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Notre Dame de Paris, il simbolo della Pasqua che si rinnova

20 aprile 2019, Sabato Santo

15 aprile 2019, Notre Dame brucia
(Notre Dame de Paris - foto web)

Il mondo piange in questi giorni di festa la parziale distruzione di Notre Dame, la cattedrale simbolo non solo della cristianità ma anche della cultura e dell'arte europea, un esempio mirabile di architettura e genialità che hanno elevato l'uomo alla soglia della divinità. C'è chi ha miseramente gioito di questa sciagura e c'è chi ha letto in essa una inevitabile punizione celeste causata dal penetrante degrado morale che ha contaminato la nostra società. Molti altri si sono riscoperti pompieri, tecnici, architetti e restauratori, investigatori e veggenti.

Sono convinto che Notre Dame risorgerà più bella di prima anche perchè la Francia avrà l'opportunità di mostrare al mondo tutta la sua grandeur. Molte cose nei secoli sono andate distrutte per la cupidigia dell'uomo o per eventi naturali o sfortunate coincidenze. Vedere Notre Dame bruciare è stato terrificante ma quell'incendio ha riacceso anche inattese fiamme di speranza. Una folla commossa tra cui molti giovani si è spontaneamente inginocchiata in preghiera alzando canti di lode e di supplica alla Madonna. Ci siamo sentiti tutti più piccoli difronte all'immagine della grande torre demolita e incenerita dalla furia dell'incendio come fosse stata un ramoscello di abete. Ci siamo guardati attorno, abbiamo cercato gli occhi del nostro vicino e ci siamo interrogati.

La fede non è un accessorio ingombrante ma una pietra angolare capace di sorreggerci anche quando tutto sembra perduto. E' l'acqua che spegne il fuoco che consuma la nostra parte migliore con fiamme di prepotenza,di egoismo e indifferenza.

Ed ecco apparire tra le nuvole di fumo un simbolo straordinario.

L'incedio che ha devastatao Notre Dame de Paris la sera del 15/04/2019
(Notre Dame, Gesù non scende dalla Croce - foto web)

La Croce è li. Si vede benissimo. Anzi sembra aver acquistato maggiore lucentezza!

La Pasqua è questo: passaggio, cambiamento, trasformazione e Risurrezione.

Ecco perchè la tragedia di Notre Dame può diventare un occasione di crescita per tutti e la luce che ci ha abbagliato e spaventato trasformarsi in un faro puntato sulle le altre tragedie che quotidianamente feriscono il mondo nell'indifferenza generale. Cristo muore tutti i giorni senza mai scendere da quella Croce; sta a noi decidere se voltargli le spalle o vegliare con Lui come è successo a Parigi il 15 aprile del 2019.

Buona Pasqua a tutti!

Il Principe Carlo all'Avana tra guarapo, cultura e strategie industriali

28 Marzo 2019
Principe Carlo d'Inghilterra in visita a Cuba
(La Monarchia e la Revolucion - foto Lapresse)

Il principe Carlo d'Inghilterra insieme alla sua consorte, la duchessa di Cornovaglia Camilla, sono sbarcati a Cuba domenica 25 Marzo 2019 per la prima storica visita ufficiale di 4 giorni compiuta da parte di membri della famiglia reale sul suolo caraibico. La coppia reale è giunta a Cuba proveniendo da Granada in un percorso che la porterà a visitare ex colonie britanniche oggi riconosciute nel Commonwealth: San Vicente, le Granadine appunto e San Cristobal y Nieves.

Il primo luogo visitato dal Principe Carlo all'Avana dopo l'incontro con le autorità avvenuto allo scalo all'aereoporto internazionale è stato la Plaza de la Revolucion dove ha posto ai piedi del monumento di Josè Martì una grande corona di rose.

Il Pricipe Carlo in visita a Cuba, marzo 2019
(Ai piedi di Josè Martì - foto Ansa)

I reali hanno poi passeggiato per le strade dell'Avana Vecchia, incontrato chef e artisti, visitato il Parque Lennon e fatto un giro in una macchina d'epoca guidata da un euforico Principe Carlo.

Il Principe Carlo e la Duchessa Camilla all'Avana. Marzo 2019
(foto web)
Carlo e Camilla al Parque Lennon, Avana marzo2019
(Let it be, Parque Lennon, Avana - foto web)

I reali sono sembrati pienamente a loro agio e particolarmente divertiti in occasione della visita al Paladar Habanera (municipio Playa) dove hanno gustato le primizie della cucina cubana come croquetas de frijol negro, pastel de maíz con lechón al carbón, tostón con quimbombó e pescado a la brace. L'erede al trono (ma la Regina non molla!) ha apprezzato moltissimo le crocchette di fagioli neri tanto da chiederne la ricetta e poi portarsene qualcuna in aereo per il viaggio di ritorno. Molto simpatici anche i momenti che lo hanno visto alle prese con la preparazione del guarapo ed il mojito.

