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Al via l'utilizzo di un vaccino tutto cubano contro il tumore ai polmoni

06 Agosto 2016

Vaccino cubano per contrastare il tumore al polmone
(foto web)

Il Centro di Immunologia Molecolare (CIM) di Cuba ha messo a disposizione, in forma gratuita, il primo vaccino contro il tumore ai polmoni a tutti i pazienti dell'isola affetti da questa grave patologia.

Gli specialisti cubani assicurano che il nuovo vaccino, unico al mondo, pur non eliminando la malattia inibisce il proliferare delle cellule tumorali aumentando nei pazienti la possibilità di sopravvivenza e garantendo agli stessi una migliore qualità della vita in virtù della sua scarsa tossicità.

Il dottor Arlhee Daz e il vaccino cubano contro il tumore al polmone
(Dott. Arlhee Diaz - foto web)

Il Dottor Arlhee Diaz intervistato dalla venezuelana Telesur, ha detto che attualmente non ci sono i presupposti per una commercializzazione del vaccino negli Stati Uniti e nel mondo affermando che esiste tuttavia una forte collaborazione tra i due paesi sancita dalla firma di un accordo bilaterale che prevede un interscambio di informazioni ed investigazioni congiunte allo scopo di testare l'efficacia della cura.

I cittadini stranieri che desiderano sottoporsi a questo vaccino devono recarsi a Cuba e pagare una cifra modica per poter beneficiare di questo innovativo trattamento sanitario poichè per il momento solo i medici cubani sono autorizzati ad applicarlo.

Si tratta quindi di studi che necessitano ancora di varie fasi di ricerca ma che potrebbero aprire una nuova frontiera per la medicina da sempre considerata il fiore all'occhiello di Cuba.

Il mondo intero guarda con speranza verso l'isola caraibica e segue con profondo interesse gli sviluppi della sperimentazione di questo revolucionario vaccino.

La rivoluzione delle idee!

 

 

 

 

 

Arrivederci, amigos para siempre!

31 maggio 2020

Sabato 23 maggio la città di Crema ha tributato un emozionate saluto alla Brigada Henry Reeve, composta da 52 tra medici ed infermieri cubani ai quali si è aggiunta una infermiera cubana residente da 20 anni nella città lombarda, che ha collaborato per due lunghi ed estenuanti mesi con i loro omologhi italiani nella lotta contro il Covid-19.

Scenario della manifestazione è stata la splendida Piazza del Duomo. Qui il piccolo plotone di "batas blancas" in perfetta formazione militare protetti da mascherine ed in rigoroso distanziamento hanno ricevuto il saluto da parte di un caloroso pubblico e dalle più alte autorità politiche e religiose presenti in luogo tra cui il Segretario del ministero di Salute e Benessere della Lombardia Giulio Gallera, il sindaco di Crema la signora Stefania Bonaldi, l'ambasciatore di Cuba in Italia José Carlos Rodriguez, il Console Generale di Milano LLanio Gonzalez e il presidente della Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba Irma Dioli e sindaci di diversi paesi limitrofi.

Gli inni nazionali di Cuba e Italia hanno introdotto la manifestazioni durante la quale diversi oratori hanno sottolineato l'importanza della generosa collaborazione prestata dalla Brigata cubana ai medici italiani impegnati strenuamente nella lotta contro la pandemia da Covid-19. Particolarmente toccante è stato il messaggio letto dalla sindaca di Crema e che ho già riportato nell'articolo precedente.

 Luis Ángel Sánchez Rodríguez, specialista in Medicina Generale e componente della brigada cubana ha rilasciato una intervista a Cubadebate raccontando di come sia stata commovente la despedida, il commiato dalla città lombarda...  "Poichè indossavano una maglietta rossa con su scritto "Me dicen Cuba" eravamo tutti facilmente riconoscibili.  Così, mentre percorrevano le strade del centro cittadino per recarci alla piazza dove si sarebbe tenuta la manifestazione, una moltitudine di persone è uscita dalle proprie case e dai locali per salutarci, applaudendo il nostro passaggio. Dai bambini agli anziani. E' stato incredibile, sobrecogedor, sorprendente!

Questi in sintesi i  numeri della missione cubana a Crema: più di 5.000 interventi sanitari, 3668 di infermeria e 210 in terapia intensiva effettuati nell'ospedale principale della città, in quello da campo e in una Casa di Riposo per anziani con pazienti affetti da Covid-19

Sin dall'arrivo a Crema la brigata cubana è stata circondata da affetto e gratitudine dai circa 34 mila abitanti della città lombarda, sentimenti che si sono consolidati giorno dopo giorno.

