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barbudos,

31 dicembre 2016. La Bandiera sventola a Santiago!

04 gennaio 2017

Fiesta de la Bandera, Santiago de Cuba 31 dicembre 2016
(foto web)

Il 31 dicembre alle ore 24 è tornata a sventolare la bandiera cubana nel Parque Cespedes, la principale piazza di Santiago. Si è rinnovata così la tradizionale "Fiesta de la Bandera" alla presenza di centinaia di santiagheri. Una fiesta voluta la prima volta nel 1901 da Don Emilio Bacardi il primo Alcalde (sindaco) cubano della città che il 31 dicembre di quell'anno dopo aver ammainato la bandiera nordamericana issò per la prima volta quella cunbana. La fiesta si ripete ogni anno in una cornice festosa di spettacoli teatrali, musica, fuochi d'artificio, danze, cibo di strada il tutto condito da un indomabile spirito patriottico. Quest'anno il titolo dato alla manifestazione è stato "Alma y Espejo", "Anima e Specchio". Seguendo la tradizione, alla mezzanotte in punto è stata issata la bandiera accompagnata dalle note dell'inno nazionale, la "Bayamesa". La leggenda vuole che se il vessillo oscilla agitato dal vento l'anno nuovo sarà prospero e felice, in caso contrario, se la bandiera resta immobile, non c'è d'aspettarsi nulla di buono. Se poi quest'ultima finisce attorcigliata... disgrazie e lutti in arrivo!

Bene, la bandiera ha solennemente sventolato!

Leggenda o meno il popolo cubano avrà bisogno di tanta buona sorte quest'anno, il primo che trascorrerà dal 1959 orfano del suo comandante Fidel. Cuba ha intrapreso tra mille difficoltà ed incognite un nuovo cammino nel rispetto non solo delle tradizioni ma sopratutto dei principi rivoluzionari, nel 58° anniversario della caduta di Batista e della presa del potere da parte dei barbudos guidati da Castro.

Auguri allora Cuba, che la tua bandiera possa sventolare a lungo!

LEGGI ANCHE SU QUESTO BLOG L'ARTICOLO SCRITTO L'8 GENNAIO DEL 2016, troverai tutto il racconto sulle origini della Fiesta!

 http://www.mambotango.it/blog-mambo-tango/126-le-nostre-bandiere-e-l-identita-perduta-dei-popoli.html

9 giorni di lutto per Fidel. Cuba attonita sospende la vita.

27 novembre 2016

) giorni di lutto per la morte di Fidel. Cuba piange il suo Comandante
(foto web)

Il Consiglio di Stato di Cuba ha decretato nove giorni di lutto nazionale in seguito alla morte di Fidel Castro, deceduto nella notte del 25 novembre u.s. Le giornate di lutto proseguiranno fino al 4 dicembre, quando sarà celebrato il funerale nel cimitero di Santa Ifigenia a Santiago di Cuba. In questi giorni di lutto “tutte le attività e gli eventi pubblici saranno sospesi. La bandiera nazionale sarà a mezz’asta sugli edifici pubblici e militari”. Questo è quanto riporta il sito Granma.cu.

Sono stati sospesi tutti gli spettacoli e i concerti, tra cui quello attesissimo del tenore Placido Domingo, la vendita di alcol ed è stato ridotto l'orario di apertura dei paladar.

Dopo la veglia che si terrà lunedì e martedì prossimi, i resti dell’ex presidente cubano verranno trasferiti dall’Avana a Santiago di Cuba attraverso un percorso funebre di quattro giorni che si snoderà lungo i 900 chilometri che separano le due città poste a nordovest e sud est dell'isola. Lo stesso percorso compiuto nel gennaio del 1959 dall'Ejercito Rebelde all'indomani della caduta di Batista e che lo stesso Castro guidò da Santiago verso l'Avana e che è ricordato con il nome di Carovana della Libertà. In questi giorni il popolo cubano sarà invitato in varie città a firmare un giuramento di lealtà alla Rivoluzione.

Martedì 29 novembre ci sarà l'ultimo saluto dell'Avana al suo Comandante con una cerimonia che si terrà nella Plaza de la Revolución. Il corteo proseguirà poi verso Santiago dove è prevista un'altra grande cerimonia collettiva. Il 4 dicembre, alle 7 del mattino, le ceneri di Fidel Castro saranno inumate nel cimitero di Santa Ifigenia.

A vent'anni dal ritrovamento dei resti del Che in Bolivia. Il mito resiste nonostante tutto.

«…non perchè ti brucino,/ perché
ti dissimulino sotto la terra,/ perchè ti nascondano/
in cimiteri, boschi, deserti,/ riusciranno
ad impedire che ti si incontri,/ Che
Comandante, amico. /Sei in ogni parte,/
vivo come non ti volevano».   (Nicolas Guillen, poeta cubano)

9 ottobre 1967 Che Guevara viene ucciso in Bolivia
(Il corpo del Che viene esposto ai fotografi, 9 ottobre 1967 - foto web)


                                         

 Villa Clara.- « Era  stata realizzata una vera prodezza della scienza cubana, quando il 12 luglio del 1997 giunsero a Cuba i resti del "Guerillero Heroico" e di altri quattro compagni morti con lui», ha detto il dottor Jorge González Pérez, che ebbe la responsabilità di guidare i lavori di ricerca, scoperta e identificazione dei guerriglieri che combatterono insieme al Che in Bolivia.
L’opera è stata frutto di un’esemplare integrazione tra l’investigazione storica, la sociologia e altre scienze sociali, oltre all’importante contributo di altre discipline tecniche come la geologia, la geodesia, la geochimica e la cartografia, ed anche dell’informatica, botanica, edafologia, geofisica  e medicina legale, includendo le più moderne tecniche molecolari e dell’’antropologia fisica, senza le quali sarebbe stata impossibile la riuscita della missione.
Granma ha incontrato a Villa Clara i dottori  González Pérez e María del Carmen Ariet García, protagonisti eccezionali di quell’impegno, che hanno partecipato al colloquio organizzato dal Complesso monumentale Ernesto Che Guevara: Il ritorno del Che e dei suoi compagni 20 anni dopo,  per ricordare i passaggi di quell’epopea.  
Granma: Quando iniziò il processo di ricerca?

Ricerca dei resti del Che e dei suoi compagni in Bolivia. Vista generale degli scavi a Valle Grande. Foto:Archivo web

• «I primi passi di Cuba per incontrare e rimpatriare i resti del Guerrigliero Eroico cominciarono da quando giunse la notizia della sua morte», ha risposto il dottor Jorge González. Nel paese c’è il precetto inculcato da Fidel di non abbandonare mai i suoi figli. Lì c’è il caso di Roberto Roque, un ribelle della spedizione del Granma  che cadde in acqua e sino a quando non lo incontrarono non continuarono la traversata. Più recente “L’operazione Tributo”, con la quale sono stati riportati dall’Africa e da altre regioni del mondo più di 2000 combattenti cubani.
Granma: Indubbiamente il 1995 fu un anno decisivo che segnò un punto nell’evoluzione del processo. Perchè?
• «Quell’anno fu rivelata un’importante dichiarazione del generale ritirato boliviano Mario Vargas Salina – ha spiegato  María del Carmen Ariet– che aveva comandato l’imboscata di Vado del Yeso e che assicurò in un’intervista al reporter nordamericano Jon Lee Anderson, che il Che era sepolto a Vallegrande».
«In quel momento fu creata una commissione di lavoro presieduta dal Generale d’Esercito Raúl Castro, allora secondo segretario del Comitato Centrale del Partito e da un gruppo esecutivo guidato dal Comandante della Rivoluzione Ramiro Valdés, incaricato di coordinare il compito di ricerca, esumazione e identificazione. Allora la notizia pubblicata nel The New York Times da Lee Anderson fu la chiave dell’inizio della ricerca».
«Non si può togliere il merito a quel giornalista», segnala la dottoressa  Ariet García. «Il fatto che si pubblicasse in un giornale tanto importante, firmato da un professionista come lui, era decisivo. Pensa che in seguito alla notizia tre giorni e mezzo dopo, nel mezzo di una grande tumulto internazionale, il presidente boliviano Gonzalo Sánchez de Lozada firmò un decreto mediante il quale autorizzava la verifica di quell’informazione e che, se fosse stata vera, i resti sarebbero stati consegnati ai familiari. La ricerca si rese necessaria perchè il generale Vargas Salina non seppe precisare il luogo esatto del seppellimento e si realizzò alla presenza degli specialisti cubani.
«In quel modo si smentivano le tante versioni ufficiali circa il  luogo dove si potessero trovare i resti del Che. Alcune assicuravano che il cadavere era stato cremato e le ceneri lanciate da un aereo sulla selva; altre che i resti  del Comandante si trovavano nella caserma della CIA a Langley, in Virginia o in una base militare degli Stati Uniti a Panama, tra le varie menzogne».

