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Siamo stati naufraghi e ci avete soccorso

24 maggio 2014

Questo è il commosso saluto che ieri 23 maggio 2020 la città di Crema per voce del suo sindaco la signora Stefania Bonaldi ha rivolto alla Brigada medica cubana Henry Reeve al termine della missione che l'ha vista collaborare per circa due mesi con i medici e infermieri italiani nella difficile lotta contro il Covid19. Nostalgia e gratitudine. Amici e fratelli per sempre. Amigos y Hermanos para siempre!

“Cari amici cubani,​
sarò davvero breve perché, meglio delle mie parole, la nostra immensa gratitudine è già visibile nei volti delle autorità qui presenti, che ringrazio di cuore, con una particolare commozione per i colleghi sindaci e sindache e gli amministratori di Crema, che rappresentano altri volti, tanti altri volti, quelli di tutti i cremaschi, nessuno escluso, che vi stringono in un abbraccio affettuoso e sincero, ma anche pieno di nostalgia perché siamo certi che ci mancherete, proprio come dei fratelli.​
Lo sappiamo bene, perché noi italiani siamo stati un popolo di migranti e conosciamo i sentimenti che accompagnano i distacchi. Mancherete ma non sparirete, perché le nostre coscienze conserveranno il vostro dono e ci rinforzeranno nella convinzione che a Crema nessuno deve essere mai più straniero, da ora in poi avremo un argomento decisivo da opporre a chiunque volesse ledere o diminuire il nostro sacro dovere di ospitalità.
autorità
Ci mancherà la vostra presenza rassicurante, che in un momento di inaudita incertezza e di pericolo incombente è stata una medicina efficace.​
Ci mancherà ciò che silenziosamente avete rappresentato in queste settimane, a cominciare dalla certezza che il nostro pianeta può combattere e vincere le disparità, le ingiustizie e le emergenze, solo se tutti i popoli si affratellano.​ ​ ​
Arrivando qui avete detto che la vostra patria è il mondo, quindi da ora in poi sarete sempre nostri compatrioti, in questo mondo vasto e spesso maltrattato dall’assenza del valore supremo della solidarietà.
CUBA3
Siamo stati naufraghi e ci avete soccorso, senza domandarci il nome né la provenienza.​
Dopo mesi di lutti, angoscia, dubbi, ora vediamo la luce ma solo perché ci siamo stretti gli uni agli altri.
Donne e uomini del nostro Sistema Sanitario lombardo, Istituzioni, governanti e amministratori di ogni livello, ci siamo stretti a voi, cari medici ed infermieri della Brigata Cubana “Henry Reeve” e con voi al vostro popolo generoso, attingendo dalla vostra competenza e dalla vostra passione l’ossigeno necessario a tenere viva la fiducia, indispensabile nella lotta.​
Senza di voi tutto sarebbe stato più difficile.​
CUBA4
Nella nostra città e nel nostro Territorio in questi mesi si sono moltiplicati i gesti di solidarietà e di generosità, abbiamo visto tornare alla luce sentimenti di vicinanza che erano assopiti dall’abitudine, logorati dalla quotidianità.
Questi sentimenti di umanità e fratellanza li avete alimentati anche voi, con la vostra presenza qui, discreta ma efficace, rispettosa ma determinata, pacata ma affidabile.​
Siete arrivati nel momento più drammatico e insieme a noi vi siete battuti per trasformare “il lamento in danza”, una danza collettiva, a riprova che le grandi battaglie non le vincono gli eroi solitari, ma le comunità, e ciò che è accaduto nella nostra terra ne è la prova, la dimostrazione.​
Siamo stati comunità, per questo abbiamo vinto, siamo stati, anche grazie a voi, uno schiaffo all’Individualismo, l’alleato preferito delle avversità. Siamo stati una comunità, certo, multiculturale e umanissima. Uno schieramento che non ammetteva sconfitte e infatti non abbiamo perso.
Abbiamo lottato da popolo appassionato e progettuale, rifuggendo il rischio di essere folla caotica e velleitaria, mossa solo dalla paura.​
Siamo diventati avversari intelligenti di un patogeno assassino, ma intelligente pure lui.​ ​
Con voi è stato più facile.​
Grazie, a nome di tutti i cittadini e le cittadine di Crema, del nostro Territorio, della Lombardia e dell’Italia intera!​ “