Il Principe Carlo in visita ufficiale a Cuba. Marzo 2019
(Il Principe e il guarapo - foto web)

In un clima rispettoso e cordiale la coppia reale è stata invitata al Gran galà che si è tenuto presso il Teatro Alicia Alonso all'Avana. Non sono mancati poi gli accordi commerciali che hanno raggiunto la principale intesa con la messa in posa della prima pietra per la realizzazione di tre grandi parchi solari nella zona di Mariel destinati la produzione di energia che dovrebbe consentire a Cuba di migliorare la propria economia in preoccupante fase di stagnazione.

Con Carlo e Camilla il “palcoscenico Cuba” continua ad accogliere artisti e saltimbanco in una girandola di eventi che mi auguro non siano destinati unicamente a impreziosire la biografia di questo o di quello. Il popolo è in attesa di migliorie che tardano ad arrivare e la situazione sociale si è pesantemente peggiorata da una inaspettata crisi che ha colpito recentemente gran parte dell'isola penalizzando fortemente la produzione e la commercializzazione di generei alimentari di prima necessità come la farina, le uova e la carne di maiale, divenuti praticamente introvabili.

Il Principe Carlo in visita a Cuba. Marzo 2019
(Il principe Carlo a spasso per l'Avana - foto reuters)

I riflettori si spengono velocemente mentre gli apagon si ripresentano con una allarmante quotidianità. Cuba rischia di ricadere non solo in una profonda crisi economica e sociale ma di essere preda di nuovi coloni stritolata come è dall'embargo statunitense da una parte e dalla carenza di risorse materiali e tecnologiche e di capacità organizzative dall'altra.

Le aperture al mondo sono bellissime e necessarie ma non servono a sfamare il popolo. Servono investimenti e cambi generazionali. Prima di un pericoloso ritorno al passato ...

God save Cuba!

Il Paradiso immaginato

9 Marzo 2019

selfie sul Malecon dell'Avana
(foto Di Crosta Franco)

Una breve riflessione in occasione dell'8 marzo, giornata dedicata alla donna.

La mujer cubana è un caledeoscopio di umanità, un camaleonte capace di adattarsi a tutto con la fierezza di una leonessa. E' mamma tenace, è coraggiosa e guerrigliera, è languida e sensuale, aggressiva e mansueta, luchadora, bugiarda e sognatrice, dispensatrice instancabile di emozioni.

E' un po' tutto si direbbe, come probabilmente lo è la donna in ogni parte del mondo.

Con una particolarità: la donna cubana è anche ciò che non è, è anche ciò che molti dicono che sia. E' ciò che si vuole immaginare o pretendere che una donna sia.

Ho saputo di una ragazza poco più che maggiorenne, vive nella parte orientale dell'isola. Ha la passione per la cucina ed in particolare le piace preparare i dolci. Ostinata e volenterosa passa ore e ore studiando e lavorando in laboratorio cercando di far suoi tutti i segreti dell'arte del pasticcere. A volte lavora fino a dodici, tredici ore al giorno.

Il tutto in cambio di 50 pesos cubani, l'equivalente di due euro al giorno.

Cosa ci si fa con due euro a Cuba? Ben poco. Se si va al mercato popolare qualcosa si recupera: un pò di patate, qualche uovo, del riso. Il resto è un miraggio. Una lattina di birra costa un cuc, circa 80 centesimi di euro mentre per un buon paio di scarpe, non di quelle che ti si sciolgono ai piedi, ne occorrono 40 o 50 di cuc.

Giudicare è facile ed è un'arma troppo frequentemente usata per farci sentire superiori e migliori nei confronti degli altri. Se lo si fa poi senza conoscere la realtà diventa un atto di vigliaccheria.

Cuba è bella, tremendamente bella. Ma non è ciò che ci immaginiamo, non è solo ruhm e salsa.

E' anche sacrificio, sudore e sofferenza. E' arte di inventarsi la vita e ingannare il disagio.

Chi viaggia non deve mai perdere di vista la complessità di questa terra. Questo vale in ogni angolo e ad ogni latitudine del nostro pianeta sopratutto laddove crediamo di trovare un inesauribile tesoro di felicità e di opportunità.

Il Paradiso può attendere.

