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Cuba vola in alto sotto bandiere diverse

3 luglio 2022

Il 18 giugno si è svolta a Parigi una tappa della Diamond League di atletica leggera una delle più importanti manifestazioni sportive del mondo. In quella occasione si è registrato un sensazionale risultato nella gara di salto triplo dove tre cubani si sono piazzati ai primi tre posti della graduatoria finale. Un risultato sportivo sorprendente ma ancora più sorprendente è il fatto che i tre atleti cubani hanno gareggiato sotto tre diverse bandiere.

Jordan Díaz (l'Avana 2001) che ha vinto la gara con la distanza di 17,66 metri ha ottenuto infatti la nazionalità spagnola a febbraio di quest'anno, gareggia per il Barcellona e detiene il record di Spagna con 17,77 m. Al secondo posto  si è piazzato con 17,64 m. il connazionale e quasi omonimo Andy Diaz (l'Avana 1995) che fa parte della squadra italiana Libertas Livorno e che dovrebbe prendere la nostra cittadinanza entro pochi mesi. Infine al terzo posto si è classificato l'altro cubano, campione olimpico di specialità a Tokio 2020, Pedro Pablo Pichardo ( nato a Santiago nel 1993 e recordman sia di Cuba che del Portogallo) che si è fermato alla distanza di 17,49 e compete per il Portogallo di cui ha già acquisito la cittadinanza nel 2017.

Diamond League a Parigi. Tre cubani sul podio del triplo sotto tre bandiere diverse
(Tre campioni cubani, Jordan, Andy e Pedro e tre bandiere diverse - foto web)

Cuba vola in alto con i suoi campioni risultato di una scuola caraibica di prima qualità. Purtroppo l'esodo di campioni dall'Isola sembra non fermarsi più. Ogni giorno si registra qualche defezione in molteplici discipline. Ricordo soltanto che molti peloteros si sono affermati negli Stati Uniti e che nella selezione spagnola di baseball ci sono ben 7 giocatori di origine cubana! Allo stesso tempo la nazionale cubana di beisbol fa fatica a consolidarsi a grandi livelli come ha sempre fatto in passato. 

(Sette cubani nella nazionale spagnola di baseball
(7 peloteros cubani nella nazionale di Spagna - foto web)

E' un fatto sociale drammatico e che deve portare chi governa il Paese a forti riflessioni. Molti di questi atleti cercano all'estero solo una opportunità per affermarsi considerando che una carriera sportiva si consuma in tempi brevi. Altri lo fanno perchè non si riconoscono più nel traballante sistema politico ed economico del proprio Paese. Io che osservo provo ammirazione per questi atleti (molti di loro sono anche in Italia) ma anche una certa sofferenza per quello che poteva essere e non sarà per Cuba: eccellere a livello mondiale nonostante le mille difficoltà. Dispiace constatare giorno dopo giorno la diaspora del popolo cubano. Un popolo che ha mostrato sempre il suo grande talento  in tante discipline (arte, musica, sport) e che dovrebbe avere la opportunità di realizzarsi a casa propria, circondato da quegli affetti in cui in molti casi dovrà rinunciare per sempre.

Cuba vola in alto ma si allontana sempre di più dalla propria gente ...

Quando la Revolucion dimentica i suoi eroi

 17 giugno 2022

Le storie che sto per raccontarvi sono quelle di due persone il cui nome non dirà niente a molti di voi ma che desidero farvi conoscere per farle riaffiorare dall'oblio della memoria. Quando una nazione si dimentica dei suoi figli che tanto hanno contribuito alla sua crescita e alla sua affermazione storica persino la loro dignità viene strappata e umiliata. Quelle di Angel e Osvaldo sono storie drammatiche di quelle che non custodiscono un lieto fine.

Angel Pacheco Soublet era un anziano di 83 anni che risiedeva con la moglie ed alcuni familiari nella popolosa Las Tunas, città che si trova nell'oriente di Cuba. Angel era un ex combattente della missione cubana in Angola. Un eroe di guerra pluridecorato.

(ex combattente cubano si suicida a 83 anni)
(Angel ex combattente cubano pluridecorato - foto web)

Si è tolto la vita pochi giorni fa per non aver retto allo sconforto e alla vergogna dopo essere stato multato di 4.000 pesos colpevole di vendere con un carretto frutta e verdura. Angel percorreva ogni giorno le strade assolate di Las Tunas per guagnare qualche pesos in più per arrotondare la sua misera pensione e mantenere la moglie ammalata e la figlia che si prendeva cura di lei. Non aveva nessuna licenza e alla impossibilità di poter pagare quel debito ha preferito togliersi la vita. I vicini descrivono Angel come una persona buona e servizievole dedito totalmente alla famiglia come in passato lo era stato per la Revolucion.

