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Pepe Mujica: il coraggio della coerenza

Pepe Mujica a Ravenna 30/0/2018
(Pepe Mujica - foto Franco Di Crosta)
24 Settembre 2018

Ravenna 30 agosto 2018, una tipica serata di fine estate. Una di quelle giornate in cui già si cominciano a chiudere gli ombrelloni e a ripiegare i lettini e le città e i paesi si ripopolano lentamente  trovando nuovo vigore nelle tante sagre e nei festival politici dove da tempo sventolano bandiere e ideologie sempre più stanche e sbiadite. Al Pala De Andrè va di scena il Festival Nazionale dell'Unità organizzato dal PD e per l'occasione la capitale bizantina accoglie i suoi ospiti offrendo il meglio di sé proponendo un ricco programma fatto di convegni, mostre fotografiche, concerti e piano bar dove alcuni anziani si attardano in romantici passi di danza. A fare la parte da padrone sono come sempre i numerosi ed affollati ristoranti che brulicano di decine di volontari in maglietta rossa. Sul viale centrale un gruppo di sgambatissime ragazzine si dimena maliziosamente mentre poco più in la una bancarella vende vecchi vinili tra bandiere americane e ricordi rockettari. Del viso malinconico del Che neanche l'ombra. Si passeggia, si ascolta, si chiacchiera avvolti dai fumi delle graticole e dal profumo inconfondibile di salsiccia e piadina fritta, assolute prelibatezze per il palato da queste parti.

Devo essere a Ravenna per le ore 19. Non voglio assolutamente arrivare in ritardo a quell'appuntamento che attendo da tempo ma come spesso capita devo fare i conti con una di quelle giornate vissute a ritmi incalzanti che finiscono sempre con l'allontanarci dalle cose a cui teniamo maggiormente. Cerco con affano le poche indicazioni presenti e quando credo di essermi definitivamente perso nella confusione ecco che un gentilissimo carabiniere mi viene in soccorso aiutandomi a trovare il grande tendone bianco in fondo ad uno spiazzo. Arrivo così alla sala Aldo Moro che si rileverà ben presto troppo piccola per accogliere una folla numerosa ed eterogenea di curiosi, nostalgici delle lotte proletarie, giovani studenti e politici distratti. L'atmosfera è vibrante e carica di aspettative. La gente è assiepata ovunque. Mi alzo in punta di piedi per tentare di vedere qualcosa. Poi finalmente ecco comparire Pepe. Il compagno Pepe. Bastano poche parole pronunciate con enfasi per scaldare l'ambiente: "Buenas noches amigos y compañeros!" e il silenzio dell'attesa si trasforma in un applauso assordante che travolge l'anziano combattente e zittisce per diversi minuti le ignare orchestrine di liscio. L'ex Presidente saluta sorridente esibendo il suo caratteristico look campesino: ampia camicia bianca, jeans arrotolati sulle caviglie e scarpe uruguagie semplici ma che “durano molto”. E' la divisa della semplicità. Il marchio di fabbrica di Pepe Mujica.

Pepe Mujica a Ravenna, 30 agosto 2018
(foto Franco Di Crosta)

Dopo una breve e prosaica introduzione fatta dal segretario PD Maurizio Martina, l'illustre ospite inizia il suo intervento. Parlerà per circa una ora interrotto sovente da ovazioni e cori da stadio. Ha la voce impastata il vecchio Pepe, una voce molto profonda e carismatica. Sembra stanco, quasi affaticato per il troppo calore che lo ha accolto. Sembra stanco ma non lo è!  Nonostante i suoi 83 anni i suoi occhi profondi e la sua mente ribelle guardano ancora verso il futuro. “Non sono qui per convincervi, sono qui per aiutarvi a pensare !” dice tanto per chiarire le cose ...

Guadagno delle posizione e mi avvicino al palco approfttando del fatto che qualcuno si è già allontanato per il troppo caldo o perchè attirato maggiormente dal profumo di tagliatelle ai porcini piuttosto che dall'utopia romantica di Pepe. Le sue parole sono efficaci come potenti calamite. Attraggono tutti in un silenzio meditativo. La traduzione è a tratti lacunosa e questo causa la perdita di alcuni passaggi significativi, nonostante tutto pur essendoci pochi ispanici sotto al tendone l'ex presidente viene interrotto ripetutamente da entusiastici applausi prima ancora che le sue parole vengano tradotte. E' il linguaggio semplice, diretto ecoinvolgente di Pepe che arriva dritto al cuore. Non un discorso banale nè sterilmente filosofico ma una lezione di vita da parte di chi è stato capace di vivere con coerenza il proprio pensiero. Un discorso che ha abbracciato molti temi sorretto dalla forza di una esperienza umana solida e drammatica, un discorso che non è mai scivolato in inutili autocelebrazioni.