La città di Crema omaggia la Brigata medica cubana al termine della sua missione. Foto: Cremaoggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ailed, una infermiera di origine cubana che da 20 anni vive a Crema che si è unita volontariamente

alla Brigata del suo Paese. Storie di amore e solidarietà.  Foto: Enrique Ubieta

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il bimbo divenuto simbolo di amicizia e solidarietà . Tutti i giorni ha atteso l'arrivo dei medici cubani
salutandoli dalla propria casa. Gli è stato donato un piccolo camice da medico.
Sarà stato doloroso doversi dire addio. Foto: Enrique Ubieta

La sindaca di Crema Bonaldi saluta il capo della missione cubana.  Foto: Enrique Ubieta

Leonardo ha  67 anni, già al fronte contro l'Ebola. Graciliano ne ha invece 64 di anni. I più anziani. Poi c'è Maykel, ha solo 34 anni e così ci racconta: "I rapporti tra noi sono stati meravigliosi. Non nego il fatto che inizialmente c'era un pò di timore tra i più giovani però abbiamo ricevuto dai più anziani un grande appoggio frutto della loro esperienza nelle precedenti missioni, sopratutto quella che li ha visti impegnati nella lotta contro l'ebola. Il comportamento dei più vecchi è stato uno stimolo per tutti noi e oggi siamo una sola cosa: non abbiamo nè cinque nè dieci anni di esperienza, siamo stati tutti la stessa persona, lavorando sullo stesso fronte".

Foto: Cremaoggi.

 Autorità civili e religiose salutano las batas blancas Foto: Cremaoggi.

La Brigada medica cubana Henry Reeve è stata la prima nella storia a operare in Italia ed in Europa. Foto: Cremaoggi.

Foto: Cremaoggi.

 Foto: Cremaoggi.

 Foto: Emanuela Nichetti/Facebook.

E' lui il piccolo dottore... quanta dolcezza in questa immagine! Foto: Emanuela Nichetti/Facebook.

Amigos para siempre!  Foto: Emanuela Nichetti/Facebook.

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Ambasciatore cubano José Carlos Rodríguez. Foto: Enrique Ubieta

El niño de los aplausos. Il bambino degli applausi.  Foto: Enrique Ubieta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sindaca di Crema, sullo sfondo Josè Martì.  Foto: Enrique Ubieta


 



Suonano gli inni e rintoccano le campane poi gli applausi. Tanti applausi. Foto E.Ubieta
 

La Sindaca e l'Ambasciatore cubano in Italia.  Foto: Enrique Ubieta

Me dicen Cuba!   Foto: Enrique Ubieta

L'esperienza dei più anziani. Valore aggiunto.  Foto: Enrique Ubieta

Veterani al fronte, con orgoglio e professionalità.  Foto: Enrique Ubieta

Anche il console cubano a Milano ha partecipato alla cerimonia di commiato. Foto: Enrique Ubieta

Come da protocollo i medici cubani dovranno osservare 15 giorni di quarantena prima di poter rientrare

nel loro Paese. Oltre ad omaggi personali sono state raccolte offerte a favore dell'Ospedale pediatrico

J.M.Marque che garantisce l'assistenza a più di 400 mila tra bambini ed adolescenti cubani. 

Appartenenti alla stessa Brigada Henry Reeve sono arrivati il 13 aprile altri 38 operatori sanitari che

saranno ospitati nella città di Torino. Arrivati a Torino i medici e infermieri cubani in servizio alle Ogr | per l'emergenza Coronavirus
Tra loro ci sono medici generici, epidemiologi, rianimatori,

anestesisti e infermieri specializzati in terapia intensiva. Ovviamente anche questi arrivi sono

stati salutati non solo dalla gratitudine delle persone ma anche da immancabili polemiche

che tenterò di analizzare in seguito.

Resta la magia di un incontro indimenticabile con un popolo nobile ed amico.

Come ha sottolineato più volte Papa Francesco siamo tutti sulla stessa barca ed è impensabile

continuare a credere che ognuno ce la possa fare solo con le proprie forze. 

Questa triste pandemia non ci abbandoni al vuoto della speranza e della solidarietà.

 

 

 

Chi muore per salvare vite non muore mai

28 marzo 2020

medici cubani in Italia per fronteggiare il coronavirus
(foto web)

Il 21 marzo sono sbarcati all'aereoporto di Orio al Serio nella provincia della martoriata città di Bergamo 52 tra medici ed infermieri cubani. Questa “brigada de batas blancas” (camici bianchi) è diventata operativa presso l'ospedale da campo realizzato in pochissime ore dall'esercito italiano nella città di Crema. Si tratta di un gruppo di specialisti con alle spalle già diverse missioni in luoghi remoti della terra. In particolare la loro preparazione si è rivelata in passato molto utile nell'affrontare l'emergenza ebola in molti paesi del continente africano. Attualmente si contano diverse migliaia di medici cubani impegnati in missioni internazionaliste. A Crema, dove sono stati accolti con grande emozione e gratitudine, alloggeranno in locali messi a disposizione dalla Diocesi locale e presso un'albergo della città. Quando si è manifestata la necessità di consentire lo spostamento dei medici tra gli alloggi a loro assegnati e l'ospedale di campo si è pensato immediatamente all'utilizzo di biciclette. In poche ore, grazie ad un tam tam spontaneo nato tra la popolazione di Crema e quella dei comuni limitrofi, si sono raccolte una ottantina di biciclette che sono state subito messe a disposizione degli amici cubani.