Angel fece parte della missione militare denominata: "Operazione Carlota" che ebbe inizio nel novembre del 1975 quando il regime cubano, sullo slancio dei successi ottenuti sul campo e in nome dell'internazionalismo socialista, inviò le prime truppe in Angola a sostegno del MPLA, il Movimento popolare per la liberazione dell'Angola, movimento di ispirazione comunista sostenuto dall'ex Unione Sovietica che in una violenta guerra civile si fronteggiava con la UNITA e la FNLA movimenti filo-occidentali sostenuti militarmente dall'esercito sud africano e dagli USA.

(Operazione Carlota, i cubani in Angola)
(Operacion Carlota, combattenti cubani in Angola - foto web)

Dopo quel primo invio di circa 4.000 uomini la presenza cubana si rafforzò sempre di più negli anni seguenti raggiungendo le 55 mila unità nel 1988. Si calcola che complessivamente circa 500 mila cubani combatterono in Angola e di questi 10 mila morirono o furono gravemente feriti. Nel 1988 vennero siglati poi a New York degli accordi di pace in base ai quali Cuba da una parte e Sud Africa dall'altra ritirarono progressivamente i propri eserciti dall'Angola. La Operazione Carlota terminò ufficialmente nel 1991 mentre la guerra civile angolana che scoppiò dopo che la regione africana aveva conquistato l'indipendenza dal Portogallo si protrasse fino al 2002.

(Cuba in Angola francobollo celebrativo)
(Operacion Carlota francobollo celebrativo - foto web)

L'Africa sudoccidentale ottenne l'indipendenza dal Sud Africa dando vita allo stato della Nabibia. Angel fu uno di quei combattenti che lasciarono la propria terra mossi dall'entusiasmo nel voler diffondere nel terzo mondo le istanze politico sociali della rivoluzione cubana. La stessa Revolucion che qualche decennio dopo  non ha saputo proteggerlo al tramonto della sua vita.

L'altra vicenda è quella che riguarda Osvaldo Lara nato all'Avana nel 1955 e considerato uno degli atleti più forti della storia di Cuba. Osvaldo Lara indossò la maglia della nazionale cubana da metà degli anni 70 del secolo scorso fino alla fine degli anni ottanta ottenendo risultati strepitosi in tutte le discipline che praticava: 100 metri, 200 metri e staffetta 4 x 100.

(Osvaldo Lara ex campione cubano caduto in disgrazia)
(Osvaldo Lara - foto web)

  Nel 1980 quando i giochi Olimpici si svolsero a Mosca Osvaldo raggiunse la finale sia nei 100 metri che nei 200 ottenendo lusinghieri piazzamenti, rispettivamente un quinto ed un ottavo posto. A quei giochi svolti in piena "Guerra Fredda" non vi parteciparono gli Usa che boicottarono l'evento sportivo. Quattro anni più tardi fu la volta della ex Unione Sovietica e del blocco socialista che comprendeva Cuba a boicottare i Giochi che si tennero a Los Angeles privando così Osvaldo della possibilità di partecipare alla manifestazione sportiva nel suo miglior momento di forma.

Mosca organizzò una sorta di contro olimpiade che chiamò "Giochi dell'Amicizia" ai quali partecipò anche la selezione cubana con il suo alfiere Osvaldo che in quella occasione vinse l'oro dei 100 metri piani con un tempo fantastico di 10 secondi e 17 risultato secondo solo a quello ottenuto dallo statunitense Carl Lewis, il "Figlio del Vento", medaglia d'oro a Los Angeles. Osvaldo restò con il rammarico di non aver potuto partecipare ai quei giochi dove aveva tutte le carte in regola per essere protagonista e salire sul podio. Al suo rientro in Patria il governo gli fece dono di una Lada, un mostriciattolo a quattro ruote costruito in Russia su modello della Fiat 124, che il buon Osvaldo ha mantenuto fino ai nostri giorni e che ora giace inutilizzabile consumata dal tempo e dalla salsedine. Grazie ad altre medaglie conseguite con la nazionale Osvaldo riceve un vitalizio di 700 pesos cubani che ai giorni nostri sono una autentica miseria, circa 35 euro. Il Palmares di Osvaldo parla da solo. Osvaldo Lara è stato una gloria dello sport cubano quando lo sport era il simbolo dell'affermazione della Rivoluzione castrista in campo sociale, economico e politico. Osvaldo dopo il ritiro dalle gare avvenuto nel 1986 ha fatto per alcuni anni l'allenatore poi l'insorgere di diversi gravi problemi di salute lo hanno costretto ad abbandonare ogni attività prima di raggiungere l'età pensionistica e di conseguenza non percepisce nessun tipo di pensione. Oggi vive nell'indigenza, soprafatto dalla tristezza e dagli acciacchi. In una recente intervista ha dichiarato tutto il suo sconforto nel sentirsi abbandonato dalle Istituzioni e da quel regime sotto la cui bandiera ha offerto i migliori anni della sua vita.