(fonte Fortebraccio news)

Heberon, la medicina cubana contro il Covid-19

2 maggio 2020

Heberon, la medicina cubana efficace contro il Covid-19
(foto web)

E' una notizia di questi giorni che come tante altre che circolano va letta ed interpretata con raziocinio perche creare false aspettative può essere più grave dei danni generati dall'epidemia del Covid-19. I fatti sono questi: il Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologica (CIGB) con sede all'Avana ha elaborato a metà degli anni 80 del secolo scorso un farmaco che è già stato utilizzato contro diverse malattie virali quali l'epatite B e C, l'herpes zoster, l'Hiv/aids, l'ebola e il dengue e che sta dimostrando la sua efficacia anche nel contrastare il Coronavirus. A tal proposito il Ministero di Salute Pubblica, il MINSAP, ha diffuso dei dati che rilevano come fino al 14 di aprile u.s. circa il 94 per cento dei contagiati da coronavirus presenti sull'Isola sia stato curato con l'HEBERON, nome con il quale viene commercializzato il farmaco “Interferón Alfa 2b Humano Recombinante”. L'interferone è una proteina prodotta dalle cellule del sistema immunitario degli animali vertebrati e può essere prodotto in grandi quantità anche in laboratorio. Raffinato da batteri o lieviti si chiama ricombinante ed è capace di contrastare le malattie virali. I virus infatti per loro natura indeboliscono la produzione naturale di interferone nell'organismo umano. La caratteristica di questo farmaco è appunto quella di ripristinarne una sufficiente quantità con conseguente miglioramento del sistema immunologico nei pazienti colpiti dal contagio. In questi decenni inoltre è stata sperimentata anche l'utilità dell'interferone nella lotta contro alcuni tipi di cancro. Tornando ai dati diffusi dal MINSAP si viene a conoscenza che tra i pazienti trattati con Heberon solo il 5% ha raggiunto un livello di gravità e che il tasso di mortalità tra di loro è sceso dal 2,7 % allo 0,9%. Questi dati molto soddisfacenti vanno ad aggiungersi a quelli ottenuti da analisi effettuate nella città cinese di Wuhan, l'epicentro mondiale della pandemia, dove 2.944 pazienti sono stati trattati con il farmaco cubano e 3.387 no. Bene, i pazienti ai quali è stato somministrato l'Heberon non hanno contratto il virus! Sono attualmente circa 80 i paesi in tutto il mondo interessati ad acquistare il farmaco cubano. Come dicevo ogni notizia va esaminata con le dovute cautele. A tre mesi dalla coclamazione della pandemia ricercatori di tutto il mondo sembrano aver individuato già diversi vaccini che se non possono debellare il coronavirus per lo meno sono in grado di frenarne lo sviluppo e l'aggressività. Il piccolo paese caraibico sta dando come sempre il suo contributo alla ricerca scientifica. Sarebbe bello se la risposta sanitaria a questa terribile pandemia arrivasse proprio da li.

Auguri Italia!

25 Aprile 2020

75* Anniversario della Liberazione

Auguri Italia!

Auguri dal silenzio delle nostre piazze, dai nostri balconi fioriti.

Auguri dai nostri abbracci sospesi, dai sorrisi e baci in attesa.

Auguri dalla nostra memoria, dai racconti dei nonni

spazzati via come petali di rosa in questa primavera ventosa.

Auguri madre e sorella delle nostre speranze.

Auguri alle ferite delle tuo corpo, alle lacrime del tuo volto.

Auguri dal rosso dei nostri cuori,

dal verde di mille mascherine

e dal bianco di camici consunti:

è il Tricolore che rinnova i suoi valori.

Auguri dolce e fragile Italia.

Eroi italiani
(Eroi italiani - elab.grafica Di Crosta Franco)

 

Grazie alla Vita!