"Una notte di 12 anni" un film che squarcia il buio delle coscenze

19 gennaio 2019

Una notte di 12 anni, film 2018
(la locandina del film - foto web)

 

Ho sempre amato il cinema sin da quando ero piccolo. Quanti ricordi riaffiorano improvvisamente! Rivedo ancora quell'anziana signora con il fazzoletto sulla testa e la mani callose che vendeva ceci abbrustoliti e semi di zucca all'esterno di quella sala che presto si sarebbe riempita di fumo che pizzicava gli occhi e impuzzoliva i vestiti. E quella fila per comprare i ghiaccioli a 45 lire che sciogliendosi appiccicavano le dita ancora indecise sul da farsi in quelle ultime fine che delimitavano il confine tra la fanciullezza e la pubertà. In estate poi si aspettava il sabato sera per andare all'Arena seduti su quelle scomode sedie in legno tra zanzare e pipistrelli che svolazzavano sulla testa, l'intervallo per fare pipi e comprare le liquerizie dolci. Che nostalgia! Poi la tecnologia ha trasferito il grande schermo in casa e quella magia è svanita tra vhs, dvd e tv a pagamento. La pigrizia e il divano hanno fatto il resto. Così è trascorso un sacco di tempo dall'ultima volta in cui andai al cinema. Quel giorno vidi “La Passione di Cristo” di Mel Gibson, un film a tratti spaventoso e difficile da reggere emotivamente. Era il 2004, accidenti quindici anni fa ...

Sarà stato un caso ma il mio ritorno in sala coincide con la visione di un altro film pazzesco, pietrificante, carico di dolore ma anche di speranza: “Una notte di dodici anni”.

Scorrono i minuti e il susseguirsi delle scene mi riportano in dietro mel tempo. Mi sembra di assistere al terzo tempo del film di Gibson. Rivivo nuovamente in assenza di ossigeno il dramma e la crudeltà di quella Passione che sembra non aver fine: duemila anni dopo, quindici, dodici anni … numeri in cui un tempo rarefratto ci consegna una realtà in cui nulla sembra cambiato se non la follia dell'uomo e la sua straordinaria capacità di fare a pezzi i propri simili.

In “Una notte di dodici anni” il regista uruguaiano Álvaro Brechner, che ha scritto anche la sceneggiatura, racconta l'esperienza drammatica di tre giovani leaders Tupamaros, una organizzazione clandestina che, ispirandosi al movimento rivoluzionario cubano “26 Luglio” guidato da Che Guevara e Castro, tentò di opporsi ad un terribile regime militare che si instaurò in Uruguay nei primi anni del 1970. Sconfitti, feriti e catturati i tre vennero sottoposti ad una detenzione spaventosa, fatta di torture fisiche e psicologiche, di vessazioni e umiliazioni, di isolamento, buio e fame in un continuo peregrinare tra carceri orribili, caverne e silos. Il regime decise di non eliminarli ma li mantenne sadicamente in vita incappucciati e ammanettati per mesi interi per condurli lentamente alla pazzia o per essere utilizzati come ostaggi per frenare ogni velleità di chi tentava di opporsi alla sanguinaria dittatura militare. E' un film crudele intriso di sequenze violente che si avvalgono di una fotografia strepitosa e spesso indigesta che spinge lo spettatore a desiderare che i protagonisti vengano assassinati il prima possibile per porre fine al loro insopportabile supplizio. Una moderna Via Crucis che cattura emotivamente lo spettatore e in cui la morte sembra l'unica via d'uscita da quello strazio.

Una notte di 12 anni, film 2018
(dal film, la prigionia di Pepe Mujica - foto web)

La grandezza di questo film sta però nel fatto che non si limita a spettacolizzare la crudeltà umana e la sofferenza ma nel mettere in risalto attraverso una sapiente sceneggiatura la straordinaria capacità dell'uomo di resistere a situazioni estreme afferrandosi a tutto ciò che può tenerlo in vita: i rari frammenti di umanità, i ricordi, le pagine luride di vecchi giornali, le notizie rubate dalle radio dei carcerieri. Un film in cui la speranza non viene mai sconfitta e capace di regalare persino scene comiche. Stando comodamente a sedere si desidera la luce, uno squarcio di sole, il verde di un paesaggio, un bicchere di acqua fresca.

Un supplizio durato dodici anni. Dodici anni, 4383 giorni, come si può resistere così tanto? Non è logico.

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La bellezza ci rende migliori e ci conduce a Dio

05 Gennaio 2019

Il Circo di Cuba rende omaggio a Papa Francesco
(Il Circo di Cuba rende omaggio a Papa Francesco - foto web)

Il 2019 è iniziato per il Circo Nazionale di Cuba come meglio non poteva essere. Infatti mercoledi 2 gennaio durante la consueta Udienza Generale che si tiene presso la sala Paolo VI in Vaticano una ventina di artisti tra giocolieri e ballerine con i loro sgargianti vestiti si è potuto esibire di fronte ad una platea di circa seimila persone ed ad un divertito e partecipe Papa Francesco.

"Voglio ringraziare gli artisti del Circo di Cuba che con il loro spettacolo portano la bellezza. Tutto ciò richiede molto sforzo e molto allenamento", ha detto Papa Francesco al termine dello spettacolo che ha chiuso l'Udienza aggiungendo che "la bellezza eleva sempre il cuore e ci rende migliori in tutto. La bellezza ci porta alla bontà e ci avvicina a Dio! Continuate così portando la bellezza a tutto il mondo!"

