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Gli 8 moschettieri cubani alla corte del Real Madrid

3 maggio 2019

Jesus Chus Alonso, un cubano nella storia del Real Madrid
(Jesus "Chus" Alonso al Real Madrid dal 1939 al 1948 - foto web)

Alcune pagine fa ho raccontato di Onel Hernadez che salvo sorprese sarà il primo calciatore cubano a giocare nella Premier League inglese, la massima serie di calcio di Inghilterra.

Quella di Onel non è però l'unica storia affascinante che riguarda il futbol cubano perchè ve ne è un'altra che sembra uscita da una fiaba impolverata del passato e che riguarda ben otto ragazzi nati nell'isola caraibica e che trovarono alterne fortune nel grande Real Madrid, si proprio così, nelle mitiche merengues madrilene!

Bisogna fare però un bel passo all'indietro e tornare ai primi del 1900 …

Partiamo dai loro nomi che sembrano quelli di impavidi moschettieri: i fratelli Armando, José e Mario Giralt, Antonio Sánchez Neyra, Fernando López Quesada, Enrique Ferrer, Mario Inchausti e Jesús Alonso detto “Chus”.

Grazie a loro Cuba si colloca al sesto posto nella speciale classifica dei Paesi che hanno dato il maggior numero di atleti ai Blancos. Incredibile no?

I tre fratelli Giralt nacquero all'Avana tra il 1882 e il 1885 e Mario fu il primo a indossare la casacca dei blancos tra il 1902 e il 1903. Ciò che legherà per sempre il nome degli Hermanos Giralt alla storia del club saranno fondamentalmente due eventi. Il Real Madrid disputò la sua prima partita ufficiale il 9 marzo del 1902. Prima di quella data infatti il club della capitale spagnola si chiamava Madrid Foot-Ball Club. In quella occasione per celebrare l'evento si organizzò una partita amichevole tra due formazioni composte da elementi della stessa società e tutti e tre i fratelli furono schierati nell'undici titolare di una delle due.

Qualche mese più tardi, il 13 maggio del 1902, si disputò invece il primo incontro tra Real Madrid e Barcellona in occasione della Copa de la Coronacion oggi Copa del Rey. In quel match che fu vinto dal Barcellona per 3 a 1 il Real schierò oltre ai tre fratelli Giralt un quarto cubano Antonio Sánchez Neyra (la Habana 1884) che da li a poco si ritagliò il suo posto nella storia del Real Madrid.

Il 5 aprile del 1909 durante la semifinale della Copa del Rey contro gli eterni rivali del Barcellona, Antonio segnò a tre minuti dalla fine su calcio di rigore regalando il successo alla compagine madrilena.

Altri due calciatori cubani indossarono la camiseta blanca senza ottenere però risultati eclatanti. Uno fu Fernando López-Quesada Bourbón (30 ottobre 1890 Cardenas, Matanzas), che giocò per 5 anni nel Real tra il 1910 e il 1915. L'altro, che disputò una sola stagione a Madrid nel 1935 e di cui non si hanno molte notizie, si chiamava Enrique Ferrer.

C'è poi la storia dolce e amara di Mario Inchausti (3 giugno1915 Caibarién, Villa Clara).

Mario Inchausti da Cuba alla porta del grande Real Madrid nel 1941
(Mario Inchausti ai tempi del Betis prima del passaggio al Real - foto web)

Mario si trasferì in Spagna con i genitori quando aveva circa 10 anni e nella penisola iberica oltre ad intraprendere gli studi prima dai Gesuiti e poi nella facoltà di medicina a Saragoza coltivò la sua passione per il gioco del calcio. La sua innata abilità tra i pali lo portò giovanissimo nel Saragoza con la quale conquistò la prima promozione nella serie A spagnola nel 1936 e dopo una parentesi nel Betis approdò nel 1941 al Real Madrid che lo acquistò per una cifra considerevole per l'epoca. In quegli anni i merengues avevano in rosa già tre forti portieri (Marzá, Pacheco y Esquiva) ma il giovane Mario seppe guadagnarsi con la sua determinazione un posto da titolare nelle partite di Coppa. Purtoppo a soli 26 anni un grave incidente pose fine alla sua esperienza nel Real Madrid ed anche alla sua promettente carriera di portiere. Mario proseguì i suoi studi fino a laurerarsi in medicina. E' morto del 2006 a quasi 91 anni!

