Il presente sito fa uso di cookie tecnici e di terze parti. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie.

 

  • Home

cucina cubana,

Chicharrita o Mariquita?

Un piatto tipico cubano, di rapida preparazione, gustoso, energetico ed ottimo se servito come snack per accompagnare una cerveza o un fresco cocktail, è senza dubbio quello delle  banane fritte.

Banane crude
  Banane crude

Nei paesi tropicali esistono diverse qualità di banane. Si differenziano tra loro nella forma, nel colore, nella consistenza, nel sapore e principalmente nell'utilizzo che ne viene fatto in cucina. Quelle più grandi, conosciute come platano macho (banana maschio), si utilizzano allo stesso modo delle patate. Vanno cotte in acqua oppure fritte secondo diverse ricette molto semplici nella preparazione.

Oggi vi racconto come si preparano le chicharritas (pron. ciciarritas), banane tagliate a rondelle molto sottili e che una volta fritte assomigliano alle patatine fritte confezionate... solo molto più gustose!

affettiamo le banane
   affettiamo a fettine sottili

Bisogna procurarsi tre o quattro di questi bananoni che non devono essere troppo maturi. Quando questi frutti sono acerbi la buccia è di un colore verde intenso. Con la maturazione questa diventa sempre più gialla ma a questo punto diventa complicata la frittura. Nella foto due platanos macho ed una banana frutta. Le dimensioni dei platanos variano. Solitamente sono più grandi di quelli raffigurati.

friggiamo le banane
  friggiamo le banane fino a farle dorare

Si trovano presso i supermercati etnici con molta facilità. Poi con l'aiuto di un economico taglia verdure procediamo tagliando la frutta in dischetti sottili. Si può decidere anche per uno spessore maggiore. Dipende dai gusti ma sono buoni comunque!

Mettiamo a scaldare in una ampia padella abbondante olio di semi o quello specifico per le fritture e caliamo le fettine ottenute un pò alla volta per evitare che si appiccichino tra di loro. In pochi minuti saranno pronte!

eliminiamo l'olio in eccesso
  eliminiamo l'olio in eccesso

Agili poi a scolare e ad appoggiarle in un piatto con della carta da cucina, utile per raccogliere l'olio in eccesso. Salare a piacere e mangiare ben calde! Le prime volte può capitare di non cuocerle bene. Si tratta solo di abituarsi e di saper cogliere l'attimo giusto. Non demordete! Il risultato finale giustifica lo sforzo!

Una curiosità per concludere. A Cuba così come in Italia nel linguaggio popolare e quotidiano alcune parole vengono utilizzate con molteplici significati.

   Platano fritto stile chips
Platano fritto stile chips

Le banane fritte ad esempio vengono anche chiamate mariquitas (pron. marichitas) che è a sua volta un termine utilizzato per chiamare in maniera non proprio rispettosa gli omosessuali.

Quindi nel rispetto di tutti e per evitare inutili discussioni ricordatevi sempre di ordinare delle chicharritas!

Allora, Buen provecho e bevete responsabile!!!

 

                  
 

FIESTA MAMBO TANGO. La Romagna incontra Cuba!

Fiesta Mambo Tango. La Romagna incontra Cuba il 9 settembre 2016 a Forl'
(realizzazione grafica Orazio Fabbri)

Per gli amici della Romagna un appuntamento da non perdere e per molti aspetti unico nel suo genere. Non solo musica, ma danza, cucina e arte. Un modo diverso di  INcontrarsi attraverso la conoscenza reciproca che passa anche attraverso i prodotti della terra, il Ruhm, i vini romagnoli e i deliziosi Puros.

A due passi da Forlì, nell'Oasi di tranquillità di Daniela, una grande amica di "Mambo Tango", ci troveremo Giovedi 9 settembre dalle 20,30 hasta la madrugada!

Qui "Mambo Tango" ha mosso i suoi primi passi. Qui poco più di due anni fa si è fatto conoscere per la prima volta e qui ha deciso di ritornare per poter riabbracciare almeno una parte di chi ha dimostrato in questi mesi tanta simpatia e affetto.