Le aree da investigare furono la pista, i terreni vicini , la discarica e il cimitero. Foto: Archivo web

«Vale la pena chiarire che sin da subito si sapeva che il Che poteva essere stato sepolto in quel luogo e che alcuni giorni prima di conoscere l’informazione del The New York Times, anche un giornale boliviano, La Razón, aveva pubblicato la stessa versione».
Granma: Ma allora perchè la ricerca non era cominciata prima?
«Non bisogna dimenticare che si si trovava in un contesto molto differente, aggiunge la dottoressa, in presenza di governi ostili a Cuba e in una situazione internazionale molto complessa. Senza l’autorizzazione del Governo della Bolivia non si poteva fare niente. Un esempio di questo fu che il governo di Jaime Paz Zamora impedì nel 1989  che gli scienziati cubani entrassero in territorio boliviano per cercare i resti del Che».
Granma: Come vi siete uniti a quella spedizione scientifica?
« Quella mattina di novembre del 1995 io andavo a lavorare quando sentii nel programma Haciendo Radio, di Rebelde, la notizia diffusa dal The New York Times secondo la quale il Che era sepolto a Vallegrande – racconta Jorge González.
Poco dopo mi chiamarono per telefono dal Ministero di Salute Pubblica per dirmi che dovevo restare in un posto determinato perchè un dirigente della Rivoluzione voleva parlare con me. Nel tragitto feci mille congetture, perchè sospettavo che si trattasse di qualcosa relazionato al Che.
Effettivamente era Ramiro Valdés che mi affidò la nota missione e mi diede tre giorni per preparare tutto. Nel dicembre del 1995 io ero già in Bolivia».
«Io ero in Argentina, ricorda María del Carmen Ariet, e fui chiamata immediatamente perchè mi unissi al gruppo e guidassi l’investigazione storica, che rientrava tra i vari compiti che si dovevano eseguire».
Granma : Quali furono i momenti più difficili del processo che precedette il ritrovamento e l’identificazione dei resti?
«In principio fu tutto molto complicato. Le aree da investigare erano molto ampie e coprivano oltre alla pista, i terreni circostanti, la discarica, un vivaio, il cimitero ed anche la sede del vecchio reggimento Pando, l’ospedale, il Rotary Club e la gola di Arroyo.
Pensa che sino al 31 dicembre avevamo aperto più di duecento fosse, perchè ancora non c’era uno studio storico serio. Si scavava dappertutto dove la gente indicava che potesse trovarsi il Che», risponde González Pérez.
La dottoressa Ariet riferisce che: «Tra aprile e ottobre di quell’anno sviluppammo una fase di investigazioni storiche centrate nel paragonare e studiare i numerosi testimoni che esistevano sulla lotta guerirgliera. Da quando era morto il Che, a Cuba si registrarono 13 interpretazioni sulle destinazioni possibili del leader guerrigliero e in poco più di anno in Bolivia raccogliemmo più di 80 versioni diverse.
Per avere un’idea del lavoro realizzato basti dire che il gruppo di cubani aveva realizzato circa 1000 interviste, 300 delle quali furono le più importanti».
«Un altro momento importante, continúa González Pérez, è stato l’arrivo in Bolivia nel dicembre del 1996 di un gruppo multidisciplinare cubano, con il fine d’approfondire le investigazioni scientifiche, che realizzò studi geologici sino al marzo del 1997. Poi cominciò l’ultima fase della ricerca iniziata nel maggio di quell’anno, alla quale parteciparono l’archeologo Roberto Rodríguez, l’antropologo forense Héctor Soto e i geofísici Noel Pérez, José Luis Cuevas con Carlos Sacasas, tra i vari compagni che svolsero un ruolo decisivo, perché va ricordato che gli investigatori argentini si erano ritirati verso il loro paese nel mese di marzo del 1996».
Granma: È vero che l’ultima tappa fu quella di maggior tensione per il gruppo degli esperti cubani?
«Era una sorta di corsa a cronometro, ha affermato la dottoressa Maria del Carmen, perchè Hugo Banzer, il dittatore boliviano responsabile di tanti morti e scomparsi, era stato eletto presidente della Bolivia e quello significava un rischio per la ricerca, perchè data la persona che era, in qualsiasi momento poteva prendere una decisione che avrebbe pregiudicato il processo in cui eravamo impegnati.
Inoltre c’era una volontà  molto forte di disinformarci. A testimonianza di ciò fu la visita dell’agente della CIA d’origine cubana, Félix Rodríguez, che di fronte all'approssimarsi del ritrovamento dei resti apparve con un piccolo aereo a Vallegrande, per ubicare il seppellimento in un luogo opposto a dove noi eseguivamo le ricerche».
Granma: E allora cosa avete fatto?
«Abbiamo accelerato il lavori, dice il dottor Jorge González. La notte precedente il ritrovamento della fossa comune dove si trovava il Che, cioè la notte del 27 giugno, il capo della Sicurezza di Stato, venne a ricordarci che avevamo due giorni per terminare e noi interpretammo quello come un segnale positivo che ci diede più forza per concludere l’opera».
Granma: Che cosa accadde il 28 giugno del 1997?
«Quel giorno era sabato e così come già da alcuni giorni stavamo seguendo la versione fornitaci dall'uomo che con il suo trattore aveva scavato la fossa dove era stato seppellito il Che. Decidemmo di continuare i lavori ma stavolta usando una scavatrice che apparteneva ad un’impresa che costruiva le fognature di Vallegrande e questo ci permise d’arrivare ad una profondità di un metro e mezzo dei due che dovevamo scavare e da quel punto avremmo proseguito lavorando con le mani», ricorda  Ariet García.
«... alle nove di mattina, scavando la fossa, il dente della macchina agganciò il cinturone del Che che era stato seppellito con la sua uniforme e cosi trovammo anche il suo scheletro».
Granma: Vi siete sentiti come pietrificati?
«Immagina come mi potevo sentire!, racconta il dottor González Pérez.
Riuscii solo a gridare all’operatore della scavatrice “Ferma, ferma!” e immediatamente dissi a Héctor Soto di scendere al fondo della fossa dove mi trovavo. “Guarda Soto lì, lì”,  e indicai il luogo dove avevo visto un osso. Io gli dicevo è un radio, una ulna, mentre l’antropologo dissentiva e diceva, “È un’ulna, un’ulna”,perché stava guardando un altro punto della fossa comune. Poi verificammo che quelle prime ossa appartenevano al boliviano Aniceto Reinaga».
Granma: In che momento avete sospettato d’aver incontrato il Che?
«Alla fine, perchè nel momento iniziale non si sapeva niente, continua il dottore. In totale incontrammo sette resti di scheletri e questo coincideva con la ricostruzione storica.
Quelli del Che furono i secondi resti di scheletro che incontrammo. Sospettammo dal principio che fosse lui, perche i suoi resti erano i soli coperti da una giacca verde olivo e poi scoprimmo che non aveva le mani (Gli furono amputate dopo la morte e spedite a Cuba come prova della morte di Guevara, n.d.r.)
Ricorda che noi sapevamo che l’unico corpo sepolto senza mani era quello che Che. Héctor Soto intervenne con molta attenzione perchè alcune informazioni facevano temere che nella fossa ci potessero essere degli esplosivi. Prese un bisturi e tagliò la tela della giacca per verificare se sotto c’erano delle ossa, e così trovò un cranio.
Poi continuando gli scavi introdusse la mano sotto la giacca e tastò la prominenza degli archi sopraccigliari che coincidevano con quella caratteristica della fronte del Che e l’assenza di un molare superiore sinistro, che corrispondeva ugualmente alla sua scheda dentale. Inoltre si osservò una piccola borsa con tabacco trinciato e dei residui di gesso della maschera mortuaria realizzata al Che, incollati alla giacca.  
Queste prove  sostenevano che si trattava del capo della guerriglia, Continuammo a lavorare in quel punto per disseppelire i resti dei sette con la collaborazione degli antropologi argentini ai quali  avevamo chiesto di tornare.
Furono giorni molto intensi, di grande tensione, nei quali non ci separammo un istante da quel luogo, nè dall’ospedale giapponese dove furono portati i resti dopo la loro esumazione, il 5 luglio, per la loro identificazione.
Nessuno dormiva, vegliavamo i resti in modo che non potesse accadere niente. Per riposare ci davamo dei turni di due o tre ore e tornavamo dove ancora si trovavano le ossa del Che e dei suoi compagni.