11 aprile 2020

Tramonto a Varadero
(foto Di Crosta Franco)

Un senso di angoscia attanaglia le nostre giornate da quando lo spettro mortale della pandemia da Covid-19 ha invaso i nostri corpi, le nostre case e si è insinuato nelle nostre menti. Siamo tutti turbati dalle tantissime morti, dalla solitudine degli ammalati, dal sacrificio di una generazione che ha dato la sua gioventù per la nascita del nostro paese. Con la stessa forza devastante abbiamo però tirato fuori, e continuiamo a farlo, il meglio di noi stessi. La compassione, la solidarietà, la nostalgia, la generosità, il sacrificio. Sembravano fino a pochi giorni fa sentimenti perduti, trascinati via dalla folle corsa verso i beni materiali e da un stile di vita imperniato sull'egoismo, l'egocentrismo e il menefreghismo. La vita continua e forse risorgerà con una nuova spinta emotiva che ci farà riappropriare del senso autentico delle cose e ci fara riscoprire l'importanza degli affetti.

"Grazie alla vita" è uno dei brani folk più famosi nella storia del genere latinoamericano e vanta traduzioni in molte lingue del pianeta. Fu composta ed interpretata dalla cantante cilena Violeta Parra nel 1966 e pubblicata nell'album "Las ultimas composiciones", l'ultimo album pubblicato prima del suicidio della poetessa avvenuto nel 1967 a causa di una forte depressione. Artista poliedrica, la sua opera ha gettato le fondamenta per la nascita del movimento culturale e musicale conosciuto internazionalmente come Nueva Cancion Chilena che ha avuto tra i suoi principali esponenti ed interpreti gli Inti-Illimani e i Quilapayun. In Italia sono note le versioni di Gabriella Ferri, Andrea Parodi e gli Zafra. Anche Laura Pausini e Anna Oxa si sono cimentate con questo splendido testo.

Buona Pasqua allora amici miei, per chi crede in Gesù Cristo e anche per chi non ci crede; la pace e la felicità sono valori universali ai quali tutti noi aspiriamo. Vi lascio il testo di questa splendida canzone,sia in italiano che in spagnolo, il regalo del mio cuore ai vostri cuori!

Grazie alla vita

Grazie alla vita, che mi ha dato tanto:
m'ha dato due stelle che quando le apro,
io vedo e distinguo il nero dal bianco
e nell'alto cielo il fondo stellato
e in mezzo alla folla l'uomo che io amo.

Grazie alla vita, che m'ha dato tanto:
m'ha dato il suono e l'abecedario,
come le parole che penso e proclamo:
figlio, madre, amico e cammino chiaro,
e la dolce voce di colui che amo.

Grazie alla vita, che m'ha dato tanto:
m'ha dato la marcia dei miei piedi stanchi;
con essi ho varcato pozzanghere e spiagge,
città e deserti, montagne e pianure
e la strada tua, la casa, il cortile.

Grazie alla vita che m'ha dato tanto:
m'ha dato il cuore che vuole fuggire
quando guardo il frutto della mente umana,
quando guardo il bene lontano dal male,
quando vedo dentro il tuo sguardo chiaro.

Grazie alla vita che m'ha dato tanto:
m'ha dato il riso e m'ha dato il pianto;
così io distinguo la pena e la gioia,
i due elementi che fanno il mio canto,
e il canto di voi che è il mio stesso canto,

e il canto di tutti che è il mio proprio canto.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto ...

https://youtu.be/w67-hlaUSIs             "Gracias a la Vida"  Violeta Parra

https://youtu.be/_kMgPLM7ZDQ         ("Grazie alla Vita"  Zafra, versione italiana)

 

GRACIAS A LA VIDA  (Testo in spagnolo)

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me dió dos luceros, que cuando los abro
Perfecto distingo, lo negro del blanco
Y en el alto cielo, su fondo estrellado
Y en las multitudes el hombre que yo amo..
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido y el abecedario
Con él las palabras que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrado
La ruta del alma delque estoy amando.
Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado el oído que en todo su ancho
Graba noche y día grillos y canarios
Martillos, turbinas, ladridos chubascos
Y la voz tan tierna de mi bien amado.
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió el corazón, que agita su mano
Cuando miro el fruto, del cerebro humano
Cuando miro al bueno tan lejos del malo
Cuando miro al fondo de tus ojos claros.
Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha de mis pies cansados
con ellos anduve, ciudades y charcos
playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio.
Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Así yo distingo, dicha de quebranto
Los dos materiales que forman mi canto.

Y el canto de ustedes que es mi mismo canto.

Y el canto de ustedes que es mi propio canto.