Pepe Mujica ex Presidente dell'Uruguay aRacenna il 30/08/2018
(foto Franco Di Crosta)

Ho scoperto Mujica sui social dove è possibile trovare il racconto della sua vita e una raccolta delle sue pillole di saggezza. Qui voglio solo ricordare alcuni dati tanto per inquadrare il personaggio: Mujica nasce a Montevideo capitale dell'Uruguay il 20 maggio del 1935. Nelle sue vene scorre sangue basco da parte del padre Demetrio e italiano da parte della madre Lucia Cordano i cui umili genitori erano originari di Favale di Malvaro in provincia di Genova. In gioventù Pepe fu un esponente di spicco dei Tupamaros (MLN Movimiento de Liberacion Nacional) un movimento di ispirazione marxista che negli anni sessanta-settanta combattè contro il duro regime militare che governava il suo Paese d'origine. Erano gli anni dell'epopea del Che e della Rivoluzione Cubana, anni in cui una ventata di novità attraversò le coscenze di intere generazioni non solo in America Latina ma in tutto il Mondo. Anni di cambiamenti, sogni e utopie durante i quali per molti la lotta armata divenne l'unica opzione in grado di sovvertire l'ordine imposto e restituire dignità al ploretariato e alle classi sociali più povere. Anche Pepe indossò la divisa del combattente pagando la sua scelta politica con molti anni di carcere, ben 13 tra il 1972 e il 1985, di cui quasi la totalità trascorsi in isolamento, torturato nel corpo e nello spirito. Pepe parla di quegli anni come di un periodo di prova e di riflessione che lo trasformeranno nell'uomo saggio, umile e carismatico che oggi tutti apprezziamo. Tornato in libertà ricoprì diverse cariche politiche per poi essere eletto Presidente dell'Uruguay nel novembre del 2009. Verrà conosciuto internazionalmente come il “Presidente Povero” per lo stile di vita sobrio che ha caratterizzato tutta  la sua carriera politica. Pepe sarà presidente dal 2010 al 2015 e per questo incarico beneficerà di uno stipendio mensile di circa 8500 euro di cui il 90% lo donerà in beneficienza ad organizzazioni o famiglie bisognose conservando per sé soltanto 800 da lui ritenuti più che sufficienti per una esistenza dignitosa. Rinunciò a vivere nel Palazzo Presidenziale e continuò a farlo nella sua piccola fattoria nella periferia di Montevideo. Non volle nessuna scorta per i suoi spostamenti. La sua immancabile guayabera (tipica camicia cubana) e il maggiolino Volksvagen con cui si spostava divennerero con il tempo il suo distintivo.

Pepe Mujica, il Presidente Povero a Ravena 30/08/2018
(foto di Franco Di Crosta)

Credo che invitare oggi Mujica sia una scelta molto pericolosa che equivale a lanciare in aria un boomerang sapendo che prima o poi tornerà indietro a colpirti. L'avergli chiesto una riflessione sul tema “Etica e politica” è stato ancora più azzardato. Più o meno come l'aver invitato Rocco Siffredi a parlare di castità ad un convegno di religiosi!

Il suo linguaggio e il suo pensiero sono  trasversali ed affascinano chiunque lo ascolti. Pepe che si è sempre dichiarato ateo ha finito con il  maturare una visione della vita profondamente cristiana. Se non avessi saputo chi fosse dopo averlo ascoltato lo avrei probabilmente associato a quella schiera di religiosi che nella sua America Latina ispirarono la Teologia della Liberazzione e che in alcuni casi abbracciarono drammaticamente la lotta armata. Pepe non si può imbrigliare o catalogare. Non lo si può definire ovviamente uomo di destra ma neppure consegnarlo, insieme al suo pensiero genuino figlio di una vita vissuta a tutto respiro e senza nessuna paura, in mano ai vuoti intellettuali sinistroidi di oggi.

Pepe ha detto tante cose che provo a riassumere nei passaggi più potenti.

Pepe Mujica e la Coerenza

“Bisogna avere coerenza, chiedere con chiarezza e fermezza alla nomenclatura che ci rappresenta che si modernizzi e ci modernizzi, che viva in modo chiaro, che non faccia politica per accumulare soldi e ricchezza, ma per servire il proprio popolo”.

“Alla lunga dovremo affrontare questa sfida: fare in modo di vivere come si pensa, altrimenti finiremo per pensare a come vivremo". E rivolgendosi con intensità alla platea in ascolto ha aggiunto: " Vivere coerentemente al proprio pensiero è qualcosa che non si può chiedere alla destra, dobbiamo chiederlo a noi stessi, dobbiamo chiederlo alla sinistra”.