E in ultimo racconterò le gesta di Jesús “Chus” Alonso, nato all'Avana il 24 Aprile del 1917 da genitori asturiani, senza dubbio il migliore della compagnia. Jesus lasciò Cuba insieme alla sua quando era ancora piccolo. Ben presto gli osservatori notarono le sue enormi potenzialità e già a 18 anni entrò nelle giovanili del Real Madrid. Dopo una breve esperienza nel Valladolid e un fallimentare tentativo del Barcellona di acquisirne le prestazioni nel 1939 Jesus tornò al Real e debuttò con la prima squadra dove vi rimase fino al 1948. Alonso pur vincendo solo due Coppe del Re fu una colonna del Real Madrid per quasi 10 anni disputando con la camiseta blanca 159 partite e realizzando 65 goal due dei quali messi a segno in una rocambolesca partita di Coppa contro i rivali di sempre del Barcellona terminata 11 a 1 per il Madrid !

Chus” Alonso che giocava nel ruolo di centrocampista si affermò per il suo fisico potente e per l'abilità nei colpi di testa. Fu il primo marcatore in partite ufficiali nella storia dello stadio Chamartin (all'epoca il più grande d'Europa) voluto dal mitico Santiago Bernabeu, un monumento di ingegneria che nel 1955 fu ribatezzato in suo onore “Estadio Santiago Bernabeu”. Avvenne il 28 dicembre del 1947 durante Real Madrid e Athletic Club Bilbao terminato 5-1 per il Real con due reti del nostro “Chus”.

Per più di 70 anni Alonso ha mantenuto inoltre il record del più veloce goleador del Real Madrid in partite contro il Barcellona in virtù di una rete realizzata dopo appena 40 secondi in una partita disputata il 28 gennaio del 1940. Questo primato è durato fino al 10 dicembre del 2011 quando Karim Benzema mise a segno un goal dopo appena 23 secondi dall'inizio della gara.

Il grande “Chus” fu convocato anche tre volte con la nazionale spagnola giocando contro Francia, Germania e la nostra Italia. E' stato dirigente delle Federazioni Spagnola e Castigliana di Calcio.     E' morto nel 1979.

Per concludere questo magico racconto una ultima curiosità che lega la storia del Real Madrid a Cuba: la mamma di Santiago Bernabeu, calciatore e allenatore spagnolo e presidente del Real Madrid dal 1943 al 1978, si chiamava doña Antonia de Yeste ed era nata a Camagüey...

Onel Hernandez, la revolucion cubana nel calcio

27 aprile 2019

Onel Hernandez il primo giocatore cubano nella Premier League inglese
(Onel Hernandez - foto web)

La notizia è di questi giorni e ha destato stupore e curiosità fra tutti gli appassionati di football e allo stesso tempo amanti delle vicende cubane. Onel Hernandez sarà infatti il primo giocatore di calcio cubano a giocare nella Premier League inglese! Questo ragazzone nato 26 anni fa a Moron, Ciego de Avila, ha conquistato infatti con il suo Norwich City la promozione nella massima serie inglese disputando ben 37 delle 44 partite ufficiali con un bottino di 8 reti realizzate nel suo ruolo di attaccante.

Onel lasciò Cuba con i genitori a soli 6 anni per trasferirsi in Germania dove cominciò a muovere i primi passi sui campi da calcio fino ad approdare alle giovanili del Werder Bremen.

Il calcio a Cuba occupa un ruolo marginale non solo rispetto allo sport nazionale che è il beisbol ma anche in confronto ad altre discipline sportive come la pallavolo, il basket, il puligilato e l'atletica leggera. Ultimamente però la popolazione cubana si sta appassionando sempre di più al futbol e segue con molta partecipazione i campionati spagnoli e quello italiano le cui partite vengono trasmesse in diretta o in differita sui canali televisivi nazionali. Per le strade e nei campetti improvvisati sempre più giovani tirano calci al pallone abbandonando per un po' "el bate" (la mazza) e i guantoni da baseball.

