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relazioni diplomatiche,

20 luglio 2015. Riaprono le Ambasciate

Usa-Cuba new deal
                                                   foto Web

20 LUGLIO 2015. Oggi, dopo più di mezzo secolo di inimicizia, aggressioni verbali e fisiche, attentati, embargo e accuse di terrorismo, Cuba e Stati Uniti d'America compiono una passo importante nella ristabilizzazione dei rapporti diplomatici interrotti nel 1961 dall'allora presidente americano Eisenhower in risposta violenta alla nazionalizzazione di importanti centri di interesse economici posta in essere dal governo rivoluzionario di Fidel Castro che nel gennaio del 1959 aveva costretto alla resa ed alla successiva fuga il deposto dittatore Fulgencio Batista.

Ambasciata CUBA a Washington
foto web. Ambasciata Cuba a Washington

A Washington ci sarà la riapertura dell'Ambasciata cubana con l'issa bandiera in presenza di una delegazione cubana composta dal cancelliere Bruno Rodriguez che sarà accompagnato da una trentina di invitati, rappresentanti del mondo politico, sportivo e culturale dell'isola. Circa 500 le presenze americane all'evento.

All'Avana non ci saranno invece celebrazioni particolari che avverrano invece durante la visita programmata del segretario di stato John Kerry.

L'imponente edificio statunitense costruito sul Malecon avanero si convertitrà così in un luogo simbolo di riconciliazione e amicizia tra i due popoli dopo essere stato per decenni scenario di proteste, a volte violente, e manifestazioni anti imperialiste.

Ambasciata Usa all'Avana
foto Di Crosta Franco  Ambasciata USA all'Avana

Vi racconto qualche aneddoto. L'edificio fu inaugurato nel 1953, quando Cuba era governata dal "Sergento Batista", che godeva dell'appoggio interessato di importanti cartelli americani e delle famiglie mafiose italo-americane che avevano scelto l'isola caraibica come quartiere generale dei propri loschi affari.

Nel 1961 come già detto venne chiusa come ambasciata all'indomani del trionfo della Rivoluzione Castrista ma mantenne la sua presenza ingombrante come sezione di interessi economici.

Nel 2005 iniziarono una serie di schermaglie e provocazioni reciproche. Gli USA cominciarono a diffondere da giganteschi pannelli posti sulla facciata dell'edificio messaggi politici che richiamavano alla presunta violazione dei diritti umani da parte del governo cubano che in risposta creò proprio davanti all'enclave statunitense il "MONTE DE LAS BANDERAS" con 138 pennoni su cui vennero issate altrettante bandiere nere con una stella bianca al centro in ricordo di ogni anno di lotta contro l'"Impero" dal 1868 in poi. Il luogo venne eretto anche a memoria delle vittime cubane del presunto terrorismo Yankee.

Ambasciata Usa e Monte de las Banderas
foto Di Crosta Franco. Ambasciata USA e Monte de las Banderas
Ambasciata USA all'Avana
foto Di Crosta Franco. Ambasciata Usa e Monte de las Banderas

Nel 2009 gli americani cessarono di diffondere messaggi ed anche le bandiere cubane vennero ammainate. Resta una grande parete con la scritta "PATRIA O MUERTE" ed una stata di Josè Martì con il dito minaccioso puntato verso il nemico.

Josè Martì
foto Di Crosta Franco
 

Ho visitato questi luoghi. Mi hanno creato un certo disagio. Magari la prossima volta che li vedrò sarà per assistere ad una festa texana con cowboys, ballerini e guajiros cubani...

Patria o Muerte!
foto Di Crosta Franco. Sfida agli Usa

Con Ernesto Guevara a cavallo di una Harley Davidson per le strade di Cuba

12 giugno 2017

Il suo nome è di quelli importanti, di quelli che non passano inosservati: Ernesto Guevara.

Ernesto Junior, avvocato cubano di 51 anni, è l'ultimo dei figli di “Che” Guevara l'indimenticabile leader rivoluzionario argentino morto in Bolivia nel 1967 e la cui vicenda umana è indissolubilmente legata alla storia recente di Cuba. Ma stavolta non affrontiamo teoremi politici o nostalgiche celebrazioni. Ernesto junior nato dalla seconda moglie del “Che” Aleida March, è un uomo del nostro tempo e ha dato vita ad una propria impresa la “Poderosa Tours” con lo scopo di offrire pacchetti turistici che porteranno gli appassionati di moto in giro per l'isola cubana sulle orme del famoso padre.

Ernesto Guevara Junior, con la Poderosa Tour propone un tour di Cuba con Harley Davidson
(Ernesto Guevara junior - foto web)

Proseguiamo per passi. Innanzitutto il nome "La Poderosa Tours", deriva dal soprannome proprio della Norton Model 18 500 cc del 1939 che il il padre, allora giovane studente di medicina, utilizzò nel 1952 per attraversare il Sud America, un viaggio che durò ben nove mesi, e che l'argentino ribelle raccontò in uno straordinario diario 'Latinoamericana' pubblicato solo nel 1992 da Feltrinelli e diventato poi sceneggiatura del film del 2004 'I diari della motocicletta', per la regia di Walter Salles con il ruolo del Che interpretato dal bravissimo attore messicano Gael Garcia Bernal.

"La Poderosa Tours" offre due diversi itinerari per la visita di Cuba, entrambi da svolgere a cavallo di luccicanti motociclette yankee Harley Davidson: il “Fuser 1” e il “Fuser 2” .

