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Cara Cuba così non va

Perchè preoccuparsi dei problemi di un paese lontano quando quelli che affliggono il tuo sono numerosi, duraturi e spesso irrisolti?

Perchè quando ami un popolo, una terra e la sua storia certe sofferenze alla fine diventano un pò anche le tue.

Cuba è sempre li, eternamente in equilibrio sull'orlo di un precipizio, in bilico tra ciò che affascina come la sua storia, la sua cultura, la sua esuberante natura, la musica, i colori, la simpatia della sua gente e quella voragine sociale in cui sembra da un momento all'altro dover precipitare, trascinando con sé non solo le sue case, le sue strade, i suoi ospedali ma anche la speranza rivoluzionaria che l'Isola ha rappresentato per il suo popolo e per intere generazioni in ogni angolo del mondo. Quella di una terra e di un popolo con una precisa identità, coraggiosi e determinati nel conquistarsi la propria indipendenza, non inclini alla subordinazione, rivoluzionari per antonomasia.

Però oggigiorno ciò che anche l'osservatore meno attento puo constatare è che il vero nemico dei cubani non è rappresentato dall'imperialismo yankee con le sue subdole macchinazioni ma sono i cubani stessi fossilizzati in un apparato politico-burocratico che non è più capace di reggere il cambiamento dei tempi e che continua ad asfissiare e umiliare il proprio popolo con una serie infinita di vessazioni.

Cuba è stata bravissima nel fronteggiare la pandemia da Covid 19 facendo leva su tutta la sua esperienza maturata in decenni di lotte contro epidemie terribili come l'ebola o il dengue.

Per comprendere meglio riporto alcuni dati che ci permettono di fare un confronto tra la situazione sanitaria di Cuba e quella della modernissina ed efficiente Svezia: Cuba conta poco più di 11 milioni e fino ad oggi ha registrato circa 260 decessi causati dal coronavirus; la Svezia, che supera di poco i 10 milioni di abitanti, conta già più di dodicimila morti. Una sproporzione abnorme!

Ciò vuol dire che non solo la strategia sanitaria intrapresa dal governo cubano ha retto benissimo l'onda d'urto di questa terribile pandemia ma si è andato oltre visto che oggi nei suoi laboratori si è sviluppato un vaccino contro il Covid-19, il Soberana 02, la cui efficacia è stata testata scientificamente e la cui produzione affrancherebbe l'isola dalla neccesità di approvigionarsi di costose dosi reperibili da Paesi terzi. Cuba in questo è stata brava, anzi bravissima!

Vaccino Cubano contro il Covid
(Il vaccino Soberana - foto web)

Purtoppo la crisi sanitaria mondiale ha ridotto drasticamente la presenza di stranieri a Cuba causando una notevole diminuzione delle entrate in quella che da sempre è considerata la voce più importante nel bilancio statale: il turismo. La crisi economica in cui versa l'Isola è preoccupante e da mesi si registra una carenza di beni di prima necessità come i generi alimentari, i prodotti per l'igiene e i medicinali. Situazione che sta creando un forte disagio nella popolazione. Chi vive all'estero cerca in tutti i modi di aiutare i propri familiari attraverso rimesse di denaro o con l'invio di derrate alimentari e altri beni essenziali.

Scarsa qualità del pane a Cuba
(La scarsa qualità del pane dovuta alla carenza di farina - foto web)

E proprio di questo di cui voglio parlarvi.

Fa rabbia sapere che questo impegno generoso anziché essere agevolato e coordinato da organizzazioni interne in molti casi viene ostacolato o addirittura boicottato generando frustrazione nella popolazione e una crescente tensione sociale. Vi racconto cosa sta accadendo.

Da sempre le rimesse di denaro proveniente dall'estero costituiscono una importante fonte di ricchezza per le casse cubane senza che un reale impulso economico sia in grado di generarla. Soldi che una volta introdotti vengono poi spesi e reinvestiti all'interno dei confini nazionali con un significativo beneficio per tutti; l'invio di beni di prima necessità sopperisce invece alla inadeguatezza di una economia fragile ed arretrata che non è capace di soddisfare la domanda interna. In entrambi i casi si tratta di palliativi utili se non altro ad alleggerire le grandi difficoltà in cui deve districarsi la popolazione cubana.

Vi racconto episodi di cui sono a conoscenza tralasciando di citare particolari che potrebbero complicare ulteriormente l'esistenza di chi risiede sull'Isola.