Durante la serata, che sarà arricchita dalla presenza degli amici della scuola di ballo "Pueblo Latino" di Forlimpopoli e dal Dj Carlos di Santiago di Cuba, si potranno degustare cibi della tradizione cubana e caraibica e di quella romagnola preparati dallo chef italiano Paolo e dalla cubana Nancy, verrà offerta una ricca selezione di cocktails, ruhm cubano e dominicano e una proposta di sigari cubani. Inoltre verrà allestita una esposizione di tele dipinte ad olio da artisti dell'Isla Grande. Insomma c'è veramente di tutto!

Mi piacerebbe poter incontrare le migliaia di amici di questo sito, non potendo farlo, vi abbraccio idealmente!

Hasta pronto amigos y recuerdas... si tu eres latino saca tu bandera!

I Buñuelos de la Navidad.

 
Buñuelos de la Navidad, TRadizione cubana per le feste natalizie
Buñuelos de la Navidad (foto web)
I Buñuelos sono un piatto tipico della tradizione cubana e sono i dolci classici preparati durante la Navidad, il Natale.
Già le civiltà precolombiane degli Aztechi e dei Maya consumavano queste palline fatte di farina di mais e fagioli. Con l'arrivo dei conquistadores spagnoli si incominciò poi ad utilizzare la farina di grano. Nella cucina mediterranea queste frittelle appaiono già nel II secolo a.C. e si sviluppano successivamente nella penisola iberica grazie alla presenza delle popolazioni arabe. Ne esistono tantissime varietà ed in Italia la più nota è quella napoletana conosciuta con il nome di zeppole. Qui riassumo la versione cubana. Un piatto un pò laborioso ma che riempirà le vostre feste di dolcezza e golosità.
 
 
Ingredienti:
-  500 gr. di yuca
-  500 gr. di patata dolce (malanga o boniato)
-  2 uova (si utilizza il rosso)
-  1 cucchiaino di anice
-  1/2 cucchiaino di sale
-  1 tazza di farina
-  olio di semi per friggere
 
Sciroppo (almibar)
- 2 tazze di zucchero bianco
- 1 tazza di acqua
- qualche goccia di succo di limone
- 1 bastoncino di cannella
- 1 cucchiaino di vaniglia liquida
 
Preparazione
Sbucciare la yuca e la patata dolce e farle bollire fino a quando diventano morbide ma consistenti (circa 30 minuti). Lasciarle raffreddare e tritarle finemente con un robot da cucina; si aggiunge poi il rosso dell'uovo, la farina, il sale e l'anice. Lavorare il tutto fino ad ottenere un composto che non deve attaccarsi alle dita. Fare un panetto e lasciarlo riposare per una mezz'ora coperto da un telo. Tagliare poi delle sezioni e  preparare con le mani un salsicciotto al quale dare poi la forma del numero 8. Cuocere il composto ottenuto nell'olio ben caldo a fiamma moderata in modo tale che si possa cuocere bene all'interno. Affogare poi nello sciroppo e buon appetito!
 
Per lo sciroppo si procede unendo tutti gli ingredienti a parte la vaniglia e portando a cottura per cinque minuti. Togliere dal fuoco e aggiungere la vaniglia. Lo sciroppo è pronto quando raccogliendone un pò tra il pollice e l'indice e distanziando poi le dita si forma un filo sottile, l'hebra appunto.
 
Buñuelos bola. Palline di farina e yuca tipiche della cucina cubana e sudamericana
Buñuelos de yuca (foto web)
Si può utilizzare anche solo la yuca con la farina o formare delle palline anzichè il tipico numero 8. I buñuelos possono essere sia dolci che salati. Da provare caldi con un pezzetto di mozzarella all'interno. Uauuuu!

Il Ron Santiago de Cuba 500. Un sogno destinato a pochi

Il ruhm Santiago di Cuba 500 è il frutto dell'ingegno e dell'arte dei Maestri del Ruhm santiagheri ed è stato creato come omaggio ai 500 anni dalla fondazione della città di Santiago di Cuba avvenuta nel 1515 sotto il governorato spagnolo di don Diego Velázquez Cuéllar.