Perchè Fuser? Fuser, la sintesi di Furibondo de la Serna, era un soprannome giovanile che l'amico Alberto Granado (a sua volta chiamato Mial, Mio Alberto) aveva pensato per il futuro rivoluzionario ai tempi in cui si divertivano a giocare insieme a rugby. Entrambe le offerte turistiche prevedono pernottamenti in alberghi e casas particulares e visite nei luoghi culto del Che, come Santa Clara e la vecchia residenza dell'Avana, una scorribanda per le strade polverose di Cuba ed un pomeriggio dedicato ad un rigenerante bagno insieme ai delfini. I prezzi per i tours non sono proprio in linea con l'utopia socialista di papà Ernesto. Si parte infatti da circa 3.000 dollari necessari per il tour più breve di sei giorni per arrivare a poco meno di 6.000 dollari richiesti per quello più lungo di circa 9 giorni. I tours comprendono ovviamente il noleggio delle moto ma non il costo della benzina!

Tutte le informazioni con i dettagli delle spedizioni si possono trovare sia sul sito ufficiale che sulla pagina facebook della Poderosa Tours.

"Faremo del vostro viaggio un'esperienza unica, un libro di memorie indimenticabile. Noi ci prenderemo cura personalmente di ogni dettaglio durante il viaggio".
(Ernesto Guevara junior)

Un bel modo per celebrare il riavvicinamento tra i due paesi ex nemici anche se resta da sapere cosa ne pensa il vecchio Trump...

(Clikka sul titolo riporta qui sotto per accedere direttamente al sito)

La Poderosa Tours a cavallo di una Harley Davidson sulle strade di Cuba

Il tour si snoda tra l'Avana, Trinidad, Cienfuegos e Santa Clara e non ha niente a che vedere con il viaggio intrapreso da Guevara prima che fosse il “Che” con l'amico d'infanzia Alberto Granado.

La “Poderosa II” di proprietà di Granado era una vecchia Norton 500 del 1939 di fabbricazione inglese e godeva in quegli anni di una ottima reputazione.

La Poderosa, una Norton 500 protagonista con Ernesto Che Guevara dei Diari della Motocicletta
(La Poderosa, ricostruzione - foto web)

Utilizzata come veicolo militare durante la Seconda Guerra Mondiale aveva una cilindrata di 490 cm cubici e sviluppava una potenza di ben 29 CV. Poteva raggiungere una velocità massima di circa 125 km/h considerata notevole per la sua epoca. La Norton di Granado fu sottoposta però ad uno stress test al limite dell'impossibile poiché venne destinata a percorrere un percorso lungo ed insidioso con due passeggeri a bordo e con un carico tragicomico di vettovaglie, utensili, tende e indumenti. L'idea iniziale dei due giovani argentini era quella di percorrere gran parte del Continente partendo dalla natia Argentina per arrivare nei lontani Stati Uniti d'America attraversando la cordigliera delle Ande, la costa cilena, il Perù e il Venezuela per un totale di circa 12 mila chilometri!

Il viaggio iniziò il 4 gennaio del 1952 (solo sette anni più tardi Ernesto, divenuto ormai il “Che” entrava trionfante a Santa Clara sancendo così la vittoria dei rivoluzionari castristi contro l'esercito del dittatore Batista).

La Norton fu sottoposta a prove estreme e dopo il ripetersi di dolorose cadute e sistemazioni di fortuna si arrese definitivamente a Santiago del Chile. I due amici continuarono comunque il viaggio che permise loro di conoscere quella sconosciuta “Maiuscola America” e di rendersi conto delle gravi disuguaglianze sociali e l'estrema povertà di cui soffrivano le popolazioni indigene e campesine. Esperienze che forgiarono in particolare lo spirito ribelle, antiautoritaro per indole e rivoluzionario del 23enne Ernesto che da li a poco sarebbe diventato uno dei liderindiscussi della Rivoluzione cubana.

Ernesto senior aveva già qualche anno prima, nel 1950, intrapreso un viaggio in solitaria con una specie di bicicletta, che chiamò “Cucciolo”, alla quale era stato applicato a Buenos Aires un motore Garelli. Con questa bicicletta “avveniristica”, aveva percorso ben 4.500 chilometri!

Un giovane Ernesto Guevara e la sua passione per le moto
(Un giovane Ernesto Guevara - foto web)

Ernesto junior ha ereditato sicuramente dal padre la passione per le moto e per l'avventura anche se il tracciato che propone è molto meno insidioso di quello percorso dalla vecchia Norton. Al progetto “La Poderosa Tours” collabora anche Camillo figlio di un'altro guerrigliero cubano Antonio Sanchez Diaz ucciso nel 1967 in Bolivia pochi mesi prima del suo Comandante.

Cuba si apre al mondo con gli strumenti che ha combattuto per decenni. Chi l'avrebbe immaginato solo qualche tempo fa e chissà cosa ne penserebbe il ribelle Fuser...

Cuba ricorda Fidel a un anno dalla sua "morte fisica"

26 novembre 2017

Bayamo, Cuba. Primo anniversario della morte di Fidel Castro 25.11.2017
(Cuba rende omaggio a Fidel - foto web)

Il 25 novembre del 2016 moriva a 90 anni Fidel Castro Ruz, il lider indiscusso e discusso della rivoluzione cubana.

A un anno esatto di distanza dalla sua scomparsa  l'isola caraibica ancora si interroga sul suo passato, sul suo presente e su quello che sarà il suo futuro. Cuba si prepara ad un cambiamento epocale poichè fra circa 100 giorni anche Raul abbandonerà la scena politica ed il nome dei Castro si defilerà, forse, definitivamente dopo 60 anni di presenza ininterrotta. Ci sono stati negli ultimi tempi alcuni cambiamenti significativi anche se le importanti novità introdotte dalla riapertura delle relazioni diplomatiche con gli USA volute in concerto con l'amministrazione Obama sono state parzialmente spazzate via dall'elezione alla presidenza del suo successore Donald Trump. Tuttavia, molto resta ancora da fare.