Lo spettacolo durato alcuni minuti ha vissuto il suo momento più suggestivo quando un giocoliere ha posto su un dito del Pontefice un pallone in movimento che ha continuato a ruotare per alcuni secondi tra la sorpresa del pubblico presente e del Papa che è parso molto divertito.

Il Circo di Cuba in Vaticano
(foto web)

Francesco ha poi trovato il modo di scherzare con un clown e fingendo di rubargli il naso rosso gli ha detto 

“Vorrei prenderti quel naso rosso mi piace molto…fa ridere il mondo”

Il Papa e il clown cubano
(foto web)

Tutti gli artisti che hanno messo in scena lo spettacolo fanno parte della  Compañía Habana del Circo de Cuba che presenterà spettacoli a Roma sino al 28 gennaio nello chapiteaux Circuba.

Papa Francesco incontra in Vaticano il Circo di Cuba
(foto web)
Qui di seguito potete vedere l'intera esibizione del Circo de Cuba, clikka il link
Il Circo di Cuba incontra Papa Francesco 2 Gennaio 2019

 

 


Pepe Mujica: il coraggio della coerenza

24 Settembre 2018

(Pepe Mujica - foto Franco Di Crosta)

Ravenna 30 agosto 2018, una tipica serata di fine estate. Una di quelle giornate in cui già si cominciano a chiudere gli ombrelloni e a ripiegare i lettini e le città e i paesi si ripopolano lentamente  trovando nuovo vigore nelle tante sagre e nei festival politici dove da tempo sventolano bandiere e ideologie sempre più stanche e sbiadite. Al Pala De Andrè va di scena il Festival Nazionale dell'Unità organizzato dal PD e per l'occasione la capitale bizantina accoglie i suoi ospiti offrendo il meglio di sé proponendo un ricco programma fatto di convegni, mostre fotografiche, concerti e piano bar dove alcuni anziani si attardano in romantici passi di danza. A fare la parte da padrone sono come sempre i numerosi ed affollati ristoranti che brulicano di decine di volontari in maglietta rossa. Sul viale centrale un gruppo di sgambatissime ragazzine si dimena maliziosamente mentre poco più in la una bancarella vende vecchi vinili tra bandiere americane e ricordi rockettari. Del viso malinconico del Che neanche l'ombra. Si passeggia, si ascolta, si chiacchiera avvolti dai fumi delle graticole e dal profumo inconfondibile di salsiccia e piadina fritta, assolute prelibatezze per il palato da queste parti.

Devo essere a Ravenna per le ore 19. Non voglio assolutamente arrivare in ritardo a quell'appuntamento che attendo da tempo ma come spesso capita devo fare i conti con una di quelle giornate vissute a ritmi incalzanti che finiscono sempre con l'allontanarci dalle cose a cui teniamo maggiormente. Cerco con affano le poche indicazioni presenti e quando credo di essermi definitivamente perso nella confusione ecco che un gentilissimo carabiniere mi viene in soccorso aiutandomi a trovare il grande tendone bianco in fondo ad uno spiazzo. Arrivo così alla sala Aldo Moro che si rileverà ben presto troppo piccola per accogliere una folla numerosa ed eterogenea di curiosi, nostalgici delle lotte proletarie, giovani studenti e politici distratti. L'atmosfera è vibrante e carica di aspettative. La gente è assiepata ovunque. Mi alzo in punta di piedi per tentare di vedere qualcosa. Poi finalmente ecco comparire Pepe. Il compagno Pepe. Bastano poche parole pronunciate con enfasi per scaldare l'ambiente: "Buenas noches amigos y compañeros!" e il silenzio dell'attesa si trasforma in un applauso assordante che travolge l'anziano combattente e zittisce per diversi minuti le ignare orchestrine di liscio. L'ex Presidente saluta sorridente esibendo il suo caratteristico look campesino: ampia camicia bianca, jeans arrotolati sulle caviglie e scarpe uruguagie semplici ma che “durano molto”. E' la divisa della semplicità. Il marchio di fabbrica di Pepe Mujica.


(foto Franco Di Crosta)

Dopo una breve e prosaica introduzione fatta dal segretario PD Maurizio Martina, l'illustre ospite inizia il suo intervento. Parlerà per circa una ora interrotto sovente da ovazioni e cori da stadio. Ha la voce impastata il vecchio Pepe, una voce molto profonda e carismatica. Sembra stanco, quasi affaticato per il troppo calore che lo ha accolto. Sembra stanco ma non lo è!  Nonostante i suoi 83 anni i suoi occhi profondi e la sua mente ribelle guardano ancora verso il futuro. “Non sono qui per convincervi, sono qui per aiutarvi a pensare !” dice tanto per chiarire le cose ...