Ron Santiago de Cuba 500
(Ron Santiago de Cuba 500 - foto web)

Il Santiago 500 appartiene ai prodotti di Denominazione d’Origine Protetta (D.O.P.), qualità questa che certifica come la sua elaborazione sia avvenuta con l'utilizzo esclusivo di materie prime originarie di Cuba e sotto l'attenta regia dei Maestri del Rum Cubano, ed è considerato un autentico gioiello non solo nell'ambito della produzione della Corporazione Cuba Ron S.A ma anche tra tutti i rum cubani. Il Santiago de Cuba 500 è infatti il risultato di un invecchiamento decennale di diverse miscele di ruhm elaborate da ben otto generazioni di Maestri cubani e prodotto a Santiago all'interno di quell'enorme distilleria conosciuta come la Nave Don Pancho, l'autentica cattedrale del ruhm cubano che dal 1862 conserva i segreti dell'autentico ron santiaguero.

La Nave Don Pancho la più antica distilleria cubana
(La Nave Don Pancho a Santiago - foto web)

La novità di questo straordinarioronè data dal fatto che le autorità cubane lo hanno iscritto come Marca Tridimensionale nel registro dell’Ufficio delle Proprietà Intellettuali dell’Unione Europea. In questo modo si è voluta tutelare fino al 2026 non solo l'esclusività del liquore ma anche la sua particolare confezione e l'originalità della bottiglia realizzata a forma di diamante. L'intento è quello di promuovere sul mercato europeo questo ruhm che verrà prodotto e commercializzato in quantità molto ridotte e il cui prezzo dovrebbe oscillare tra i 3000 e i 5000 dollari a bottiglia!

Ron Santiago de Cuba 500, un'eccellenza DOP cubana
(un diamante per pochi - foto web)

La stampa isolana riferisce che la prima bottiglia è stata acquistata da un italiano residente sull'Isola.

Un primato che non poteva sfuggire al Bel Paese!

La Pizza Napoletana Patrimonio Immateriale dell'Umanità!

8 dicembre 2017

L'arte dei pizzaiuoli napoletani  è stata riconosciuta patrimonio immateriale dell'Umanità dall'Unesco
(foto web)

La notizia tanto attesa!

Una grande vittoria per Napoli e per l'Italia intera!

Dopo otto anni di "negoziati" ed oltre 2 milioni di firme raccolte in tutto il mondo, l'Unesco nel corso del 12° Comitato per la Salvaguardia dei Patrimoni Culturali tenutosi nell'Isola di Jeju in Corea del Sud ha dichiarato la pizza e l'arte dei pizzaioli napoletani Patrimonio Immateriale dell'Umanità.

Così si legge nella motivazione finale:

"Il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l'impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale.

I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da "palcoscenico" durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un'atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti, diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale".

Un euforico ex ministro dell'agricoltura e dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della World Petition #pizzaUnesco che ha sostenuto in questi anni la candidatura italiana fino a giungere a questo grande successo ha detto: «Il riconoscimento dell'Arte del pizzaiuolo napoletano nella prestigiosa Lista del Patrimonio immateriale dell'Unesco è la riaffermazione di una tradizione storica che per il nostro Paese rappresenta, da secoli, un vero elemento d'unione culturale. L'Arte del pizzaiuolo napoletano è un patrimonio di conoscenze artigianali uniche tramandato di padre in figlio, elemento identitario della cultura e del popolo partenopeo che ancora oggi opera in stretta continuità con la tradizione».

la pizza napoletana patrimonio dell'Umanità Unesco
(foto web)
Ma come è nata la pizza napoletana?

Las Damas Lechuga en Cuba. Chi sono le attiviste in bikini della PETA

 09 marzo 2017

Las Damas Lechuga all'Avana
Las Damas Lechuga, Avana - foto web)

La Habana 1 Marzo 2017

Le “Damas Lechuga”, le Donne Lattuga, appartenenti alla organizzazione no profit PETA sono sbarcate nella sorpresa generale per la prima volta a Cuba dove si sono trattenute per qualche giorno nella capitale.