16 ottobre 1967 l'edizione straordinaria del Granma
(Il granma conferma la morte del Che, 16 ottobre 1967 - foto web)


Granma: Che cosa provò nel preciso istante del ritrovamento?
« Un grande conforto, ricorda Jorge González. Restai come annientato. Immagina, era il culmine di tanto sforzo sapere che dal punto di vista scientifico avevamo ottenuto un grande risultato associato al sentimento d’aver potuto contribuire a restituire un pezzetto dalla storia della tua Patria e del mondo… una emozione molto grande, indescrivibile!  Inoltre sapere che eravamo uomini e donne formati dalla Rivoluzione che stavamo realizzando quella prodezza ci diede molto conforto»
Granma: Cosa potete dire dei resti che non sono ancora stati trovati?
«Abbiamo trovato i resti di 31 dei 36 guerriglieri scomparsi, spiega María del Carmen Ariet. Mancano quelli di Jesús Suárez Gayol, il primo a morire. Abbiamo realizzato vari tentativi di ricerca senza riuscire sino ad ora a localizzarli. Restano da trovare quelli di Jorge Vázquez Viaña, Loro, il cui cadavere fu lanciato nella selva da un aereo; di Raúl Quispaya Choque, Raúl nella guerriglia, molto difficile da trovare perchè dove lo seppellirono hanno costruito una comunità; Benjamín Coronado Córdova e Lorgio Vaca Marchetti, morti affogati, cosa che complica l’investigazione. Comunque il processo non è concluso: questa è la nostra posizione.
Ci sono altri tre combattenti boliviani: Inti Peredo, Antonio Jiménez Tardío e David Adriazola, che per volontà dei familiari restano in questo Paese delle Ande.», ha aggiunto il dottor González Pérez.   
Il 12 luglio del 1997, Jorge González Pérez rientrò a Cuba con i resti del Che e dei suoi compagni. 

9 ottobre del 1967, l'ultima immagine di Guevara ancora vivo
(L'ultima immagine del Che prima che venisse ucciso - foto web)

 
Granma : Come ha visto l’incontro di Fidel con il suo fratello di lotta?
« Quel giorno non fu possibile parlare con Fidel per la solennità del momento, ma si sentiva il dolore per il nuovo incontro e il ricordo della perdita. Era come se lui stesse vivendo di nuovo i passaggi vissuti assieme al Che».

Adattamento testo Di Crosta Franco

 

ADIOS FIDEL!

26 Novembre 2016

25 novembre 2016, muore all'Avana Fidel Castro Ruz
(foto web)

Fidel Alejandro Castro Ruz, 13.08.1926 Biran (Holguin) - 25.11.2016 Avana

Cuba ricorda Fidel a un anno dalla sua "morte fisica"

26 novembre 2017

Bayamo, Cuba. Primo anniversario della morte di Fidel Castro 25.11.2017
(Cuba rende omaggio a Fidel - foto web)

Il 25 novembre del 2016 moriva a 90 anni Fidel Castro Ruz, il lider indiscusso e discusso della rivoluzione cubana.

A un anno esatto di distanza dalla sua scomparsa  l'isola caraibica ancora si interroga sul suo passato, sul suo presente e su quello che sarà il suo futuro. Cuba si prepara ad un cambiamento epocale poichè fra circa 100 giorni anche Raul abbandonerà la scena politica ed il nome dei Castro si defilerà, forse, definitivamente dopo 60 anni di presenza ininterrotta. Ci sono stati negli ultimi tempi alcuni cambiamenti significativi anche se le importanti novità introdotte dalla riapertura delle relazioni diplomatiche con gli USA volute in concerto con l'amministrazione Obama sono state parzialmente spazzate via dall'elezione alla presidenza del suo successore Donald Trump. Tuttavia, molto resta ancora da fare.

25.11.2017 Bayamo ricorda Fidel a un anno dalla sua morte
(Bayamo ricorda Fidel - foto web)

Cuba ha ricordato questo primo anniversario senza celebrazioni di massa. All'Avana è stata organizata una veglia sulla scalinata dell'Università mentre in altre parti dell'isola il lider maximo è stato ricordato con molta sobrietà attraverso concentri musicali, mostre fotografiche e tributi floreali.

Fidel ha attraversato mezzo secolo di storia moderna e la sua figura è indissolubilmente legata a quella di Cuba dove questa giornata di memoria è vissuta come il  "primo anniversario della sua morte fisica" a voler significare che le sue idee e la sua testimonianza sono ancora vive e indelebili.

Il popolo cubano, compreso tra i cittadini residenti sull'isola e i milioni che per scelte diverse hanno deciso di lasciarla,  è profondamente diviso sul significato del ruolo storico sostenuto da Fidel. Molti lo ricordano con nostalgia e giurano fedeltà ai suoi insegnamenti e ai prinicipi rivoluzionari, altri lo detestano attribugliendoli la responsabilità della diaspora del popolo cubano, l'arretratezza sociale e la mancanza di libertà.

il 25 novembre 2017 Cuba ha reso omaggio a Fidel Castro a un anno dalla sua morte
(Bayamo, Cuba. In fila per Fidel - foto web)

Cuba è una terra strana. Affascina e impaurisce nello stesso modo. Allontana e richiama in egual misura. E' come la forza dei cicloni che la tormentano. Imprevedibile, agitata, sonnacchiosa.

Un punto nell'Oceano che continua a far parlare di se nel bene e nel male. Un miraggio che catalizza desideri, sogni, pregiudizi e opinioni e che spesso ci fa dimenticare che prima di tutto Cuba è dei cubani.

Fidel Castro
(Fidel Castro Ruz - foto web)

Dirotta su Cuba. Nuovi esploratori sulle orme di Colombo

Quando Cristoforo Colombo, Cristobal Colon come si dice in spagnolo, il 27 ottobre del 1492 toccò le sponde della Baya di Baray situata nella odierna provincia di Holguin, osservando con stupore il meraviglioso paesaggio che si trovava di fronte pronunciò la famosa frase: "E' l'isola più bella che occhio umano abbia mai visto!"

Come tutti sappiamo l'ammiraglio genovese al comando di una piccola flotta composta dalle mitiche tre caravelle la Nina, la Pinta e la Santa Maria era convinto di aver raggiunto le coste della Cina descritte da Marco Polo nel racconto dei suoi viaggi. Non trovò  nulla però delle fantasmagoriche ricchezze immaginate durante tutto il tragitto del suo avventuroso percorso ma la sua scoperta ebbe comunque una effetto dirompente sulla storia moderna dell'uomo allargando le conoscenze e la percezione di un mondo i cui confini si aprivano a nuovi orizzonti e a nuove opportrunità. Fu l'inizio della conquista del "Nuovo Mondo" che in realtà esisteva da tempo, con una fisionomia precisa, caraterrizzata dalla presenza di civiltà evolute, sagge e sanguinarie allo stesso tempo, che furono poi spazzate via dalla ingordigia e dalla violenza dei conquistadores. Sono passati più di 500 anni da allora.

La lettura della storia ci fa parlare non più di uno scontro di civiltà, di scoperta e di conquiste, ma di un incontro tra mondi diversi, lontani.

Eppure ancora oggi a Cuba, l'antica Cubanacan degli indios Taino, si sta assistendo a qualcosa di singolare. Nuovi conquistadores si sono accorti improvvisamente dell'esistenza dell'isola caraibica e flotte di caravelle curiose e agitate attraversano mari e cieli ed arrivano quotidianamente sulle sue sponde lussureggianti.

MIck Jagger a Cuba con un almendron
                                                                     (foto web - cubanet.com)

Dall'annunciata riapertura delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti d'America e Cuba avvenuta nel dicembre del 2014 e alla successiva riapertura delle ambasciate del luglio di quest'anno, decine di Cristobal hanno attraversato l'Oceano alla ricerca di nuovi tesori. Le apripista di queste spedizioni sono state l'ereditiera Paris Hilton (la sua famiglia aveva costruito L'Havana Hilton, il grande albergo inaugurato solo qualche mese prima dell'ingresso vittorioso di Castro e dei Barbudos all'Avana e divenuto poi un simbolo della rivoluzione cambiando il nome in Habana Libre...) con la modella Naomi Campbell seguite in ordine sparso dal calciatore del Real Madrid Ramos, dai Cosmos di New York di Raul e Pelè, dai campioni della NBA, dal rapper Usher che sull'isola si è adirittura sposato, da Rihanna che ha regalato (lei si è fatta pagare...) la bellezza del suo corpo nudo tra le strade dell'Avana, il grande Jagger dei Rolling Stones, l'ex pluricampione mondiale di boxe Mayweather, l'immenso Sting ed in ultimo la splendida Kate Perry. Tra questa schiera di artisti si sono intrufolati, managers industriali, diplomatici, capi di stato, affaristi di ogni genere, navi da crociera... La sospirata eliminazione dell'embargo ha riacceso l'entusiasmo e la curiosità verso l'Isla Grande. Che strano però, non credete? L'embargo o bloqueo è una arma subdola. Non solo colpisce le popolazioni in maniera indiscriminata privandole in molti casi dei beni di prima necessità (lasciando intatte le disponibilità dei governanti...) ma crea una sorta di timore , di paura, di rischio economico rilevante per chiunque ne tenti il superamento. Mi spiego con un semplice esempio: la mia casa discografica decide di rompere l'assedio dell'embargo. Vendo 50 mila copie di un'opera a Cuba ma come sanzione mi trovo respinto dal mercato nord americano e dalle sue enormi potenzialità di business. Chi me lo fa fare?

Rihanna a Cuba per Vanity Fair
(foto Annie Leibovitz per Vanity Fair)

In questi giorni la ventilata eliminazione del bloqueo ha regalato nuova linfa e coraggio a decine di artisti che improvvisamente si sono accorti dell'esistenza dell'Isola, delle sue meraviglie naturali, della sua cultura e della sua musica. Bene signori vi avviso che l'Isola esisteva anche prima e che nelle sue vicende a volte drammatiche ha confidato nell'aiuto e nel sostegno di persone intelettualmente libere aldilà delle proprie convinzioni politiche!