Guadagno delle posizione e mi avvicino al palco approfttando del fatto che qualcuno si è già allontanato per il troppo caldo o perchè attirato maggiormente dal profumo di tagliatelle ai porcini piuttosto che dall'utopia romantica di Pepe. Le sue parole sono efficaci come potenti calamite. Attraggono tutti in un silenzio meditativo. La traduzione è a tratti lacunosa e questo causa la perdita di alcuni passaggi significativi, nonostante tutto pur essendoci pochi ispanici sotto al tendone l'ex presidente viene interrotto ripetutamente da entusiastici applausi prima ancora che le sue parole vengano tradotte. E' il linguaggio semplice, diretto ecoinvolgente di Pepe che arriva dritto al cuore. Non un discorso banale nè sterilmente filosofico ma una lezione di vita da parte di chi è stato capace di vivere con coerenza il proprio pensiero. Un discorso che ha abbracciato molti temi sorretto dalla forza di una esperienza umana solida e drammatica, un discorso che non è mai scivolato in inutili autocelebrazioni.

Pepe Mujica ex Presidente dell'Uruguay aRacenna il 30/08/2018
(foto Franco Di Crosta)

Ho scoperto Mujica sui social dove è possibile trovare il racconto della sua vita e una raccolta delle sue pillole di saggezza. Qui voglio solo ricordare alcuni dati tanto per inquadrare il personaggio: Mujica nasce a Montevideo capitale dell'Uruguay il 20 maggio del 1935. Nelle sue vene scorre sangue basco da parte del padre Demetrio e italiano da parte della madre Lucia Cordano i cui umili genitori erano originari di Favale di Malvaro in provincia di Genova. In gioventù Pepe fu un esponente di spicco dei Tupamaros (MLN Movimiento de Liberacion Nacional) un movimento di ispirazione marxista che negli anni sessanta-settanta combattè contro il duro regime militare che governava il suo Paese d'origine. Erano gli anni dell'epopea del Che e della Rivoluzione Cubana, anni in cui una ventata di novità attraversò le coscenze di intere generazioni non solo in America Latina ma in tutto il Mondo. Anni di cambiamenti, sogni e utopie durante i quali per molti la lotta armata divenne l'unica opzione in grado di sovvertire l'ordine imposto e restituire dignità al ploretariato e alle classi sociali più povere. Anche Pepe indossò la divisa del combattente pagando la sua scelta politica con molti anni di carcere, ben 13 tra il 1972 e il 1985, di cui quasi la totalità trascorsi in isolamento, torturato nel corpo e nello spirito. Pepe parla di quegli anni come di un periodo di prova e di riflessione che lo trasformeranno nell'uomo saggio, umile e carismatico che oggi tutti apprezziamo. Tornato in libertà ricoprì diverse cariche politiche per poi essere eletto Presidente dell'Uruguay nel novembre del 2009. Verrà conosciuto internazionalmente come il “Presidente Povero” per lo stile di vita sobrio che ha caratterizzato tutta  la sua carriera politica. Pepe sarà presidente dal 2010 al 2015 e per questo incarico beneficerà di uno stipendio mensile di circa 8500 euro di cui il 90% lo donerà in beneficienza ad organizzazioni o famiglie bisognose conservando per sé soltanto 800 da lui ritenuti più che sufficienti per una esistenza dignitosa. Rinunciò a vivere nel Palazzo Presidenziale e continuò a farlo nella sua piccola fattoria nella periferia di Montevideo. Non volle nessuna scorta per i suoi spostamenti. La sua immancabile guayabera (tipica camicia cubana) e il maggiolino Volksvagen con cui si spostava divennerero con il tempo il suo distintivo.

Pepe Mujica, il Presidente Povero a Ravena 30/08/2018
(foto di Franco Di Crosta)

Credo che invitare oggi Mujica sia una scelta molto pericolosa che equivale a lanciare in aria un boomerang sapendo che prima o poi tornerà indietro a colpirti. L'avergli chiesto una riflessione sul tema “Etica e politica” è stato ancora più azzardato. Più o meno come l'aver invitato Rocco Siffredi a parlare di castità ad un convegno di religiosi!

Il suo linguaggio e il suo pensiero sono  trasversali ed affascinano chiunque lo ascolti. Pepe che si è sempre dichiarato ateo ha finito con il  maturare una visione della vita profondamente cristiana. Se non avessi saputo chi fosse dopo averlo ascoltato lo avrei probabilmente associato a quella schiera di religiosi che nella sua America Latina ispirarono la Teologia della Liberazzione e che in alcuni casi abbracciarono drammaticamente la lotta armata. Pepe non si può imbrigliare o catalogare. Non lo si può definire ovviamente uomo di destra ma neppure consegnarlo, insieme al suo pensiero genuino figlio di una vita vissuta a tutto respiro e senza nessuna paura, in mano ai vuoti intellettuali sinistroidi di oggi.

Pepe ha detto tante cose che provo a riassumere nei passaggi più potenti.

Pepe Mujica e la Coerenza

“Bisogna avere coerenza, chiedere con chiarezza e fermezza alla nomenclatura che ci rappresenta che si modernizzi e ci modernizzi, che viva in modo chiaro, che non faccia politica per accumulare soldi e ricchezza, ma per servire il proprio popolo”.