A Cuba il primo campionato di calcio fu disputato nel lontano 1912. Attualmente vi prendono parte 12 squadre, il detentore del titolo è la "equipo" di Santiago mentre Villa Clara con 14 titoli nazionali ha il record di vittorie. Ci sono molti atleti forti fisicamente e di buon livello ma acerbi dal punto di vista tecnico per cui il cammino in questo sport per l'isola caraibica è ancora molto lungo ma potrebbe riservare delle belle sorprese. E dire che ai primi del 1900 sopratutto grazie ai tanti figli della Spagna il calcio visse momenti di gloria culminati con la partecipazione ai mondiali del 1938 in Francia, quelli vinti dall'Italia di Pozzo, in cui Cuba passò il primo turno eliminando la Romania. Poi nel 1982, con sempre l'Italia Campione questa volta in Spagna, Cuba mancò di un soffio la qualificazione alle fasi finali dei mondiali piazzandosi al quarto posto nel proprio girone eliminatorio sudamericano.

Purtroppo anche il calcio ha sofferto per le molte defezioni di atleti che hanno abbandonato la nazionale impegnata in partite all'estero impoverendo ulteriormente un potenziale umano già deficitario sia nei numeri che nella qualità. Attualmente circa una trentina di giocatori cubani giocano nel campionato statunitense, altri sono dispersi in campionati sudamericani.

Attualmente in Italia si sta mettendo in luce nelle file del Benevento (serie B) Samuel Armenteros nato in Svezia da genitori cubani e già nel giro della nazionale scandinava.

Chissà se le prestazioni di Onel serviranno ad alimentare entusiasmo e nuove speranze per il calcio cubano.  Mucha Suerte!

Notre Dame de Paris, il simbolo della Pasqua che si rinnova

20 aprile 2019, Sabato Santo

15 aprile 2019, Notre Dame brucia
(Notre Dame de Paris - foto web)

Il mondo piange in questi giorni di festa la parziale distruzione di Notre Dame, la cattedrale simbolo non solo della cristianità ma anche della cultura e dell'arte europea, un esempio mirabile di architettura e genialità che hanno elevato l'uomo alla soglia della divinità. C'è chi ha miseramente gioito di questa sciagura e c'è chi ha letto in essa una inevitabile punizione celeste causata dal penetrante degrado morale che ha contaminato la nostra società. Molti altri si sono riscoperti pompieri, tecnici, architetti e restauratori, investigatori e veggenti.

Sono convinto che Notre Dame risorgerà più bella di prima anche perchè la Francia avrà l'opportunità di mostrare al mondo tutta la sua grandeur. Molte cose nei secoli sono andate distrutte per la cupidigia dell'uomo o per eventi naturali o sfortunate coincidenze. Vedere Notre Dame bruciare è stato terrificante ma quell'incendio ha riacceso anche inattese fiamme di speranza. Una folla commossa tra cui molti giovani si è spontaneamente inginocchiata in preghiera alzando canti di lode e di supplica alla Madonna. Ci siamo sentiti tutti più piccoli difronte all'immagine della grande torre demolita e incenerita dalla furia dell'incendio come fosse stata un ramoscello di abete. Ci siamo guardati attorno, abbiamo cercato gli occhi del nostro vicino e ci siamo interrogati.

La fede non è un accessorio ingombrante ma una pietra angolare capace di sorreggerci anche quando tutto sembra perduto. E' l'acqua che spegne il fuoco che consuma la nostra parte migliore con fiamme di prepotenza,di egoismo e indifferenza.

Ed ecco apparire tra le nuvole di fumo un simbolo straordinario.

L'incedio che ha devastatao Notre Dame de Paris la sera del 15/04/2019
(Notre Dame, Gesù non scende dalla Croce - foto web)

La Croce è li. Si vede benissimo. Anzi sembra aver acquistato maggiore lucentezza!

La Pasqua è questo: passaggio, cambiamento, trasformazione e Risurrezione.

Ecco perchè la tragedia di Notre Dame può diventare un occasione di crescita per tutti e la luce che ci ha abbagliato e spaventato trasformarsi in un faro puntato sulle le altre tragedie che quotidianamente feriscono il mondo nell'indifferenza generale. Cristo muore tutti i giorni senza mai scendere da quella Croce; sta a noi decidere se voltargli le spalle o vegliare con Lui come è successo a Parigi il 15 aprile del 2019.

Buona Pasqua a tutti!