Pepe Mujica al Festival del PD di Ravenna 30/08/2018
(foto Franco Di Crosta)

Pepe Mujica e l'illusione del capitalismo

“Il dio mercato richiede che noi compriamo e compriamo e che accumuliamo debiti che pagheremo per tutta la vita. Ci paghiamo in anticipo anche la sepoltura! Questo è il trionfo del consumismo, dei suoi valori che entrano nelle nostre case e nelle nostre menti in maniera subdola e ci avvolgono come una ragnatela da cui è molto difficile liberarsi. Si tratta di una cultura funzionale al sistema, ma che ci inganna”.

“Quando ero giovane pensavo che la sinistra dovesse lottare per il potere. Noi abbiamo combattuto per cambiare i rapporti di forza che regolavano la produzione e la distribuzione della ricchezza. Oggi che sono vecchio penso che il ruolo di quella che chiamavamo sinistra progressista stia nella lotta per la civilizzazione umana. Non si può cambiare un sistema senza cambiare la cultura che lo sostiene”.

Pepe Mujica e l'ecologia popolare

Mujica ha affrontato questo tema con particolare vigore. Lui molto legato alla terra e alla vita nei campi ci ha invitato a riflettere sul rischio che corriamo abusando continuamente della terra e dei suoi frutti.                                                                                                                                           “La natura non produce rifiuti sono gli uomini a farlo … l'idea di ecologia deve essere diffusa e popolare e non un fatto intelettuale riservato a pochi... L’albero più alto misura 115 metri, quello più vecchio ha 4700 anni, ma se si diffonde la notizia che il Pil di un Paese è in calo sembra una tragedia! La crescita infinita in natura non esiste!”

“Tutto ha un limite ed anche l’accumulo della ricchezza dell’uomo deve averlo. Oggi siamo in 7 miliardi e mezzo sul pianeta. Tra 50 anni saremo 9 miliardi. Se pensiamo che l’economia mondiale negli ultimi 50 anni è cresciuta di 50 volte, per reggere al ritmo a cui la popolazione cresce, dovrebbe crescere di oltre 200 volte nei prossimi 50 anni. È idiota ed è stupido credere di poter vivere tutti come gli americani o i tedeschi, il mondo non resisterebbe a questi ritmi. Vi stanno mentendo, giovani!”.

Pepe Mujica a Ravenna il 30/08/2018 per il Festival dell'Unità
(foto Franco Di Crosta)

Pepe Mujica e l'uomo politico

La natura dell'uomo è quella di essere un politico questo perchè l'uomo vive nella società dove c'è bisogno di tutti. Quando si vive in una società complessa si creano inevitabilmente dei contrasti. Compito del politico è mitigare questi contrasti.

Proprio su questo tema il sudamericano ha incalzato in primis i politici e i rappresentanti della sinistra: "Le repubbliche democratiche sono state un grande passo avanti per l’umanità ma i rappresentanti del popolo devono vivere come la maggioranza dei loro concittadini  e non come la minoranza". Mujica ha chiesto con enfasi di vivere la politica come idea di servizio agli altri e non come strumento di arricchimento personale, ambizione questa che è alla base di tanta corruzione. Lo spirito di servizio in particolare deve essere il tratto distintivo della sinistra nata per porsi in contrasto con la destra sin dai tempi della rivoluzione francese ma che in realtà esiste da sempre. "La sinistra è vecchia come l’Homo Sapiens e io mi sento vicino a tutti coloro che hanno cercato il progresso dell’umanità, da Epaminonda ai Gracchi, all’uomo Gesù Cristo".

Pepe Mujica e la sobrietà come modello di vita.

Questo è indubbamente il tema più amato da Mujica, il suo cavallo di battaglia ...

Quando noi compriamo qualcosa non la paghiamo con i soldi ma con il tempo di vita che ci è costato guadagnarli. In nessun supermercato si vende vita", ha aggiunto l'ex presidente. "Per essere felici dobbiamo dedicare tempo ai nostri affetti e non diventare macchine per pagare conti. Cari compagni, queridos compañeros, ricordiamoci che il mondo non si fa cambiare facilmente, resiste. Ma il nostro compito è quello di inculcare nella gente la speranza che un giorno non si sa quando, forse nei prossimi 50 anni, avremo una civiltà migliore, che sarà come un “pan dulce”.