25.11.2017 Bayamo ricorda Fidel a un anno dalla sua morte
(Bayamo ricorda Fidel - foto web)

Cuba ha ricordato questo primo anniversario senza celebrazioni di massa. All'Avana è stata organizata una veglia sulla scalinata dell'Università mentre in altre parti dell'isola il lider maximo è stato ricordato con molta sobrietà attraverso concentri musicali, mostre fotografiche e tributi floreali.

Fidel ha attraversato mezzo secolo di storia moderna e la sua figura è indissolubilmente legata a quella di Cuba dove questa giornata di memoria è vissuta come il  "primo anniversario della sua morte fisica" a voler significare che le sue idee e la sua testimonianza sono ancora vive e indelebili.

Il popolo cubano, compreso tra i cittadini residenti sull'isola e i milioni che per scelte diverse hanno deciso di lasciarla,  è profondamente diviso sul significato del ruolo storico sostenuto da Fidel. Molti lo ricordano con nostalgia e giurano fedeltà ai suoi insegnamenti e ai prinicipi rivoluzionari, altri lo detestano attribugliendoli la responsabilità della diaspora del popolo cubano, l'arretratezza sociale e la mancanza di libertà.

il 25 novembre 2017 Cuba ha reso omaggio a Fidel Castro a un anno dalla sua morte
(Bayamo, Cuba. In fila per Fidel - foto web)

Cuba è una terra strana. Affascina e impaurisce nello stesso modo. Allontana e richiama in egual misura. E' come la forza dei cicloni che la tormentano. Imprevedibile, agitata, sonnacchiosa.

Un punto nell'Oceano che continua a far parlare di se nel bene e nel male. Un miraggio che catalizza desideri, sogni, pregiudizi e opinioni e che spesso ci fa dimenticare che prima di tutto Cuba è dei cubani.

Fidel Castro
(Fidel Castro Ruz - foto web)

Da Milano. Ultima fermata l'Avana

12 novembre 2017

Bus italiano donato a Cuba
(Bus italiano a spasso per l'Avana - foto Franco Di Crosta)

Cuba da decenni si trova costretta ad affrontare una asfissiante crisi energetica causata in primis dalla carenza di materie  prime ed in secondo luogo dal duro embargo economico imposto dagli Stati Uniti d'America nei primi anni 60 dopo il successo della Revolucion. Le difficoltà sembravano poter essere arginate nel primo decennio del 2000 quando il vicino gigante venezolano sotto la guida di Chavez decise di instaurare un forte legame di cooperazione sociale, politico ed economico con l'Isola di Castro. I due lider avevano dato vita all'ALBA (Alianza bolivariana para América Latina y el Caribe)preceduta da accordi bilaterali che prevedevano l'invio di circa 20 mila medici cubani in Venezuela in cambio di petrolio. La profonda crisi che ha colpito negli ultimi anni il Venezuela del dopo Chavez (1954-2013) ha fortemente indebolito l'apporto energetico che dalla Repubblica Bolivariana veniva canalizzato verso Cuba. La minaccia di rivivere le profonde difficoltà dei primi anni novanta si è fatta sempre più incombente ed  è stata soltanto alleggerita dalle aperture verso nuovi mercati e da un crescente interesse dimostrato dalle grandi potenze mondiali verso l'isola caraibica sul cui territorio stanno investendo molto in infrastrutture portando linfa ad una economia nazionale sempre molto debole. E' il caso della Cina e della Russia che sembrano avere riacceso la fiama di un vecchio amore. La cinese Yutong ha già destinato a Cuba numerosi moderni ed efficienti mezzi di trasporto mentre anche Canada e Giappone stanno facendo la loro parte. Nonostante tutto le strade cubane sono ancora affollate di vecchi autobus, le guaguas, costrette a sopportare carichi impossibili di persone. Altri paesi "amic"i sono intervenuti offrendo mezzi non ritenuti più idonei a percorrere le strade del vecchio continente ma adatti ad alleviare la carenza di mezzi di trasporto cubani. Ecco perchè è possibile vedere scarrozzare per le strade della capitale autobus spagnoli e italiani con ancora pigramente esposta la destinazione d'origine. A parte la curiosità destata dalla notizia è indubbio che ci si trovi difronte ad un controsenso storico visto che Cuba tra i suoi primati vanta quello della apertura della prima tratta ferroviaria dell'America Latina che unì nel 1837 l'Avana con Guines (in Italia la prima fu la Napoli-Portici inaugurata il 3 ottobre del 1839) e che all'inizio del 1900 l'Avana già assisteva al passaggio delle prime autovetture e dei tram. C'è molto da fare.

Il ciclone (?) Trump si abbatte su Cuba spazzando via (?) le intese tra Obama e Raul

18 giugno 2017

Donal Trump modifica gli accordi con Cuba voluti da Obama
(Donald Trump - foto web)

Venerdi 16 giugno 2017. Manuel Artime Theater di Miami. Ore 13.50 o giù di li...

L'arena è rovente. L'attesa per le parole che il presidente statunitense Donald Trump pronuncierà dinnanzi ad un popolo composto da esuli cubani inferociti, ex mercenari del fallito sbarco alla Baia dei Porci e da oppositori del regime della famiglia Castro si fa sempre più snervante e carica di aspettative.

Lui, Donald, è pronto e non tradirà le aspettative:

«Cancellerò tutti gli accordi firmati da Barack Obama con Cuba. L’ambasciata statunitense nell’Isola, però resterà aperta per consentire di plasmare nuove relazioni».