Il Principe Carlo all'Avana tra guarapo, cultura e strategie industriali

28 Marzo 2019
Principe Carlo d'Inghilterra in visita a Cuba
(La Monarchia e la Revolucion - foto Lapresse)

Il principe Carlo d'Inghilterra insieme alla sua consorte, la duchessa di Cornovaglia Camilla, sono sbarcati a Cuba domenica 25 Marzo 2019 per la prima storica visita ufficiale di 4 giorni compiuta da parte di membri della famiglia reale sul suolo caraibico. La coppia reale è giunta a Cuba proveniendo da Granada in un percorso che la porterà a visitare ex colonie britanniche oggi riconosciute nel Commonwealth: San Vicente, le Granadine appunto e San Cristobal y Nieves.

Il primo luogo visitato dal Principe Carlo all'Avana dopo l'incontro con le autorità avvenuto allo scalo all'aereoporto internazionale è stato la Plaza de la Revolucion dove ha posto ai piedi del monumento di Josè Martì una grande corona di rose.

Il Pricipe Carlo in visita a Cuba, marzo 2019
(Ai piedi di Josè Martì - foto Ansa)

I reali hanno poi passeggiato per le strade dell'Avana Vecchia, incontrato chef e artisti, visitato il Parque Lennon e fatto un giro in una macchina d'epoca guidata da un euforico Principe Carlo.

Il Principe Carlo e la Duchessa Camilla all'Avana. Marzo 2019
(foto web)
Carlo e Camilla al Parque Lennon, Avana marzo2019
(Let it be, Parque Lennon, Avana - foto web)

I reali sono sembrati pienamente a loro agio e particolarmente divertiti in occasione della visita al Paladar Habanera (municipio Playa) dove hanno gustato le primizie della cucina cubana come croquetas de frijol negro, pastel de maíz con lechón al carbón, tostón con quimbombó e pescado a la brace. L'erede al trono (ma la Regina non molla!) ha apprezzato moltissimo le crocchette di fagioli neri tanto da chiederne la ricetta e poi portarsene qualcuna in aereo per il viaggio di ritorno. Molto simpatici anche i momenti che lo hanno visto alle prese con la preparazione del guarapo ed il mojito.

Il Principe Carlo in visita ufficiale a Cuba. Marzo 2019
(Il Principe e il guarapo - foto web)

In un clima rispettoso e cordiale la coppia reale è stata invitata al Gran galà che si è tenuto presso il Teatro Alicia Alonso all'Avana. Non sono mancati poi gli accordi commerciali che hanno raggiunto la principale intesa con la messa in posa della prima pietra per la realizzazione di tre grandi parchi solari nella zona di Mariel destinati la produzione di energia che dovrebbe consentire a Cuba di migliorare la propria economia in preoccupante fase di stagnazione.

Con Carlo e Camilla il “palcoscenico Cuba” continua ad accogliere artisti e saltimbanco in una girandola di eventi che mi auguro non siano destinati unicamente a impreziosire la biografia di questo o di quello. Il popolo è in attesa di migliorie che tardano ad arrivare e la situazione sociale si è pesantemente peggiorata da una inaspettata crisi che ha colpito recentemente gran parte dell'isola penalizzando fortemente la produzione e la commercializzazione di generei alimentari di prima necessità come la farina, le uova e la carne di maiale, divenuti praticamente introvabili.

Il Principe Carlo in visita a Cuba. Marzo 2019
(Il principe Carlo a spasso per l'Avana - foto reuters)

I riflettori si spengono velocemente mentre gli apagon si ripresentano con una allarmante quotidianità. Cuba rischia di ricadere non solo in una profonda crisi economica e sociale ma di essere preda di nuovi coloni stritolata come è dall'embargo statunitense da una parte e dalla carenza di risorse materiali e tecnologiche e di capacità organizzative dall'altra.

Le aperture al mondo sono bellissime e necessarie ma non servono a sfamare il popolo. Servono investimenti e cambi generazionali. Prima di un pericoloso ritorno al passato ...

God save Cuba!

Il Paradiso immaginato

9 Marzo 2019

selfie sul Malecon dell'Avana
(foto Di Crosta Franco)

Una breve riflessione in occasione dell'8 marzo, giornata dedicata alla donna.