“Alla lunga dovremo affrontare questa sfida: fare in modo di vivere come si pensa, altrimenti finiremo per pensare a come vivremo". E rivolgendosi con intensità alla platea in ascolto ha aggiunto: " Vivere coerentemente al proprio pensiero è qualcosa che non si può chiedere alla destra, dobbiamo chiederlo a noi stessi, dobbiamo chiederlo alla sinistra”.

Pepe Mujica al Festival del PD di Ravenna 30/08/2018
(foto Franco Di Crosta)

Pepe Mujica e l'illusione del capitalismo

“Il dio mercato richiede che noi compriamo e compriamo e che accumuliamo debiti che pagheremo per tutta la vita. Ci paghiamo in anticipo anche la sepoltura! Questo è il trionfo del consumismo, dei suoi valori che entrano nelle nostre case e nelle nostre menti in maniera subdola e ci avvolgono come una ragnatela da cui è molto difficile liberarsi. Si tratta di una cultura funzionale al sistema, ma che ci inganna”.

“Quando ero giovane pensavo che la sinistra dovesse lottare per il potere. Noi abbiamo combattuto per cambiare i rapporti di forza che regolavano la produzione e la distribuzione della ricchezza. Oggi che sono vecchio penso che il ruolo di quella che chiamavamo sinistra progressista stia nella lotta per la civilizzazione umana. Non si può cambiare un sistema senza cambiare la cultura che lo sostiene”.

Pepe Mujica e l'ecologia popolare

Mujica ha affrontato questo tema con particolare vigore. Lui molto legato alla terra e alla vita nei campi ci ha invitato a riflettere sul rischio che corriamo abusando continuamente della terra e dei suoi frutti.“La natura non produce rifiuti sono gli uomini a farlo … l'idea di ecologia deve essere diffusa e popolare e non un fatto intelettuale riservato a pochi... L’albero più alto misura 115 metri, quello più vecchio ha 4700 anni, ma se si diffonde la notizia che il Pil di un Paese è in calo sembra una tragedia! La crescita infinita in natura non esiste!”

“Tutto ha un limite ed anche l’accumulo della ricchezza dell’uomo deve averlo. Oggi siamo in 7 miliardi e mezzo sul pianeta. Tra 50 anni saremo 9 miliardi. Se pensiamo che l’economia mondiale negli ultimi 50 anni è cresciuta di 50 volte, per reggere al ritmo a cui la popolazione cresce, dovrebbe crescere di oltre 200 volte nei prossimi 50 anni. È idiota ed è stupido credere di poter vivere tutti come gli americani o i tedeschi, il mondo non resisterebbe a questi ritmi. Vi stanno mentendo, giovani!”.

Pepe Mujica a Ravenna il 30/08/2018 per il Festival dell'Unità
(foto Franco Di Crosta)

Pepe Mujica e l'uomo politico

La natura dell'uomo è quella di essere un politico questo perchè l'uomo vive nella società dove c'è bisogno di tutti. Quando si vive in una società complessa si creano inevitabilmente dei contrasti. Compito del politico è mitigare questi contrasti.

Proprio su questo tema il sudamericano ha incalzato in primis i politici e i rappresentanti della sinistra: "Le repubbliche democratiche sono state un grande passo avanti per l’umanità ma i rappresentanti del popolo devono vivere come la maggioranza dei loro concittadini  e non come la minoranza". Mujica ha chiesto con enfasi di vivere la politica come idea di servizio agli altri e non come strumento di arricchimento personale, ambizione questa che è alla base di tanta corruzione. Lo spirito di servizio in particolare deve essere il tratto distintivo della sinistra nata per porsi in contrasto con la destra sin dai tempi della rivoluzione francese ma che in realtà esiste da sempre. "La sinistra è vecchia come l’Homo Sapiens e io mi sento vicino a tutti coloro che hanno cercato il progresso dell’umanità, da Epaminonda ai Gracchi, all’uomo Gesù Cristo".

Pepe Mujica e la sobrietà come modello di vita.

Questo è indubbamente il tema più amato da Mujica, il suo cavallo di battaglia ...

Quando noi compriamo qualcosa non la paghiamo con i soldi ma con il tempo di vita che ci è costato guadagnarli. In nessun supermercato si vende vita", ha aggiunto l'ex presidente. "Per essere felici dobbiamo dedicare tempo ai nostri affetti e non diventare macchine per pagare conti. Cari compagni, queridos compañeros, ricordiamoci che il mondo non si fa cambiare facilmente, resiste. Ma il nostro compito è quello di inculcare nella gente la speranza che un giorno non si sa quando, forse nei prossimi 50 anni, avremo una civiltà migliore, che sarà come un “pan dulce”.

