiene un tale blocco contro di noi?
Onestamente non lo capisco.
Nonostante tutto questo, siamo l'unico paese dell'America Latina con due vaccini contro il Covid-19, fatti con grande sacrificio, ma da noi, senza l'interferenza di nessuna casa farmaceutica internazionale, che ci permette di vaccinare gratuitamente tutta la nostra popolazione e che ci permette di aiutare altri popoli in difficoltà.
Voglio che sappiate che se voi, come popolo americano, avete bisogno della nostra solidarietà, la forniremo volentieri. Non dimenticate che la brigata internazionalista di medici e operatori sanitari che ha lavorato in più di 50 paesi del mondo per aiutare a sconfiggere questa pandemia porta il nome di un giovane americano che ha combattuto a fianco del mio popolo contro il dominio spagnolo.
Aleida Guevara March, Luglio 2021.
 
Fonte: Elías Rafael ELJURI ABRAHAM già Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela c/o la FAO
 
 
 
 

E se comincio a chiedermi cosa posso fare?

04 settembre 2021

Alberto Reyes sacerdote cubano si è schierato con la protesta del 11 luglio 2021
(Alberto Reyes Pias - foto web)

Alberto Reyes Pias, Sacerdote Cubano cattolico.  Parroco nel municipio di Esmeralda, in Camagüey.    Luglio 2021

"E se si scopre che sono stanco di sopportare, di mentire, di vivere avvolto nelle mie paure? E se si scopre che voglio una Cuba diversa, plurale, aperta, colta, economicamente fiorente, una Cuba senza violenza, senza volgarità, senza bassezze? E se si scopre che non voglio andare a cercare questi ideali fuori, ma li voglio dentro, dove sono nato, dove sono cresciuto e dove voglio morire? E se si scopre che sono stanco di aspettare i cambiamenti e comincio a chiedermi cosa posso fare?

Tutti noi abbiamo imparato a camminare con paura e insicurezza e noi che oggi sappiamo andare in bicicletta, nuotare, pattinare, ballare ... ce l'abbiamo fatta perchè non abbiamo avuto paura, ce l'abbiamo fatta perchè ci abbiamo provato, nonostante la paura."

Alberto Reyes sacerdote cubano ha preso una posizione netta contro il regime
(Sacerdote católico Alberto Reyes Pías, párroco en el municipio de Esmeralda,Camagüey - foto web)

« ¿Y si resulta que estoy cansado de aguantar, de mentir, de vivir envuelto en mis miedos?, ¿y si resulta que quiero una Cuba diferente, plural, abierta, culta, económicamente floreciente, una Cuba sin golpes, sin groserías, sin bajezas?, ¿y si resulta que no me quiero ir a buscar esos ideales fuera, sino que los quiero dentro, donde nací, donde crecí, y donde quiero morirme? ¿Y si resulta que estoy cansado de esperar los cambios y empiezo a preguntarme qué puedo hacer?

Todos nosotros aprendimos a caminar con miedo e inseguridad, y aquellos que hoy sabemos montar bicicleta, nadar, patinar, bailar…, lo logramos no porque no tuvimos miedo, lo logramos porque lo intentamos, a pesar del miedo. »

 

L'embargo dal punto di vista di un cubano

24 luglio 2021
embargo Usa contro Cuba
(Cuba contro l'embargo USA il genocidio più lungo della storia - foto web)
Pubblico questo articolo trovato sul web (fonte: pagina facebook "I love Cuba") esattamente come è stato scritto. Lo pubblico perchè trovo interessante questo punto di vista sulla spinosa questione legata all'embargo (bloqueo) imposto da decenni dagli Stati Uniti d'America a Cuba e considerato a torto o a ragione la madre di tutti i problemi che affliggono l'isola rivoluzionaria. Ovviamente tutto è opinabile ma gli spunti di riflessione sono molteplici. Sarebbe altrettanto interessante raccogliere le opinioni dei lettori.
Cuba contro l'embargo USA
(foto web)
Di seguito il testo:
 Molti incolpano l'embargo economico statunitense per la crisi a Cuba. Ma:
- L ' embargo statunitense non vieta ai pescatori di Cuba di pescare; la dittatura sì.
- L ' embargo USA non vieta al popolo cubano di mangiare carne; la dittatura si.
- L ' embargo statunitense non confisca il cibo che raccoglie ai contadini; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non permette la morte degli animali, e frutta e verdura marciscono nelle campagne mentre i cubani soffrono di fame; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non esporta frutta e verdura cubana della migliore qualità verso i paesi in tutto il mondo mentre i cubani soffrono di fame; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non vieta ai cubani di avere le proprie attività sull'isola; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non distrugge ogni zuccherificio, fabbrica tessile, negozio di scarpe, fabbrica di conserve per la sua cattiva gestione; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non paga i cubani con i pesos cubani e costringe a comprare cibo e prodotti essenziali in dollari tre volte più costosi del loro valore reale; la dittatura lo fa.
- L ' embargo statunitense non ti obbliga a mettere i tuoi soldi in banca e poi ti vieta di tirarli fuori; la dittatura si.
- L ' embargo USA non ricatta i cubani esiliati con le loro famiglie che vivono sull'isola; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non ′′ esporta ′′ personale medico in altri paesi mentre il popolo cubano muore in casa per mancanza di cure mediche; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non abbatte e imprigiona i cubani per aver pensato in modo diverso; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non indottrina i bambini nelle scuole con idee di Socialismo o Morte; la dittatura si.
- L ' embargo statunitense non tiene centinaia di prigionieri politici che non hanno commesso alcun crimine; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non costruisce alberghi per il turismo internazionale mentre i tetti dei cubani cadono in testa; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non limita il numero dei cittadini cubani che possono viaggiare a Cuba e la loro taglia bagaglio, permettendo l'ingresso senza restrizioni di turisti stranieri negli hotel delle compagnie militari; la dittatura sì.
- L ' embargo USA non tiene disgustosi gli ospedali di Cuba; la dittatura si.
- L ' embargo statunitense non alza il prezzo dei servizi essenziali come acqua, elettricità, gas e telefonia nel momento più impegnativo della crisi Covid; la dittatura l'ha fatto.
I miei fratelli cubani possono seguire questa lista infinita.
Il governo incolpa sempre l'embargo USA per tutti i suoi fallimenti economici, politici e sociali. Ma gli Stati Uniti autorizzano regolarmente l'esportazione di prodotti agricoli, medicine, attrezzature mediche e beni umanitari a Cuba - e, dal 1992, hanno autorizzato l'esportazione di miliardi di dollari di tali beni a Cuba.
Solo l'anno scorso, gli Stati Uniti hanno esportato 176 milioni di dollari di beni a Cuba. Nei primi sei mesi del 2021, Cuba ha importato 123 milioni di dollari di pollo dagli Stati Uniti, solo per esempio.
Il governo cubano ha un blocco interno sui suoi cittadini. Ha il popolo cubano imprigionato a Cuba, ostaggi di un governo totalitario.
Sia chiaro: il governo USA non è Dio. Noi cubani non vogliamo l'embargo USA, ma nemmeno vogliamo la dittatura. Noi cubani non vogliamo vedere morire i nostri figli, genitori, fratelli e amici. Noi cubani vogliamo giustizia e libertà. Noi cubani vogliamo #PatriayVida.
 