La folla è in delirio. L'imperatore ha girato il pollice verso il basso. Iniziano i combattimenti. Ricominciano i giochi sospesi solo per qualche stagione. Si indosserranno nuovamente le armature e scorrerà altro sangue... sangue cubano.                                                                                       Le lancette dell'orologio sono state riportate in un attimo in dietro di 55 anni, ai brividi della guerra fredda, cancellando, apparentemente, tutto il lavoro svolto dalla presidenza Obama e da Raul Castro dopo lo storico annuncio del riavvicinamento bilaterale del 17 dicembre 2014.

La scelta dell' "arena" non è stata casuale. A Miami Donald giocava in casa. Doveva solo trovare le parole giuste per scaldare gli animi e riaccendere vecchi focolai mai sopiti. E i tanti sostenitori che con i loro voti hanno consentito a Trump di aggiudicarsi la Florida e poi la Casa Bianca non sono stati delusi:

"Con effetto immediato cancello l'accordo completamente unilaterale dell'ultima amministrazione Usa con Cuba. Le aperture ed una maggiore collaborazione dal punto di vista commerciale e del turismo volute da Obama non hanno portato vantaggi ai cubani e neanche migliorato la situazione dei diritti umani".

Con la firma sulla nuova drettiva si proibisce di fatto a turisti e imprenditori americani di effettuare transazioni con il "Grupo de Administracion Empresarial S.A.", il Gaesa, che rappresenta in sostanza il braccio commerciale del regime guidato dal generale Luis Alberto Rodriguez Lopez-Callejas, genero di Raul Castro. La Gaesa controlla il 60% dell'economia cubana e l'80% del settore turistico  attraverso l'amministrazione di gran parte degli alberghi e dei ristoranti dell'Avana e delle famose spiagge di Varadero.

L'accordo siglato dalla precedente amministrazione, secondo Trump, non ha fatto altro che "arricchire il regime Castrista". Per questo la sua presidenza "applicherà con maggior convinzione l'embargo e il divieto sul turismo".  "Venite al tavolo dei negoziati con un nuovo accordo. Sarà migliore per tutti, anche per i cubani americani". Ha tuonato Trump, concludendo con:

"Noi otterremo una Cuba libera"

Il discorso del Presidente a stelle e striscie era stato preceduto da un saluto rivoltogli dal senatore della Florida Marco Rubio, nato negli states da una famiglia di origini cubane che di seguito riporto:

"Con Trump aiuteremo il popolo cubano, non il regime. Oggi un nuovo presidente è atterrato a Miami per dare la sua mano al popolo cubano, dopo un presidente che ha dato la sua mano al regime. Il presidente ha preso una decisione molto chiara: faremo tutto il possibile per dare il potere al popolo cubano". Le decisioni di questa amministrazione servono "a punire i militari cubani". Questo cambiamento "dà potere al popolo cubano. Che servano sei mesi o sei anni, Cuba sarà libera". (fonte RaiNews).

La mia modesta opinione è che dal punto di vista politico gli accordi sono sempre migliorabili, attualizzabili e rivedibili. L'esisenza della Gaesa non è una invenzione. La libera iniziativa a Cuba è solo ai primi passi. Da decenni le attività imprenditoriali sono sotto il controllo dello Stato che esercità il suo ruolo attraverso le Forze Armate Rivoluzionarie. Nessuno può negarlo e questo aspetto fa parte della organizzazione interna di un Paese Sovrano che piaccia o no. Così come numerose testimonianze riferiscono di carceri affollate di oppositori al regime. Tutto come detto è rivedibile e migliorabile. Ciò che stona sono i toni tipici degli anni più tristi e bui della Guerra Fredda usati da Trump. Non credo che Obama abbia voluto cancellare un passato fatto di liti e incomprensioni, ne tantomeno Raul abbia voluto gettare la spugna dopo che per decenni la piccola isola caraibica ha affrontato il colosso americano a colpi di slogan antimperialisti. Semplicemente ed intelligentemente hanno tracciato una riga nella storia, un limite del "prima" e del "dopo" da cui ripartire con coraggio verso una nuova fase di rapporti basati sulla collaborazione scientifica, culturale e su un rafforzamento delle relazioni tra i due popoli.

I toni usati da Trump non lasciano invece spazio a soluzioni romantiche. Il dirimpettaio è un nemico da affossare con le buone o le cattive. Nella sostanza, a ben vedere, non cambia molto. Viene ridimensionata la possibilità dei cittadini americani di visitare liberamente l'isola. Sarà possibile farlo solo come membri di gruppi culturali, politici o sportivi e solo dopo l'ottenimento di permessi rilasciati dalle autorità migratorie statunitensi. Un vero peccato perchè c'è una grande volontà tra le persone delle due sponde di incontrarsi e conoscersi, nel rispetto delle reciproche diverità ma con grande simpatia e curiosità. Vedremo il tempo a chi darà ragione...

Riporto un articolo del Corriere della Sera che spiega in dettaglio cosa è stato sancito a Miamii:      "Le conseguenze più immediate toccano il turismo: i cittadini Usa potranno continuare a visitare Cuba solo in gruppi organizzati. Aboliti i viaggi individuali: gli americani sono liberi di andare in qualsiasi Paese del mondo, comprese Corea del Nord o Siria. Ovunque tranne che a Cuba. Saranno vietati tutti gli accordi o le transazioni con le strutture controllate dal «Grupo de Administraciòn Empresarial», la holding dell’esercito cubano, cui fa capo quasi l’intera economia del Paese. Viene confermato l’embargo commerciale, formalizzato il 7 febbraio 1962 da John Kennedy e che Obama sperava di abolire entro il 2016. Dal punto di vista politico Trump riporta il calendario a 55 anni fa. Accusa «il comunismo» di aver distrutto ogni nazione «in cui è stato applicato». Detta le condizioni per la ripresa del dialogo con il regime di Raul Castro: «Libertà di espressione, partiti politici liberi ed elezioni. Proprio così: elezioni monitorate dagli organismi internazionali». Sono concetti e valori che Trump evoca per la prima volta sul piano internazionale. Ma ciò che pretende dal regime di Castro non è neanche sfiorato, quando si parla di alleati come Arabia Saudita o Egitto. È un approccio «selettivo»: due pesi e due misure sulla base delle priorità politiche interne ed esterne. A Miami c’è anche Wilbur Ross, il segretario al Commercio. Toccherà a lui tradurre in regolamenti la cartelletta firmata, con tanto di scrivania, da Trump. Ross dovrà resistere alle pressioni delle grandi

compagnie aeree, delle catene alberghiere. Nel 2016 circa 600 mila turisti statunitensi hanno visitato Cuba. Le società americane hanno incassato circa 6,6 miliardi di dollari, con un indotto di 12.295 posti di lavoro creati negli Usa." (Corriere della Sera)