Ad ottobre del 2020 alcuni amici spediscono dall'Italia dei pacchetti contenenti semplici cose per permettere ai propri cari di passare in serenità le festività natalizie. Questi sono i costi che attualmente bisogna sostenere per inviare i pacchi con uno spedizioniere che opera nel nostro territorio: 11 euro e venticinque centesimi per ogni chilogrammo e mezzo confezionato a cui vanno aggiunti circa quattro euro da pagare in loco per il loro ritiro (gli stipendi medi ammontano a 20 – 30 euro mensili...), per un ammontare di circa 15 euro a pacco di sola spedizione. I pacchi sono stati consegnati dopo mille peripezie solo all'inizio di febbraio e i “fortunati” destinatari hanno potuto ritirare confezioni aperte, danneggiate e ispezionate accuratamente come si trattasse di narcotrafficanti.

Sapete cosa viene spedito? Ecco un elenco: dentifricio, sapone, scatolette di tonno, spaghetti, pomodoro concentrato, rasoi da barba, cioccolata, caffè … si avete letto bene caffè. Dall'Italia si invia caffè a Cuba! Ricordo agli affezionati lettori che Cuba produce caffè e cacao di alta qualità venduti però nelle “tiendas” a prezzi inaccessibili per la maggior parte della popolazione...

pacco inviato a Cuba

Chi può invia anche medicinali e qui è doveroso aprire una parentesi. In campo medico Cuba ha compiuto passi da gigante e l'assistenza sanitaria è universalmente considerata il fiore all'occhiello di tutta l'esperienza rivoluzionaria cubana. Sviluppatasi sin dagli inizi degli anni '60 su impulso del medico e guerrigliero argentino Che Guevara e del suo amico Alberto Granado la sanità a Cuba ha raggiunto standard occidentali e i suoi servizi sono accessibili a tutti. Le Università sfornano centinaia di medici tutti gli anni e, come abbiamo potuto apprezzare anche in Italia, migliaia di loro sono generosamente impegnati in missioni all'estero specialmente nei paesi più poveri del terzo mondo.

La crisi economica non ha risparmiato però neppure questo settore rendendo carenti diversi farmaci essenziali per cui chi non può contare sull'aiuto dei parenti residenti all'estero devi rassegnarsi alle conseguenze della propria malattia. Numerose strutture ospedaliere, specialmente quelle dislocate nelle periferie urbane, sono fatiscenti e versano in situazione di grave degrado. L'embargo commerciale imposto dagli Stati Uniti d'America ha creato gravi difficoltà nell'approvigionamento di farmaci per cui le donazioni sono importantissime ed andrebbero agevolate affinchè possano portare sollievo alle sofferenze della popolazione.

In fine una ultima considerazione. Al loro arrivo in areoporto i cittadini cubani vengono da sempre sottoposti a lunghe e meticolose ispezioni da parte del personale della dogana. Ogni Paese stabilisce in autonomia le proprie regole e le proprie leggi e queste vanno senza dubbio rispettate. Chi le viola incorre in pesanti sanzioni e in diversi casi nella confisca dei beni, così come accade in ogni parte del mondo. L'accanimento sistematico però ferisce e umilia. I social hanno documentato in questi giorni episodi di autentico sciacallaggio denunciando inoltre la vendita che sarebbe avvenuta a prezzi irrisori a dipendenti del Governo delle merci sequestrate durante l'ispezioni doganali: scarpe, vestiti, trucchi, forbicine e altra paccottiglia. Così proprio non va!

La frustrazione porta al disagio, il disagio genera disordine e il disordine spesso sfocia nella violenza sociale, situazione in cui, grazie a Dio, la Cuba post rivoluzionaria non è mai precipitata. Il dissenso però aumenta ed apre le porte a scenari inquietanti che vanno arginati rapidamente prima che sia troppo tardi. Lo si deve al pensiero liberale di Josè Martì, all'utopia del Che e al coraggio e alla abnegazione di migliaia di giovani che hanno offerto la propria vita per la causa rivoluzionaria,

La Rivoluzione non può tradire il suo popolo.

No cara Cuba, così proprio non va.

La vita ti prende, tu non la prendi. Non puoi sapere dove ti porterà

24 gennaio 2021

Il regista e sceneggiatore cubano Juan Carlos Tabio si è spento all'Avana all'età di 77 anni.