Sono sincero: questo circo mediatico non mi piace granchè. Questo andirivieni di personaggi più o meno famosi non vorrei mascherasse calcoli egoistici e propri tornaconto, una vetrina da non perdere, un'occasione da sfruttare per raggiungere altra popolarità. Chi ama Cuba sa che queste improvvise dichiarazioni d'amore nascondono molte insidie. La storia di Cuba tracima di tradimenti. Va bene il cambiamento, necessario e probabilmente tardivo, ma siano i cubani i costruttori del proprio futuro. Que viva Cuba Libre!

I cocktails cubani più amati

 
cocktail cubani
                         Foto fonte: Ristorante la Caribeña, via S.Allende 56 - Ravenna

Cuba è sole, mare, venti impetuosi, sensualità, musica e...Ron! Sull'isola vengono prodotti distillati di grandissima qualità. Alcuni sono molto conosciuti anche oltre oceano, altri si possono trovare solo curiosando tra i consumati banconi di legno di vecchi bar. Ogni volta si tratta di una scoperta nuova e sorprendente e si ha sempre la sensazione  di essersi perso qualcosa fino a quel momento! Non ci sono soltanto i noti Havana Club o il Matusalem, ma anche il Santiago, il Ron Mulata, il Varadero, il Santero, la Guayabita di Pinar del Rio. Il Bacardi, anch'esso di origini cubane, è difficilmente reperibile, poichè la casa produttrice si trasferì a Puerto Rico dopo l'arrivo dei Barbudos all'Avana. Una autentica colata di sapori e colori. La sangre caliente che scorre nelle vene di una intera isola!

L'Avana rivive gli anni ruggenti attraverso i suoi locali bohémien

12 agosto 2017

Non solo "La Bodeguita del Medio" e il "Floridita" considerati rispettivamente la culla del Mojito e del Daiquiri. L'Avana offre oggi ai turisti di tutto il mondo altri splendidi locali che dopo importanti interventi di restauro consentono di fare una capriola nel passato, tra gli anni 30 e 50 del XX° secolo quando la capitale caraibica era considerata una delle metropoli più cool del mondo. Mercanti, marinai, stars hollywoodiane, scrittori e poeti, donne di malaffare e semplici turisti affollavano questi locali resi famosi anche da films e romanzi di successo. Vi racconterò la storia dello "Sloopy Joe's Bar" e del "Dos Hermanos" mete sicuramente da non lasciarsi sfuggire se vi trovate a girovagare per la Habana. Buon divertimento allora!

 

SLOOPY JOE'S BAR

Sloopy Joe's Bar, l'Avana - Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Quando Josè Garcia Abeal arrivò a Cuba nel 1904 proveniente dalla Spagna portava nel cuore il sogno di molti giovani dell'epoca quello cioè di affermarsi e di realizzarsi economicamente in una terra, l'isola caraibica appunto, che in quegli anni offriva molteplici opportunità. Josè trovò il suo primo impiego in una bar situato tra l'Avenida de Italia, conosciuta anche come Galiano, e Zanja una importante arteria che delimitava ieri come oggi l'animato Barrio Chino, il quartiere cinese, all'epoca uno dei più grandi in tutta l'America latina. Qui vi lavorò per circa tre anni ma quel primo impiego non gli fruttò i guadagni desiderati, così il giovane spagnolo lasciò la più grande delle Antille per imbarcarsi alla volta degli Stati Uniti, direzione New Orleans in Louisiana. L'esperienza nella città culla del Jazz durò sei anni, un tempo sufficiente per permettere a Josè di maturare sia come uomo che come barman. I guadagni aumentarono considerevolmente ma non al punto da frenare Josè a giocarsi un'altra carta, quella di Miami. Siamo nel primo decennio del 1900 e la città della Florida pur non essendo ancora la meta turistica ammirata e desiderata che conosciamo oggi offriva già diverse opportunità a giovani in cerca di una affermazione sociale.Tuttavia, anche l'esperienza di Miami non soddisferà del tutto le ambizioni dello spagnolo. L'oramai Joe dopo altri sei anni che risulteranno fondamentali per la sua formazione professionale, decide di far ritorno a Cuba. Siamo nel 1919 e giunto all'Avana, città sempre più vivace ed indaffarata, Joe non tarderà molto a trovare un altro impiego come barista, stavolta presso il Greasy Spoon dove lavorerà per solo pochi mesi prima di decidere di rimettersi in gioco e di tentare l'avventura in solitaria. Individua un locale malconcio e polveroso che veniva utilizzato per la vendita di generi alimentari con annesso un altrettanto fatiscente magazzino. Il locale è situato in Calle Animas all'angolo con via Zulueta a pochi passi dal Paseo del Prado, dall' Hotel Sevilla e dal Parque Central proprio nel cuore del Centro Avana, zona frequentata all'epoca da balordi, marinai e prostitute.

Sloopy Joe's Bar, Avana, Cuba
(foto Di Crosta Franco)

Joe si da fare per sistemare un po' il locale quanto basta per avviare una attività dove comincerà a proporre ai suoi ospiti la specialità della casa: un ricco panino a base di ropa vieja, (vestiti vecchi, vedi la ricetta), che servirà in diverse varianti e che ben presto accrescerà la sua fama e quella del bar. Questo tipo di panino e una innata trasandatezza di Joe sembrano essere stati l'origine del nome insolito con cui il locale verrà battezzato. Sloopy in inglese vuol dire appunto trasandato, disordinato.

Sloopy Joe's Bar, Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar. Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Ben presto i balordi e le puttane lasceranno posto ad una clientela sempre più esigente. Siamo negli anni 30. Negli Stati Uniti d'America vige il proibizionismo e gli americani trovano nella vicina isola caraibica l'eldorado dove poter soddisfare le loro pulsioni più trasgressive: gioco d'azzardo, alcool e belle donne. E proprio in questo contesto lo Sloopy Joe's Bar vive il suo periodo di massimo splendore. John Wayne, Ernest Hemingway, Spencer Tracy, Clark Gable, Rock Hudson, Errol Flyn, Ava Gardner, Nat King Cole e Frank Sinatra sono solo alcune delle star internazionali che frequenteranno il bar divenuto ormai un luogo cult della capitale cubana.

Sloopy Joe's Bar all'Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Sloopy Joe's Bar, Avana, Cuba,
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Poi il lento ed inesorabile declino. L'avvento dei rivoluzionari barbudos nel 1959 spazzò via per sempre quel clima godereccio e spregiudicato che si viveva all'Avana. Il bar venne prima nazionalizzato dal governo di Castro per poi chiudere definitivamente i battenti nel 1965. Lo Sloopy Joe's Bar rimase così addormentato per circa 40 anni intrappolato nella polvere e nel ricordo degli anni d'oro fino a quando nel 2007 su iniziativa dell'energico ed ispirato Historiador de la Ciudad, el señor Eusebio Leal, non si è deciso di dar vita ad una importante opera di restauro e recupero del locale che verrà restituito magnificamente alla città e ai turisti di tutto il mondo dopo solo pochi anni, precisamente il 12 aprile del 2013.

Lo Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Gli interni si presentano in tutta la loro bellezza originale. Manca sicuramente l'atmosfera bohemien degli anni ruggenti ma l'intervento risanativo è stato studiato per restituire agli ambienti lo stile caratteristico dell'epoca. Il pezzo forte del locale è il bancone in mogano (caoba) recuperato in gran parte dal modello originale che con i suoi 18 metri di lunghezza era considerato il più lungo di tutta l'America Latina! Le foto che ornano le pareti ci raccontano per immagini ciò che rappresentava la Sloopy Joe's Bar quando era un locale simbolo della capitale cubana. Si può mangiare e bere ottimi cocktails a prezzi assolutamente accessibili serviti da camerieri inappuntabili ed eleganti.

Sloopy Joe's Bar, Avana. Cuba
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)
Lo Sloopy Joe's Bar all'Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Sospesi al soffitto posti alle estremità del banco bar due grandi tv trasmenttono il film in bianco e nero “Il nostro Uomo all'Avana” girato nel 1959 ed interpretato da Alec Guiness basato sul racconto “Our man in Havana” scritto nel 1958 dallo scrittore inglese Graham Green (1904-1991). Il film, interamente girato all'Avana, offre uno straordinario spaccato della società cubana metropolitana negli anni che anticiperanno l'epopea della rivoluzione castrista.

Lo Sloopy Joe's Bar all'Avana, Cuba
(Lo Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

Se siete all'Avana non mancate di fare una visita a questo locale che il “Los Angeles Time” definì come “uno dei più famosi del mondo”. Vi regalerete un viaggio onirico nel tempo, in un'epoca sfavillante e contraddittoria in cui l'Avana era al centro del mondo.