11 luglio 2021: il paradiso sfigurato

19 luglio 2021

11 luglio 2021 proteste a Cuba contro il governo rivoluzionario
(foto web)

La protesta è arrivata all'improvviso come quei venti che nascono tra le onde dell'Oceano e che poi sconquassano il Malecon tra schiume di salsedine. L'Avana, Santiago, Baracoa, Cienfuegos, persino Santa Clara, la rivoluzionaria città che fu teatro delle giornate eroiche del Che e di un pugno di giovani guidati da un ideale di libertà che li spinse ad affrontare la paura della morte con un coraggio indomito. In queste frenetiche giornate molti cubani si sono riversati in strada e lo hanno fatto a modo loro: gridando, gesticolando, ridendo e piangendo. A modo loro: in chancletas e pantalocini corti, pacificamente. Almeno all'inizio. Cuba ha avuto il suo 11 di luglio, il mese delle rivoluzioni. Al grido di “Patria y vida” la gente ha chiesto un cambio di rotta immediato al governo. Libertà di espressione (perchè un oppositore non può essere considerato sempre un nemico o un terrorista), libertà di voto per poter esprimere liberamente le proprie idee, libertà nella imprenditoria per poter determinare il proprio futuro senza dover sempre chiedere l'elemosina.

11 luglio 2021 proteste in tutta Cuba contro il governo castrista
(foto web)

La risposta del governo non si è fatta attendere: ci sono stati centinaia di arresti, le avispas negras la polizia antiterrorismo è stata schierata ovunque, agenti in borghese si sono infiltrati tra la folla per osservare, segnalare e picchiare. Non si hanno notizie certe ma sembra ci siano stati diversi morti tra i protestanti e gli agenti di polizia. In alcune località le forze di polizia pur non schierandosi apertamente con i dimostranti si sono fatti comunque da parte evitando scontri e sanguinose rappresaglie. All'Avana e a Holguin sono state organizzate contro manifestazioni a favore del governo e della rivoluzione. Sui social qualcuno racconta di forti imposizioni alla partecipazione a questi raduni pena la perdita del lavoro. Soldati di leva sono stati caricati sui cammion e spediti per le strade a “controllare” i più esagitati. Ragazzini che in caso di rifiuto ad agire rischiano la condanna per diserzione che può concludersi con la pena dell'ergastolo!.

re pressione contro i dimostranti cubani
(foto web)

Sono tutte notizie da decifrare: quello che è certo è che internet è stato bloccato per diversi giorni e ancora oggi funziona a singhiozzo. Le notizie che arrivano principalmente da fonti cubane residenti all'estero possono anche essere gonfiate e manipolate ma le immagini parlano da sole. Il tam tam dei social è diventato l'unica testimonianza diretta di ciò che sta accadendo a Cuba. In tutto il mondo si stanno moltiplicando manifestazioni a sostegno della protesta, è avvenuto anche in Italia. La più eclatante è stata quella tenutasi a Roma davanti all'Ambasciata cubana dove un gruppo di cittadini cubani si è scontrato verbalmente con antagonisti italiani che hanno inveito contro di loro a sostegno della rivoluzione castrista. Chissà se sanno neppure dove si trovi Cuba o se mai ci sono andati …

11 luglio 2021, i cubani scendono in strada
(foto web)

Ieri 18 luglio diverse decine di cubani si sono recati in Vaticano e Papa Francesco li ha salutati durante l'Angelus domenicale assicurando la sua preghiera per Cuba. Si vocifera che si stia preparando qualcosa per il 26 di luglio data storica per la rivoluzione cubana che potrebbe vivere nuovamente giornate di sacrificio e sofferenza. Il Presidente Diaz Canel, caduto nel mirino delle proteste e del quale si chiedono a gran voce le immediate dimissioni, ha accusato apertamente i cubano-americani della vicina Miami di fomentare queste proteste per screditare l'operato del suo governo e creare discordia sociale ma ha anche riconosciuto che ci sono state carenze organizzative nell'affrontare una crisi economica che non ha precedenti sull'isola. Qualche passo è stato compiuto in queste ultime ore come la possibilità di introdurre nel paese generi di prima necessità come cibo e medicinali eliminando i pesantissimi dazi imposti sull'importazione (si parla di rimesse familiari non di attività di import-export di grandi aziende …). La crisi economica ha colpito in maniera violenta anche il settore sanitario in una fase preoccupante di espansione del covid. Si è vicini alla realizzazione di un vaccino tutto cubano ma mancano le siringhe per iniettarlo! Gli ospedali sono in affanno, mancano medicinali per le cure primarie.