Juan Carlos Tabio
(Juan Carlos Tabio - foto web)

Lo ha comunicato in una nota l'Istituto cubano di arte e industria cinematografica:                         

"L'Icaic si rammarica della morte del regista, che ha vinto il Premio nazionale del Cinema del 2014 e il cui lavoro fa parte della storia trascendente del cinema cubano come riflesso dell'identità di una nazione".

Il regista e sceneggiatore è considerato una figura di primo piano del cinema cubano ed è stato autore di lavori riconosciuti a livello internazionale tra cui ricordiamo il sorprendente "Fragole e cioccolato" realizzato nel 1994 e diretto insieme a Tomas Gutierrez Alea, pellicola che fu premiata con l'Orso d'argento a Berlino e fu candidato all'Oscar come miglior film straniero.

Fresa y Chocolate
(foto web)

Il film integralmente girato all'Avana sfidò un vero e proprio tabù poiché trattò con coraggio e lungimiranza una questione ancora oggi non del tutto risolta sull'isola caraibica: quella della omosessualità. Ambientato verso la fine degli anni settanta, l'intera vicenda si snoda attraverso la controversa amicizia tra Diego un intellettuale gay, e David un giovane comunista formato e radicato sui capisaldi della rivoluzione di Castro non proprio "benevola e tollerante" dei confronti degli omosessuali.

Fresa e Chocolate 1994
("Fragola e Cioccolato" - foto web)

Nel 1995 Tabio presenta al mondo un'altra sua opera ironica e surreale “Guantanamera” co-diretta sempre Tomas Gutierrez Alea e che sarà presentata in concorso alla 52ma Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Ho visto un'altro film memorabile di Tabio, “Lista de Espera”, “Lista d'attesa” in italiano, prodotto nel 2000 e presentato al Festival di Cannes. Una attesa alla fermata del bus che si fa esperienza onirica. Un sogno che trasforma la dura resistenza alle lunghe attese a cui sono abituati i cubani in un vivace e allegro microcosmo. Una narrazione capace di sdrammatizzare con pennellate di genialità una realtà tra le più pesanti tra quelle che affliggono da decenni l'Isola.

Lista de Espera, fil cubano del 2000
(Lista d'attesa, film cubano del 2000 - foto web)

Umorista critico, ha usato tutta la auto ironia tipicamente cubana per sviscerare le contraddizioni della sua società. Lo ha fatto con trasporto emotivo spingendo lo spettatore, tra una risata e l'altra, ad entrare nelle sue storie e a renderlo partecipe di un cambiamento necessario.

L'ultima sua opera importante è stata “7 Dias en la Habana” del 2012, un film collettivo che racconta una settimana all'Avana e in cui ogni giornata è raccontata da un regista diverso. Oltre al nostro Tabio hanno partecipato alla sua realizzazione artisti di fama inernazionale come Benicio del Toro e Julio Medem.

Il presidente Miguel Díaz-Canel ha salutato con queste parole uno dei figli più ammirati di Cuba: “Un commosso addio a uno degli elementi imprescindibili del cinema cubano. La sua opera, autentico ritratto di Cuba, è anche il ricordo acuto di un'epoca. Condoglianze a familiari, amici e colleghi del cinema”.

“La vita ti prende, tu non la prendi. Non puoi sapere dove ti porterà” (J.C. Tabio, L'Avana, 3 settembre 1943-18 gennaio 2021).

A-Dios Juan Carlos, grazie per averci fatto sorridere e riflettere.

Tra falsi sciamani e sciacalli veri

17 gennaio 2021

L'anno nuovo è iniziato in tono dimesso, a luci spente, senza musica e senza botti.

La pandemia ci ha costretto a trascorrere in casa lunghe ore di attesa e di solitudine. Ci ha privato della gioia di un abbraccio e della condivisione della festa. Abbiamo osservato malinconicamente strade e piazze vuote in ogni angolo del mondo sognando il giorno in cui questo incubo sarà solo un triste ricordo.