Lo Sloopy Joe's Bar storico Bar dell'Avana
(Sloopy Joe's Bar - foto Di Crosta Franco)

 

BAR DOS HERMANOS

Il Bar “Dos Hermanos” (originariamente Two Brothers, Due Fratelli) ha in comune con lo Sloopy Joe's Bar alcuni elementi: innanzitutto l'ubicazione, l'Avana. Poi il fatto di essere stato fondato da immigrati spagnoli in cerca di fortuna e di aver ospitato al suo interno non solo marinai di passaggio, mercanti ed affaccendate signorine ma anche personaggi illustri, stars di Hollywood e artisti internazionali.Il Bar, considerato il più vecchio della capitale, è situato nel cuore dell'Avana Vecchia anche se leggermente defilato rispetto alle principali attrazioni e forse per questo ingiustamente trascurato.

Bar Dos Hermanos, Avana, Cuba
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)

Il bar si trova esattamente al numero 304 della Calle San Pedro o Avenida del Puerto a pochi passi dalle splendide Plaza Vieja e Plaza San Francisco ed è incastrato tra l'eccellente Museo del Ron (Ruhm) e la Cattedrale Ortodossa Russa intitolata alla Nuestra Señora de Kazan che risplende con il suo bianco bagliore e l'oro della sue cupole. Di fronte al bar c'è il Sierra Maestra Terminal e un piccolo imbarcadero da dove partono le lance, battelli simili a grandi chiatte, che attraversando in pochi minuti la baia dell'Avana portano a Regla famosa per il suo Santuario e per i culti della Santeria e a Casablanca dove si può visitare il grande Cristo e godere di una vista privilegiata sulla capitale e il suo Malecon.

Il locale venne fondato nel 1894 da i due fratelli Gonzalez, spagnoli originari di Lion Granada. Il grande poeta spagnolo Fernando Garcia Lorca (1898-1936) anch'egli di Granada e che visse all'Avana tra marzo e luglio del 1930, fu indubbiamente tra i primi illustri ospiti del locale seguito poi da tanti altri come ricorda una placca commemorativa posta sulla facciata austera del bar. Oltre al maestro spagnolo vengono citati Alejo Carpenter, Enrique Serpa, Marlon Brando, Errol Flynn, Ernest Hemingway (sempre lui) e pur non essendo ricordato, anche il potente capo della mafia Meyer Lansky si sedette più volte ai tavoli del bar attorniato dalle sue guardaespaldas.

Bar Dos Hermanos all'Avana, Cuba
(Bar Dos Hermanos - foto web)

Molti films cubani hanno utilizzato come location il Bar Dos Hermanos e nel famoso romanzo dell'autore cubano Leonardo Padura “Fiebre de Caballos” diverse pagine sono ambientate all'interno del locale. Dopo la Rivoluzione di Castro il bar venne chiuso e poi riaperto, dopo un importante restauro eseguito dalla società statale Habaguanex, solo nel 1994. Gli interni sono comunque ancora ricchi di atmosfera con i suoi tavolini di marmo sostenuti da possenti piedi di ferro, le alti pareti, le grandi finestre e i ventilatori sospesi al soffitto. Qui si può gustare un fresco coktail appoggiando i gomiti su un bancone che profuma ancora di tabacco e di passato.

Il Bar Dos Hermanos all'Avana
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)

Vengono offerti piatti della tradizione cubana come il gustoso sandwich, piuttosto che il pollo arrostito con patate conosciuto come “Pollo dos Hermanos”,  oppure l'ajaco o per i palati più raffinati l'aragosta o profumati gamberi stufati.

Bar Dos Hermanos all'Avana dal 1894
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)

Si possono gustare tutti i famosi cocktails cubani e l'autentico “Dos Hermanos Cocktail” la cui ricetta troverete nell'apposita sezione dedicata ai ruhm.

Un posto assolutamente da non perdere! Scordatevi l'orologio e guardate lontano verso la baia e il Redentore...

Bar Dos Hermanos dal 1894 all'Avana
(Bar Dos Hermanos - foto Di Crosta Franco)

L'ultimo saluto a Fidel. Un racconto per immagini

6 dicembre 2016

Il 26 novembre si è conclusa dopo 90 anni la vicenda umana di uno dei personaggi più controversi della storia mondiale contemporanea. Il 28 e il 29 novembre i resti del Lider Maximo hanno ricevuto l'omaggio funebre presso il Memorial Josè Martì, nella gigantesca Plaza de la Revolucion all'Avana, teatro in passato di manifestazioni in cui Fidel Castro aveva esaltato i successi della Rivoluzione. Da qui, il giorno 30 è iniziato il corteo funebre che ha trasportato i resti di Fidel dall'Avana a Santiago per poco meno di mille chilometri ripercorrendo al contrario la Carovana della Libertà compiuta nel gennaio del 1959 all'indomani della fuga di Batista. Ovunque migliaia di persone si sono riversate nelle strade a rendere l'ultimo omaggio al proprio Comandante. In questa selezione di foto tratte dal web, il racconto di un viaggio che segnerà per sempre la storia di Cuba. In milioni hanno giurato fedeltà a Fidel. Nella vicina Florida migliaia di esuli hanno festeggiato a lungo la morte di un nemico. Quale futuro per Cuba? Come ricucire lo strappo?

Il Corteo funebre che accompagnerà Fidel Castro dall'Avana a Santiago di Cuba
(La Carovana della Libertà - foto web)
L'ultimo omaggio a Fidel Castro
( Ambasciata di Cuba a Washington - foto web)
9 giorni di lutto a Cuba per la morte di Fidel Castro
(foto web)
Morte di Fidel Castro, il libro delle condoglianze
(Il libro delle condoglianze, Camaguey - foto web)
Santiago ricorda Fidel Castro
(Santiago - foto web)
Santiago e l'ultimo saluto a Fidel
(foto web)
Cuba saluta il suo Lider Maximo
(foto web)
Cuba ricorda Fidel
(foto web)
Matanzas, Cuba. Il ricordo di Fidel
(Matanzas - foto web)

Obama cancella la politica del "pies secos - pies mojados". Tocca ora a Trump gestire una patata bollente

15 gennaio 2017

Los Balseros, Alberto Godoy, Cuba 2002

(Los Balseros, Alberto Godoy, Cuba 2002)

 

Giovedi 12 gennaio 2017, Washington

Il Segretario della Sicurezza Nazionale Jen Johnson ha annunciato un pò a sorpresa drastici cambi nella politica del Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS) che riguardano i cittadini cubani in linea con la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti d'America. In un'ottica di normalizzazione dei rapporti anche le relazioni migratorie tra i due paesi verranno infatti modificate per garantire a chi ne farà richiesta un accesso regolare, sicuro e ordinato. Allo stesso tempo il Governo di Cuba si impegna a semplificare il rimpatrio di cittadini cubani eventualmente espulsi dagli USA.

Il DHS rescinde quindi una politica migratoria fino ad oggi riservata solo ai cittadini cubani che prevedeva l'ammissione condizionale sul territorio statunitense per i cubani che avessero raggiunto in qualsiasi maniera gli Stati Uniti, politica comunemente conosciuta come quella del “wet-foot/dry-foot” "piedi bagnati, piedi asciutti" (pies mojados/pies secos). Contestualmente viene cancellata anche una politica simile riservata ai medici cubani conosciuta come il  “Programa de Admisión Condicional para Profesionales Médicos Cubanos” (Cuban Medical Professional Parole Program). Con questa svolta il DHS considererà allo stesso modo le richieste d'ingresso nel territorio statunitense formalizzate da qualsiasi cittadino straniero senza distinzioni o privilegi. In fine viene reintrodotto anche l'uso del procedimento di espulsione immediata per i cittadini cubani che tentano di entrare illegalmente dalla frontiera. Verrà invece mantenuto valido e operativo il "Programa de Admisión Condicional para Reunificación de Familias Cubanas" (Cuban Family Reunification Parole Program) che permette di velocizzare le riunificazioni familiari attraverso canali sicuri, legali e regolamentato.

Crisi de los balseros, Cuba 1994
(Crisi de los Balseros, 1994 - foto web)

Per molti anni il DHS e il vecchio Servizio di Immigrazione e Naturalizzazione (INS) ha utilizzato politiche speciali nei confronti dei cittadini cubani dovute essenzialmente alla mancanza di relazioni diplomatiche tra Cuba e Usa e alla non volontà del Governo cubano di accettare il rimpatrio dei propri cittadini. Con la storica riapertura delle relazioni avvenuta nel dicembre del 2014 per volontà dei Presidenti Obama e Raul Castro, i due paesi si sono impegnati a studiare soluzioni per migliorare la sicurezza, costruire relazioni tra i popoli facilitando viaggi, commercio, la libertà di informazione e per promuovere la prosperità economica di entrambi i paesi. 