Due ragazze, vestite solo con il caratteristico bikini verde con foglie di lattuga, sono state le testimonials eccentriche e disinibite del messaggio rilanciato in tutto il mondo dall’organizzazione PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) a difesa degli animali e a favore di uno stile di vita vegetariano.

Ashley Byrne, una delle attiviste del gruppo fondato negli Stai Uniti nel 1980 e che conta attualmente circa un milione di seguaci sparsi in ogni angolo della terra, ha dichiarato di sentirsi felice di aver realizzato un vecchio desiderio di PETA di giungere a Cuba per diffondere il concetto che “gli animali sono nostri amici, non cose da mangiare”.

La loro passeggiata lungo le centrali calle Obispo e Mercadares non è passata di certo inosservata attirando l'attenzione di turisti e curiosi ai quali è stato gentilmente offerto un “Kit di iniziazione vegana” arricchito da un manuale di ricette tra cui spiccava quella di un tipico piatto cubano a base di riso, platano e fagioli già alla base della cucina creola.

Las Damas Lechuga sbarcano a Cuba
(foto web)

L’attivista Kiara Bennac ha sottolineato come a Cuba esista già una gran varietà di frutta, di grani e di vegetali capaci di apportare significative quantità di proteine e vitamine al nostro organismo e il cui consumo favorirebbe una limitazione dell’uso della carne e “una maggiore compassione per gli animali”.

Le attiviste della Peta durante la loro incursione hanno anche donato circa mille dollari di medicine veterinarie e hanno tenuto alcune conferenze nelle scuole.

L’iniziativa, seppur spettacolarizzata, è stata senza dubbio lodevole soprattutto in considerazione di una sempre maggiore presa di coscienza animalista del popolo cubano. Se è vero che per le strade della capitale (e non solo) è ancora drammaticamente percettibile il triste fenomeno del randagismo è altrettanto vero che molti volontari si sono organizzati per offrire un aiuto e un riparo a questi animali meno fortunati. Inoltre nelle famiglie è sempre più diffusa la presenza e il calore di un animale da compagnia. La realtà cubana presenta però diversi fattori di natura socio- culturale e abitudini alimentari che si pongono come ostacolo al diffondersi efficace di un messaggio vegetariano e/o vegano. Nella tradizione della cucina creola infatti si fa ampio utilizzo di carne, maiale e pollo in primis,  mentre altro bestiame come le vacche e i cavalli viene destinato prevalentemente ai lavori nei campi e al trasporto. Il macello clandestino e non autorizzato è punito severamente, persino con il carcere. Inoltre la verdura spesso arriva sui banconi dei mercati con prezzi molti alti e con una qualità non sempre eccelsa.

Le attivista di PETA, las Damas Lechuga, a spasso per l'Avana con la loro proposta vegana
(foto web)

Personalmente ritengo molto positivo il fatto che venga lasciato spazio ad iniziative come questa, un ulteriore segnale di come l’isola caraibica si stia aprendo al mondo dimostrandosi attenta anche su tematiche prettamente “occidentali” che fino a poco tempo fa erano considerate marginali e di dominio di pochi curiosi.

Las Damas Lechuga, le attiviste PETA per una nuova revolucion a Cuba
(Rivoluzionari di ieri e di oggi - foto web)

 

 

 

Ropa Vieja e Piadina Romagnola, la semplicità in tavola


I cubani sono maestri nell'arte del riciclo e questa sorprendente abilità trova riscontro anche in cucina. Il nome Ropa Vieja significa "panni vecchi" proprio perché la sua preparazione consiste nel riutilizzare avanzi di cibo.  Si tratta di una pietanza molto gustosa conosciuta in tutta l'America latina ed apprezzata anche nella madre patria Spagna. Vediamo come si prepara. Se avete fatto del brodo con della bella carne da bollito conservatela e mettiamoci ai fornelli!