La televisione in molti casi ci ha fatto compagnia e così tutti noi abbiamo assistito alle immagini che ci giungevano dagli States dove il 6 gennaio migliaia di persone accalcate si sono riversate per le strade di Washington non per scambiarsi un augurio ma per sfidarsi a colpi di slogan e bastonate. L'esplosione di violenza alla Capitol Hill e la sceneggiata dello sciamano con le corna sono entrate nelle nostre case lasciandoci attoniti. Molti di noi si sono domandati come sia stato possibile che la superpotenza militare statunitense che ancora soffre per le ferite dell'attentato alle Torri Gemelle del 2001 e in piena guerra contro la pandemia e il terrorismo islamico abbia permesso che la manifestazione organizzata dai delusi sostenitori di Trump potesse degenerare in quel modo fino a spingersi nelle viscere della Casa Bianca per saccheggiarla e deturparla, il tutto ovviamente in diretta social. Quale sia stata la regia occulta dietro a questo sconcertante show probabilmente non lo sapremo mai. Resta il clamore suscitato dai fatti, le polemiche, le vittime e i forti dubbi sorti sulla intera vicenda.

Sciamano Angeli
(Lo "sciamano" Angeli - foto web)

Faccio una breve riflessione sulle connessioni da sempre esistenti tra le elezioni presidenziali americane e i difficili rapporti diplomatici tra Usa e Cuba.

Probabilmente molti si ricorderanno delle straordinarie aperture diplomatiche nei confronti di Cuba attuate dall'ex presidente Barak Obama a poche ore dalla scadenza del suo mandato. Una strategia che mirava anche a creare grandi difficoltà al subentrante e controverso Donald Trump.

Oggi, nonostante la delicata situazione interna, si è ripetuto il gioco del fiammifero spostando nuovamente l'attenzione politica sull'isola ribelle. Così è accaduto che Trump poco prima che scorressero i titoli di coda della sua amministrazione abbia deciso di ricollocare Cuba tra i paesi che “patrocinano il terrorismo” inasprendo ulteriormente le già pesanti sanzioni esistenti che affliggono da decenni la fastidiosa isola caraibica. Ora il fiammifero è passato in mano a Joe Biden.

Ma perchè Cuba riveste un ruolo così rilevante e strategico nell'esito delle elezioni presidenziali americane?

Si spiega facilmente, sopratutto quando ci sono in gioco milioni di voti in grado di spostare l'ago della bilancia da un contendente all'altro.

La diaspora cubana contrappone fin dagli anni '60 i filogovernativi assertori convinti della ideologia rivoluzionara alle migliaia di esuli cubani anticastristi, residenti principalmente in Florida, che da sempre si sono dimostrati pronti a sostenere la canditatura di questo o quel politico in cambio della promessa di una politica estera capace di spingere al collasso economico e politico l'odiato regime castrista. Ecco perchè il consenso dei controrivoluzionari cubani ha un ruolo decisivo nelle elezioni USA.

Se giriamo lo sguardo a poche miglia di distanza ci si rende poi conto come i media cubani, espressione dell'unico partito esistente sull'isola, abbiano dedicato molta più attenzione alle vicende politiche del vicino gigante a stelle e strisce e alla sua presunta fragilità democratica invece di concentrarsi sulla situazione interna da mesi precipitata in una preoccupante crisi molto simile a quella che determinò il triste “Periodo especial” degli anni novanta.

E' il riproporsi dell'estenuante tiro alla fune di cui ho fatto cenno anche nelle pagine di “Mambo Tango”: una sfida dove i contendenti non sono disposti a perdere ma neppure a vincere, perchè ognuno ha bisogno dell'esistenza dell'altro per sopravvivere o rafforzarsi.

Tu sei l'origine dei miei problemi ma sei anche la mia linfa vitale perchè la tua esistenza giustifica tutte le mie debolezze e le mie incapacità.

Cosi assistiamo ad un evidente paradosso: da una parte la prima potenza economica e militare del mondo si trova costretta a schierare l'FBI e la Guardia Nazionale non per difendersi da invasioni straniere o aliene o dalla minaccia comunista ma per contrastare nemici interni, facinorosi sostenitori di Trump decisi a rovinare la festa al neo eletto Presidente Biden; dall'altra il governo castrista di Diaz-Canel sembra più preoccupato della tenuta democratica statunitense che non della situazione sociale interna prossima ad una crisi isterica senza precedenti alla quale cerca di porre un freno attraverso un uso massiccio e disinvolto di arresti e condanne di cittadini armati solo di idee e parole ritenute troppo sovversive nei confronti dell'ortodossia rivoluzionaria.