Il DHS ha registrato recentemente un aumento significativo dei tentativi dei cubani di entrare illegalmente negli USA proprio per l'idea diffusa che la politica migratoria esistente venisse prima o poi eliminata. Molti cubani hanno intrapreso negli ultimi mesi viaggi disperati e pericolosi per raggiungere gli Stati Uniti attraverso i paesi confinanti del Centro America e del Messico o via mare attraversando lo stretto della Florida. Viaggi che hanno causato un alto numero di vittime. La decisione è stata presa dopo mesi di negoziati tra i due Paesi "vecchi nemi" che includono l'impegno da parte del Governo Cubano di  riaccogliere i propri cittadini espulsi dagli Usa. Si tratta probabilmente dell'ultimo cambio importante dell'amministrazione Obama giunta ormai alla fine del proprio mandato politico.

Ma cos'è questa politica dei "pies secos - pies mojados" che la Casa Bianca ha cancellato con effetto immediato giovedì 12 gennaio 2017?

La política fu introdotta nel 1995 sotto l'amministrazione Clinton pochi mesi dopo il massiccio esodo di balseros cubani iniziato nell'estate del 1994 e conosciuto in tutto il mondo come "Crisi dei balseros" (circa 600 mila cittadini cubani lasciarono l'isola). Questa consentiva a coloro che toccavano terra negli Usa (pies secos) di essere accolti legalmente mentre al contrario quelli intercettati via mare (pies mojados) venivano rispediti a Cuba. Venivano considerati pies secos non solo quelli che arrivavano via mare ma anche quelli che arrivavano con aerei o a piedi dalle frontiere di Messico e Canada. La rinuncia a questa politica è stata per molto tempo pretesa da Cuba come fattore determinante per rendere possibile la riapertura delle relazioni diplomatiche, cosa poi avvenuta come già detto nel dicembre del 2014.

Questa politica veniva a sua volta ad implementare la cosiddetta "Ley de Ajuste Cubano" risalente al 1966, in piena guerra fredda quindi, che consentiva al Segretario di Giustiza USA di riconoscere a qualsiasi cittadino cubano arrivato legalmente o illegalmente sul territorio statunitense la residenza permanente dopo un anno dal suo arrivo sul territorio nordamericano ed altri benefici speciali tra cui la possibilità di ottenere lavoro, sostegni economici, sociali e vantaggi nel campo dell'assistenza sanitaria. Si voleva in questo modo favorire l'esodo dei cubani per screditare il governo rivoluzionario di Fidel Castro indebolendolo dal suo interno per dimostrare al mondo l'incapacità dei barbudos di gestire democraticamente l'Isola appena strappata a Batista. Oggi, dopo la decisione presa dal Governo Obama, i cittadini cubani non godranno più di tali benefici ma dovranno rispondere agli stessi requisiti richiesti a qualsiasi altro immigrante che arriva negli Stati Uniti. Nell'ultimo periodo molti presidenti dei vicini Paesi centroamericani, tra cui Costa Rica, Panama e Colombia, Messico, Guatemale, Perù, El Salvador, Ecuador e Nicaragua avevano insistito per giungere all'eliminazione del "pies secos, pies mojados" perchè si erano trovati a fronteggiare una consistente ondata migratoria di cittadini cubani che a dir loro stava mettendo a repentaglio la sicurezza interna dei loro paesi.

Si è arrivati a questa decisione a soli pochi giorni dalla fine del mandato presidenziale di Barak Obama che avverrà il giorno 20 gennaio. Tocca ora a Donald Trump, che a più riprese ha minacciato di azzerare tutte le aperture concesse al governo di Raul Castro, gestire questa delicata situazione. Nel frattempo molti cubani che già si trovavano a pochi chilometri dalla frontiera nordamericana verranno rispediti al mittente mentre i vicini paesi centro americani hanno iniziato da subito un vero e proprio rimpatrio forzato. La grande scommessa del governo cubano sarà ora quella di riaccogliere i propri figli dispersi e disperati e di garantire loro un futuro dignitoso e di speranza che non li costringa mai più a cercare nella fuga disperata l'unica alternativa al disagio ed alla mancanza di una prospettiva migliore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Obama e la Primavera di Cuba

Il Presidente Usa Obama visiterà Cuba il 21 e il 22 Marzo 2016
( foto web - Il presidente USA Obama)

Nei giorni scorsi la Casa Bianca ha ufficializzato la visita a Cuba del presidente americano Obama e di sua moglie Michelle. La data fissata è quella dei prossimi 21 e 22 Marzo.

L'ultimo presidente americano che visitò l'isola fu Calvin Coolidge nel lontano 1928 e ad accoglierlo fu l'allora presidente cubano Gerardo Machado.

Nel 2002 l'ex presidente Jimmy Carter visitò l'isola su invito personale di Fidel Castro dopo anni di relazioni compromesse che condussero il mondo sull'orlo della guerra nucleare. Poi nel 2014 il primo incontro tra Obama e Raul Castro, la riapertura delle ambasciate nel dicembre 2015 ed ora l'avvenimento tanto atteso.

Obama per questa sua scelta ha trovato molti nemici in casa, principalmente tra i repubblicani ed in primo luogo Marco Rubio, figlio di cubani e candidato alle presidenziali del 2016, che ha definito la scelta di Obama una "decisione assurda".

"Incontrerò il Presidente Castro per discutere come continuare a normalizzare le relazioni, anche rendendo più facile il commercio e per i cubani l'accesso a internet e l'avvio di attività imprenditoriali... Incontrero' membri della società civile, uomini e donne coraggiosi che hanno dato voce alle aspirazioni del popolo cubano... e mi impegnerò a riaffermare che gli Usa continueranno a sostenere i valori universali come la libertà di parola, di riunione e di religione".

La mia opinione è che Obama abbia voluto affrettare i tempi, (in gioco c'è infatti anche la spinosa vicenda della base militare di Guantanamo con la possibile chiusura del carcere di massima sicurezza che qui si trova) anche per lasciare un segno indelebile ai suoi anni di presidenza. Poteva aspettare qualche mese ancora e recarsi poi a Cuba da libero cittadino. L'ha voluto fare da Presidente degli Stati Uniti mettendosi seriamente in gioco e questo a parer mio gli rende onore anche perché è consapovele delle critiche che gli pioveranno addosso da molte parti. La storia ha bisogno di persone e gesti coraggiosi.

Inserisco alcune foto conosciute a pochi e piuttosto curiose. Le prime due si riferiscono alla visita di Coolidge nel lontano 1928 in compagnia di Machado e consorti, le altre due ritraggono invece Fidel Castro e Camilo Cienfuegos ai piedi della grande statua di Lincoln al suo Memorial nella città statunitense di Washington quando ancora i barbudos erano visti con simpatia dal governo americano. Sono datate 19 aprile 1959 pochi mesi cioè dopo l'ingresso trionfale di Fidel all'Avana. Fu uno dei primi viaggi di Castro all'estero nel suo ruolo di lider maximo della Revolucion. La storia sorprende sempre...

1928. Il Presidente Usa Coolidge a Cuba ricevuto da Machado
    (foto web - Coolidge e Machado, Avana 1928)
Avana 1928, il presidente Usa Coolidge con il presidente di Cuba Machada e rispettive consorti
(foto web - Avana 1928. Cooldige, a sinistra, posa con Machado e le rispettive consorti)
Aprile 1959, Fidel Castro al Lincoln Memorial in Washington
  (foto web - 19 aprile 1959, Fidel Castro al Lincoln Memorial, Washington)
Aprile 1959, Camilo Cienfuegos e Rafael Ochoa al Lincoln Memorial in Washington
(19 aprile 1959, Camilo Cienfuegos e Rafael Ochoa in visita al Lincoln Memorial in Washington)

 

 

Quale cambio per Cuba?

“Cuba è un grande equivoco. Una affascinante e perversa bugia. Persino l'embargo … sembra ai giorni nostri la rappresentazione del gioco del tiro alla fune in cui nessuno dei due contendenti ha la reale intenzione di vincere e di sopraffare l'avversario. La leadership nordamericana di tanto in tanto si apre a qualche timida concessione per poi irrigidirsi nuovamente inasprendo i provvedimenti a danno dell'isola … La fragile governance cubana trova a sua volta nel cappio impostogli dai nemici imperialisti un inaspettato e solido gancio a cui sorreggersi ed alla cui stretta dolorosa demandare le cause di tutti i mali … Ognuna ha bisogno morbosamente dell'altra e le scaramucce a cui ogni tanto danno vita servono unicamente a giustificare uno stato di cose a cui crede solo uno sparuto gruppo di irriducibili politicanti imprigionato nei ricordi della guerra fredda.”

E' una parte della prefazione che ho scritto per “Mambo Tango” nell'inverno del 2014 diversi mesi prima che la notizia dei negoziati in corso per ripristinare le relazioni tra Stati Uniti d'America e Cuba cominciasse a rimbalzare per il mondo cogliendo in molti di sorpresa. Oggi, mentre scrivo, sono state riaperte le ambasciate e sono tornate a sventolare le bandiere nei paesi ex nemici (almeno è quello che ci stanno dicendo …) ed il dialogo è ripreso anche se a singhiozzo ed ancora con diverse incognite da chiarire. Questo gioco del “tiro alla fune” sembra entrato nella sua fase cruciale. Lo scenario è parzialmente mutato e si sono aggiunti, anzi hanno svelato il loro vero volto, nuovi protagonisti a questa singolare contesa. Ci sono i cubani anticastristi, per lo più residenti in Florida, che tirano la corda con veemenza contro gli hermanos residenti sull'isola rimasti fedeli all'esperienza rivoluzionaria. Ci sono yankee che strattonano con rabbia verso la propria posizione avendo come antagonisti gli stessi americani, quelli dimostratesi più morbidi con il regime di Castro e favorevoli alla riapertura del dialogo con il vecchio rivale.