Alcune testate giornalistiche commentando la notizia hanno riferito erroneamente dell'arrivo di medici volontari mentre altre hanno colto l'occasione per puntare il dito contro il regime cubano ritenuto colpevole di tenere in ostaggio migliaia di medici sfruttati a lor dire per favorire un business legato alla esportazione di servizi professionali.

La verità, come sempre accade, si colloca nel mezzo. Ho avuto nel tempo la fortuna di conoscere medici cubani e con alcuni di loro ho instaurato un forte legame di amicizia. La medicina a Cuba è uno dei capisaldi della rivoluzione e ne sono testimonianza le diverse università sorte sull'isola e volute fortemente dallo stesso Guevara che si avvalse per la loro realizzazione del supporto e delle competenze del suo grande amico il medico argentino Alberto Granado. Dall'inizio degli anni '60 le missioni delle brigate di medici sono divenute il vero avamposto della rivoluzione cubana, il supporto scentifico per esportare l'esperienza cubana in molti paesi del terzo mondo. La novità storica di oggi consiste nel fatto che per la prima volta una brigata diventa operativa nel mondo occidentale. E' vero, i medici arrivati in Italia non sono dei volontari. I Paesi che richiedono la presenza e la collaborazione degli specialisti cubani devono negoziare direttamente con il Ministero della Salute. Raggiunto l'accordo circa il 40% dei compensi finisce nelle tasche dei medici mentre la percentuale restante va direttamente nelle casse dello stato. Bisogna sottolineare però che a Cuba sia l'istruzione che l'assistenza sanitaria sono totalmente gratuite ed accessibili a tutti. Un medico guadagna tra i 30 e i 60 cuc al mese (al cambio un cuc è quotato come un dollaro USA) di conseguenza una missione all'estero può realmente costituire una grossa opportunità economica. Nella mia esperienza personale però non ho mai percepito l'idea del guadagno come l'unica motivazione che sprona ogni anno centinaia di giovani studenti ad intraprendere gli studi universitari ed in particolare quelli di medicina. Per trenta cuc al mese forse non ne varrebbe veramente la pena. C'è qualcosa di romantico che serve da molla, qualcosa che per noi occidentali è difficile da capire. C'è un amore per la professione, c'è un attaccamento alla Patria e alla bandiera, c'è un senso di appartenenza ad una esperienza rivoluzionaria che ancora oggi stimola e incoraggia scelte coraggiose. La Cuba rivoluzionaria nei sessant'anni della sua esperienza politica e sociale ha esportato nel terzo mondo soldati e medici. Molti giovani sono morti impugnando il fucile, altri indossando il camice bianco. Due aspetti probabilmente contradittori della visione utopistica di fraternità internazionale tra i paesi socialisti sognata dal Che. Mi permetto una ultima considerazione: sappiamo tutti come molte nazioni si arricchiscono attraverso il mercato delle armi piuttosto che con la produzione di mine anti-uomo o il traffico di droga. Per questo non ritengo opportuno porre sullo loro stesso piano di giudizio un business, seppur altamente redditizio, basato sulla cultura e la conoscenza scientifica.

Infine ho scelto due foto per corredare questo articolo: una è di Ruben Carballo Herrera un paramedico cubano membro della spedizione in Italia e l'altra è del medico italiano Giampiero Giron. Due nomi che senz'altro non ci dicono nulla ma che ci spiegano molto sull'importanza di vivere la propria professione come fosse la più importante tra le missioni.

Ruben, infermiere cubano in missione in Italia
(Ruben - foto web)

Ho trovato sui social la bella testimonianza di un fotografo cubano che si era recato all'aereoporto dell'Avana per immortalare e salutare la partenza della brigata medica per l'Italia. Tra le batas blancas gli parve di riconobbere un volto, forse incrociato in una delle precedenti missioni in Africa.

“Cosa fai qui?” chiese Ruben al fotografo

“E' quello che chiedo io a te amico! Vai di nuovo a sfidare la morte?”

E Ruben rispose con la serenità tipica degli eroi inconsapevoli di esserlo:

“Parto per l'Italia, ma non ti preoccupare perchè ritorneremo e continueremo a lottare per la vita”.

E mentre le note dell'inno cubano accompagnavano la marcia di quel plotone di medici Ruben si girò nuovamente verso il fotografo e gli disse:

“Ti ricordi cosa mi hai detto quella volta? Con dos cojones, Viva Cuba!”