Cuba è ferita, sfigurata, impoverita ma non rassegnata. La mia modesta opinione mi spinge a credere che i politici cubani abbiano ancora la possibilità di sistemare le cose internamente evitando pericolose ingerenze esterne, con americani, russi e cinesi in attesa spasmodica di giocarsi le proprie canches. Cuba è ancora appetibile a molti per la sua bellezza, la sua storia e soprattutto per la sua posizione strategica, ponte tra la due americhe e potenziale fonte di ricchezza con i suoi porti commerciali. E' necessario però un bagno di umiltà da parte della classe dirigente che passa attraverso il saper riconoscere tutti i limiti di un sistema politico e sociale non più adatto ai nostri tempi. Continuare a rifugiarsi in teorie obsolete che riconducono tutti i mali dell'isola all'embargo statunitense non è più sufficiente. Gli aiuti sono sempre arrivati, negarlo è pura follia. Mancano progetti, piani di industrializzazione e una vera e propria riforma agraria che crei imprenditori e posti di lavoro e che sappia sfruttare tutto l'enorme potenziale dell'isola. Puntare tutto sul turismo è molto rischioso. La pandemia ha azzerato quasi totalmente la presenza di turisti stranieri e queste giornate di protesta daranno il definitivo colpo di grazia al settore. La gente ha fame. Manca quasi tutto. Il popolo è costretto a interminabili code per acquistare poche cose e di pessima qualità. L'esasperazione porta alla disperazione e la disperazione alla violenza.

Cuba è terra di rivoluzioni e di rivoluzionari. La sua storia lo dimostra. E non bisogna dimenticare che  in ogni casa c'è un machete. Serve per la zafra e per eliminare le sterpaglie... Bisogna agire prima che sia troppo tardi. I cubani devono aiutarsi tra loro, aspettare che una mano amica lo faccia “gratuitamente” è un'altra forma di follia. L'ho scritto qualche tempo fa: Cuba non lo merita. I cubani non lo meritano. E anche noi che amiamo così tanto questa isola non lo meritiamo. Il Paradiso è ferito ma forse non tutto è ancora perduto.

Il baseball cubano per la prima volta fuori dai giochi olimpici. Lo sport metafora della vita

10 giugno 2021

scuola di baseball a Cuba
(foto web Abel Rojas, Scuola di baseball a Cuba)

 

Il baseball, beisbol nello slang cubano, è da sempre lo sport principe a Cuba. Si gioca dappertutto: negli assolati stadi provinciali, negli improvvisati campetti di periferia e ovunque per la strade, anche in quelle della popolosa capitale. Oggigiorno, sopratutto tra i più giovani, sta crescendo molto la passione per il calcio le cui gesta dei campioni internazionali stanno entrando nelle case attraverso la trasmissione dei principali eventi sportivi. Ma il baseball è da considerarsi ancora lo sport principale dell'isola che si ferma inchiodata alle tv ogni qualvolta si giocano le fasi finali del campionato nazionale. L' Equipo Nacional si è affermato a livello internazionale nel corso di lunghi decenni. Basta andare su internet e scorrere il palmares impressionante di questa squadra leggendaria.

Cito solo alcuni risultati: 3 medaglie d'oro e due di argento ottenute ai Giochi Olimpici; 25 volte Campione del Mondo; 12 medaglie d'oro vinte ai Giochi Panamericani; 11 volte vincitrice della Coppa Intercontinentale. Sono risultati che parlano da soli.

Purtroppo alcuni giorni fa si è consumato un dramma sportivo con l'eliminazione a sorpresa della nazionale cubana dai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo. E' la prima volta che accade nella sua lunga storia e l'eliminazione è figlia di una profonda crisi economica e sociale in cui è precipitata l'Isola caraibica.

In un torneo preliminare svoltosi a West Palm Beach in Florida, la nazionale cubana è stata infatti sconfitta inaspettatamente da Venezuela e Canada risultati che ne hanno sancito la clamorosa eliminazione. L'avventura americana era iniziata sotto cattivi auspici e tra mille difficoltà poiché gli ostacoli burocratici avevano reso da subito complicata la spedizione dei cubani. Risolti in qualche maniera questi intoppi e ottenuti i visti necessari per affrontare il viaggio in terra statunitense ecco materializzarsi la prima grande sconfitta. Il 27 maggio Cesar Prieto Echevarria, 22 anni seconda base dei Cienfuegos e considerato uno dei più forti giocatori cubani di baseball, non appena arrivato all'aereoporto di Miami, prima di salire sul pulmann è fuggito su un'auto abbandonando la sua nazionale. Molti altri campioni lo avevano preceduto in passato ma questa diserzione è arrivata in un momento molto complicato per Cuba che tenta di ricompattarsi anche attraversole gesta dei suoi campioni.

Maggio 2021 il giocatore Prieto abbandona la nazionle cubna di baseball
(L'ultimo scatto di Prieto. Dopo pochi istanti fuggirà a bordo di un'auto - foto web)

“La sua decisione, contraria al compromesso contratto con il popolo cubano e con la sua nazionale, ha generato la unanime condanna tra i suoi compagni e tra tutti i membri della delegazione che resteranno fedeli alla Patria e alla missione che devono portare a termine” ha scritto la Federazione Cubana di baseball.

A Prieto si sono aggiunti in poche ore altri due atleti, il pitcher trentacinquenne Lazaro Blanco del Granma e l'altro pitcher Andy Rodriguez degli Industriales dell'Avana che non hanno fatto rientro a Cuba. Per ultimo non è partito neppure il medico psicologo della selezione, il trentatrenne Jorge Sile Figueroa.