Chi muore per salvare vite non muore mai

28 marzo 2020

medici cubani in Italia per fronteggiare il coronavirus
(foto web)

Il 21 marzo sono sbarcati all'aereoporto di Orio al Serio nella provincia della martoriata città di Bergamo 52 tra medici ed infermieri cubani. Questa “brigada de batas blancas” (camici bianchi) è diventata operativa presso l'ospedale da campo realizzato in pochissime ore dall'esercito italiano nella città di Crema. Si tratta di un gruppo di specialisti con alle spalle già diverse missioni in luoghi remoti della terra. In particolare la loro preparazione si è rivelata in passato molto utile nell'affrontare l'emergenza ebola in molti paesi del continente africano. Attualmente si contano diverse migliaia di medici cubani impegnati in missioni internazionaliste. A Crema, dove sono stati accolti con grande emozione e gratitudine, alloggeranno in locali messi a disposizione dalla Diocesi locale e presso un'albergo della città. Quando si è manifestata la necessità di consentire lo spostamento dei medici tra gli alloggi a loro assegnati e l'ospedale di campo si è pensato immediatamente all'utilizzo di biciclette. In poche ore, grazie ad un tam tam spontaneo nato tra la popolazione di Crema e quella dei comuni limitrofi, si sono raccolte una ottantina di biciclette che sono state subito messe a disposizione degli amici cubani.

Alcune testate giornalistiche commentando la notizia hanno riferito erroneamente dell'arrivo di medici volontari mentre altre hanno colto l'occasione per puntare il dito contro il regime cubano ritenuto colpevole di tenere in ostaggio migliaia di medici sfruttati a lor dire per favorire un business legato alla esportazione di servizi professionali.

La verità, come sempre accade, si colloca nel mezzo. Ho avuto nel tempo la fortuna di conoscere medici cubani e con alcuni di loro ho instaurato un forte legame di amicizia. La medicina a Cuba è uno dei capisaldi della rivoluzione e ne sono testimonianza le diverse università sorte sull'isola e volute fortemente dallo stesso Guevara che si avvalse per la loro realizzazione del supporto e delle competenze del suo grande amico il medico argentino Alberto Granado. Dall'inizio degli anni '60 le missioni delle brigate di medici sono divenute il vero avamposto della rivoluzione cubana, il supporto scentifico per esportare l'esperienza cubana in molti paesi del terzo mondo. La novità storica di oggi consiste nel fatto che per la prima volta una brigata diventa operativa nel mondo occidentale. E' vero, i medici arrivati in Italia non sono dei volontari. I Paesi che richiedono la presenza e la collaborazione degli specialisti cubani devono negoziare direttamente con il Ministero della Salute. Raggiunto l'accordo circa il 40% dei compensi finisce nelle tasche dei medici mentre la percentuale restante va direttamente nelle casse dello stato. Bisogna sottolineare però che a Cuba sia l'istruzione che l'assistenza sanitaria sono totalmente gratuite ed accessibili a tutti. Un medico guadagna tra i 30 e i 60 cuc al mese (al cambio un cuc è quotato come un dollaro USA) di conseguenza una missione all'estero può realmente costituire una grossa opportunità economica. Nella mia esperienza personale però non ho mai percepito l'idea del guadagno come l'unica motivazione che sprona ogni anno centinaia di giovani studenti ad intraprendere gli studi universitari ed in particolare quelli di medicina. Per trenta cuc al mese forse non ne varrebbe veramente la pena. C'è qualcosa di romantico che serve da molla, qualcosa che per noi occidentali è difficile da capire. C'è un amore per la professione, c'è un attaccamento alla Patria e alla bandiera, c'è un senso di appartenenza ad una esperienza rivoluzionaria che ancora oggi stimola e incoraggia scelte coraggiose. La Cuba rivoluzionaria nei sessant'anni della sua esperienza politica e sociale ha esportato nel terzo mondo soldati e medici. Molti giovani sono morti impugnando il fucile, altri indossando il camice bianco. Due aspetti probabilmente contradittori della visione utopistica di fraternità internazionale tra i paesi socialisti sognata dal Che. Mi permetto una ultima considerazione: sappiamo tutti come molte nazioni si arricchiscono attraverso il mercato delle armi piuttosto che con la produzione di mine anti-uomo o il traffico di droga. Per questo non ritengo opportuno porre sullo loro stesso piano di giudizio un business, seppur altamente redditizio, basato sulla cultura e la conoscenza scientifica.