Ingredienti (per 4 persone):

800 gr. di carne da brodo già cotta (dopo aver fatto un bel brodo oppure comprata appositamente, il manzo è l'ideale)
½ litro circa di brodo
1 cipolla
1 spicchio d’aglio
1 peperone rosso
200 gr. di passata di pomodoro o pelati a pezzetti

1 peperoncino (la ricetta originale prevede l'uso del aji, simile come dimensioni al peperoncino ma meno piccante. Non si trova facilmente...)
1 cucchiano di cumino in polvere
1 foglia di alloro
¼ di bicchiere di vino bianco secco o birra a temperatura ambiente
pepe nero in polvere e origano q.b.
olio di semi q.b.
sale q.b.

Cucina tipica cubana, la Ropa Vieja
                               (foto web)

Preparazione:

Per prima cosa sfilettiamo la carne già cotta e resa morbida con le mani, ottenendo tante piccole "fibre" che conserviamo da parte.
Poi procediamo tagliando a cubetti il peperone rosso, la cipolla e il peperoncino. Mettiamo un pò di olio di semi in una padella e facciamo indorare avendo cura di non bruciare il trito. Dopodiché aggiungiamo la carne sfilettata, il cumino, la foglia di alloro, il pepe, l'origano e bagniamo il tutto con del vino bianco secco.
Lasciamo evaporare il vino e poi aggiungiamo la passata di pomodoro e circa la metà del brodo che abbiamo conservato, spruzziamo secondo il nostro gusto un pizzico di sale e lasciamo cuocere a fuoco medio per circa 20, 25 minuti. Ora non ci resta che prestare attenzione alla cottura mescolando di tanto in tanto. Se vediamo che il composto si asciuga troppo possiamo aggiungere un pò del brodo rimasto. Il piatto si può accompagnare con del riso in bianco, congrì o con delle patate o banane fritte. Io da buon romagnolo ho utilizzato la Ropa Vieja per guarnire la mitica Piadina Romagnola! Provatela, bisogna solo evitare di mettere la salsa di pomodoro cercando di ottenere così un composto più asciutto. Da leccarsi i baffi. Buen provecho!

Cucina cubana, Ropa vieja con riso e platano fritto
                                          (foto web)

Struffoli napoletani alla Mambo Tango

30 dicembre 2017

struffoli napoletani alla Mambo Tango, con un tocco di cubania
(foto Franco Di Crosta)

 

Struffoli napoletani alla Mambo Tango

Gli struffoli sono dolci tipici della cucina napoletana solitamente preparati in occasione delle festività natalizie. Vengono cucinati con qualche variante anche in altre regioni di Italia e per questo sono conosciuti con nomi diversi. Questa che vi presento è la versione più classica con l'aggiunta di un tocco di cubania

Anche se Il nome struffolo deriva probabilmente dalla parola greca “strongylos” che significa “di forma tondeggiante”  l'origine di questi dolcetti dovrebbe essere invece spagnola. In Andalusia si prepara ancora oggi la piñonate che differenzia dagli struffoli solo nella forma. Come sappiamo gli spagnoli hanno lasciato una impronta profonda ai piedi del Vesuvio...

Ecco la ricetta per 6-8 persone, questi dolcetti sono molto nutrienti … meglio non esagerare!

INGREDIENTI:

struffoli napoletani alla Mambo Tango
(foto Franco Di Crosta)

Farina tipo doppio Zero 450 grammi

3 Uova intere

3 cucchiai da cucina di zucchero bianco

Burro, circa 100 grammi

Un pizzico di sale

La buccia gratugiata di un limone

Ruhm Bianco Havana Club 3 años

e per la guarnizione …

400 ml di Miele di acacia

Frutta candita

Palline colorate di zucchero

per la frittura consiglio di utilizzare abbondante olio di arachidi, lascia un buon retrogusto e consente una frittura molto delicata.

Preparazione:

disponiamo a fontana su un piano di legno la farina setacciata aiutandoci con un normale colino, formando un bordo abbastanza alto. All'interno della fontana versiamo le uova intere, lo zucchero, la scorza gratugiata del limone evitando di arrivare al bianco che è piuttosto amarognolo, il burro ammorbidito a temparature ambiente e tagliato a dadini e mezzo bicchiere di Ruhm, l'Havana Club è perfetto!

impasto struffoli napoletani alla Mambo Tango
(foto Franco Di Crosta)

Poi incominciamo a impastare bene, senza fretta, prima con l'aiuto di una forchetta e poi con le mani. L'impasto va lavorato bene per almeno una decina di minuti. Alla fine il composto dovrà essere omogeneo e piuttosto elastico e non dovrà attaccarsi alle dita.