"La sobrietà va perciò vissuta come una  vera rivoluzione politica, come uno strumento di forza capace di attaccare al cuore il sistema e le illusioni che lo sostengono e lo alimentano. La Sobrietà non va intesa come apologia della povertà ma come intelligenza in grado di dar valore alle cose importanti della vita e agli affetti che sono le mogli, i mariti, i figli, gli amici e i compagni. La sobrietà è la capacità di vivere con quello che è necessario senza sprechi e questo ci aiuterà ad essere solidali con le generazioni che verranno. Bisogna lottare per un mondo migliore, che dia felicità alle persone e ciò che dà felicità non sono le cose, ma il tempo libero che dedichiamo alle persone”

Pepe Mujica, Festival dell'Unità 30/08/2018 a Ravenna
(foto di Franco Di Crosta)

Pepe Mujica e le domande che non ho potuto fargli.

Hermano Presidente buenas tardes!

Lei è diventato probabilmente a sua insaputa una star del web dove i video con i discorsi da lei pronunciati spopolano come le video clip delle pop star internazionali. Le sue parole sgorgano da una fonte che è stata la sua vita stessa e sono una testimonianza feconda di cui tutti noi abbiamo bisogno. Lei è stato un guerrillero, ha combattuto per le sue idee e ha pagato per la sua coerenza un prezzo molto alto. La prigione, l'isolamento e la tortura fisica e quella più subdola, la tortura psicologica. Oggi continua a combattere una guerra per un cambio di cultura, contro il consumismo e la sete di potere di cui siamo tutti ammalati e che ha contagiato in modo particolare chi è chiamato a governarci allontanando progressivamente il popolo dalla “res pubblica”. Guardo al suo Continente e a ciò che è rimasto di quei giorni di lotta e di speranza: in Nicaragua il sandinista Ortega sta massacrando la sua gente con più di 400 persone assassinate negli ultimi mesi in una protesta che ha lasciato indifferente il mondo intero; Maduro, il chavista, sandinista, bolivariano e guevariano presidente del Venezuela ha ridotto il suo ricchissimo Paese ad un cumulo di macerie e di morti; le accuse di corruzione che hanno investito Lula, il presidente sindacalista del Brasile e la signora Cristina Fernández de Kirchner peronista ed ex Presidente dell'Argentina hanno disilluso milioni di cittadini; e poi le controverse figure dei fratelli Castro che nel bene o nel male sono al potere a Cuba da 60 anni; e per ultimo la Bolivia dove il presidente indio Evo Morales ex sindacalista dei cocaleros, i contadini produttori di coca e che tanto ha fatto in passato per il suo Paese ha modificato  la Costituzione ponendo le condizioni per essere rieletto a vita e recentemente ha fatto costruire un nuovo palazzo del Governo in un grattacelo di 24 piani riservandosi una suite di più di mille metri quadrati, con tanto di jacuzzi e palestra. Questo solo per citare i casi più emblematici. E come non restare  disiorientati se gettiamo lo sguardo a questo splendido Paese che ora la ospita, maestro internazionale di corruzione e promesse non mantenute, dove i colori e le ideologie sono scolorite e confuse a tal punto che la destra fa più cose di sinistra della sinistra stessa troppo intenta a combattersi internamente e sempre più lontana dai sentimenti della gente.

Hermano Presidente, la sete del potere tipico della cultura capitalista ha fatto si che i RIVOLUZIONARI DI SINISTRA TRADISSERO LA RIVOLUZIONE E LA RIVOLUZIONE TRADISSE IL SUO POPOLO.

Que opinas Presidente? Cosa pensa di tutto questo?

Chissà cosa mi avrebbe risposto il vecchio Pepe che conclude il suo intervento prescrivendoci la sua ricetta per la felicità: uscire dalla ragnatela in cui questa società ci ha imprigionato per dedicare più tempo agli effetti e alla bellezza del creato. Un discorso evangelico e francescano pronunciato da un guerillero, ateo e marxista. E' forse questa la novità?

Vado via senza aver ottenuto una risposta dal vecchio Pepe ma ciò che mi accade intorno vale già più di mille riscontri. Infatti, non appena il compagno Mujica lascia il palco sommerso di foto e di applausi per lasciare la parola a Paolo Gentiloni, gran parte dei presenti si è già allontanato preferendo meditare più in la le parole dell'anziano guerrigliero seduti magari ad un tavolo con un bicchiere di buon sangiovese e un piatto di cappelletti, insieme “agli affetti più importanti”.

Le parole vanno sorrette dalla vita. E' questo il messaggio di Pepe.

Gracias Presidente!

Genova, 14 agosto 2018. Il giorno dell'Apocalisse

26 agosto 2018

Genova 15 agosto 2018, crollo del Ponte Morandi
(Genova, 15/08/2018 - foto web)

14 agosto 2018. Ore 11 e 36.

Un boato assordante. Una pugnalata di cavi contorti, polvere, massi deformi, carcasse di macchine e di vite umane colpisce al cuore Genova e l'Italia intera.