Il baseball fu introdotto a Cuba già verso la fine del 1800 da studenti che frequentavano i college statunitensi. Nella sua lunga storia il beisbol non si è mai sviluppato come sport professionistico teoria consolidatasi dopo l'avvento di Fidel Castro che ha sempre spinto perchè rimanesse una disciplina dilettantistica.

Baseball a Cuba e la passione di Fidel
(Fidel Castro e il baseball a Cuba - foto web)

In realtà gli atleti sono dei semiprofessionisti e chi si è affermato in territorio nazionale ha potuto godere di qualche “privilegio in più” rispetto ai propri connazionali. La stessa valutazione vale anche per i numerosi campioni di pugilato, di atletica e sopratutto della pallavolo che la nazione caraibica ha sempre sfornato. I contrati riservati a questi atleti non sono comunque paragonabili a quelli faraonici offerti negli States e in altre nazioni più ricche. Lo sport negli ultimi decenni è diventato così la scorciatoia più facile per uscire dall'isola. Quella di Prieto è solo l'ultima di una lunga scia di disserzioni. Nel 1991 il lanciatore René Arocha fu il primo a scappare mentre la sua nazionale si trovava anche allora in Florida: firmò un contratto da professionista in Major League che lo riempì di dollari ma che gli impedì di ritornare in patria e di ritornare a  giocare con la nazionale cubana. Sorte simile toccherà a tutti i cosiddetti "traditori". Attualmente circa una ventina di giocatori cubani giocano nella serie A americana e a questa colonia presto si aggiungerà anche il giovane talento di Cienfuegos. Nel dicembre del 2018, sotto la presidenza Obama, la Major League Baseball e la federazione cubana avevano siglato un accordo che permetteva ai giocatori cubani di giocare negli States con regolare contratto evitando così le frequenti diserzioni ma il governo Trump dopo solo pochi mesi dal suo insediamento cancellò quell'accordo così faticosamente raggiunto. Attualmente l'amministrazione Biden non sembra annoverare “la pratica Cuba” tra le sue principali preoccupazioni.

L'amarezza per l'esclusione ai prossimi Giochi Olimpici è palpabile in tutta l'Isola. Nonostante le importanti defezioni la squadra ha combattuto con orgoglio fino all'ultimo perdendo due incontri di un solo punto (6 a 5 con Venezuela e Canada) e dominando il terzo contro la Colombia (16 a 3) inifluente ai fini della qualificazione. L'allenatore Armando Ferrer molto amareggiato ha rilasciato questa dichiarazione: "Fa male. Sappiamo tutti la gioia che avrebbe significato per un popolo per il quale questo sport scorre nelle vene e quindi ci rammarichiamo di non esserci qualificati. E' un fatto che ferisce tutti noi che siamo venuti a difendere le quattro lettere che portiamo sul petto. Ora voltiamo pagina, serve una rivoluzione nello sport". Molto più pesanti le parole pronunciate dal presidente cubano Miguel Díaz-Canel:  "Siamo stati attaccati in modo vile da un branco di mercenari, i nostri giocatori hanno messo la dignità al primo posto" e in un comunicato di protesta consegnato alla federazione mondiale il governo cubano, riferendosi a gruppi di facinorosi controrivoluzionari presenti sugli spalti di Miami, ha così reclamato: "È inaccettabile che persone prive di spirito sportivo possano minare la concentrazione della squadra con manifesti e offese verbali".

Cuba è come sempre divisa. C'è chi applaude all'iniziativa di Prieto. Gli esuli cubani presenti a Palm Beach hanno invitato tutta la delegazione a non rientrare in Patria esponendo contemporaneamente cartelli di protesta che hanno fatto il giro del mondo e che sono stati visti anche in terra cubana. Altri si sono schierati duramente contro queste diserzioni considerate come gesti di alto tradimento compiuti da atleti verso un Paese che li ha cresciuti e formati sportivamente atrraverso le sue strutture e i suoi allenatori.

Il baseball cubano messo in crisi dalla fuga di campioni
(Il baseball scorre nelle vene dei cubani - foto web)

Cuba vive anche attraverso lo sport la sua tragica diaspora. Molti atleti per amore o per opportunità gareggiano sotto altre bandiere. L'elenco è numerosissimo. Molti hanno vestito anche la casacca azzurra della nazionale italiana. A parer mio di fronte a queste storie ci vuole molto buon senso. Giudicare è facile e fuorviante. In un mondo perfetto ognuno dovrebbe avere l'opportunità di realizzarsi nel proprio Paese ed eventualmente sentirsi libero di compiere il proprio destino anche lontano dalla propria terra. Sicuramente non dovrebbe pagare le proprie scelte subendo l'onta del ripudio e il dramma delle separazioni dai propri affetti. Dietro a queste persone ci sono storie strazianti che meritano la nostra comprensione. L'Italia è densa di queste vicende. Il passato della nostra Nazione é una catena dolorosa di adii.

Lo sport diventa allora una metafora della vita. Può unire come separare per sempre. Può regalare gioie intense e dolori struggenti. L'Italia spesso si è ricompattata durante le grandi manifestazioni sportive capaci di far scivolare in secondo piano sterili campanilismi e questioni irrisolte. E' importante che Cuba ritrovi attraverso i suoi grandi campioni, i suoi grandi artisti, i suoi musicisti, i suoi cantanti e i suoi validi scienziati il collante per riunificarsi. E' l'unico modo che ha per superare una crisi che sembra non avere fine. Non solo i cubani hanno bisogno di Cuba ma tutto il mondo ha bisogno della sua grande bellezza.

Dove muore l'infanzia moriamo tutti noi

15 Maggio 2021
(Bomba fa strage di bambine a Kabul
(L'orrore di Kabul - foto web)

Dasht-i Barchi è un quartiere ad ovest di Kabul, la capitale dell'Afghanistan, a sei ore di volo da Roma. Sei ore soltanto, lo spazio che ci separa da una realtà così angosciante da togliere il respiro e di fronte alla quale molti di noi hanno deciso di abbassare lo sguardo se non addirittura di chiudere gli occhi.