Damas de Blanco - Cuba
(Las Damas de Blanco, voce della dissidenza a Cuba - foto web)

Uno scenario internazionale surreale dove anche l'Italia in queste ultime ore si è ritagliata uno spazio da protagonista dando vita all'ennesimo ribaltone di governo proprio nel bel mezzo di una profonda crisi economica, sociale e sanitaria aggravata dalla pandemia. Trasformisti e saltimbanco della politica stanno trascinando il paese verso il baratro della ingovernabilità proprio nel momento in cui tutto il Paese dovrebbe essere coeso per fronteggiare un nemico subdolo e crudele quale si è dimostrato di essere il Covid-19.

E' il prezzo della democrazia che va RIconquistata tutti i santi giorni.

Una sfida difficile, una battaglia che va combattuta con eroismo lasciando da parte protagonismi e tornaconti personali.

Di sciamani e sciacalli ne facciamo tutti volentieri a meno.

Oltre le polemiche

20 giugno 2020

Murales a Torino in onore dei medici cubani in missione contro il Covid19
(Foto web)

"Abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di vivere questa collaborazione medica, in un incontro tra popoli che sicuramente va a ridefinire la percezione che abbiamo gli uni degli altri. Questo va al di là di ogni interesse di Governo, economico o di qualsiasi altra natura. Il futuro dell’Italia siete voi giovani, come lo sono gli studenti del Politecnico ospitati nella residenza dove siamo noi. Quando hanno saputo che eravamo lì hanno tirato fuori una bandiera cubana e l’hanno esposta".

Con queste parole uno dei medici cubani ha salutato e ringraziato Torino.

Il murales è stato realizzato da diversi gruppi giovanili:  Noi Restiamo, Rete dei Comunisti di Torino e Osa ed è un omaggio alla Brigade Medica Henry Reeve che ha operato in Italia sia a Crema in Lombardia che a Torino presso il Covid Hospital delle Ogr. Il murales che è stato dipinto all'interno del parco Dora del capoluogo piemontese è stato presentato durante una piccola cerimonia tenutasi il 25 maggio u.s.

Evidenti i richiami dell'opera che vanno dall'insuperato clima di ostracismo perpetrato dagli Stati Uniti ai danni di Cuba attraverso l'applicazione di un duro embargo che dura da decenni alla più romantica richiesta giunta da più parti di candidare i medici cubani al Premio Nobel per la Pace. Si è discusso molto sull'utilità della presenza di questa Brigata Medica Cubana in Italia (la prima volta di una missione in territorio europeo) e le polemiche che ne sono derivate non sono divampate solo in Italia ma anche nella stessa isola caraibica afflitta oggigiorno da una profonda crisi strutturale che abbraccia tutti i settori compreso quello sanitario da sempre ritenuto il fiore all'occhiello del Regime rivoluzionario. Ancora più aspri i giudizi che arrivano dagli USA sopratutto da parte degli esuli che accusano il governo castrista di esercitare una inqualificabile tratta di persone e una mercificazione di esseri umani. A noi semplici resta l'immagine pura del bimbo di Crema che tutti i giorni salutava i medici cubani in arrivo all'ospedale di campo, i tanti sorrisi, le lacrime sincere dell'addio tra le note di Havana de'Primera e i colori di questo murales. Gesti di fraternità. Oltre le polemiche.

 

Arrivederci, amigos para siempre!

31 maggio 2020

Sabato 23 maggio la città di Crema ha tributato un emozionate saluto alla Brigada Henry Reeve, composta da 52 tra medici ed infermieri cubani ai quali si è aggiunta una infermiera cubana residente da 20 anni nella città lombarda, che ha collaborato per due lunghi ed estenuanti mesi con i loro omologhi italiani nella lotta contro il Covid-19.

Scenario della manifestazione è stata la splendida Piazza del Duomo. Qui il piccolo plotone di "batas blancas" in perfetta formazione militare protetti da mascherine ed in rigoroso distanziamento hanno ricevuto il saluto da parte di un caloroso pubblico e dalle più alte autorità politiche e religiose presenti in luogo tra cui il Segretario del ministero di Salute e Benessere della Lombardia Giulio Gallera, il sindaco di Crema la signora Stefania Bonaldi, l'ambasciatore di Cuba in Italia José Carlos Rodriguez, il Console Generale di Milano LLanio Gonzalez e il presidente della Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba Irma Dioli e sindaci di diversi paesi limitrofi.