 


 

La dura reazione di Cuba all'intervento di Trump. Il dialogo però continua.

23 giugno 2017

Relazioni Cuba Usa in crisi dopo le dichiarazioni di Trump
(foto web)

Come era facile attendersi, immediata è arrivata la reazione di Cuba alla dura presa di posizione del presidente Usa Donald Trump e alla sua decisione di annullare in parte gli accordi sanciti solo qualche mese fa dal suo predecessore Barak Obama e dal presidente cubano Raul Castro. La replica è stata affidata al Ministro degli Esteri di Cuba Bruno Rodriguez che durante la visita ufficiale a Vienna in Austria ha rilasciato agli organi di stampa una dichiarazione fortemente polemica che lascia però trapelare la volontà del governo cubano di continuare il percorso intrapreso per migliorare le relazioni con il vicino gigante statunitense. Il capo della diplomazia cubana ha introdotto la conferenza stampa definendo l'intervento di Trump  "uno spettacolo grottesco" che ha richiamato alla memoria il triste linguaggio della guerra fredda.Rodriguez a messo in risalto come il presidente degli Stati Uniti abbia scelto non a caso per la sua performance un Teatro di Miami che porta il nome di Manuel Artime il capo civile della Brigada 2506 che orchestrò il fallito tentativo di invasione dei mercenari a Playa Giron (Baia dei Porci) nell'aprile del 1961 e come per l'occasione non abbia mancato di farsi circondare da terroristi e da noti sostenitori batistiani. Uno di questi fra l'altro è reo confesso di una serie di attentati compiuti a Cuba ai danni sei turisti nei primi anni '90 mentre tra gli altri presenti alcuni sono in stretto legame con il terrorista Luis Posada Carrilles.Inoltre Rodriguez ha voluto ricordare che il padre del violinista (fucilato dalla polizia rivoluzionaria cubana) invitato a suonare l'inno nazionale statunitense ed elogiato da Trump come simbolo e vittima della tirannia castrista, altro non era che il capo della polizia di Santiago che aveva a sua volta  fatto uccidere molti giovani rivoluzionari cubani tra cui l'indimenticabile Frank Pais Garcia.

Bruno Rodrigues Ministro delle relazioni estere di Cuba
(Bruno Rodriguez - foto web)

Dopo questa ricca premessa tenterò di riassumere alcuni passaggi importanti del suo intervento:

A) Gli Stati Uniti, ha detto Rodriguez, non possono dare a nessuno lezione di democrazia ed in tema di diritti umani. Ne è testimonianza il bloqueo che dura da più di 50 anni e che l'amministrazione Trump ha deciso di voler inasprire. A tal proposito il cancelliere cubano ha sottolineato come da recenti indagini nord americane è emerso che il 73% dei cittadini statunitensi e più del 60% dei cubani residenti in territorio Usa sia favorevole all'eliminazione dell'embargo e che persino più della metà dei sostenitori repubblicani appoggerebbe una soluzione politica che vada in questa direzione.

Bruno Rodriguez ha definito il bloqueo ingiusto, disumano, genocida e violante del Diritto Internazionale alla sovranità e all'autodeterminazione di altri paesi aggiungendo che denuncerà in tutte le sedi internazionali e all'Assemblea delle Nazioni Unite il disegno di Trump di inasprire l'embargo economico, finanziario e commerciale nei confronti di Cuba.

Il cancelliere ha ricordato come Obama avesse riconosciuto la sovranità e l'indipendenza del popolo cubano legittimandone il governo quale interlocutore con pari dignità in un processo di normalizzazione dei rapporti che avrebbe portato benefici considerevoli ad entrami i paesi ex nemici e come l'ex presidente statunitense avesse a più riprese evidenziato che il bloqueo fosse stato un pesante e controproducente errore politico e commerciale.

B) Altro tema trattato è che la nuova policy verso Cuba voluta dal presidente Trump segna un pesante passo indietro nelle relazioni bilaterali tra i due paesi e comunque  “i cambi che saranno necessari a Cuba li decideranno unicamente il popolo cubano senza chiedere perdono o permesso a nessuno”.

C) Bruno Rodriguez non ha perso l'occasione di denunciare la violazione sistematica dei diritti umani negli Stati Uniti d'America, gli assassini, la brutalità e gli abusi della polizia in particolare contro gli afroamericani e le carenze nel servizio sanitario nazionale che limita il diritto alla salute, e poi ancora le disuguaglianze salariali e sociali di cui sono vittime le donne, la mancanza dei sindacati, la repressione contro gli immigrati e rifugiati politici, la disgregazione del tessuto familiare, l'emarginazione delle minoranze etniche e la discriminazione nei confronti della cultura e della religione islamica .                                                                                                                     D) Altra nota polemica: La decisione di proibire ai cittadini americani di viaggiare come turisti limita le libertà civili dei suoi stessi cittadini.