Angel e Osvaldo, due storie tristi. La Rivoluzione cubana si è affermata grazie all'eroismo di giovani vite, ragazzi che spesso venivano dal campo, poco istruiti, molti di loro erano analfabeti. Hanno raccolto le aspirazioni di una isola intera regalando un sogno di giustizia e libertà dopo decenni vissuti nella precarietà e sottomessi al terrore. Molti di loro si sono poi affermati in quella idea di rivoluzione sociale: chi nelle arti, chi nello sport, chi continuando a servire il proprio Paese in pericolose missioni militari.

Quando la Revolucion dimentica e tradisce i suoi eroi tradisce anche gli ideali di migliaia di giovani di allora, le cui speranze e gesta eroiche si erano spinte ben oltre i confini della Isla Grande. Qualcosa va rivista. Troppe cose non vanno. E' tempo di cambiamenti perchè chi perde la dignità perde un pò alla volta la sua stessa vita. Questo vale per Cuba, vale per l'Italia, vale per chiunque.

 

 

 


 

Uno squarcio nel cuore dell'Avana

08 maggio 2022

6 maggio 2022 una esplosione distrugge l'Hotel Saratoga all'Avana
(l'Hotel Saratoga dopo l'esplosione - foto web)

Venerdi 6 maggio 2022: sono appena trascorse le ore 11 quando un terribile boato sconquassa il centro storico dell'Avana. Una esplosione dovuta probabilmente ad una fuga di gas squarcia l'Hotel Saratoga spazzando via in pochi istanti i primi tre piani dell'edificio. Le indagini sono ancora in corso ma escluderebbero si sia trattato di un attentato. Si è trattato di un tragico incidente durante il travaso di gas liquido da un camion agli impianti della struttura alberghiera. Il bilancio ancora provvisorio parla di 32 morti tra cui 4 minorenni, una ventina dispersi ed un elevatto numero di feriti. L'albergo era chiuso da due anni a causa della pandemia da Covid 19 e avrebbe riaperto le porte ai turisti il prossimo 10 maggio. Le vittime sono quasi tutti operai ed inservienti impegnati in un restyling dell'Hotel. Sono disgrazie che si ripetono in ogni angolo del mondo si dirà. E' vero. Ma in questo blog parlo di una terra e di una citta che amo e conosco profondamente ed ogni sua ferita causa un dolore lacerante.

Ricordo la prima volta che visitai l'Avana nel 1995 in pieno periodo especial. Allora come oggi gli occhi si scontravano con situazioni surreali. Da un lato edifici maestosi e ben curati e dall'altro costruzioni fatiscenti con derrumbes che si rincorrevano pericolosamente giorno dopo giorno. Sono stato sempre attratto dagli edifici vecchi o abbandonati perchè incontrandoli ho ogni volta immaginato quale potesse essere stata la loro storia, chi li aveva vissuti e quali drammi avevano accompagnato la loro esistenza. Ho visto il Saratoga in quegli anni. Quel poco che resisteva della antica struttura. Una facciata mal ridotta, spoglia e fredda e poi il nulla al suo interno come se fosse sprofondato in una voragine assassina. Nelle vicinanze il Parco della Fraternità e poco distante l'animato Paseo del Prado e il maestoso Capitolio Nacional. Non conoscendo la sua storia mi chiedevo che senso avesse mantenere in piedi quello scheletro traballante. Poi nelle visite successive lo rividi impacchettato da tubi innocenti e poi ancora prendere nuovamente una forma che aveva qualcosa di magico. Un gigante della preistoria che rimprendeva vita come nel mondo di Jurassik Park! L'ultima volta che sono stato all'Avana, quattro o cinque anni fa, lo rividi nuovamente in piedi, con il suo colore verde smagliante e la sua maestosa eleganza. Eusebio Leal aveva compiuto l'ennesimo miracolo ridonando alla capitale uno dei suoi gioielli architettonici cosi come in precedenza aveva fatto con piazze, strade e monumenti.