Gli inni nazionali di Cuba e Italia hanno introdotto la manifestazioni durante la quale diversi oratori hanno sottolineato l'importanza della generosa collaborazione prestata dalla Brigata cubana ai medici italiani impegnati strenuamente nella lotta contro la pandemia da Covid-19. Particolarmente toccante è stato il messaggio letto dalla sindaca di Crema e che ho già riportato nell'articolo precedente.

 Luis Ángel Sánchez Rodríguez, specialista in Medicina Generale e componente della brigada cubana ha rilasciato una intervista a Cubadebate raccontando di come sia stata commovente la despedida, il commiato dalla città lombarda ...  "Poichè indossavano una maglietta rossa con su scritto "Me dicen Cuba" eravamo tutti facilmente riconoscibili.  Così, mentre percorrevano le strade del centro cittadino per recarci alla piazza dove si sarebbe tenuta la manifestazione, una moltitudine di persone è uscita dalle proprie case e dai locali per salutarci, applaudendo il nostro passaggio. Dai bambini agli anziani. E' stato incredibile, sobrecogedor, sorprendente!

Questi in sintesi i  numeri della missione cubana a Crema: più di 5.000 interventi sanitari, 3668 di infermeria e 210 in terapia intensiva effettuati nell'ospedale principale della città, in quello da campo e in una Casa di Riposo per anziani con pazienti affetti da Covid-19

Sin dall'arrivo a Crema la brigata cubana è stata circondata da affetto e gratitudine dai circa 34 mila abitanti della città lombarda, sentimenti che si sono consolidati giorno dopo giorno.

La città di Crema omaggia la Brigata medica cubana al termine della sua missione. Foto: Cremaoggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ailed, una infermiera di origine cubana che da 20 anni vive a Crema che si è unita volontariamente

alla Brigata del suo Paese. Storie di amore e solidarietà.  Foto: Enrique Ubieta

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il bimbo divenuto simbolo di amicizia e solidarietà . Tutti i giorni ha atteso l'arrivo dei medici cubani
salutandoli dalla propria casa. Gli è stato donato un piccolo camice da medico.
Sarà stato doloroso doversi dire addio. Foto: Enrique Ubieta

La sindaca di Crema Bonaldi saluta il capo della missione cubana.  Foto: Enrique Ubieta

Leonardo ha  67 anni, già al fronte contro l'Ebola. Graciliano ne ha invece 64 di anni. I più anziani. Poi c'è Maykel, ha solo 34 anni e così ci racconta: "I rapporti tra noi sono stati meravigliosi. Non nego il fatto che inizialmente c'era un pò di timore tra i più giovani però abbiamo ricevuto dai più anziani un grande appoggio frutto della loro esperienza nelle precedenti missioni, sopratutto quella che li ha visti impegnati nella lotta contro l'ebola. Il comportamento dei più vecchi è stato uno stimolo per tutti noi e oggi siamo una sola cosa: non abbiamo nè cinque nè dieci anni di esperienza, siamo stati tutti la stessa persona, lavorando sullo stesso fronte".

Foto: Cremaoggi.

 Autorità civili e religiose salutano las batas blancas Foto: Cremaoggi.

La Brigada medica cubana Henry Reeve è stata la prima nella storia a operare in Italia ed in Europa. Foto: Cremaoggi.

Foto: Cremaoggi.

 Foto: Cremaoggi.

 Foto: Emanuela Nichetti/Facebook.

E' lui il piccolo dottore ... quanta dolcezza in questa immagine! Foto: Emanuela Nichetti/Facebook.

Amigos para siempre!  Foto: Emanuela Nichetti/Facebook.

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Ambasciatore cubano José Carlos Rodríguez. Foto: Enrique Ubieta

El niño de los aplausos. Il bambino degli applausi.  Foto: Enrique Ubieta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sindaca di Crema, sullo sfondo Josè Martì.  Foto: Enrique Ubieta


 



Suonano gli inni e rintoccano le campane poi gli applausi. Tanti applausi. Foto E.Ubieta
 

La Sindaca e l'Ambasciatore cubano in Italia.  Foto: Enrique Ubieta

Me dicen Cuba!   Foto: Enrique Ubieta

L'esperienza dei più anziani. Valore aggiunto.  Foto: Enrique Ubieta

Veterani al fronte, con orgoglio e professionalità.  Foto: Enrique Ubieta

Anche il console cubano a Milano ha partecipato alla cerimonia di commiato. Foto: Enrique Ubieta

Come da protocollo i medici cubani dovranno osservare 15 giorni di quarantena prima di poter rientrare

nel loro Paese. Oltre ad omaggi personali sono state raccolte offerte a favore dell'Ospedale pediatrico

J.M.Marque che garantisce l'assistenza a più di 400 mila tra bambini ed adolescenti cubani. 