Perchè ho deciso di parlare di Dasht-i Barchi, di questo umile quartiere abitato in prevalenza dalla minoranza etnica degli Hazara? Tutti noi, più o meno, conosciamo qualcosa sull'Afghanistan, di questa terra antica dilaniata da decenni di guerre ed invasioni che sembrano non avere mai fine; ma ci sono guerre nelle guerre ancora più assurde e crudeli. Sono quelle che vedono giovani vite spazzate vie come fossero polvere, bambini innocenti posti in prima linea a combattere a mani nude e a piedi scalzi una guerra di cui non ne conoscono neppure il significato. Si spacca il cuore se solo ci si ferma a pensare un attimo a loro. Stiamo vivendo il dramma della pandemia da Covid-19 che ha causato problemi economici e sociali impensabili prima d'ora e ha portato alla discussa chiusura delle scuole, delle palestre, dei centri sportivi con grande disagio specialmente per le fasce più giovani di età. E' diventato familiare l'utilizzo del termine DAD, la didattica a distanza, e abbiamo sperimentato come sia difficile coniugare il lavoro dei genitori, lo studio dei figli, il tempo e la tecnologia. Si è sottolineato più volte come intere generazioni stiano rischiando di perdere la propria infanzia a causa della virulenza di questo subdolo virus a cui ha fatto seguito una incapacità di chi ci amministra di mettere in atto un'organizzazione efficiente e sicura tale da garantire la presenza nelle scuole almeno per i più piccoli. A loro sta mancando l'esperienza della condivisione che è un elemento essenziale per una corretta crescita intellettuale e psicologica di ogni essere umano.

Poi, se solo ci soffermiamo un attimo a guardare attorno a noi, ci rendiamo conto che a più della metà della popolazione mondiale questi diritti sono negati da sempre e andare a scuola nel 2021 è ancora un privilegio per pochi. Si può persino morire per andare a scuola e allora si spacca il cuore.

E laddove esistono gli strumenti (seppur poveri) non c'è la volontà di educare, perchè le persone colte sono un ostacolo per chi vuole affermare la propria supremazia con la forza e con il terrore.

8 maggio 2021 Dasht-i Barchi, Kabul – Afghanistan. Una bomba viene fatta esplodere all'uscita di una scuola le cui lezioni sono organizzate su tre turni giornalieri. Il boato appena finito il secondo turno, quello riservato alle bambine, le più fragili tra i fragili. Esplosioni studiate per ammazzare più bimbe possibili, e così è stato: 63 morti e 150 feriti, quasi tutte studentesse tra gli 11 e i 15 anni.

Vittime innocenti di una guerra assurda. Si spacca il cuore.

Il vile attacco non è stato ancora rivendicato e si rimbalzano la responsabilita i talebani e i jihadisti dello Stato Islamico che considerano gli hazara degli apostati. Ma poco cambia perchè lo scempio è ormai compiuto.

Solo un anno fa nel medesimo quartiere e con le medesime modalità era stato attaccato un ospedale per l'infanzia gestito da Medici senza Frontiere. Le esplosioni avevano fatto un massacro tra medici, infermieri, neonati e puerpere. Un orrore. Violenza senza fine. Bambini in prima linea. Altro sangue innocente.

Tutto questo mentre l'esercito Usa si appresta a lasciare il territorio afghano dopo 20 anni di presenza lasciando più di una incognita sul futuro di questa martoriata regione del mondo.

Ha scritto Davide Sassoli Presidente del Parlamento Europeo:
“ Queste scarpine stanno diventando su tutti i media mondiali il simbolo dell'ignobile strage di studentesse bambine hazara a Kabul. Su queste scarpine c'è difatti il loro sangue. Decine e decine di bimbe, ragazzine uccise solo perché volevano frequentare la scuola. E quelle ferite sono centinaia, in un bilancio che si aggrava sempre più.
Ma in queste ore, a Kabul e in tutto l'Afghanistan, tante altre bambine sono già tornate in classe.
Hanno sete di emancipazione, di istruzione, di libertà.
Sono le donne di domani.
Nessuno potrà fermarle”.

Perchè ho voluto raccontare questo sul blog Mambo Tango? Perchè pensando alla sofferenza di queste povere creature il pensiero è andato direttamente ai nostri figli italiani, a mio nipotino che ha più o meno l'età di quelle vittime e a quel sangue versato che spacca il cuore. E poi ho pensato ai bimbi cubani, numerosi, belli, multietnici, vivaci, chiassosi. Ho pensato alle loro divise colorate, ai fazzolettoni al collo che ne distinguono la classe di appartenenza. Ho rivisto le adunate all'alza bandiera prima di entrare in classe. Le poesie di Martì recitate con lo sguardo fiero del piccolo rivoluzionario che accompagnao le note della Bayamesa, l'inno nazionale di Cuba.

Infanzia felice a Cuba nonostante tutto
(Essere bambini a Cuba - foto web)

Cuba ha tanti problemi irrisolti accentuatisi recentemente da una profonda crisi economica e sociale che sta investendo il paese caraibico ma nonostante tutto l'attenzione dedicata ai più piccoli non è mai venuta a mancare ed è quasi commovente. Ci sono sacche di povertà per lo più radicate nelle periferie rurali dove la situazione è più pesante ma non credo di dire una bestemmia nell'affermare che essere bambini a Cuba è quasi una fortuna. La povertà e la fortuna sono fattori variabili e andrebbero contestualizzati. A Cuba non ho mai visto bimbi denutriti vagare scalzi per le strade, a tutti è garantita una istruzione di base. Non è sempre sufficiente certo ma credo che tutti i bambini afghani o quelli dispersi nei villaggi più abbandonati del continente africano sarebbero entusiasti di crescere per le strade di Cuba, calpestare le sue splendide spiaggie, tirare di beisbol in campetti improvvisati e arrampicarsi curiosi tra i rami della uva caleta per poi tuffarsi tra le onde del mare. Tutto va migliorato e gli sforzi in questo senso devono accumunare tutti i paesi del mondo ma ogni tanto è necessario fermarsi e guardare chi sta dietro di noi. Chi si è perso o smarrito nella lunga coda alle nostre spalle.