Ora rivederlo devastato e ferito spezza il cuore. Ancora non si sa se potrà essere recuperato o definitivamente abbattutto. Comunque andranno le cose la morte lo ha oltraggiato.

Hotel Saratoga in una cartolina d'epoca
(Hotel Saratoga in una cartolina d'epoca - foto web)

Situato al numero 603 del Paseo del Prado fu costruito su tre piani nel 1880 dallo spagnolo Gregorio Palacios uno dei proprietari immobiliari più ricchi dell'Avana.

IL piano terreno fu destinato a magazzino di tabacco mentre il secondo piano era occupato da negozi e abitazioni. Il terzo piano era invece destinato ad un piccolo hotel con una quarantina di stanze e un grande salone per i pranzi.

Nel 1933 l'edificio di stile neoclassico fu convertito definitivamente in albergo e ben presto diventò uno dei più belli e famosi della capitale. Qui nel 1935 si esibì per la prima volta l'orchestra Anacoanas composta esclusivamente di donne.

Inaugurazione Hotel Saratoga Avana 1935
(Hotel Saratoga, Avana 1935 - foto web)

La sua stella brillò però solo per un paio di decadi e la sua luce smise di brillare, come altri edifici dell'Habana Vieja, a partire dai primi anni sessanta a seguito della difficile situazione politica ed economica in cui precipitò la Cuba di Castro. Convertito prima in edificio multifamiliare iniziò progressivamente il suo declino e abbandono. Solo a partire dalla fine degli anni 90 del secolo scorso, dopo il dissolvimento dell'Unione Sovietica grazie all'intervento di una impresa britannica e all'abnegazione di Eusebio Leal, il compianto historiador de la Ciudad, si cominciò a restaurare l'edificio che risorse dalle sue ceneri nel 2005 fino ad essere classificato come Hotel di 5 stelle con le sue 96 camere, tre bar, due ristoranti, negozi e una piscina sul tetto.

In questi anni molti artisti e personaggi famosi sono stati ospitati al Saratoga: lo scrittore Rafael Alberti, la cantante Madonna, Beyoncé e Jay Z, l'attore americano Will Smith, i mitici Rolling Stones durante il concerto evento nel 2016 e nel 2017 il re del Marocco Mohamed VI che nell'occasione prenotò l'intero albergo.

Hotel Saratoga Habana
(Hotel Saratoga - foto web)

L'Avana piange i suoi morti. Non solo il Saratoga è stato squarciato ma anche molti edifici limitrofi tra cui una scuola per l'infanzia hanno subito gravi danni. Le indagini vanno avanti cosi come la vita. L'hotel Saratoga rappresentava per molti che come me amano questa assurda capitale l'immagine tridimensionale di uno spirito e di una volontà che non vogliono arrendersi neppure difronte all'inevitabile. L'Avana si rialzerà ne sono certo. Se non nelle pareti di uno dei suoi più emblematici alberghi lo farà con il coraggio di un popolo testardo e tenace. E coraggioso. La fila di cittadini che  hanno offerto il loro sangue per i numerosi feriti ne è la prova lampante: Forza Avana! Rialzati!

Forse non tutto è perduto

17 marzo 2022

Guerra in Ucraina

( Il dramma dei civili - foto web)