Infine ho scelto due foto per corredare questo articolo: una è di Ruben Carballo Herrera un paramedico cubano membro della spedizione in Italia e l'altra è del medico italiano Giampiero Giron. Due nomi che senz'altro non ci dicono nulla ma che ci spiegano molto sull'importanza di vivere la propria professione come fosse la più importante tra le missioni.

Ruben, infermiere cubano in missione in Italia
(Ruben - foto web)

Ho trovato sui social la bella testimonianza di un fotografo cubano che si era recato all'aereoporto dell'Avana per immortalare e salutare la partenza della brigata medica per l'Italia. Tra le batas blancas gli parve di riconobbere un volto, forse incrociato in una delle precedenti missioni in Africa.

“Cosa fai qui?” chiese Ruben al fotografo

“E' quello che chiedo io a te amico! Vai di nuovo a sfidare la morte?”

E Ruben rispose con la serenità tipica degli eroi inconsapevoli di esserlo:

“Parto per l'Italia, ma non ti preoccupare perchè ritorneremo e continueremo a lottare per la vita”.

E mentre le note dell'inno cubano accompagnavano la marcia di quel plotone di medici Ruben si girò nuovamente verso il fotografo e gli disse:

“Ti ricordi cosa mi hai detto quella volta? Con dos cojones, Viva Cuba!”

E in un'altra intervista un medico della medesima spedizione ha cosi risposto ad una domanda sul perchè di quella partenza così rischiosa:

“Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno però desideriamo che il mondo sappia chi siamo.

Siamo medici cubani e siamo in prima linea per combattere il COVID19. Lo facciamo per amore della professione, lo facciamo per convinzione personale, lo facciamo perchè siamo cubani, perchè amiamo la vita, lo facciamo perchè abbiamo voglia di farlo, lo facciamo perchè abbiamo le palle, lo facciamo semplicemente per questo significa affermare il concetto di Patria o Muerte, ma lo facciamo principalmente perchè tutti sappiano che alla fine Venceremos!

Complicato da intenderlo è vero? E allora vi voglio confondere ulteriormente le idee con la breve storia di Giampiero Giron (si proprio così ...come playa Giron, il luogo della disfatta dei controrivoluzionari nella battaglia fratricida del 17 aprile del 1961, la Baia dei Porci ...).

Medico italiano in pensione si rimette il camice contro il coronavirus
(Giron - foto web)

Nei giorni scorsi in piena emergenza sanitaria lo Stato italiano ha lanciato un appello per sopperire alla necessità di almeno 300 medici da inviare nei territori più colpiti dall'epidemia da coronavirus. Come sappiamo ben 8.000 persone hanno risposto generosamente a questo invito. Tra loro giovani neo laurati e medici già in pensione. Uno di loro che ha risposto presente è Giampiero, un medico di 85 anni dal volto di nonno buono.

"Mi hanno chiesto la mia disponibilità e ho detto di si. Quando ho deciso di essere medico nella mia vita l'ho scelto per sempre. Ho fatto un giuramento. Paura di ammalarmi? No. Allora era meglio se non avessi fatto il medico”.

Ruben y Gilberto, eroi comuni. Volti buoni e generosi in questa epoca di sfide.

Alla gente come voi dovremmo essere grati per sempre.

Hasta la victoria! Ce la faremo.

Il Coronavirus minaccia anche Cuba

15 marzo 2020

Cuba si prepara a fronteggiare il Coronavirus
(foto web)