Kabul dove l'infanzia è negata
(Basta incrociare quegli sguardi - foto web)

Guardare quegli occhi-bambini che non riescono neanche più a piangere e quelle scarpette insanguinate mentre il genio umano realizza la sua avventura su Marte ... si, spacca il cuore...

Adios Castro. Con Raul finisce un'epoca

21 aprile 2021

Quando agli inizi del 2008 l'allora ottantaduenne Lider Maximo Fidel Castro annunciò di voler lasciare gli incarichi di Presidente della Repubblica e Comandante delle Forze Armate cubane al fratello Raul in pochi pensarono che il più piccolo dei fratelli Castro sarebbe stato in grado di governare a lungo una nazione così complessa come quella ricevuta in eredità dal carismatico Fidel.

Febbraio 2008: Fidel Castro lascia al fratello Raul la guida politica di Cuba
(Febbraio 2008, il passaggio del testimone da Fidel a Raul Castro - foto web)

Invece Raul non solo ha saputo portare a compimento il suo incarico ma è stato altresì capace di lasciare una impronta profonda nel suo percorso politico tutt'altro che insignificante. Sotto la sua presidenza è stata modificata la Costituzione con l'introduzione di importanti novità come l'apertura alla piccola proprietà privata, agli investimenti esteri e persino ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Sono state create le figure del Presidente e vicepresidente della Repubblica e del Primo Ministro che dovrà guidare il Paese con un limite massimo di due mandati quinquennali. Raul ha accolto per ben due volte Papa Francesco, la prima nel settembre del 2015 durante un viaggio apostolico e la seconda nel febbraio del 2016 quando l'Avana fu teatro dello storico incontro che mancava da mille anni tra il Papa della Chiesa Cattolica e Kirill il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia.

 

Obama e Raul Castro marzo 2016
(Obama e Raul, marzo 2016 - foto web)
Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill si incontrano a Cuba
(Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill si incontrano all'Avana - foto web)

Raul è stato protagonista anche della storica visita del Presidente Usa Barak Obama quando il disgelo fra i due paesi sembrava definitivamente una cosa fatta.

Raul ha vissuto, forse solo apparentemente, sempre all'ombra di grandi personalità: il Che Guevara, Camilo Cienfuegos e sopratutto il fratello Fidel con il quale però ha condiviso una intera esistenza talmente ricca di episodi e vicende surreali da sembrare la trama di un romanzo.

Fidel, Raul e Che Guevara
(Fidel, Raul e Che Guevara - foto web)

Figli di Angel Maria Bautista Castro y Argiz un borghese di origine galiziana e di Rina Luz Gonzalez originaria delle Isole Canarie, Raul e Fidel nacquero con altri 5 fratelli a Biran nell'oriente di Cuba, nella attuale provincia di Holguin. Sin da giovani presero parte a diversi movimenti studenteschi universitari di sinistra che si opponevano ai regimi di Machado, Batista e Grau. In diverse occasioni dovettero fare i conti con la violenta repressione riuscendo sempre a salvare la pelle in circostanze rocambolesche.Dopo essersi laureto in legge all'Università dell'Avana, Fidel decise di candidarsi alle elezioni del giugno 1952 nelle fila del Partito Ortodosso, formazione politica di ispirazione nazionalista e riformista. Non ricevette però il sostegno degli anziani ortodossi che lo consideravano troppo radicale; Fidel venne candidato invece alla Camera dei Rappresentant (il Parlamento) dai membri del partito nei distretti più poveri de L'Avana riscuotendo un notevole successo personale ma nel marzo del 1952 un colpo di stato di Fulgencio Batista impose una dittatura di destra cancellando le previste elezioni e inasprendo la repressione contro i movimenti studenteschi e i sindacati. Fu in questa fase che Fidel, probabilmente con l'appoggio del fratello Raul, maturò la convinzione che la condotta non violenta del Partito Ortodosso non fosse più sufficiente a fronteggiare il duro regime imposto da Batista. Decise così di passare alla resistenza armata e obiettivo primario divenne la conquista della Caserma Moncada a Santiago e di tutto il suo arsenale necessario per armare il nascente esercito ribelle. L'assalto si organizzò per il 26 luglio del 1953 ma fu un totale fallimento militare. A causa della inesperienza e della forte inferiorità numerica molti degli assalitori furono uccisi in combattimento e quelli che vennero catturati furono torturati selvaggiamente e giustiziati poche ore dopo. I fratelli Castro riuscirono a mettersi in salvo per essere poi catturati qualche giorno dopo. Ma ecco il primo colpo di scena. Quando Fidel fu arrestato venne organizzata una sorta di conferenza stampa alla presenza di diversi giornalisti. Castro fu mostrato vivo ai giornalisti e fotografato e questo gli consentì di salvarsi la vita e di essere sottoposto a regolare processo. Fidel fu condannato a 15 anni di prigione. Pochi mesi dopo, nel 1954, in un paese schiacciato dalle leggi marziali, furono indette delle elezioni politiche alle quali per paura e minacce subite non partecipò nessun partito politico se non quello di Batista che ovviamente fu eletto ma che da li a pochi mesi avrebbe compiuto l'ennesimo suicidio politico. Spinto dal crescente dissenso interno e per imbonirsi gran parte della popolazione a lui ostile il 15 maggio del 1955 concesse una amnistia a Fidel Castro e ai pochi superstiti del Moncada. Dopo poco Fidel insieme a Raul fuggirono in Messico dove ricompattarono il Movimento, che da ora in poi si chiamerà Movimento 26 Luglio, mentre cellule dello stesso rimanevano operative in clandestinità in territorio cubano. Fu proprio in quei giorni messicani che Fidel e Raul conobbero un giovane medico argentino, Ernesto Guevara, che si sarebbe unito a loro nella lotta armata contro Batista. I mesi successivi saranno caotici e intensi e la sfida dei Castro contro la morte vivrà i suoi momenti più significativi.