E in un'altra intervista un medico della medesima spedizione ha cosi risposto ad una domanda sul perchè di quella partenza così rischiosa:

“Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno però desideriamo che il mondo sappia chi siamo.

Siamo medici cubani e siamo in prima linea per combattere il COVID19. Lo facciamo per amore della professione, lo facciamo per convinzione personale, lo facciamo perchè siamo cubani, perchè amiamo la vita, lo facciamo perchè abbiamo voglia di farlo, lo facciamo perchè abbiamo le palle, lo facciamo semplicemente per questo significa affermare il concetto di Patria o Muerte, ma lo facciamo principalmente perchè tutti sappiano che alla fine Venceremos!

Complicato da intenderlo è vero? E allora vi voglio confondere ulteriormente le idee con la breve storia di Giampiero Giron (si proprio così...come playa Giron, il luogo della disfatta dei controrivoluzionari nella battaglia fratricida del 17 aprile del 1961, la Baia dei Porci...).

Medico italiano in pensione si rimette il camice contro il coronavirus
(Giron - foto web)

Nei giorni scorsi in piena emergenza sanitaria lo Stato italiano ha lanciato un appello per sopperire alla necessità di almeno 300 medici da inviare nei territori più colpiti dall'epidemia da coronavirus. Come sappiamo ben 8.000 persone hanno risposto generosamente a questo invito. Tra loro giovani neo laurati e medici già in pensione. Uno di loro che ha risposto presente è Giampiero, un medico di 85 anni dal volto di nonno buono.

"Mi hanno chiesto la mia disponibilità e ho detto di si. Quando ho deciso di essere medico nella mia vita l'ho scelto per sempre. Ho fatto un giuramento. Paura di ammalarmi? No. Allora era meglio se non avessi fatto il medico”.

Ruben y Gilberto, eroi comuni. Volti buoni e generosi in questa epoca di sfide.

Alla gente come voi dovremmo essere grati per sempre.

Hasta la victoria! Ce la faremo.

CIMAvax-EGF, il vaccino contro il cancro al polmone prodotto a Cuba, sperimentato ora anche negli USA

9 gennaio 2017

Cimavax il vaccino made in Cuba contro il cancro al polmone
(foto web)

Il vaccino CIMAvax-EGF creato nel 2011 dagli scienziati del Centro de Inmunologia Molecular dell'Avana dopo 25 anni di studi, ha raggiunto in questi giorni nuovi traguardi nella sua sperimentazione. Si tratta non solo di un vaccino ma del primo trattamento terapeutico contro il cancro al polmone in grado di generare anticorpi dal proprio paziente capaci di contrastare il fattore di crescita epidermico (EGF, epidermal growth factor). Secondo gli studi effettuati, il farmaco pur non uccidendo il tumore, rallenta e inibisce la proliferazione delle cellule tumorali. In questo modo si è stabilizzata la patologia, è aumentata la possibilità di sopravvivenza ed è migliorata sensibilmente la qualità della vita dei pazienti sottoposti al trattamento.

(Epidermal growth factor)
(Epidermal growth factor)), In sostanza gli anticorpi generati dal vaccino creato nel 2011 inibendo e rallentando la proliferazione delle cellule tumorali garantiscono una stabilizzazione della patologia, aumentano le possibilità di sopravvivenza e migliorano sensibilmente la qualità della vita dei pazienti trattati con il farmaco.

La dottoressa cubana Yoana Herrera specialista in Oncologia ha detto che in questa fase si stanno analizzado i risultati di ulteriori esperimenti scientifici per valutare la risposta dei pazienti all'assunzione massiccia o normale del farmaco così da poter stabilire in futuro delle cure personalizzate.

Dalle pagine del New York Times, leggiamo in questi giorni una dichiarazione del governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo che afferma che è stato dato l'ok alla sperimentazione del Cimavax-EGF presso i laboratori del Roswell Park Cancer Institute di Buffalo (NY), subito dopo aver ottenuto il via libera dall’FDA (Food and Drug Administration). In questi casi è doveroso tenere a freno l'eccessivo entusiasmo anche se i primi benefici del prodotto made in Cuba si sono già fatti notare: è infatti la prima volta dopo il successo della Revolucion che equipe mediche statunitensi e cubane tornano a collaborare su un unico progetto.

E questo è già un gran passo in avanti!

Cuba: laboratorio di contraddizioni

Una notizia straordinaria ha occupato le pagine dei principali quotidiani del mondo portando ancora una volta Cuba al centro dell'interesse internazionale. La OMS, organizzazione mondiale della sanità, ha certificato che l'isola è il primo Paese al Mondo ad avere eliminato la trasmissione del virus HIV (Aids, Sida) dalla madre al nascituro. Un successo straordinario per la medicina cubana destinato a migliorare le condizioni di vita in tutto il pianeta.