La mujer cubana è un caledeoscopio di umanità, un camaleonte capace di adattarsi a tutto con la fierezza di una leonessa. E' mamma tenace, è coraggiosa e guerrigliera, è languida e sensuale, aggressiva e mansueta, luchadora, bugiarda e sognatrice, dispensatrice instancabile di emozioni.

E' un po' tutto si direbbe, come probabilmente lo è la donna in ogni parte del mondo.

Con una particolarità: la donna cubana è anche ciò che non è, è anche ciò che molti dicono che sia. E' ciò che si vuole immaginare o pretendere che una donna sia.

Ho saputo di una ragazza poco più che maggiorenne, vive nella parte orientale dell'isola. Ha la passione per la cucina ed in particolare le piace preparare i dolci. Ostinata e volenterosa passa ore e ore studiando e lavorando in laboratorio cercando di far suoi tutti i segreti dell'arte del pasticcere. A volte lavora fino a dodici, tredici ore al giorno.

Il tutto in cambio di 50 pesos cubani, l'equivalente di due euro al giorno.

Cosa ci si fa con due euro a Cuba? Ben poco. Se si va al mercato popolare qualcosa si recupera: un pò di patate, qualche uovo, del riso. Il resto è un miraggio. Una lattina di birra costa un cuc, circa 80 centesimi di euro mentre per un buon paio di scarpe, non di quelle che ti si sciolgono ai piedi, ne occorrono 40 o 50 di cuc.

Giudicare è facile ed è un'arma troppo frequentemente usata per farci sentire superiori e migliori nei confronti degli altri. Se lo si fa poi senza conoscere la realtà diventa un atto di vigliaccheria.

Cuba è bella, tremendamente bella. Ma non è ciò che ci immaginiamo, non è solo ruhm e salsa.

E' anche sacrificio, sudore e sofferenza. E' arte di inventarsi la vita e ingannare il disagio.

Chi viaggia non deve mai perdere di vista la complessità di questa terra. Questo vale in ogni angolo e ad ogni latitudine del nostro pianeta sopratutto laddove crediamo di trovare un inesauribile tesoro di felicità e di opportunità.

Il Paradiso può attendere.

"Una notte di 12 anni" un film che squarcia il buio delle coscenze

19 gennaio 2019

Una notte di 12 anni, film 2018
(la locandina del film - foto web)

 

Ho sempre amato il cinema sin da quando ero piccolo. Quanti ricordi riaffiorano improvvisamente! Rivedo ancora quell'anziana signora con il fazzoletto sulla testa e la mani callose che vendeva ceci abbrustoliti e semi di zucca all'esterno di quella sala che presto si sarebbe riempita di fumo che pizzicava gli occhi e impuzzoliva i vestiti. E quella fila per comprare i ghiaccioli a 45 lire che sciogliendosi appiccicavano le dita ancora indecise sul da farsi in quelle ultime fine che delimitavano il confine tra la fanciullezza e la pubertà. In estate poi si aspettava il sabato sera per andare all'Arena seduti su quelle scomode sedie in legno tra zanzare e pipistrelli che svolazzavano sulla testa, l'intervallo per fare pipi e comprare le liquerizie dolci. Che nostalgia! Poi la tecnologia ha trasferito il grande schermo in casa e quella magia è svanita tra vhs, dvd e tv a pagamento. La pigrizia e il divano hanno fatto il resto. Così è trascorso un sacco di tempo dall'ultima volta in cui andai al cinema. Quel giorno vidi “La Passione di Cristo” di Mel Gibson, un film a tratti spaventoso e difficile da reggere emotivamente. Era il 2004, accidenti quindici anni fa ...

Sarà stato un caso ma il mio ritorno in sala coincide con la visione di un altro film pazzesco, pietrificante, carico di dolore ma anche di speranza: “Una notte di dodici anni”.

Scorrono i minuti e il susseguirsi delle scene mi riportano in dietro mel tempo. Mi sembra di assistere al terzo tempo del film di Gibson. Rivivo nuovamente in assenza di ossigeno il dramma e la crudeltà di quella Passione che sembra non aver fine: duemila anni dopo, quindici, dodici anni … numeri in cui un tempo rarefratto ci consegna una realtà in cui nulla sembra cambiato se non la follia dell'uomo e la sua straordinaria capacità di fare a pezzi i propri simili.