Come si possono trovare le parole giuste per commentare ciò che sta accadendo in Ucraina in questi giorni? Come si può esprimere tutta l’incredulità, il dolore, la rabbia, persino l’imbarazzo di fronte alle scene strazianti che a ogni ora feriscono i nostri occhi?
Come si fa a commentare le lacrime dei bambini con i loro peluche bagnati stretti tra le mani come ultimo ricordo di una vita che per loro non sarà mai più la stessa? Come si fa a commentare gli anziani trasportati nei carrelli dei supermercati tra le macerie delle loro città sfigurate, gli ospedali violentati, i corpi carbonizzati di giovani militari mandati al macello, le attese nei bunker, le opere d’arte mutilate, le fughe disperate, le porte delle case frettolosamente chiuse alle spalle e che forse non si riapriranno mai più? Come ci si può alzare la mattina, fare colazione, prepararsi per andare al lavoro, salutare la propria famiglia e convivere con la minaccia di una guerra atomica?
Lo sgomento imprigiona le parole fino a pietrificarle in fondo alla gola lasciando soltanto lo spazio allo scorrere delle lacrime su quella domanda che tutti noi da giorni ci stiamo ponendo:                                    ma perché sta accadendo tutto questo?
Un giorno i libri di storia ci racconteranno queste pagine tristi del nuovo millennio ed esperti politici e militari si siederanno attorno ad un tavolo e ci spiegheranno minuziosamente le dinamiche che hanno generato questa mattanza nel cuore dell’Europa ma adesso non è tempo di proclami, la priorità è fermare immediatamente questa insensata carneficina.
Ho creduto, in molti lo abbiamo fatto, che la pandemia da covid-19 che ha causato milioni di morti in tutto il mondo potesse trasformarsi in qualche modo nel germoglio di un nuovo rinascimento umano. Abbiamo sofferto la lontananza dai nostri affetti, lo strazio nel non poter salutare i nostri vecchi nel momento dell’ultimo addio, abbiamo provato l’angoscia nel non poterci abbracciare, stringerci la mano e poter bere un bicchiere di vino in compagnia. Abbiamo pregato perché gli scienziati di tutto il mondo realizzassero un vaccino capace di annientare rapidamente questo nemico invisibile restituendoci la normalità di tutti i giorni. Ho ingenuamente creduto, abbiamo ingenuamente creduto, che questa tempesta di dolore dopo il suo passaggio ci avrebbe reso migliori, più compassionevoli, più attenti al valore delle piccole cose, più attaccati alla vita.
Non è servito a nulla. Non solo la parte migliore di noi stessi sembra essersi rassegnata alla dissoluzione ma le rinunce obbligate che abbiamo dovuto sopportare hanno finito con l'esasperare il nostro individualismo e la nostra più becera prepotenza. Il mondo è colmo di rabbia. Ognuno di noi lo sperimenta tutti i giorni. Questa guerra infame non è altro che l'esaltazione del male che ci circonda.

Guerra in Ucraina, milioni di profughi
(Donne e bambini. Il sacrificio degli innocenti - foto web)

Non voglio però usare fumosi giri di parole. Come ho già scritto un giorno gli storici si soffermeranno sui dettagli, analizzeranno le cause e le concause di ciò che sta accadendo, ci spiegheranno le ragioni dei vincitori e dei vinti e le diverse opinioni si confronteranno, ma oggi questa guerra ha dei protagonisti ben precisi: gli aggressori russi da una parte e gli aggrediti ucraini dall’altra. Ci sono degli invasori con un nome ed una bandiera e ci sono degli invasi con un nome ed una bandiera e bisogna scegliere da che parte stare. Putin è uno psicopatico fuori controllo che ha messo cinicamente in atto il genocidio di un popolo fraterno e ha esposto tutta la sua nazione a un sentimento di odio diffuso. Ha mortificato l’arte e la cultura di due popoli facendoli ripiombare nel medioevo e a causa della sua follia imperialista migliaia di madri russe ed ucraine piangeranno i cadaveri dei propri figli.
Questo mondo spaventa e spaventa ancora di più il futuro di questa umanità. Se non si ripristinerà un diritto internazionale ognuno avrà le sue ragioni per invadere il vicino di casa. Lo farà la Cina con Taiwan. Lo farà l’Austria con l’Alto Adige. Forse l’Italia penserà di riprendersi Nizza o la Corsica e i francesi rioccuperanno Milano. Le guardie svizzere torneranno in Romagna e nelle Marche con i vessilli dello Stato Pontificio mentre la Spagna vorrà riappropriarsi di Cuba e magari a qualcuno verrà in mente di rifondare il grande Impero Romano. O forse alla fine una guerra atomica spazzerà via per sempre tutte le velleità umane.
E’ difficile essere ottimisti. Non impariamo mai nulla dai nostri errori. La vita è complicata e breve e già questo dovrebbe indurci a cambiare prospettiva. La guerra poi è orribile ovunque si combatta. Questa che si sta consumando nella vicina Ucraina emotivamente ci coinvolge di più perché molti ucraini parlano la nostra lingua, perchè le loro storie sono entrate da anni nelle nostre case e perchè ci sentiamo attaccati nella nostra idea di democrazia, di libertà e di autodeterminazione. Ci sono altre guerre però che scorrono impalpabili nelle nostre coscienze solo perché più lontane e per questo dimenticate. L’indifferenza che a volte sconfina nel negazionismo uccide come le bombe. Prendiamo coraggio dalle tante scene di solidarietà a cui stiamo assistendo. E’ questa l’unica guerra che ognuno di noi deve provare a combattere. Ognuno facendo la propria parte iniziando dalle pareti di casa propria. Questo è il mondo che vorrei, il mondo che molti di noi vorrebbero.