Appartenenti alla stessa Brigada Henry Reeve sono arrivati il 13 aprile altri 38 operatori sanitari che

saranno ospitati nella città di Torino. Arrivati a Torino i medici e infermieri cubani in servizio alle Ogr | per l'emergenza Coronavirus
Tra loro ci sono medici generici, epidemiologi, rianimatori,

anestesisti e infermieri specializzati in terapia intensiva. Ovviamente anche questi arrivi sono

stati salutati non solo dalla gratitudine delle persone ma anche da immancabili polemiche

che tenterò di analizzare in seguito.

Resta la magia di un incontro indimenticabile con un popolo nobile ed amico.

Come ha sottolineato più volte Papa Francesco siamo tutti sulla stessa barca ed è impensabile

continuare a credere che ognuno ce la possa fare solo con le proprie forze. 

Questa triste pandemia non ci abbandoni al vuoto della speranza e della solidarietà.

 

 

 

Siamo stati naufraghi e ci avete soccorso

24 maggio 2014

Questo è il commosso saluto che ieri 23 maggio 2020 la città di Crema per voce del suo sindaco la signora Stefania Bonaldi ha rivolto alla Brigada medica cubana Henry Reeve al termine della missione che l'ha vista collaborare per circa due mesi con i medici e infermieri italiani nella difficile lotta contro il Covid19. Nostalgia e gratitudine. Amici e fratelli per sempre. Amigos y Hermanos para siempre!

“Cari amici cubani,​
sarò davvero breve perché, meglio delle mie parole, la nostra immensa gratitudine è già visibile nei volti delle autorità qui presenti, che ringrazio di cuore, con una particolare commozione per i colleghi sindaci e sindache e gli amministratori di Crema, che rappresentano altri volti, tanti altri volti, quelli di tutti i cremaschi, nessuno escluso, che vi stringono in un abbraccio affettuoso e sincero, ma anche pieno di nostalgia perché siamo certi che ci mancherete, proprio come dei fratelli.​
Lo sappiamo bene, perché noi italiani siamo stati un popolo di migranti e conosciamo i sentimenti che accompagnano i distacchi. Mancherete ma non sparirete, perché le nostre coscienze conserveranno il vostro dono e ci rinforzeranno nella convinzione che a Crema nessuno deve essere mai più straniero, da ora in poi avremo un argomento decisivo da opporre a chiunque volesse ledere o diminuire il nostro sacro dovere di ospitalità.
autorità
Ci mancherà la vostra presenza rassicurante, che in un momento di inaudita incertezza e di pericolo incombente è stata una medicina efficace.​
Ci mancherà ciò che silenziosamente avete rappresentato in queste settimane, a cominciare dalla certezza che il nostro pianeta può combattere e vincere le disparità, le ingiustizie e le emergenze, solo se tutti i popoli si affratellano.​ ​ ​
Arrivando qui avete detto che la vostra patria è il mondo, quindi da ora in poi sarete sempre nostri compatrioti, in questo mondo vasto e spesso maltrattato dall’assenza del valore supremo della solidarietà.
CUBA3
Siamo stati naufraghi e ci avete soccorso, senza domandarci il nome né la provenienza.​
Dopo mesi di lutti, angoscia, dubbi, ora vediamo la luce ma solo perché ci siamo stretti gli uni agli altri.
Donne e uomini del nostro Sistema Sanitario lombardo, Istituzioni, governanti e amministratori di ogni livello, ci siamo stretti a voi, cari medici ed infermieri della Brigata Cubana “Henry Reeve” e con voi al vostro popolo generoso, attingendo dalla vostra competenza e dalla vostra passione l’ossigeno necessario a tenere viva la fiducia, indispensabile nella lotta.​
Senza di voi tutto sarebbe stato più difficile.​
CUBA4
Nella nostra città e nel nostro Territorio in questi mesi si sono moltiplicati i gesti di solidarietà e di generosità, abbiamo visto tornare alla luce sentimenti di vicinanza che erano assopiti dall’abitudine, logorati dalla quotidianità.
Questi sentimenti di umanità e fratellanza li avete alimentati anche voi, con la vostra presenza qui, discreta ma efficace, rispettosa ma determinata, pacata ma affidabile.​
Siete arrivati nel momento più drammatico e insieme a noi vi siete battuti per trasformare “il lamento in danza”, una danza collettiva, a riprova che le grandi battaglie non le vincono gli eroi solitari, ma le comunità, e ciò che è accaduto nella nostra terra ne è la prova, la dimostrazione.​
Siamo stati comunità, per questo abbiamo vinto, siamo stati, anche grazie a voi, uno schiaffo all’Individualismo, l’alleato preferito delle avversità. Siamo stati una comunità, certo, multiculturale e umanissima. Uno schieramento che non ammetteva sconfitte e infatti non abbiamo perso.
Abbiamo lottato da popolo appassionato e progettuale, rifuggendo il rischio di essere folla caotica e velleitaria, mossa solo dalla paura.​
Siamo diventati avversari intelligenti di un patogeno assassino, ma intelligente pure lui.​ ​
Con voi è stato più facile.​
Grazie, a nome di tutti i cittadini e le cittadine di Crema, del nostro Territorio, della Lombardia e dell’Italia intera!​ “