In “Una notte di dodici anni” il regista uruguaiano Álvaro Brechner, che ha scritto anche la sceneggiatura, racconta l'esperienza drammatica di tre giovani leaders Tupamaros, una organizzazione clandestina che, ispirandosi al movimento rivoluzionario cubano “26 Luglio” guidato da Che Guevara e Castro, tentò di opporsi ad un terribile regime militare che si instaurò in Uruguay nei primi anni del 1970. Sconfitti, feriti e catturati i tre vennero sottoposti ad una detenzione spaventosa, fatta di torture fisiche e psicologiche, di vessazioni e umiliazioni, di isolamento, buio e fame in un continuo peregrinare tra carceri orribili, caverne e silos. Il regime decise di non eliminarli ma li mantenne sadicamente in vita incappucciati e ammanettati per mesi interi per condurli lentamente alla pazzia o per essere utilizzati come ostaggi per frenare ogni velleità di chi tentava di opporsi alla sanguinaria dittatura militare. E' un film crudele intriso di sequenze violente che si avvalgono di una fotografia strepitosa e spesso indigesta che spinge lo spettatore a desiderare che i protagonisti vengano assassinati il prima possibile per porre fine al loro insopportabile supplizio. Una moderna Via Crucis che cattura emotivamente lo spettatore e in cui la morte sembra l'unica via d'uscita da quello strazio.

Una notte di 12 anni, film 2018
(dal film, la prigionia di Pepe Mujica - foto web)

La grandezza di questo film sta però nel fatto che non si limita a spettacolizzare la crudeltà umana e la sofferenza ma nel mettere in risalto attraverso una sapiente sceneggiatura la straordinaria capacità dell'uomo di resistere a situazioni estreme afferrandosi a tutto ciò che può tenerlo in vita: i rari frammenti di umanità, i ricordi, le pagine luride di vecchi giornali, le notizie rubate dalle radio dei carcerieri. Un film in cui la speranza non viene mai sconfitta e capace di regalare persino scene comiche. Stando comodamente a sedere si desidera la luce, uno squarcio di sole, il verde di un paesaggio, un bicchere di acqua fresca.

Un supplizio durato dodici anni. Dodici anni, 4383 giorni, come si può resistere così tanto? Non è logico.

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La bellezza ci rende migliori e ci conduce a Dio

05 Gennaio 2019

Il Circo di Cuba rende omaggio a Papa Francesco
(Il Circo di Cuba rende omaggio a Papa Francesco - foto web)

Il 2019 è iniziato per il Circo Nazionale di Cuba come meglio non poteva essere. Infatti mercoledi 2 gennaio durante la consueta Udienza Generale che si tiene presso la sala Paolo VI in Vaticano una ventina di artisti tra giocolieri e ballerine con i loro sgargianti vestiti si è potuto esibire di fronte ad una platea di circa seimila persone ed ad un divertito e partecipe Papa Francesco.

"Voglio ringraziare gli artisti del Circo di Cuba che con il loro spettacolo portano la bellezza. Tutto ciò richiede molto sforzo e molto allenamento", ha detto Papa Francesco al termine dello spettacolo che ha chiuso l'Udienza aggiungendo che "la bellezza eleva sempre il cuore e ci rende migliori in tutto. La bellezza ci porta alla bontà e ci avvicina a Dio! Continuate così portando la bellezza a tutto il mondo!"

Lo spettacolo durato alcuni minuti ha vissuto il suo momento più suggestivo quando un giocoliere ha posto su un dito del Pontefice un pallone in movimento che ha continuato a ruotare per alcuni secondi tra la sorpresa del pubblico presente e del Papa che è parso molto divertito.

Il Circo di Cuba in Vaticano
(foto web)

Francesco ha poi trovato il modo di scherzare con un clown e fingendo di rubargli il naso rosso gli ha detto 

“Vorrei prenderti quel naso rosso mi piace molto…fa ridere il mondo”

Il Papa e il clown cubano
(foto web)

Tutti gli artisti che hanno messo in scena lo spettacolo fanno parte della  Compañía Habana del Circo de Cuba che presenterà spettacoli a Roma sino al 28 gennaio nello chapiteaux Circuba.

Papa Francesco incontra in Vaticano il Circo di Cuba
(foto web)
Qui di seguito potete vedere l'intera esibizione del Circo de Cuba, clikka il link
Il Circo di Cuba incontra Papa Francesco 2 Gennaio 2019