Il 25 di novembre del 1956 salpa dal porto messicano di Tuxpan un vecchio yacht americano dal nome familiare di Granma (dall'inglese grandmother, nonna) acquistato da Fidel e costruito per trasportare una ventina di passeggeri. Su quella imbarcazione salirono in 82 compresi Fidel e Raul, Guevara e l'italiano Gino Donè, il più anziano di tutti, un ex partigiano da tempo residente a Cuba arruolato con il grado di tenente del plotone di Raul. Dopo un viaggio disastroso l'arrivo a Cuba il due di dicembre del '56 presso Alegria de Pio nella parte orientale dell'isola proprio ai piedi dell'imponente massiccio della Sierra Maestra dove, forse a causa di un tradimento, furono accolti da un intenso bombardamento navale. I sopravissuti si ritrovarono feriti e decimati sulla Sierra. Erano rimasti solo in 19 e tra questi Fidel e Raul che ancora una volta si erano presi gioco della morte. Donà, anch'egli sopravvissuto al disgraziato sbarco si recò a Trinidad dove viveva da anni e si dedicò all'organizzazione logistica interna del Movimento 26 Luglio mentre sulle pendici della Sierra quello sparuto nucleo di combattenti tra cui i fratelli Castro, Guevara e Cienfuegos organizzò in poco tempo l'esercito Rebelde che sarà capace attraverso la guerra di guerriglia e all'appoggio di gran parte del popolo di sconfiggere il poderoso esercito di Batista che godeva del sostegno della Cia e della mafia italoamericana. La conquista di Santa Clara da parte di Guevara ormai diventato “el Che", la fuga di Batista nella notte del 31 dicembre del 1958 e l'ingresso trionfante di Fidel, Raul e Cienfuegos all'Avana l'8 gennaio del 1959 sancirono la vittoria dei barbudos e l'avvento al potere dei Castro, prima con Fidel e poi con Raul, durato fino ai giorni nostri.

Pochi anni dopo, tra il 17 e il 19 aprile del 1961, gli Stati Uniti d'America del neo eletto predidente John F.Kennedy finanziarono un progetto della Cia che prevedeva l'invasione dell'Isola per destituire il governo dei Castro. Circa 1400 esuli cubani furono addestrati dalla Cia per invadere l'Isola: tra questi si contavano 110 latifondisti, 24 grandi proprietari terrieri, 67 proprietari di immobili, 112 grandi commercianti, 194 ex militari e poliziotti batistiani coinvolti in crimini contro la popolazione, 179 benestanti della borghesia, 55 magnati dell'industria, 112 sottoproletari, 236 lavoratori a tempo indeterminato, 82 dirigenti, 200 membri di club aristocratici, 82 soldati statunitensi e circa 240 studenti universitari (fonte Wikipedia).

La “Brigata 2506” sbarcò all'una di notte del 17 aprile presso la località conosciuta come Baia dei Porci (Bahia de cochinos in spagnolo) o Playa Giron portando sulla terra 1430 uomini, mezzi e carri armati. Ma l'esercito rivoluzionario, sicuramente informato dal controspionaggio sovietico (KGB) non si fece trovare impreparato e in pochi giorni il tentativo di invasione si trasformò in uno dei più grandi insuccessi militari statunitensi.

Fra il 17 e il 20 aprile dieci piloti delle FAR cubane effettuarono settanta missioni, abbattendo nove bombardieri B-26 americani su sedici impiegati, affondando due navi da 5.000 tonnellate su sei impiegate e inoltre una nave comunicazioni, tre lance da sbarco d'equipaggiamento e cinque lance da sbarco truppa.

“L'operazione Zapata”, nonostante i combattenti sbarcati avessero ricevuto un approfondito addestramento militare americano, un rilevante supporto logistico fu un clamoroso insuccesso. I combattenti anticastristi ebbero circa 104 morti, mentre l'esercito cubano ebbe 157 morti. 26 combattenti anticastristi riuscirono a ritirarsi e furono tratti in salvo sul sommergibile americano in condizioni pietose, essendo rimasti 5 giorni senza cibo e senza acqua. Ci furono anche molti morti tra i civili a causa dei violenti bombardamenti.

Circa 1.113 controrivoluzionari si arresero, furono arrestati, imprigionati e processati; furono trattati umanamente e venti mesi dopo, il 21 dicembre 1962, furono rilasciati in cambio di 53 milioni di dollari in alimenti per bambini e farmaci. Solo due di loro, che erano stati condannati in precedenza a Cuba per omicidio, furono trattenuti e condannati a trent'anni di prigione (fonte Wikipedia).

aprile 1961 il fallimento dell'Invasione alla Baia dei Porci
(Baia dei Porci, aprile 1961 - foto web)

I fratelli Castro ancora una volta avevano avuto la meglio sul destino. Dopo la crisi dei missili dell'Ottobre del 1962 dove il mondo intero rischiò una distruttiva guerra nucleare si dice che Fidel Castro sia sopravvissuto ad un migliaio di attentati e che anche il fratello Raul sia arrivato ai giorni nostri facendosi scudo con una impenetrabile buona sorte, circostanze che hanno contribuito a fortificare il mito dei fratelli Castro e ad aumentare la frustrazione dei loro nemici.