Avvolgeremo il panetto in un foglio di pellicola trasparente e lo lasceremo riposare in frigo per almeno 60 - 70 minuti.

struffoli napoletani alla Mambo Tango panetto
(foto Franco Di Crosta)

Una volta trascorso il tempo di riposo dovremo tagliare dal panetto dei piccoli pezzetti di impasto che lavoreremo con le mani fino ad ottenere un biscione cilindrico di circa un centimetro di spessore.

struffoli napoletani alla Mambo Tango, il bisciotto di pasta
(foto Franco Di Crosta)

A questo punto con l'aiuto di un coltello otteniamo tanti pezzettini simili a dei ceci che poi andranno fritti un po' alla volta nell'olio di arachidi.

struffoli napoletani alla Mambo Tango, prima della frittura
(foto Franco Di Crosta)

Per la frittura usiamo molto olio, almeno mezzo litro, ad una temperatura di circa 180°.

Adagiamo gli struffoli nel tegame poco  alla volta aiutandoci con una schiumarola. E' sufficiente un minuto per la cottura. Bisogna evitare di farli scurire troppo se no perdono la morbidezza. Proviamo all'inizio con una decina di palline, così da provare il giusto tempo di cottura.

struffoli napoletani alla Mambo Tango, si frigge in olio di arachidi
(foto Franco Di Crosta)

A mano a mano che gli struffoli salgono in superficie dobbiamo raccoglierli e disporli su un piatto grande dove avremo posto dei fogli di carta da cucina per assorbire l'olio in eccedenza.

Coraggio il più è fatto!

Adesso in un tegame grande che dovrà contenere tutti gli struffoli facciamo sciogliere il miele, togliamo il tegame dal fuoco (!) aggiungiamo gli struffoli, i canditi e una manciata di palline di zucchero colorate. Mescoliamo tutto piano piano, suavecito suavecito …

Versiamo adesso il composto in un piato da portata formando una montagnla  e ricopriamo il tutto con altre palline di zucchero colorato. Lasciamo riposare i dolcetti, non abbiate fretta di mangiarli … più riposano e più diventano buoni!

Adesso non resta che mangiarli, buen provecho!

Y  brindemos con un traguito de Ron … mucha salud!

struffoli napoletani alla Mambo Tango, all'Havana Club
(foto Franco Di Crosta)

Tiempo de Tamales! Per veri guerrieri!

Ho seguito settimana dopo settimana il formarsi della pannocchia. L'ho vista svilupparsi dalla sua iniziale piccola dimensione, grande come il mignolo di una mano, fino a diventare bella grossa avvolta ben stretta nelle sue foglie e con quel buffo pennacchio che all'inizio è di colore bianco per poi diventare verdognoglo e alla fine marrone scuro. La pannocchia è pronta per la preparazione del Tamal quando i suoi chicchi sono ancora molto teneri e il ciuffo è verde chiaro. Se si supera questo momento diventa pressochè impossibile ottenere i gustosi panetti. In Italia il periodo della raccolta va tra la fine di luglio ed i primi d'agosto. Ci vuole un occhio vigile per scegliere il momento opportuno...

Sono stato fortunato: una gentile signora me le ha regalate chiedendomi in cambio una preghiera alla Madonna per la casa ed i suoi abitanti. Testimonianza che al mondo c'è ancora gente straordinaria!

Nella sezione cultura/cucina ho già raccontato l'antica storia dei tamales, il "cibo dei guerrieri" consumato dai Maya, dagli Aztechi e dagli Incas. Troverete la ricetta con tutti gli ingredienti base.