Mision MilagroAltro encomiabile risultato conseguito da Cuba è il raggiungimento di 11 anni di attività della "Mision Milagro" (Missione Miracolo), un avamposto di medici che opera nelle regioni più critiche dell'America Latina, del Caribe e dell'Africa offrendo servizi ed assistenza alle popolazioni più povere e disagiate.

Allo stesso tempo però, dai media cubani non governativi, si alza la protesta dei residenti sull'isola che denunciano un servizio medico al collasso, con ospedali carenti nelle più elementari forme di assistenza e con la cronica assenza di medicinali.

Nei miei viaggi a Cuba ho verificato personalmente l'esistenza di strutture ospedaliere all'avanguardia ed altre che versano in condizioni penose. Esistono farmacie, per lo più all'interno dei grandi alberghi affollati di turisti, dove si trova di tutto ed altre desolatamente vuote con i banconi pieni di polvere e abbandono. C'è una attenzione particolare per la cura ai bambini e lo svago degli anziani, ma se vi capita di donare un pacchetto di medicine nessuno vi dirà di no. A volte un semplice mal di testa o di denti porta alla pazzia se non puoi sedarlo in qualche modo.

Lascio due ultime riflessioni. 

La prima: in questi giorni sono in corso a Toronto i Giochi Panamericani, una sorta di Olimpiade in formato ridotto. Cuba come al solito si stà dimostrando all'altezza della situazione ottenendo successi in diverse discipline sportive.

Marcia Videaux       Oro
foto web  -   Marcia Videaux

Segnalo la piccola Marcia Videaux di solo 15 anni che ha vinto l'oro nella ginnastica a cavallo. Al contempo già nove atleti cubani hanno disertato, abbandonando la propria nazionale per fuggire negli Stati Uniti.

La seconda: all'Avana di sta facendo molto per recuperare all'antico splendore il centro storico già riconosciuto dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità. Uno sforzo immenso di soldi, capacità tecniche e fantasia. Ma nei giorni scorsi a poca distanza dall'amata Calle Obispo ricordata nelle pagine di "Mambo Tango" è crollato un edificio portandosi dietro la vita di 4 persone tra cui un bimbo di pochi mesi.

Avana Vecchia crollo edificio
foto web - Barrio de Cuba

Certo sono cose che accadono in tutto il mondo, Italia compresa, ma il mio cuore dal doppio passaporto soffre allo stesso modo con cui si rallegra nell'apprendere queste notizie da Cuba. Il cambiamento è in atto. Ci vorrà tempo. Ci vorrà tanta pazienza. Ci vorrà tanto orgoglio.

 

Ecuador: la tragedia, il dolore, la solidarietà.

Solidarietà del popolo cubano all'Ecuador per il sisma del 16 aprile 2016
(foto web)

23 aprile 2016

Sisma in Ecuador del 7,8 grado della scale Richter. 16 aprile 2016
(foto web)

Il 16 aprile ultimo scorso un violentissimo terremoto del 7,8 grado della scala Richter ha colpito la nazione Sudamericana dell'Ecuador. In questi giorni altre violente scosse hanno portato morte e distruzione tra la popolazione già duramente provata. Si contano più di 500 morti e danni ingentissimi a tutte le strutture civili. La solidarietà del mondo non si è fatta attendere per fortuna.

In questo paese da anni operano permanentemente poco meno di 700 cubani tra medici e operatori sanitari ai quali si sono aggiunti altri 50 arrivati in Ecuador subito dopo il primo violento sisma.

16 aprile 2016. La terra trema in Ecuador. Tra i morti anche tre medici cubani in missione
(Leonardo e Barbara - foto web)

Purtroppo tre medici già già residenti in Ecuador sono morti sotto le macerie.

Si chiamavano Leonardo Ortiz Estrada di 53 anni, la moglie Barbara Caridad Cruz di 46 anni e Eric Omar Perez di soli 41 anni, tutti con diversi anni di esperienza in Bolivia, Venezuela e Lesotho.

Medici cubani perdono la vita in Ecuador durante il sisma del 16 aprile 2016
(la figlia di Leonardo e Barbara - foto web)

Storie di solidarietà in un mondo reso cieco dall'oscurità dell'odio.

I funerali a Manzanillo dei due medici cubani morti in Ecuador nel sisma del 16 aprile 2016
(foto web)

 

Heberon, la medicina cubana contro il Covid-19

2 maggio 2020

Heberon, la medicina cubana efficace contro il Covid-19
(foto web)