"La sobrietà va perciò vissuta come una  vera rivoluzione politica, come uno strumento di forza capace di attaccare al cuore il sistema e le illusioni che lo sostengono e lo alimentano. La Sobrietà non va intesa come apologia della povertà ma come intelligenza in grado di dar valore alle cose importanti della vita e agli affetti che sono le mogli, i mariti, i figli, gli amici e i compagni. La sobrietà è la capacità di vivere con quello che è necessario senza sprechi e questo ci aiuterà ad essere solidali con le generazioni che verranno. Bisogna lottare per un mondo migliore, che dia felicità alle persone e ciò che dà felicità non sono le cose, ma il tempo libero che dedichiamo alle persone”

Pepe Mujica, Festival dell'Unità 30/08/2018 a Ravenna
(foto di Franco Di Crosta)

Pepe Mujica e le domande che non ho potuto fargli.

Hermano Presidente buenas tardes!

Lei è diventato probabilmente a sua insaputa una star del web dove i video con i discorsi da lei pronunciati spopolano come le video clip delle pop star internazionali. Le sue parole sgorgano da una fonte che è stata la sua vita stessa e sono una testimonianza feconda di cui tutti noi abbiamo bisogno. Lei è stato un guerrillero, ha combattuto per le sue idee e ha pagato per la sua coerenza un prezzo molto alto. La prigione, l'isolamento e la tortura fisica e quella più subdola, la tortura psicologica. Oggi continua a combattere una guerra per un cambio di cultura, contro il consumismo e la sete di potere di cui siamo tutti ammalati e che ha contagiato in modo particolare chi è chiamato a governarci allontanando progressivamente il popolo dalla “res pubblica”. Guardo al suo Continente e a ciò che è rimasto di quei giorni di lotta e di speranza: in Nicaragua il sandinista Ortega sta massacrando la sua gente con più di 400 persone assassinate negli ultimi mesi in una protesta che ha lasciato indifferente il mondo intero; Maduro, il chavista, sandinista, bolivariano e guevariano presidente del Venezuela ha ridotto il suo ricchissimo Paese ad un cumulo di macerie e di morti; le accuse di corruzione che hanno investito Lula, il presidente sindacalista del Brasile e la signora Cristina Fernández de Kirchner peronista ed ex Presidente dell'Argentina hanno disilluso milioni di cittadini; e poi le controverse figure dei fratelli Castro che nel bene o nel male sono al potere a Cuba da 60 anni; e per ultimo la Bolivia dove il presidente indio Evo Morales ex sindacalista dei cocaleros, i contadini produttori di coca e che tanto ha fatto in passato per il suo Paese ha modificato  la Costituzione ponendo le condizioni per essere rieletto a vita e recentemente ha fatto costruire un nuovo palazzo del Governo in un grattacelo di 24 piani riservandosi una suite di più di mille metri quadrati, con tanto di jacuzzi e palestra. Questo solo per citare i casi più emblematici. E come non restare  disiorientati se gettiamo lo sguardo a questo splendido Paese che ora la ospita, maestro internazionale di corruzione e promesse non mantenute, dove i colori e le ideologie sono scolorite e confuse a tal punto che la destra fa più cose di sinistra della sinistra stessa troppo intenta a combattersi internamente e sempre più lontana dai sentimenti della gente.

Hermano Presidente, la sete del potere tipico della cultura capitalista ha fatto si che i RIVOLUZIONARI DI SINISTRA TRADISSERO LA RIVOLUZIONE E LA RIVOLUZIONE TRADISSE IL SUO POPOLO.

Que opinas Presidente? Cosa pensa di tutto questo?

Chissà cosa mi avrebbe risposto il vecchio Pepe che conclude il suo intervento prescrivendoci la sua ricetta per la felicità: uscire dalla ragnatela in cui questa società ci ha imprigionato per dedicare più tempo agli effetti e alla bellezza del creato. Un discorso evangelico e francescano pronunciato da un guerillero, ateo e marxista. E' forse questa la novità?

Vado via senza aver ottenuto una risposta dal vecchio Pepe ma ciò che mi accade intorno vale già più di mille riscontri. Infatti, non appena il compagno Mujica lascia il palco sommerso di foto e di applausi per lasciare la parola a Paolo Gentiloni, gran parte dei presenti si è già allontanato preferendo meditare più in la le parole dell'anziano guerrigliero seduti magari ad un tavolo con un bicchiere di buon sangiovese e un piatto di cappelletti, insieme “agli affetti più importanti”.

Le parole vanno sorrette dalla vita. E' questo il messaggio di Pepe.

Gracias Presidente!

Tags: Cristianesimo,, Che Guevara,, Religione,, Rivoluzione cubana,, storia di Cuba,, Pepe Mujica,