Preparazione dei tamales. La raccolta delle pannocchie

Di seguito potrete assistere invece a "Tutto il Tamal minuto per minuto", un racconto per immagini della preparazione di quello che è considerato il primo street food dell'umanità. Buon divertimento!

scelta della pannocchia
pannocchie per il tamal
                                                                                                                  

 scelta delle pannocchie

  Si scelgono le pannocchie più adatte, quelle grandi e ancora tenere...                                                                                                                       

Yuca con mojo e yuca fritta. Uau!

Yuca. Tubero molto utilizzato nella cucina caraibica e cubana
(foto web)

Come ho già descritto nella preparazione dei Buñuelos de la Navidad, la yuca, conosciuta anche come manioca o casava, è un tubero molto utilizzato nella cucina cubana e caraibica in generale. Gli antichi aborigeni americani, tra cui i Tainos che abitavano l'isola di Cuba, ne facevano abbondante uso e ne ricavavano una farina con cui ottenevano una pane non lievitato che veniva cotto sulla brace simile per intenderci alla piadina romagnola. Ancora oggi il pane di yuca

Pane non lievitato ottenuto con la farina di yuca
(Pane di farina di Yuca - foto web)

viene consumato abitualmente sulle tavole caraibiche e sud americane. Quelle che riporto in questo articolo sono le due forme più comuni di cucinare la yuca, semplici e gustosissime. Prima di tutto un consiglio su come pulire questi tuberi: se sono grandi è meglio sezionarli in parti più piccole, normalmente due. Dopodiché bisogna incidere i pezzi con un taglio perpendicolare. La buccia si eliminerà così facilmente lasciando solo la parte bianca che è quella commestibile. Ok, partiamo!

Yuca con mojo, piatto tipico della cucina cubana
(foto web)

YUCA CON MOJO

Ecco gli ingredienti per una bella scorpacciata o per 4 persone:

  • 2 kg di yuca
  • 1 cipolla abbastanza grande
  • 6 spicchi d'aglio. Non spaventatevi, da gusto ed è un antibiotico naturale!
  • 1 pugno di prezzemolo fresco finemente tritato
  • succo di una arancia possibilmente amara
  • succo di un limone
  • 100 gr di strutto o 100 ml di olio extra vergine di oliva
  • sale
  • acqua in abbondanza
  • olio per la frittura

Ho già suggerito come pulire la yuca. Ora versiamone i pezzi in abbondante acqua salata e portiamo ad ebollizione. Possono servire dai 30 ai 45 minuti, dipende se la yuca è fresca o matura. Quando la yuca comincia ad aprirsi bisogna gettare dell'acqua fredda nella pentola e far riprendere la cottura. Questo procedimento si chiama "asustar la yuca", "spaventare la yuca", ed è il segreto per farla cuocere in maniera ottimale. La cottura è terminata quando la forchetta entra facilmente nel tubero. Se qualche pezzo resta duro è ottimo per essere fritto in seguito. A questo punto togliamo la yuca dalla pentola, la scoliamo e la mettiamo in un piatto ad asciugare.

Prepariamo ora il mojo. E' molto semplice: iniziamo con lo schiacciare in un mortaio l'aglio, aggiungiamo poi il sugo dell'arancia e del limone e mescoliamo per bene aggiungendo un pò di sale. A parte tagliamo la cipolla a fettine sottili (julienne) o a cubetti a secondo del gusto personale.

Prendiamo la cipolla e adagiamola sulla yuca già cotta. Bagniamo il tutto con la salsa di aglio, arancia e limone ed per ultimo spruzziamo con il prezzemolo tritato.

Terminiamo scaldando ben bene lo strutto o l'olio di oliva e versiamolo direttamente sulla yuca. Mettiamoci a tavola e mangiamola bella calda!

Bastoncini di yuca fritta, piatto della cucina cubana
(foto web)

YUCA FRITTA

Si può usare della yuca appena comprata o le parti rimaste un pò dure dalla precedente ricetta. Si possono friggere anche i pezzi di yuca già conditi con il mojo, basta eliminare la parte eccedente con della carta da cucina.

Tagliamo la yuca in bastoncini non troppo grandi dopo aver tolto la parte fibrosa centrale e gettiamoli nell'olio ben caldo. E' un gioco da ragazzi. Buon appettito, buen provecho!