Forse non tutto è perduto.

Vivo a Cuba. Aleida Guevara March si racconta

9 ottobre 2021

Aleida Guevara March figlia del
(Aleida Guevara March - foto web)

Aleida Guevara March nasce all'Avana il 23 novembre del 1960 ed è la primogenita dei quattro figli nati dall'unione tra Ernesto Che Guevara e Aleida March, sua seconda moglie.

Aleida è un medico e lavora presso l'Ospedale Soler Children di William a l'Avana. Numerose anche le sue missioni all'estero, in modo particolare in Angola, Ecuador e Nicaragua. Gestisce a Cuba alcune case per bambini disabili e per quelli afflitti da problematiche familiari. Come medico pediatra è specializzata in allergie infantili. E' sposata e madre di due figlie, Estefania e Celia. Aleida aveva solo sette anni quando il padre fu ucciso in Bolivia. Come lei stessa ha raccontato è stata la madre attraverso i suoi racconti a far si che i figli conoscessero ed amassero il padre.

Aleida March e Ernesto Guevara
(Aleida March ed Ernesto Guevara - foto web)

Da anni gira il mondo per raccontare la vicenda umana del padre Ernesto e l'esperienza e il significato della Rivoluzione Cubana. In questi ultimi mesi è stata di visita in Italia dove le è stata anche conferita da Palermo la cittadinanza onoraria. In questa occasione il medico cubano è intervenuta sulla situazione attuale che vive il suo Paese alla luce delle pesanti manifestazioni di protesta che hanno scosso Cuba nel mese di luglio. Di seguito il testo integrale del suo intervento:

 VIVO A CUBA

Vivo a Cuba, amo il mio popolo e difendo la nostra rivoluzione.
Sono un medico internazionalista, sono orgogliosa di esserlo, perciò vedo la realtà, sono critica, perché capisco che ci sono molte cose che dobbiamo migliorare e molte altre che dovremo cambiare, ma mi sono formata con una grande influenza di Marti e José Martí diceva che il sole ha delle macchie, ma dà così tanta energia e così tanta luce che noi uomini non vediamo le sue macchie.
Ci ha insegnato a rispettare gli esseri umani, non possiamo pensare tutti allo stesso modo, ma tutti abbiamo il diritto di essere ascoltati e soprattutto di essere presi in considerazione, naturalmente per ottenere questo dobbiamo guadagnarci questo diritto.
Puoi gridare molto e molto forte, ma se quelli accanto a te gridano qualcos'altro, non importa quanto forte tu gridi, nessuno ti capirà, per questo l'unità di criteri è importante e io raccomando sempre di non criticare solo qualcosa, ma di essere capaci di proporre soluzioni.
Quello che mi è molto chiaro è che non è possibile usare la violenza per farsi ascoltare; quando lo si fa, l'unica cosa che si ottiene è il rifiuto, soprattutto da un popolo che ha molte persone con un alto livello di cultura e dignità.
Alcuni giorni fa, persone senza scrupoli hanno commesso atti di vandalismo in diverse città del mio paese. Mi riferisco a spaccare vetrine, rubare nei negozi, lanciare pietre negli ospedali pediatrici, girare le macchine in mezzo alla strada, a volte con i colleghi dentro, insomma, cose a cui noi cubani non siamo abituati e con espressioni che dimostravano un livello culturale molto basso, distillando odio e molte bugie e quello che mi dà più fastidio è che non hanno vergogna nel riconoscere i loro legami finanziari con le istituzioni con le istituzioni governative degli Stati Uniti d'America.
Ernesto Che Guevara, la seconda moglie Aleida e i loro 4 figli
(Il Che, il piccolo Ernesto, Camilo, Hildita, Aleidita e mamma Aleida. Marzo 1965 - foto web)
Come ho detto, la rivoluzione cubana è lungi dall'essere perfetta, ma gli unici che hanno il diritto di risolvere questi problemi siamo noi, nessun altro paese del mondo ha il diritto di intervenire nei nostri affari interni, e alcune di queste persone chiedevano l'intervento di potenze straniere, immaginate la reazione del popolo. Quello che ancora non capiscono è che Cuba è un popolo dignitoso e quando qualcuno mette in dubbio questa dignità, il popolo si unisce e difende con passione la sua sovranità.
Abbiamo molti problemi di alloggio, abbiamo serie difficoltà con i trasporti urbani, per peggiorare le cose con questa brutale pandemia che tutti stiamo soffrendo, il governo degli Stati Uniti ha rafforzato le misure di blocco che ha mantenuto sul mio paese per quasi 60 anni, così abbiamo una mancanza di medicine, per esempio antibiotici orali, forniture come siringhe, e a causa della persecuzione finanziaria a cui siamo sottoposti, non possiamo comprare tutto il cibo che ci serve. Inoltre, negli ultimi tempi è stato un calvario far arrivare sulle nostre coste le navi straniere con le cose di cui abbiamo bisogno, compreso il petrolio necessario per evitare quei fastidiosi blackout di cui soffriamo.
Ora qualcuno può dirmi qual è la preoccupazione del governo americano per il benessere del mio popolo se mantiene un tale blocco contro di noi?
Onestamente non lo capisco.
Nonostante tutto questo, siamo l'unico paese dell'America Latina con due vaccini contro il Covid-19, fatti con grande sacrificio, ma da noi, senza l'interferenza di nessuna casa farmaceutica internazionale, che ci permette di vaccinare gratuitamente tutta la nostra popolazione e che ci permette di aiutare altri popoli in difficoltà.
Voglio che sappiate che se voi, come popolo americano, avete bisogno della nostra solidarietà, la forniremo volentieri. Non dimenticate che la brigata internazionalista di medici e operatori sanitari che ha lavorato in più di 50 paesi del mondo per aiutare a sconfiggere questa pandemia porta il nome di un giovane americano che ha combattuto a fianco del mio popolo contro il dominio spagnolo.
Aleida Guevara March, Luglio 2021.
 
Fonte: Elías Rafael ELJURI ABRAHAM già Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela c/o la FAO
 
 
 
 

E se comincio a chiedermi cosa posso fare?

04 settembre 2021

Alberto Reyes sacerdote cubano si è schierato con la protesta del 11 luglio 2021
(Alberto Reyes Pias - foto web)

Alberto Reyes Pias, Sacerdote Cubano cattolico.  Parroco nel municipio di Esmeralda, in Camagüey.    Luglio 2021

"E se si scopre che sono stanco di sopportare, di mentire, di vivere avvolto nelle mie paure? E se si scopre che voglio una Cuba diversa, plurale, aperta, colta, economicamente fiorente, una Cuba senza violenza, senza volgarità, senza bassezze? E se si scopre che non voglio andare a cercare questi ideali fuori, ma li voglio dentro, dove sono nato, dove sono cresciuto e dove voglio morire? E se si scopre che sono stanco di aspettare i cambiamenti e comincio a chiedermi cosa posso fare?

Tutti noi abbiamo imparato a camminare con paura e insicurezza e noi che oggi sappiamo andare in bicicletta, nuotare, pattinare, ballare ... ce l'abbiamo fatta perchè non abbiamo avuto paura, ce l'abbiamo fatta perchè ci abbiamo provato, nonostante la paura."

Alberto Reyes sacerdote cubano ha preso una posizione netta contro il regime
(Sacerdote católico Alberto Reyes Pías, párroco en el municipio de Esmeralda,Camagüey - foto web)

« ¿Y si resulta que estoy cansado de aguantar, de mentir, de vivir envuelto en mis miedos?, ¿y si resulta que quiero una Cuba diferente, plural, abierta, culta, económicamente floreciente, una Cuba sin golpes, sin groserías, sin bajezas?, ¿y si resulta que no me quiero ir a buscar esos ideales fuera, sino que los quiero dentro, donde nací, donde crecí, y donde quiero morirme? ¿Y si resulta que estoy cansado de esperar los cambios y empiezo a preguntarme qué puedo hacer?