E' una notizia di questi giorni che come tante altre che circolano va letta ed interpretata con raziocinio perche creare false aspettative può essere più grave dei danni generati dall'epidemia del Covid-19. I fatti sono questi: il Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologica (CIGB) con sede all'Avana ha elaborato a metà degli anni 80 del secolo scorso un farmaco che è già stato utilizzato contro diverse malattie virali quali l'epatite B e C, l'herpes zoster, l'Hiv/aids, l'ebola e il dengue e che sta dimostrando la sua efficacia anche nel contrastare il Coronavirus. A tal proposito il Ministero di Salute Pubblica, il MINSAP, ha diffuso dei dati che rilevano come fino al 14 di aprile u.s. circa il 94 per cento dei contagiati da coronavirus presenti sull'Isola sia stato curato con l'HEBERON, nome con il quale viene commercializzato il farmaco “Interferón Alfa 2b Humano Recombinante”. L'interferone è una proteina prodotta dalle cellule del sistema immunitario degli animali vertebrati e può essere prodotto in grandi quantità anche in laboratorio. Raffinato da batteri o lieviti si chiama ricombinante ed è capace di contrastare le malattie virali. I virus infatti per loro natura indeboliscono la produzione naturale di interferone nell'organismo umano. La caratteristica di questo farmaco è appunto quella di ripristinarne una sufficiente quantità con conseguente miglioramento del sistema immunologico nei pazienti colpiti dal contagio. In questi decenni inoltre è stata sperimentata anche l'utilità dell'interferone nella lotta contro alcuni tipi di cancro. Tornando ai dati diffusi dal MINSAP si viene a conoscenza che tra i pazienti trattati con Heberon solo il 5% ha raggiunto un livello di gravità e che il tasso di mortalità tra di loro è sceso dal 2,7 % allo 0,9%. Questi dati molto soddisfacenti vanno ad aggiungersi a quelli ottenuti da analisi effettuate nella città cinese di Wuhan, l'epicentro mondiale della pandemia, dove 2.944 pazienti sono stati trattati con il farmaco cubano e 3.387 no. Bene, i pazienti ai quali è stato somministrato l'Heberon non hanno contratto il virus! Sono attualmente circa 80 i paesi in tutto il mondo interessati ad acquistare il farmaco cubano. Come dicevo ogni notizia va esaminata con le dovute cautele. A tre mesi dalla coclamazione della pandemia ricercatori di tutto il mondo sembrano aver individuato già diversi vaccini che se non possono debellare il coronavirus per lo meno sono in grado di frenarne lo sviluppo e l'aggressività. Il piccolo paese caraibico sta dando come sempre il suo contributo alla ricerca scientifica. Sarebbe bello se la risposta sanitaria a questa terribile pandemia arrivasse proprio da li.

Il Coronavirus minaccia anche Cuba

15 marzo 2020

Cuba si prepara a fronteggiare il Coronavirus
(foto web)

Il coronavirus è stato classificato dalla OMS come pandemia. L'Italia sta pagando il prezzo più alto in termini di vite umane anche se sono stati presi dei provvedimenti molto restrittivi delle libertà personali. Provvedimenti forse tardivi ma in linea con quelli adottati dalla Cina prima di noi. Dopo una prima fase di sberleffi e critiche inaccettabili ora il mondo ci guarda con ammirazione e a catena molti Paesi stanno adottando misure simili a quelle intraprese dall'Italia per fronteggiare questa terribile epidemia. Quasi tutti in verità perchè alcune nazioni si stanno comportando ancora oggi con estrema superficialità. La globalizzazione ha annullato le distanze, il mondo è diventato più piccolo e non esiste più nulla che in un modo o nell'altro non ci riguardi direttamente. Questa maledetta epidemia dovrà aiutarci a superare gli egoismi. Niente dovrà essere più come prima. Cuba è stata per il momento solo sfiorata da questa drammatica emergenza sanitaria: alla data di oggi si registrano solo quattro casi prontamente isolati: tre turisti italiani in ferie e una cittadina peruviana residente in Lombardia che nei giorni scorsi aveva raggiunto il marito cubano a Santa Clara. Il paese caraibico si sta preparando con grande dignità nello stessa maniera con cui ha affrontato il problema dengue e le ricorrenti incursioni degli uragani. Gli aereoporti sono aperti e per il momento lo sono anche le frontiere del paese. Nel frattempo nelle scuole si educano i bambini agli attegiamenti essenziali per far fronte comune e poter arginare questo pericolo invisibile. Siamo tutti passeggeri sulla stessa nave.

Medaglia d'oro alla Medicina Cubana

Logo  ELAM
ELAM "Escuela Latinoamericana de Medicina". Fondata nel 1998 a seguito dei terribili uragani Mitch e George, forma gratuitamente giovani medici provenienti da più di 100 paesi. Attualmente conta circa 20.000 iscritti.

 

Come tutti sappiamo l'Onu, l'Organizzazione delle Nazioni Unite, nell'esercizio delle sue molteplici funzioni si avvale dell'ausilio di diversi organismi internazionali. Tra questi c'è l'OMPI, l'Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, creata nel 1967 con sede a Ginevra in Svizzera e che conta attualmente sull'apporto di 187 stati membri.