Raul incontra Papa Francesco all'Avana. Settembre 2015
(Papa Francesco e Raul Castro all'Avana - foto web)

Fidel muore all'Avana a 90 anni il 25 novembre del 2016 sconfitto solo dall'età e da una lunga malattia. Il fratello Raul lascia (forse) definitivamente la scena politica nel 2021 anche lui al raggiungimento dei 90 anni di età. Chi pronosticava il prosieguo della saga dei Castro al governo di Cuba è rimasto per il momento deluso. Il fratello maggiore Ramon tra i fondatori del Partito comunista cubano mori nel 2016 anch'egli novantenne. I figli di Fidel (numerosissimi legittimi e non) sembrano per il momento più attratti dalla via della mondaneità che da quella più insinuosa che conduce ai labirinti politici. Il primogenito di Fidel, Fidelito un noto fisico nucleare, è morto suicida a 68 anni nel 2018. Il primogenito di Raul, Alejandro, è invece il capo delle forze di sicurezza cubane e per il momento sembra tagliato fuori dalla guida del Paese mentre la sorella Mariela è presidentessa del Centro Nazionale di Educazione Sessuale e da tempo si batte a favore dei diritti degli omosessuali e transessuali di Cuba per molti anni oggetto di una politica repressiva e denigratoria da parte del governo rivoluzionario.

Raul Castro lascia a Diaz Canel la guida del PCC, 19 aprile del 2021
(19 aprile 2021, Raul lascia la guida del PCC a Diaz Canel - foto web)

Le redini sono passate in mano al sessantenne Miguel Diaz-Canel già Presidente di Cuba da ottobre del 2019 ed ora anche leader del PCC. Diaz è un veterano della politica nonostante la giovane età ed ha già rivestito ruoli importanti come quello di Ministro dell'Istruzione Superiore. Soprannominato Diaz y noche (giorno e notte) per la sua instancabile attività è noto per aver promosso in passato il movimento rock a Cuba con la creazione del centro di El Mehunche sfidando la storica avversione del regime verso questo tipo di musica e per aver sostenuto i diritti della comunità LGBT.

L'eredità lasciata dai Castro è pesante ed ingombrante in un contesto storico, sociale e politico poco favorevole al nuovo presidente. Il dissenso interno cresce così come la repressione nei confronti di chi protesta. Il Movimento San Isidro rappresenta in questo momento la punta dell'iceberg di un malcontento diffuso. Intellettuali ed artisti ma anche gente comune chiede un cambio di rotta immediato. La situazione economica è grave, forse ancora peggio di quella vissuta nell'Isola ai primi anni novanta quando venne introdotto il Periodo Especial che portò a forti restrizioni e causò una ulteriore diaspora nel popolo cubano.

Conosco l'Isola da quegli anni e l'idea che mi sono fatto è quella di un posto unico al mondo e non soltanto per i suoi paesaggi e per la sua gente. Cuba è stata un faro per intere generazioni ed è un punto di riferimento per tutti i paesi del terzo e quarto mondo. E' stata capace di sfidare a più riprese il gigante nord americano con alterni risultati  pagando il prezzo altissimo di un embargo che dura da 60 anni. Ha tanti amici quanti nemici. Attira i sogni da ogni angolo del mondo ma molti cubani sono dovuti fuggire da quell' isola amata disperatamente ma che non garantiva nessuna speranza per il futuro. Cuba è un gigantesco parco della biosfera ma non esiste ancora una legge contro il maltrattamenti degli animali. Sono state recuperate con ingegno e sforzi economici le bellezze architettoniche del passato mentre le più recenti costruzioni si sbriciolano sotto gli occhi dei tanti visitatori. Il clima produce frutta tra la più apprezzata del mondo e il mare è ricco di pesce ma non esiste una industria agroalimentare all'altezza dei suoi prodotti. Scarseggiano gli allevamenti e la promessa fatta da Raul di garantire un bicchiere di latte quotidiano a tutti i cubani è lontanissima da essere realizzata. I cubani hanno vissuto per decenni non in una prigione dorata come qualcuno afferma ma in una prigione ovattata. Quando i russi erano presenti sull'isola ai cubani non mancava quasi nulla. Tutto arrivava gratis in cambio della presenza militare sull'isola, dal cibo agli elettrodomestici, dai tecnici specializzati alle infrastrutture. E questo ha causato più danni dello stesso embargo economico degli Stati Uniti. Tra una crisi e un'altra i cubani hanno vissuto in una sorta di limbo fuori dal mondo. Tutto costava poco, gli affitti, i prezzi dell'energia, i consumi in generale, l'assistenza sanitaria, l'istruzione, lo sport. Lavorare o non lavorare era la stessa cosa. Un piatto da mangiare si trovava sempre. I salari seppur bassi garantivano a tutti una esistenza dignitosa se paragonata ad altri paesi del cosiddetto terzo mondo. Poi il crollo del blocco sovietico e i primi passi necessari e incerti verso una economia più aperta alla libera iniziativa hanno scoperto i nervi di una struttura economica e politica fragile e ossidata su arcaiche convinzioni. Molti sono rimasti cosi tagliati fuori dal gioco e la società si è inevitabilmente spaccata in due. Cuba vive ancora oggi sulle rimesse di denaro e merci provenienti dall'estero (spesso osteggiate …) e sugli introiti derivanti dal turismo fortemente penalizzato negli ultimi tempi a causa della pandemia da Coronavirus. C'è veramente tanto da fare e la colpa non può essere da imputare solo all'embargo che pure è una prassi feroce che andrebbe eliminata. Cuba deve voltare pagina. La Revolucion ha avuto un senso 60 anni fa, ora deve inseguire altri percorsi per non vanificare tutto ciò che di buono è stato realizzato in passato. Lo si deve ai cubani di allora che hanno sacrificato la loro gioventù per un ideale di libertà e giustizia e lo si deve a quelli di oggi che hanno il diritto di vivere in prosperità nel proprio paese.