Insomma … un po' tutti contro tutti e non si capisce bene a chi stia veramente a cuore l'Isola e la possibilità di un futuro prospero e di concordia nazionale. Si sono materializzati molti pretendenti alla vittoria finale che si stanno affrontando sullo scambio di accuse reciproche che altro non fanno che allontanare il giorno di questa nuova rivoluzione per il popolo cubano, per tutto il popolo cubano!

Spesso si parla di falchi e di colombe per identificare una precisa inclinazione politica. E se parlassimo senza paura di sciacalli?

Frequento Cuba dai primi anni novanta ed ho conosciuto il Paese scivolare negli anni più duri del periodo Especial ed affrontare quella profonda crisi economica e sociale come solo la sua gente poteva fare: con determinazione, dignità, coraggio e persino allegria. Ho percepito da esperienze personali fatte di incontri e chiacchierate occasionali piuttosto che da appassionate letture come tra i cubani esistano due fazioni ben radicate che hanno negli anni tracciato un solco profondo nella storia, anzi sarebbe meglio dire hanno innalzato un muro invisibile, a partire da quel gennaio del 1959 che vide l'ingresso all'Avana dei barbudos e di Fidel. Una fazione fa coincidere quella data con la fine di un sogno di democrazia, di benessere e di modernità e l'altra identifica quel periodo con l'agognata caduta di un regime militare sanguinario voluto da Batista con il conseguente affermarsi della utopia socialista divenuta poi fonte di ispirazione per molte nazioni del terzo mondo e linfa politica per diverse generazioni del vecchio. Non ho sofferto il dramma dell'esilio e la crudele separazione dai propri familiari. Sono certo si tratti di una esperienza umana orribile ed in essa va ricercata la causa principale di tanto odio e rancore. Mi limito ad esprimere alcune considerazioni personali. L'Avana ai tempi di Batista era una splendida città, meta preferita del jet set internazionale. Lo è ancora oggi anche se ferita ed impoverita dei suoi lussi. Un gioiello incastonato nelle acque delle Antille. Ma l'Avana non è Cuba e al di fuori di quel territorio divenuto porto franco per i loschi affari della mafia italo americana, con le ricchezze spropositate dei vari Meyer Lansky, Lucky Luciano ed Al Capone, il paese non progrediva di certo. Esistevano al contrario sacche di povertà impressionanti, la cultura era affare per pochi, l'assistenza sanitaria un lusso per le classi più indigenti ed il lavoro minorile era una pratica assai diffusa. Oggigiorno l'Avana ha perso molto del fascino di quegli anni restando però una città tragicamente splendida. La mortalità infantile su tutta l'isola è bassissima e c'è un buon grado di istruzione diffuso in ogni sua regione, la medicina è il fiore all'occhiello del paese caraibico anche se sono perenni le carenze nell'approvvigionamento di medicinali ed alcuni ospedali riversano in condizioni disastrose. Lo sport, la musica, l'arte in generale non hanno mai smesso di entusiasmare e di generare autentici fenomeni. C'è poi la piaga delle carceri piene di oppositori politici (la storia prima o poi ci svelerà anche queste pagine oscure), ma c'è anche un vivace risveglio religioso e sociale ed aperture fino a pochi anni fa impensabili. Il Paese cammina con i propri passi. Lenti? Può essere, ma la velocità è una cosa non sempre positiva.

Cosa accadrà allora? Se Cuba vorrà presentarsi al mondo con un volto nuovo dovrà necessariamente intervenire sulle sue infrastrutture di base. La rete stradale ad esempio è in pessime condizioni ed avrebbe bisogno di un bel restyling così come quella ferroviaria, la più antica del sud America. Ci sono edifici, forse interi quartieri, che andrebbero demoliti ed evidenti problematiche riguardano le reti fognarie e quelle destinate alla fornitura idrica ed energetica. Che poi a pensarci bene sono gli stessi problemi che abbiamo in Italia e che sono presenti in molte altri parte del mondo occidentale! Per fare tutto questo servirà della manodopera specializzata, tecnici all'altezza ed ingenti investimenti di capitale e il dubbio è: i cubani saranno protagonisti di questo rinnovamento o faranno da spettatori all'arrivo di nuovi conquistadores? Saranno in grado di sopportare un progresso che richiederà impegno duraturo, sacrifici e rinunce a cui non sono abituati? Il paesaggio di cui godono e che è l'immagine della loro stessa anima verrà stravolto o si proteggerà quel sessanta/settanta per cento di territorio considerato patrimonio mondiale della biosfera? Il mare conserverà i colori e la purezza di un mondo preistorico o verrà contaminato dallo sviluppo industriale? Vedremo sorgere Mac Donald's nei luoghi storici della rivoluzione e parchi giochi nella Valle di Viñales? E che sarà delle vecchie macchine americane, gli almendrones, che caratterizzano il paesaggio urbano di Cuba, verranno rottamate perché troppo inquinanti e rumorose? Internet sostituirà le lunghe partite a dominò?

Internet a Cuba

Ma sopratutto i cubani saranno più felici?

Domande che creano inquietudine e sollevano forti dubbi a chi come me ha identificato nel tempo Cuba come un'alternativa al modello di vita che ci siamo imposti e del quale siamo ormai divenuti prigionieri.

Il mondo è triste. Sta attraversando uno dei momenti più cupi della sua millenaria storia con focolai di guerra e terrore che si allargano ovunque a macchia d'olio. Le immagini di dolore e distruzione che ogni giorno si sovrappongono ci comunicano che tutte le nostre certezze si stanno sgretolando e che se non sarà capace di cambiare rotta velocemente l'umanità si condannerà all'autodistruzione.

Il Dominò. Sport nazionale a Cuba

La strada come luogo di incontro (foto Di Crosta Franco)

I cubani vogliono un cambiamento. E' giusto sia così. Ma forse ignorano del tutto o in parte cosa c'è la fuori, al di là di quelle 90 miglia che li separano dal vecchio mondo e dalle sue contraddizioni. Non vorrei che un giorno rimpiangessero il loro mondo perduto, fatto di musica ed allegria, di giochi di bimbi nelle strade chiassose, di amori vissuti nella spensieratezza di una passeggiata sul Malecon e di quella tristezza affogata e sconfitta in un bicchiere di Ruhm.

 

 Il mondo fuori è crudele e il risveglio da questo sonno ovattato potrebbe essere denso di incubi e preoccupazioni.

 

Prufughi siriani
Fiesta en la calle a Santiago de Cuba

 

Immagini a confronto: famiglie disperate di profughi siriani che fuggono dalla guerra ed una festa popolare per le strade di Cuba.  (foto dal web)

                                                                                                  

                                                                                                      

 Altre immagini che parlano da sole. Stessi angeli, destini diversi. Il dramma di Alyan spezza il cuore.

Alyan. La tragedia dei profughi siriani

Assassinato dal mondo (foto web)

Cuba. L'istruzione e l'infanzia felice 
Cuba: la felicità negli occhi di piccoli studenti (foto web)                               

 

Que bolà Cuba?

25 Marzo 2016

20 - 22 merzo 2016. Storica visita di Obama a Cuba
(foto web)

"Come va Cuba?"

Così è iniziata la straordinaria visita del presidente statunitense Barak Obama nell'isola caraibica a 88 anni di distanza da quella compiuta dal presidente Coolidge nella Cuba di Machado. Nel mezzo c'è stata la dittatura di Batista, la Revolucion, il regime dei Castro, l'epopea di Che Guevara, l'embargo, il primo Papa Sudamericano della storia, il primo presidente afroamericano degli USA ed una partita di beisbol a sancire la riapertura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi interrotte bruscamente nei primi anni sessanta. Ci sarebbero argomenti da trattare per mesi interi!

In questa pagina mi limiterò a riassumenre la cronaca di queste indimenticabili ed emozionanti storiche giornate.

L'Air Force One atterra all'Avana. 20 marzo 2016
(foto web - L'arrivo dell'Air Force One)

La famiglia Obama, con Barak, la moglie Michelle, le figlie Malia e Sasha e la suocera (!) Marian Robinson, arriva all'Avana nel pomeriggio del 20 di marzo. Già la presenza dell'Air Force One sulla pista dell'aereoporto Josè Martì ha destato curiosità e stupore. Così come ha destato sorpresa il fatto che non ci fosse il

L'arrivo della famiglia Obama all'Avana. 20 marzo 2016
(foto web - 20 Marzo 2016 l'arrivo all'Avana)

Presidente Raul Castro ad accogliere all'aereoporto l'illustre omologo yankee. Per chiarire la circostanza le rispettive delegazioni politiche si sono in seguito affannate a spiegare che tutto era stato pianificato e concordato così per accontentare Mr.Obama desideroso di concedersi un primo bagno di folla lontano dai rigidi protocolli di stato. Molti cubani hanno accolto con curiosità e speranza l'arrivo del presidente statunitense affollando le strade lungo il percorso.