Questa importante organizzazione riconoscerà a Cuba, con la consegna di una medaglia d'oro durante una solenne cerimonia che si terrà il 23 di aprile 2015 nel Memorial Josè Martì in Piazza della Rivoluzione all'Avana, l'invenzione di un medicinale realizzato per il trattamento e la diagnosi della Psoriasi.

L'invenzione, che si chiama “Anticorpi Monoclonali antiCD6”, è stata realizzata dal Centro Immunologico Molecolare Cubano.

Medici cubani nel mondo: una importante risorsa umana ed economica

15 ottobre 2017

Medici cubani nel mondo
(Medici cubani nel mondo - foto web)

Alcuni giorni fa il dottor J.Delgado uno dei massimi esponenti del MINSAP, il Ministero della Salute Pubblica di Cuba, ha dichiarato in una nota informativa che attualmente ci sono poco meno di 50 mila professionisti cubani in giro per il mondo e di questi più della metà sono medici. I loro camici bianchi si trovano in Europa (Russia e Portogallo), in circa 30 nazioni dell'Africa, nelle regioni del  Pacifico, in Medio Oriente e nell'Asia Orientale e  in più di 20 Paesi dell'America Latina e dei Caraibi.

Insieme ai medici operano infermieri, tecnici, laureati con varie specializzazioni, ingegneri e personale di supporto.

Questo autentico esercito rappresenta il fiore all'occhiello della Repubblica cubana poichè a tutti i suoi membri è stata sempre riconosciuta la professionalità, la dedizione e lo spirito di fraternità con i quali hanno sempre operato anche in zone impervie e solitamente  trascurate dalle grandi lobbies internazionali.

La presenza più grande di medici cubani è in Venezuela dove si stima che abbiano lavorato dal 2000 ad oggi più di 120 mila professionisti! Molto numerose le presenze anche in Brasile, Bolivia, Guyana e nella vicina e poverissinma Haiti.

Medici cubani in missione nel mondo
(La Brigada Medica - foto web)

Un grande sforzo questo sostenuto con impegno e caparbietà, capace di portare oltre ai riconoscimenti internazionali anche flussi di decine di milioni di dollari che rappresentano attualmente la principale voce di entrata per Cuba. I medici in mision vengono contrattualizzati con la mediazione di esponenti governativi cubani che stabiliscono la percentuale del salario da destinarsi ai professionisti e quella che invece andrà a rimpinguare le casse statali.

Molti cittadini cubani disapprovano questa forma ambiziosa di cooperazione su vasta scala internazionale lamentando allo stesso tempo croniche carenze sul territorio nazionale che colpiscono non solo il personale medico ma anche la distribuzione di medicinali e infrastrutture ospedaliere. Cuba si muove da decenni tra mille disagi, incomprensioni e contraddizioni di ogni tipo ma è indubbio che la forte impronta impressa dal governo rivoluzionario nel settore medico ha ottenuto risultati strabilianti se paragonati alle condizioni di altri Paesi che si affacciano nella stessa area geografica e alla costante carenza di risorse.

La verità non va nascosta né celebrata od osannata. Va semplicemente riconosciuta e raccontata.

 

Oltre le polemiche

20 giugno 2020

Murales a Torino in onore dei medici cubani in missione contro il Covid19
(Foto web)

"Abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di vivere questa collaborazione medica, in un incontro tra popoli che sicuramente va a ridefinire la percezione che abbiamo gli uni degli altri. Questo va al di là di ogni interesse di Governo, economico o di qualsiasi altra natura. Il futuro dell’Italia siete voi giovani, come lo sono gli studenti del Politecnico ospitati nella residenza dove siamo noi. Quando hanno saputo che eravamo lì hanno tirato fuori una bandiera cubana e l’hanno esposta".

Con queste parole uno dei medici cubani ha salutato e ringraziato Torino.

Il murales è stato realizzato da diversi gruppi giovanili:  Noi Restiamo, Rete dei Comunisti di Torino e Osa ed è un omaggio alla Brigade Medica Henry Reeve che ha operato in Italia sia a Crema in Lombardia che a Torino presso il Covid Hospital delle Ogr. Il murales che è stato dipinto all'interno del parco Dora del capoluogo piemontese è stato presentato durante una piccola cerimonia tenutasi il 25 maggio u.s.

Evidenti i richiami dell'opera che vanno dall'insuperato clima di ostracismo perpetrato dagli Stati Uniti ai danni di Cuba attraverso l'applicazione di un duro embargo che dura da decenni alla più romantica richiesta giunta da più parti di candidare i medici cubani al Premio Nobel per la Pace. Si è discusso molto sull'utilità della presenza di questa Brigata Medica Cubana in Italia (la prima volta di una missione in territorio europeo) e le polemiche che ne sono derivate non sono divampate solo in Italia ma anche nella stessa isola caraibica afflitta oggigiorno da una profonda crisi strutturale che abbraccia tutti i settori compreso quello sanitario da sempre ritenuto il fiore all'occhiello del Regime rivoluzionario. Ancora più aspri i giudizi che arrivano dagli USA sopratutto da parte degli esuli che accusano il governo castrista di esercitare una inqualificabile tratta di persone e una mercificazione di esseri umani. A noi semplici resta l'immagine pura del bimbo di Crema che tutti i giorni salutava i medici cubani in arrivo all'ospedale di campo, i tanti sorrisi, le lacrime sincere dell'addio tra le note di Havana de'Primera e i colori di questo murales. Gesti di fraternità. Oltre le polemiche.