(fonte Fortebraccio news)

Heberon, la medicina cubana contro il Covid-19

2 maggio 2020

Heberon, la medicina cubana efficace contro il Covid-19
(foto web)

E' una notizia di questi giorni che come tante altre che circolano va letta ed interpretata con raziocinio perche creare false aspettative può essere più grave dei danni generati dall'epidemia del Covid-19. I fatti sono questi: il Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologica (CIGB) con sede all'Avana ha elaborato a metà degli anni 80 del secolo scorso un farmaco che è già stato utilizzato contro diverse malattie virali quali l'epatite B e C, l'herpes zoster, l'Hiv/aids, l'ebola e il dengue e che sta dimostrando la sua efficacia anche nel contrastare il Coronavirus. A tal proposito il Ministero di Salute Pubblica, il MINSAP, ha diffuso dei dati che rilevano come fino al 14 di aprile u.s. circa il 94 per cento dei contagiati da coronavirus presenti sull'Isola sia stato curato con l'HEBERON, nome con il quale viene commercializzato il farmaco “Interferón Alfa 2b Humano Recombinante”. L'interferone è una proteina prodotta dalle cellule del sistema immunitario degli animali vertebrati e può essere prodotto in grandi quantità anche in laboratorio. Raffinato da batteri o lieviti si chiama ricombinante ed è capace di contrastare le malattie virali. I virus infatti per loro natura indeboliscono la produzione naturale di interferone nell'organismo umano. La caratteristica di questo farmaco è appunto quella di ripristinarne una sufficiente quantità con conseguente miglioramento del sistema immunologico nei pazienti colpiti dal contagio. In questi decenni inoltre è stata sperimentata anche l'utilità dell'interferone nella lotta contro alcuni tipi di cancro. Tornando ai dati diffusi dal MINSAP si viene a conoscenza che tra i pazienti trattati con Heberon solo il 5% ha raggiunto un livello di gravità e che il tasso di mortalità tra di loro è sceso dal 2,7 % allo 0,9%. Questi dati molto soddisfacenti vanno ad aggiungersi a quelli ottenuti da analisi effettuate nella città cinese di Wuhan, l'epicentro mondiale della pandemia, dove 2.944 pazienti sono stati trattati con il farmaco cubano e 3.387 no. Bene, i pazienti ai quali è stato somministrato l'Heberon non hanno contratto il virus! Sono attualmente circa 80 i paesi in tutto il mondo interessati ad acquistare il farmaco cubano. Come dicevo ogni notizia va esaminata con le dovute cautele. A tre mesi dalla coclamazione della pandemia ricercatori di tutto il mondo sembrano aver individuato già diversi vaccini che se non possono debellare il coronavirus per lo meno sono in grado di frenarne lo sviluppo e l'aggressività. Il piccolo paese caraibico sta dando come sempre il suo contributo alla ricerca scientifica. Sarebbe bello se la risposta sanitaria a questa terribile pandemia arrivasse proprio da li.