Il coronavirus è stato classificato dalla OMS come pandemia. L'Italia sta pagando il prezzo più alto in termini di vite umane anche se sono stati presi dei provvedimenti molto restrittivi delle libertà personali. Provvedimenti forse tardivi ma in linea con quelli adottati dalla Cina prima di noi. Dopo una prima fase di sberleffi e critiche inaccettabili ora il mondo ci guarda con ammirazione e a catena molti Paesi stanno adottando misure simili a quelle intraprese dall'Italia per fronteggiare questa terribile epidemia. Quasi tutti in verità perchè alcune nazioni si stanno comportando ancora oggi con estrema superficialità. La globalizzazione ha annullato le distanze, il mondo è diventato più piccolo e non esiste più nulla che in un modo o nell'altro non ci riguardi direttamente. Questa maledetta epidemia dovrà aiutarci a superare gli egoismi. Niente dovrà essere più come prima. Cuba è stata per il momento solo sfiorata da questa drammatica emergenza sanitaria: alla data di oggi si registrano solo quattro casi prontamente isolati: tre turisti italiani in ferie e una cittadina peruviana residente in Lombardia che nei giorni scorsi aveva raggiunto il marito cubano a Santa Clara. Il paese caraibico si sta preparando con grande dignità nello stessa maniera con cui ha affrontato il problema dengue e le ricorrenti incursioni degli uragani. Gli aereoporti sono aperti e per il momento lo sono anche le frontiere del paese. Nel frattempo nelle scuole si educano i bambini agli attegiamenti essenziali per far fronte comune e poter arginare questo pericolo invisibile. Siamo tutti passeggeri sulla stessa nave.

Korda e il Che. La foto che creò il mito del Guerrigliero Eroico

8 Marzo 2020

Il ritratto del Che Guevara di lberto Korda
(Il Guerrigliero eroico di Korda - Foto web)

Questa è senz'altro una delle foto più emblematiche che sia mai stata realizzata.

Uno dei ritratti più efficaci e penetranti conosciuti nella storia moderna. La foto venne scattata quasi per caso dalla camera curiosa e attenta del grande fotogtafo cubano Alberto Diaz Gutierrez, noto semplicemente come Korda in omaggio al regista ungherese Alexandr Korda. Sono passati esattamente 60 anni da quello scatto che con la sua irruenza ha attraversato decenni di storia a cavallo di due millenni. Usato e abusato in ogni angolo dl mondo. Strattonato e commercializzato. Una icona fissata nel tempo come i grandi eroi della mitologia. Una sorte la sua che probabilmente lo stesso Guevara non avrebbe gradito fino in fondo.

E' il 5 di marzo del 1960. All'Avana si celebra un rito funebre in memoria delle 136 vittime dell'affondamento della Coubre, una nave francese che trasportava armi belghe verso la giovane isola rivoluzionaria e la cui esplosione fu attribuita ad un sabotaggio da parte della Cia. Mentre Fidel Castro pronunciava uno dei suoi interminabili discorsi apparve per pochi istanti sul palco il Che, con uno sguardo intenso, misto di rabbia, sopraffazione e orgoglio. Korda lo notò prima che si ritirasse nuovamente e con maestria fermò quell'attimo consegnandolo alla storia e contribuendo alla edificazione del mito “Che Guevara”.

Il fotografo cubano Korda con la foto del Che
(Alberto Korda - foto web)

La foto rimase per diverso tempo negli studi di Korda e fu solo nel 1968 all'indomani della morte del Guerrillero Heroico avvenuta in Bolivia nell'ottobre del 1967 che divenne un successo mondiale grazie all'intuito dell'editore italiano Giangiacomo Feltrinelli che la trasformò nel simbolo e bandiera delle lotte proletarie di tutto il mondo attraverso la realizzazione di un poster prima e utilizzandola poi come copertina del libro “Diario in Bolivia”, scritto dallo stesso Guevara negli ultimi giorni della sua vita.

Alberto Korda e la famosa foto di Che Guevara
(Alberto Korda - foto web)

Alberto Korda nasce all'Avana il 14 settembre del 1928 e fu fotografo di moda ai tempi del regime di Batista. Abbracciò in seguito la causa castrista collaborando con il quotidiano Revolucion e diventando il più importante fotografo della Rivoluzione cubana.

E' morto a Parigi per un attacco cardiaco nel 2001 in occasione di una sua mostra fotografica.

Alberto Korda il fotografo del Che e della rivoluzione cubana
(foto web)
Chiunque sia stato all'Avana o a Cuba inevitabilmente si è dovuto confrontare con quello sguardo. E' ovunque. Sulle magliette, sulle tazze, sulle pareti scrostate delle scuole, sui cappellini, nelle stanze dei musei e degli uffici pubblici. Dove volgi lo sguardo lo trovi. A volte lo incontri vicino al suo amico Camilo. Guevara è ancora oggi una presenza ingombrante, troppo spesso mercificata. Odiato e idolatrato, ma la sua eterna govinezza continua ad interrogarci e il suo sguardo a penetrarci e a sfidarci.