E) Il Ministro cubano ha denunciato poi i frequenti crimini di guerra e l'uccisione di civili nelle aggressioni e negli interventi militari statunitensi e la brutale detenzione senza processi e l'uso sistematico della tortura perpretati nella base navale di Guantanamo, enclave nordamericano in territorio cubano.

F)    F) Altro punto nevralgico: Cuba non negozierà mai sotto la minaccia e non consegnerà i fuggitivi nordamericani che hanno ottenuto asilo a Cuba come nel caso di Joanne Chesimard ex Pantera Nera condannata per l'omicidio di un poliziotto avvenuto nel New Jersey nel 1973 durante una manifestazione perchè gli Stati Uniti non hanno "spessore politico, morale e legale per chiederne la restituzione".

G)   G) Ed infine la dichiarizione del Ministro che lascia aperta la porta alla speranza: Cuba è disposta al dialogo con gli USA però senza imposizioni e su una base di assoluta uguaglianza, sovranità e rispetto. Esistono margini per la convivenza civile nel rispetto delle profonde divergenze esistenti tra i due governi e " il popolo cubano ha sufficiente pazienza e resistenza per aspettare che Trump tolga l'embargo e normalizzi le relazioni con Cuba".

C'è parecchia carne al fuoco insomma. Le dichiarazioni di entrambe le amministrazioni servono per mostrare i muscoli ed evidenziano antiche ruggini e rancori difficili da cancellare in breve tempo. Il cammino intrapreso però è quello giusto. I paesi in un modo o nell'altro sono tornati a dialogare. C'è molta curiosità reciproca tra i popoli unita ad un desiderio di distensione e riappacificazione dopo più di mezzo secolo e la partita andrebbe giocata su di un territorio che evidenzi maggiormente la storia, la cultura e l'arte che accomunano i due paesi. Valori che dovrebbero aiutare a spazzare via ogni vecchio dissapore. Questo vuole la gente comune, la politica poi è altra cosa...

La storia riparte sulle ali della Jet Blue

1 Settembre 2016

31 agosto 2016 riprendono i voli commerciali tra Usa e Cuba
(l'inaugurazione del volo Jet Blue - foto web)

31 AGOSTO 2016: l'aereo 387 della compagnia Jet Blue, con 150 passeggeri a bordo e pilotato da due piloti statunitensi di origine cubana, dopo essere partito da Fort Lauderdale, Florida, é atterrato a Santa Clara, la città del Che, dopo un volo di soli 45 minuti. Il Direttore dell’aeroporto della Florida, Mark Wales, ha detto che “Questo volo fa parte dei grandi momenti della storia", un evento paragonabile allo sbarco sulla Luna. Nei prossimi mesi altre cinque compagnie inaugureranno altre tratte verso l'isola. C'è stato un grande entusiasmo nei due aeroporti per la partenza e l’arrivo del volo. Spruzzi di cannoni ad acqua hanno salutato l’aereo a Fort Lauderdale così come previsto per le inaugurazioni di nuove rotte, mentre il suo arrivo a Santa Clara è stato accolto da musiche tradizionali eseguite da un gruppo di musicisti cubani.

E' il primo volo commerciale regolare tra Usa e Cuba dal 1961 e rappresenta un nuovo passo avanti nel disgelo tra i due paesi iniziato dopo lo storico riavvicinamento annunciato da Obama e Raul Castro nel dicembre del 2014 e proseguito con le riaperture delle rispettive ambasciate avvenute a Washington e all'Avana e con la ripresa delle relazioni diplomatiche avvenute nel luglio del 2015. In questi ultimi decenni i collegamenti aerei sono stati blocati prima dai sospetti della Guerra Fredda e poi dal 1979 da nuove e sempre più rigide restrizioni. Nei prossimi giorni, a sancire la volontà di normalizzazione dei rapporti, è prevista la visita a Cuba del segretario dei Trasporti USA Anthony Foxx, che incontrerà alcuni funzionari dell'isola caraibica.

31 agosto 2016 storico volo tra Usa e Cuba dopo più di 50 anni di Guerra Fredda
(Una attesa durata 53 anni - foto web)


Per il momento è ancora vietato ai cittadini americani visitare Cuba come semplici turisti. I viaggi sono infatti circoscritti ad alcune categorie di ospiti, tra cui quelle che prevedono scambi culturali ed educativi. Sono comunque molti gli "intrusi" tra cui una folta schiera di Vips che non si sono voluti far scappare l'opportunità di una appariscente passerrella. Dei 3,5 milioni di turisti che hanno affollato l'isola nel 2015, poco più di 150 mila sono stati infatti gli americani, con una significativa crescita pero' del 77% rispetto all'anno precedente. Il mercato turistico cubano conta su un incremento importante dei visitatori yankee per raggiungere la cifra record di visitatori stimata per il 2017 in circa sette milioni di unità. Paragonare i primi passi dell'uomo sulla Luna a questo evento lascia intendere quanto siano stati lontani i due Paesi che in alcune giornate drammatiche del 1961 rischiarono di far sprofondare il mondo negli abissi di una guerra nucleare. 

E' il momento di mettersi il passato alle spalle. Il mondo ha bisogno di pace.

Obama cancella la politica del "pies secos - pies mojados". Tocca ora a Trump gestire una patata bollente

15 gennaio 2017

Los Balseros, Alberto Godoy, Cuba 2002

(Los Balseros, Alberto Godoy, Cuba 2002)

 

Giovedi 12 gennaio 2017, Washington

Il Segretario della Sicurezza Nazionale Jen Johnson ha annunciato un pò a sorpresa drastici cambi nella politica del Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS) che riguardano i cittadini cubani in linea con la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti d'America. In un'ottica di normalizzazione dei rapporti anche le relazioni migratorie tra i due paesi verranno infatti modificate per garantire a chi ne farà richiesta un accesso regolare, sicuro e ordinato. Allo stesso tempo il Governo di Cuba si impegna a semplificare il rimpatrio di cittadini cubani eventualmente espulsi dagli USA.