43 morti, vite trascinate nell'abisso in pochi istanti insieme alle briciole di un prodigio dell'ingegneria moderna italiana. Sono trascorse due settimane da quel terribile giorno. Le macerie sono ancora li. Molti cittadini hanno dovuto nel frattempo abbandonare le loro abitazioni paurosamente sovrastate da decenni da quel gigante pericolante. Dolore che si aggiunge a dolore. Le indagini sono appena iniziate e necessiteranno di tempi lunghi che speriamo siano sufficienti a restituire al Paese dignità e verità. Poteva essere una carneficina di proporzioni apocalittiche. Se il viadotto fosse stato attraversato da pulman con turisti in vacanza nella bellissima Genova, se fosse precipitata un autocisterna, se sotto al ponte crollato in quel preciso istante fosse transitato un treno affollato di turisti e pendolari … quanti morti avremmo pianto?

Passate le ore del lutto l'Italia ha cominciato a mostrare il suo volto di sempre: coraggiosa, solidale, ingegnosa ma anche disfattista, scarica barile, trasformista ed abile a strumentalizzare persone e circostanze. Insomma il meglio e il peggio di ciò che siamo e che immancabilmente viene a galla quando qualcosa di tragico ci colpisce.

Riccardo Morandi progettò il ponte che attraversa la valle Polcervia a ridosso della zona industriale di Sampierdarena nei primi anni sessanta. L'opera venne inaugurata nel 1967 dopo circa 4 anni di lavoro: 1182 metri di lunghezza, alta 45 metri e sorretta da piloni che nel punto più alto raggiungono i 90 metri! Una opera ardita. Erano gli anni del boom economico, della rinascita sociale di un Paese dilaniato dal conflitto mondiale. Tutto correva nella direzione di un progresso che sembrava non conoscere limiti e che per molti anni ci ha illuso facendoci sentire onnipotenti. Ora l'istantanea di quel camion fermo a pochi metri dall'abisso ci dimostra esattamente il contrario, ci insegna che quella corsa spericolata forse è finita.  La vita, il destino o come lo vogliamo chiamare non fa i conti con calcoli matematici o formule incomprensibili. La tecnologia se non è supportata dall'attenzione all'Uomo diventa un inganno e può esaurirsi in un cumulo di travi contorte.

A Genova crolla il Ponte Morandi
(Il destino in pochi metri - foto web)

La magistratura dirà con il tempo se ci sono stati colpevoli e responsabili diretti di questa catastrofe. In questo momento ciò che noi cittadini comuni percepiamo é una profonda sensazione di smarrimento difronte alla negligenza sistematica e alla superficialità con cui viene gestita la cosa pubblica nelle cui casse continua a confluire una ricchezza enorme che dovrebbe essere reimpiegata per garantire la sicurezza e il benessere a tutti e che al contrario serve per gonfiare le tasche dei padroni di ieri e di oggi.

Le nostre vite sono appese a un filo o ad un traliccio di ponte e dimenticarcelo ci porta a vivere presuntuosamente come fossimo Dei immortali facendoci dimenticare ciò che è la nostra eterna fragilità.

Genova 15 agosto 2018: il crollo del Ponte Morandi
(Il Ponte Morandi dopo il suo crollo parziale - foto web)

Dopo solo vent'anni dalla sua costruzione vennero aggiunti al ponte dei grossi cavi per garantirne una maggiore stabilità, intervento che lo rese simile ad un piccolo ponte di Brooklin. Nel 1987 lo stesso Morandi pubblicava uno studio con il quale spiegava come le condizioni strutturali del ponte fossero rapidamente mutate nel tempo “per effetto dei carichi mobili e dell'azione ambientale, sopratutto sulla pavimentazione, sulle strutture portanti, sugli intarsi e sulle finiture, oltre agli effetti chimici e meccanici dovute alle azioni metereologiche sul calcestruzzo”

Ho trovato casualmente sul web una raccolta di articoli pubblicati negli ultimi anni sul Ponte Morandi che ne rilevano il costante degrado e il suo livello di pericolosità ( questo è il link:  Il Ponte Morandi, cronaca di un disastro annunciato    )

I segnali c'erano, eccome che c' erano. E' mancata una accurata diagnostica che le conoscenze scentifiche garantirebbero ai giorni d'oggi. In tutti questi anni attraversare quel viadotto è stato come partecipare ad una roulette russa: qualcuno ha vinto e qualcuno ha perso. In pochi sapevano che stavano giocando.

Per questo parlare oggi solo di una tragica fatalità o di coincidenza di numerosi fattori negativi non rende onore alle vittime e al cuore spezzato di Genova.

L'Italia resta il Paese più bello del Mondo, fragile e controverso, meraviglioso e disperato, solidale e arrivista. Un Paese che ha bisogno di essere amato e protetto come fosse un gioiello prezioso.

Genova
(La bellissima Genova - foto web)