Todos nosotros aprendimos a caminar con miedo e inseguridad, y aquellos que hoy sabemos montar bicicleta, nadar, patinar, bailar…, lo logramos no porque no tuvimos miedo, lo logramos porque lo intentamos, a pesar del miedo. »

 

L'embargo dal punto di vista di un cubano

24 luglio 2021
embargo Usa contro Cuba
(Cuba contro l'embargo USA il genocidio più lungo della storia - foto web)
Pubblico questo articolo trovato sul web (fonte: pagina facebook "I love Cuba") esattamente come è stato scritto. Lo pubblico perchè trovo interessante questo punto di vista sulla spinosa questione legata all'embargo (bloqueo) imposto da decenni dagli Stati Uniti d'America a Cuba e considerato a torto o a ragione la madre di tutti i problemi che affliggono l'isola rivoluzionaria. Ovviamente tutto è opinabile ma gli spunti di riflessione sono molteplici. Sarebbe altrettanto interessante raccogliere le opinioni dei lettori.
Cuba contro l'embargo USA
(foto web)
Di seguito il testo:
 Molti incolpano l'embargo economico statunitense per la crisi a Cuba. Ma:
- L ' embargo statunitense non vieta ai pescatori di Cuba di pescare; la dittatura sì.
- L ' embargo USA non vieta al popolo cubano di mangiare carne; la dittatura si.
- L ' embargo statunitense non confisca il cibo che raccoglie ai contadini; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non permette la morte degli animali, e frutta e verdura marciscono nelle campagne mentre i cubani soffrono di fame; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non esporta frutta e verdura cubana della migliore qualità verso i paesi in tutto il mondo mentre i cubani soffrono di fame; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non vieta ai cubani di avere le proprie attività sull'isola; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non distrugge ogni zuccherificio, fabbrica tessile, negozio di scarpe, fabbrica di conserve per la sua cattiva gestione; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non paga i cubani con i pesos cubani e costringe a comprare cibo e prodotti essenziali in dollari tre volte più costosi del loro valore reale; la dittatura lo fa.
- L ' embargo statunitense non ti obbliga a mettere i tuoi soldi in banca e poi ti vieta di tirarli fuori; la dittatura si.
- L ' embargo USA non ricatta i cubani esiliati con le loro famiglie che vivono sull'isola; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non ′′ esporta ′′ personale medico in altri paesi mentre il popolo cubano muore in casa per mancanza di cure mediche; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non abbatte e imprigiona i cubani per aver pensato in modo diverso; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non indottrina i bambini nelle scuole con idee di Socialismo o Morte; la dittatura si.
- L ' embargo statunitense non tiene centinaia di prigionieri politici che non hanno commesso alcun crimine; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non costruisce alberghi per il turismo internazionale mentre i tetti dei cubani cadono in testa; la dittatura sì.
- L ' embargo statunitense non limita il numero dei cittadini cubani che possono viaggiare a Cuba e la loro taglia bagaglio, permettendo l'ingresso senza restrizioni di turisti stranieri negli hotel delle compagnie militari; la dittatura sì.
- L ' embargo USA non tiene disgustosi gli ospedali di Cuba; la dittatura si.
- L ' embargo statunitense non alza il prezzo dei servizi essenziali come acqua, elettricità, gas e telefonia nel momento più impegnativo della crisi Covid; la dittatura l'ha fatto.
I miei fratelli cubani possono seguire questa lista infinita.
Il governo incolpa sempre l'embargo USA per tutti i suoi fallimenti economici, politici e sociali. Ma gli Stati Uniti autorizzano regolarmente l'esportazione di prodotti agricoli, medicine, attrezzature mediche e beni umanitari a Cuba - e, dal 1992, hanno autorizzato l'esportazione di miliardi di dollari di tali beni a Cuba.
Solo l'anno scorso, gli Stati Uniti hanno esportato 176 milioni di dollari di beni a Cuba. Nei primi sei mesi del 2021, Cuba ha importato 123 milioni di dollari di pollo dagli Stati Uniti, solo per esempio.
Il governo cubano ha un blocco interno sui suoi cittadini. Ha il popolo cubano imprigionato a Cuba, ostaggi di un governo totalitario.
Sia chiaro: il governo USA non è Dio. Noi cubani non vogliamo l'embargo USA, ma nemmeno vogliamo la dittatura. Noi cubani non vogliamo vedere morire i nostri figli, genitori, fratelli e amici. Noi cubani vogliamo giustizia e libertà. Noi cubani vogliamo #PatriayVida.