Il DHS rescinde quindi una politica migratoria fino ad oggi riservata solo ai cittadini cubani che prevedeva l'ammissione condizionale sul territorio statunitense per i cubani che avessero raggiunto in qualsiasi maniera gli Stati Uniti, politica comunemente conosciuta come quella del “wet-foot/dry-foot” "piedi bagnati, piedi asciutti" (pies mojados/pies secos). Contestualmente viene cancellata anche una politica simile riservata ai medici cubani conosciuta come il  “Programa de Admisión Condicional para Profesionales Médicos Cubanos” (Cuban Medical Professional Parole Program). Con questa svolta il DHS considererà allo stesso modo le richieste d'ingresso nel territorio statunitense formalizzate da qualsiasi cittadino straniero senza distinzioni o privilegi. In fine viene reintrodotto anche l'uso del procedimento di espulsione immediata per i cittadini cubani che tentano di entrare illegalmente dalla frontiera. Verrà invece mantenuto valido e operativo il "Programa de Admisión Condicional para Reunificación de Familias Cubanas" (Cuban Family Reunification Parole Program) che permette di velocizzare le riunificazioni familiari attraverso canali sicuri, legali e regolamentato.

Crisi de los balseros, Cuba 1994
(Crisi de los Balseros, 1994 - foto web)

Per molti anni il DHS e il vecchio Servizio di Immigrazione e Naturalizzazione (INS) ha utilizzato politiche speciali nei confronti dei cittadini cubani dovute essenzialmente alla mancanza di relazioni diplomatiche tra Cuba e Usa e alla non volontà del Governo cubano di accettare il rimpatrio dei propri cittadini. Con la storica riapertura delle relazioni avvenuta nel dicembre del 2014 per volontà dei Presidenti Obama e Raul Castro, i due paesi si sono impegnati a studiare soluzioni per migliorare la sicurezza, costruire relazioni tra i popoli facilitando viaggi, commercio, la libertà di informazione e per promuovere la prosperità economica di entrambi i paesi. 

Il DHS ha registrato recentemente un aumento significativo dei tentativi dei cubani di entrare illegalmente negli USA proprio per l'idea diffusa che la politica migratoria esistente venisse prima o poi eliminata. Molti cubani hanno intrapreso negli ultimi mesi viaggi disperati e pericolosi per raggiungere gli Stati Uniti attraverso i paesi confinanti del Centro America e del Messico o via mare attraversando lo stretto della Florida. Viaggi che hanno causato un alto numero di vittime. La decisione è stata presa dopo mesi di negoziati tra i due Paesi "vecchi nemi" che includono l'impegno da parte del Governo Cubano di  riaccogliere i propri cittadini espulsi dagli Usa. Si tratta probabilmente dell'ultimo cambio importante dell'amministrazione Obama giunta ormai alla fine del proprio mandato politico.

Ma cos'è questa politica dei "pies secos - pies mojados" che la Casa Bianca ha cancellato con effetto immediato giovedì 12 gennaio 2017?

La política fu introdotta nel 1995 sotto l'amministrazione Clinton pochi mesi dopo il massiccio esodo di balseros cubani iniziato nell'estate del 1994 e conosciuto in tutto il mondo come "Crisi dei balseros" (circa 600 mila cittadini cubani lasciarono l'isola). Questa consentiva a coloro che toccavano terra negli Usa (pies secos) di essere accolti legalmente mentre al contrario quelli intercettati via mare (pies mojados) venivano rispediti a Cuba. Venivano considerati pies secos non solo quelli che arrivavano via mare ma anche quelli che arrivavano con aerei o a piedi dalle frontiere di Messico e Canada. La rinuncia a questa politica è stata per molto tempo pretesa da Cuba come fattore determinante per rendere possibile la riapertura delle relazioni diplomatiche, cosa poi avvenuta come già detto nel dicembre del 2014.

Questa politica veniva a sua volta ad implementare la cosiddetta "Ley de Ajuste Cubano" risalente al 1966, in piena guerra fredda quindi, che consentiva al Segretario di Giustiza USA di riconoscere a qualsiasi cittadino cubano arrivato legalmente o illegalmente sul territorio statunitense la residenza permanente dopo un anno dal suo arrivo sul territorio nordamericano ed altri benefici speciali tra cui la possibilità di ottenere lavoro, sostegni economici, sociali e vantaggi nel campo dell'assistenza sanitaria. Si voleva in questo modo favorire l'esodo dei cubani per screditare il governo rivoluzionario di Fidel Castro indebolendolo dal suo interno per dimostrare al mondo l'incapacità dei barbudos di gestire democraticamente l'Isola appena strappata a Batista. Oggi, dopo la decisione presa dal Governo Obama, i cittadini cubani non godranno più di tali benefici ma dovranno rispondere agli stessi requisiti richiesti a qualsiasi altro immigrante che arriva negli Stati Uniti. Nell'ultimo periodo molti presidenti dei vicini Paesi centroamericani, tra cui Costa Rica, Panama e Colombia, Messico, Guatemale, Perù, El Salvador, Ecuador e Nicaragua avevano insistito per giungere all'eliminazione del "pies secos, pies mojados" perchè si erano trovati a fronteggiare una consistente ondata migratoria di cittadini cubani che a dir loro stava mettendo a repentaglio la sicurezza interna dei loro paesi.