 

Siamo stati naufraghi e ci avete soccorso

24 maggio 2014

Questo è il commosso saluto che ieri 23 maggio 2020 la città di Crema per voce del suo sindaco la signora Stefania Bonaldi ha rivolto alla Brigada medica cubana Henry Reeve al termine della missione che l'ha vista collaborare per circa due mesi con i medici e infermieri italiani nella difficile lotta contro il Covid19. Nostalgia e gratitudine. Amici e fratelli per sempre. Amigos y Hermanos para siempre!

“Cari amici cubani,​
sarò davvero breve perché, meglio delle mie parole, la nostra immensa gratitudine è già visibile nei volti delle autorità qui presenti, che ringrazio di cuore, con una particolare commozione per i colleghi sindaci e sindache e gli amministratori di Crema, che rappresentano altri volti, tanti altri volti, quelli di tutti i cremaschi, nessuno escluso, che vi stringono in un abbraccio affettuoso e sincero, ma anche pieno di nostalgia perché siamo certi che ci mancherete, proprio come dei fratelli.​
Lo sappiamo bene, perché noi italiani siamo stati un popolo di migranti e conosciamo i sentimenti che accompagnano i distacchi. Mancherete ma non sparirete, perché le nostre coscienze conserveranno il vostro dono e ci rinforzeranno nella convinzione che a Crema nessuno deve essere mai più straniero, da ora in poi avremo un argomento decisivo da opporre a chiunque volesse ledere o diminuire il nostro sacro dovere di ospitalità.
autorità
Ci mancherà la vostra presenza rassicurante, che in un momento di inaudita incertezza e di pericolo incombente è stata una medicina efficace.​
Ci mancherà ciò che silenziosamente avete rappresentato in queste settimane, a cominciare dalla certezza che il nostro pianeta può combattere e vincere le disparità, le ingiustizie e le emergenze, solo se tutti i popoli si affratellano.​ ​ ​
Arrivando qui avete detto che la vostra patria è il mondo, quindi da ora in poi sarete sempre nostri compatrioti, in questo mondo vasto e spesso maltrattato dall’assenza del valore supremo della solidarietà.
CUBA3
Siamo stati naufraghi e ci avete soccorso, senza domandarci il nome né la provenienza.​
Dopo mesi di lutti, angoscia, dubbi, ora vediamo la luce ma solo perché ci siamo stretti gli uni agli altri.
Donne e uomini del nostro Sistema Sanitario lombardo, Istituzioni, governanti e amministratori di ogni livello, ci siamo stretti a voi, cari medici ed infermieri della Brigata Cubana “Henry Reeve” e con voi al vostro popolo generoso, attingendo dalla vostra competenza e dalla vostra passione l’ossigeno necessario a tenere viva la fiducia, indispensabile nella lotta.​
Senza di voi tutto sarebbe stato più difficile.​
CUBA4
Nella nostra città e nel nostro Territorio in questi mesi si sono moltiplicati i gesti di solidarietà e di generosità, abbiamo visto tornare alla luce sentimenti di vicinanza che erano assopiti dall’abitudine, logorati dalla quotidianità.
Questi sentimenti di umanità e fratellanza li avete alimentati anche voi, con la vostra presenza qui, discreta ma efficace, rispettosa ma determinata, pacata ma affidabile.​
Siete arrivati nel momento più drammatico e insieme a noi vi siete battuti per trasformare “il lamento in danza”, una danza collettiva, a riprova che le grandi battaglie non le vincono gli eroi solitari, ma le comunità, e ciò che è accaduto nella nostra terra ne è la prova, la dimostrazione.​
Siamo stati comunità, per questo abbiamo vinto, siamo stati, anche grazie a voi, uno schiaffo all’Individualismo, l’alleato preferito delle avversità. Siamo stati una comunità, certo, multiculturale e umanissima. Uno schieramento che non ammetteva sconfitte e infatti non abbiamo perso.
Abbiamo lottato da popolo appassionato e progettuale, rifuggendo il rischio di essere folla caotica e velleitaria, mossa solo dalla paura.​
Siamo diventati avversari intelligenti di un patogeno assassino, ma intelligente pure lui.​ ​
Con voi è stato più facile.​
Grazie, a nome di tutti i cittadini e le cittadine di Crema, del nostro Territorio, della Lombardia e dell’Italia intera!​ “

(fonte Fortebraccio news)