Si è arrivati a questa decisione a soli pochi giorni dalla fine del mandato presidenziale di Barak Obama che avverrà il giorno 20 gennaio. Tocca ora a Donald Trump, che a più riprese ha minacciato di azzerare tutte le aperture concesse al governo di Raul Castro, gestire questa delicata situazione. Nel frattempo molti cubani che già si trovavano a pochi chilometri dalla frontiera nordamericana verranno rispediti al mittente mentre i vicini paesi centro americani hanno iniziato da subito un vero e proprio rimpatrio forzato. La grande scommessa del governo cubano sarà ora quella di riaccogliere i propri figli dispersi e disperati e di garantire loro un futuro dignitoso e di speranza che non li costringa mai più a cercare nella fuga disperata l'unica alternativa al disagio ed alla mancanza di una prospettiva migliore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Obama vs Trump. Il pericoloso gioco del cerino

22 gennaio 2017

 

Cambio nella politica migratoria tra Usa e Cuba. Cessazione dei benefici oer i cittadini cubani.
(foto web)

Non si sono fatti attendere gli effetti dell'inaspettata decisione presa dal presidente Obama che nei giorni scorsi ha stabilito la cancellazione immediata della politica migratoria con Cuba conosciuta come quella dei "pies secos – pies mojados". Decisione che ha destato sorpresa sopratutto poichè è arrivata a poche ore dalla conclusione del suo mandato presidenziale e che da molti è stata interpretata come un autentico colpo basso inferto al rivale e neoeletto presidente Donald Trump che, una volta terminati i festeggiamenti per il suo insediamento, avrà subito una bella gatta da pelare.

In effetti ci sono tutti i presupposti per considerare valida la tesi del tiro mancino. Bisogna considerare infatti come gli esuli cubani residenti in Florida si siano dimostrati subito ostili nei confronti dela riapertura delle relazioni diplomatiche volute circa due anni fa dai presidenti Obama e Raul Castro recependola come una sorta di tradimento nei loro confronti ed un inopportuno riconoscimento politico all'odiato regime castrista. I voti della numerosa comunità cubana, che spesso si sono dimostrati decisivi nelle elezioni statunitensi, sono stati quasi tutti a sostegno della candidatura di Trump bocciando così l'erede designata di Barak, la candidata democratica, la signora Clinton.

Che Obama abbia voluto consumare in questo modo una personale vendetta impedendo di fatto il facile accesso dei cubani sul suolo nordamericano? Può essere. Così come può essere credibile la circostanza secondo la quale Obama avrebbe malevolmente passato un cerino acceso nelle mani di Trump costringendolo a prendere subito delle complicate decisioni. D'altro canto se Trump autorizzerà delle concessioni ai cubani che in queste ore rischiano di essere rimpatriati dalle frontiere di Messico e Panama sicuramente finirà con il guadagnarsi il loro apprezzamento eterno, ma dovrà poi essere capace di spiegare questa scelta ai propri elettori molti dei quali hanno avvallato la sua volontà espressa in campagna elettorale di chiudere le frontiere e di innalzare muri a difesa della sicurezza nazionale.              

Un bel grattacapo per il biondo miliardario.

Da una lettura politica della vicenda la decisione di Obama risulta corretta e lungimirante se associata al nuovo percorso intrapreso dagli Stai Uniti con Cuba. Come già detto la politica dei "piedi secchi - piedi bagnati" introdotta nel 1995 andava ad implementare quella già esistente e nota come "Adjuste Cubano", aggiustamento cubano, voluta nel 1966 dall'amministrazione Lyndon Johnson a pochi anni dall'ingresso dei barbudos all'Avana. Una politica migratoria speciale destinata ai soli cittadini cubani e che mirava, al di la degli aspetti umanitari intrinsechi, a screditare e a indebolire il regime di Castro, volendo dimostrare al mondo che i cubani preferivano fuggire all'estero piuttosto che cadere vittime della trappola rivoluzionaria. Si è facilitato in questo modo un flusso migratorio disordinato e pericoloso che ha trovato il suo apice di drammaticità con la crisi dei balseros e che ha causato seppur indirettamente migliaia di vittime ingoiate dalle onde dello stretto della Florida. In una ottica di normalizzazione dei rapporti fra Usa e Cuba, deve invece considerarsi politicamente corretta la volontà di considerare i cubani alla stregua di tutti gli altri cittadini del mondo, quindi senza privilegi e senza i benefici derivanti dall'applicazione di leggi speciali. E' cosa certa che molti cubani, residenti e non sull'isola caraibica, si siano dimostrati favorevoli al cambio di politica voluto da Obama come traspare da numerosi socials.

In queste ore si vive purtroppo il dramma di molti profughi bloccati a un metro dal traguardo. Famiglie che sognavano di riunirsi e che hanno visto svanire improvvisamente i loro sogni. Centinaia di loro sono in procinto di essere rimpatriati mentre altri sono già stati respinti dal Messico. Le popolazioni locali in alcuni casi si stanno adoperando per portare aiuti e cibo a chi si trova sospeso nella terra di nessuno. Contemporaneamente i vescovi cattolici cubani spingono per una soluzione umanitaria del problema che tenga almeno conto di quei cubani che si trovano già in cammino, lontani da Cuba e bloccati alle frontiere da giorni in condizioni disperate.

Sotto il sole caraibico si avverte ancora il gelo della "guerra fredda".

Cosa farà ora Trump?

Il miliardario a stelle e strisce, che è stato democratico, indipendentista e ora repubblicano, odia i comunisti ma consuma relazioni amorose con la Russia di Putin e con l'arrembante Cina di Xi Jiping, dialoga con i potenti della terra ma è riuscito a farsi intendere molto bene dalle classi medie e dai più poveri, almeno in America, accrescendo la speranza e la fiducia in futuro migliore.

Riuscirà questo stravagante personaggio a mettere tutti d'accordo? Vedremo.

Magari fra qualche anno racconteremo del più grande Presidente che gli Stati Uniti d'America abbiano mai avuto...