Attesa a Cuba per la storica visita del presidente Usa Obama
(foto web)

Nonostante una fitta pioggia la famiglia Obama, dopo essere stata accolta e salutata dallo staff dell'ambasciata americana é stata accompagnata dal cancelliere cubano Bruno Rodriguez e dall'Historiador de la Ciudad, il tuttofare Eusebio Leal, ad una passeggiata per le strade dell'Avana Vecchia, visitando prima la Plaza

Obama all'Avana, l'incontro tanto atteso
(foto web)

des Armas per giungere poi alla storica Cattedrale dove ha incontrato il Cardinale Jaime Ortega, artefice insieme a Papa Francesco di questa straordinario cammino di riconciliazione intrapreso tra due popoli e due amministrazioni per decenni così lontane ed ostili. La serata è proseguita con una cena cubana presso lo spettacolare Paladar San Cristobal, che ho avuto la fortuna di visitare personalmente, dove il presidente Obama ha avuto modo di intrattenersi amichevolmente con tutto il personale di servizio.

Obama all'Avana, cena al Paladar San Cristobal
(foto web)
21 marzo 2016 Obama e il Che nella Plaza de la Revolucion
(foto web)

Lunedì 21 marzo si è aperto con la visita al monumento all'eroe della Patria Josè Martì posto nella Plaza de la Revolucion, la gigantesca piazza voluta da Fulgencio Batista e poi passata di mano ai Barbudos ed al suo lider maximo Fidel Castro che qui ha esaltato la gloria della sua Rivoluzione. La piazza ha ospitato negli ultimi decenni anche le solenni funzioni religiose celebrate da tre grandi Papi alla presenza di centinaia di migliaia di fedeli: Papa Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e per ultimo Papa Francesco.

Obama rende omaggio a Josè Marti. L'Avana 21 Marzo 2016
(foto web)

Obama ha posto una corona di fiori, recante una dedica del popolo statunitense, ai piedi del monumento. Sono stati suonati gli inni nazionali ed issate le rispettive bandiere. L'inno americano e l'espressione intensa e commossa di Obama hanno creato un contrasto emotivo con l'immagine del Che sullo sfondo degli edifici. Al termine Obama ha lasciato scritto sul libro dei ricordi la seguente frase: vita per "E' un grande onore rendere tributo a Josè Martì, che ha offerto la sua vita per l'indipendenza della sua Patria. La sua passione per la libertà, l'indipendenza e l'autodeterminazione vive oggi nel popolo cubano". ("“Es un gran honor rendir tributo a José Martí, quien entregó su vida por la independencia de su patria. Su pasión por la libertad, la independencia y la autodeterminación vive hoy en el pueblo cubano").

21 marzo 2016 il messaggio di Obama a Josè Martì
(foto web)

Nel pomeriggio dello stesso giorno c'è stato l'atteso incontro tra i presidenti Obama e Raul Castro avvenuto nelle sale del Palacio de la Revolucion (già Palazzo Presidenziale di Batista...) e successivamente un briefing con imprenditori cubani e americani. Contemporaneamente la signora Michelle si incontrava alla Fabrica de Arte Cubano con un gruppo di giovani studentesse.

21 marzo 2016 Obama e Raul al Palacio de la Revolucion
(foto web)

I presidenti hanno risposto ad una serie di domande rilanciate da alcuni giornalisti presenti alla conferenza stampa. Si è avuta l'impressione che entrambi abbiano giocato a carte scoperte evidenziando la disponibilità ad affrontare un cammino comune di riavvicinamento politico pur tenendo conto delle profonde diversità ancora presenti tra le due amministrazioni. Non è mancata anche un pò di retorica politica quando sono stati esaltati i successi raggiunti dai rispettivi

21 marzo 2016, la primavera di Cuba. Obama e Raul a confronto
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paesi. Obama in un passaggio importante ha detto che "il passato è ormai superato e che i popoli fraterni devono avanzare e camminare insieme verso unici obbiettivi". Ha ribadito il fallimento dell'embargo imposto a Cuba che non è servito nè agli americani nè al popolo cubano e la necessità della sua graduale ma definitiva eliminazione così come ha confermato che gli ostacoli più difficili da superare consistono nella concezione diversa che si ha sui diritti umani e dalle decisioni che saranno prese dal Congresso Usa. Qui Castro si è un pò irrigidito ed è passato dalla difensiva all'offensiva. Dopo aver sottolineato gli importanti

Obama e Raul, 21 marzo 2016 presso il Palazzo della Rivoluzione all'Avana
(foto web)

risultati ottenuti dal suo Paese nell'educazione scolastica e nell'assistenza sanitaria ha ribadito con veemenza che a Cuba "non ci sono prigionieri politici e che se ce ne fossero stati sono disponibile a liberarli questa sera stessa". Il clima si è mantenuto però discreto e rispettoso e l'incontro si è concluso tra gli applausi ed una alzata di mano un pò goffa improvvisata da Raul al presidente Obama. "Cuba non è una minaccia per gli USA e bisogna lavorare partendo dalle cose che ci avvicinano" ha detto Obama aggiungendo che "il destino di Cuba non deve essere deciso dagli Stati Uniti o da altri Paesi ma devono essere i cubani stessi a deciderlo!". La serata si è poi conclusa con una cena di Stato in cui si è mangiato cibo cubano, ascoltato musica, fumato buoni sigari e bevuto l'eccellente Ruhm cubano in un clima sempre più familiare ed amichevole che ha contagiato tutti gli intervenuti.

https://youtu.be/Gs9cs8krZ0U        Il ricevimento ufficiale. La Guardia d'Onore esegue gli inni.
https://youtu.be/Xs_ZWUVQ_po     La conferenza stampa congiunta di Obama e Castro all'Avana (inglese/spagnolo)
22 marzo 2016 Obama parla al popolo cubano dal Gran Teatro Alicia Alonso
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La giornata del 22 è stata caraterizzata dall'importante momento tenutosi presso il Grande Teatro dell'Avana intitolato alla ballerina Alicia Alonso trasmesso in diretta Tv in cui il presidente Obama ha parlato al popolo cubano alla presenza del presidente Raul Castro.

https://youtu.be/5pJDoMKSeYo    "Coltivo una rosa bianca!" Lo storico discorso di Obama (inglese-spagnolo)

"Creo en el pueblo cubano. El futuro de Cuba debe estar en manos de los cubanos" ha detto in spagnolo Obama.

E dopo aver ringraziato il popolo cubano per la calorosa accoglienza ha continuato rivolgendosi direttamente a Raul dicendo che " non bisogna temere una nuova minaccia dagli Stati Uniti, e per la sua scelta di sovranità e autodeterminazione, ugualmente non deve temere le voci differenti del popolo cubano...gli ideali che sono il punto iniziale di ogni rivoluzione, sia negli Usa che a Cuba, o in qualsiasi movimento di liberazione in tutto il mondo, hanno la loro espressione ideale nella democrazia". Secondo Obama "la democrazia da alle persone la capacità di sognare e di migliorare il proprio livello di vita, di creare e di reinventare."

Obama al Gran Teatro dell'Avana con Raul Castro e Alicia Alonso
(foto web - Raul Castro, Obama e Alicia Alonso)

Il presidente Obama ha fatto poi autocritica affermando che nel suo Paese "ci sono delle falle nel sistema democratico che trovano espressione nelle disuguaglianze sociali, nella discriminazione raziale e nella pena di morte, ma che il dibattito aperto su queste questioni permette alla democrazia di essere sana".

Ha ricordato poi l'esilio di tanti cubani che affollano gli Stati Uniti ma che amano profondamente la propria terra, sottolineando che la riconciliazione dei nipoti della rivoluzione con i nipoti dell'esilio è fondamentale per il futuro di Cuba.

"Sono venuto qui per seppellire gli ultimi resti della guerra fredda e a tendere la mano al popolo cubano".

Michelle Obama pianta due magnolie nella Biblioteca Martinez Villena all'Avana
(foto web - Michelle alla Biblioteca Martinez Villena)

"I cubani dell'isola e quelli della Florida hanno la stessa passione per il baseball, ballano la salsa e mangiano la ropa vieja, cantano Celia Cruz e Gloria Estefan e alle nuove generazioni piace ugualmente il regueton e Pitbull", ha concluso scherzosamente il presidente Obama aggiungendo "per questo credo che i nostri nipoti capiranno che questo periodo di isolamento è stato una aberrazione. E stato solo un capitolo nella gran storia di amicizia e di familiarità".

Nel pomeriggio Obama ha poi incontrato con alcuni dissidenti presso l'Ambasciata statunitense sul Malecon mentre la moglie e le figlie piantavano due piante di magnolia in un giardino dell'Avana Vecchia.

22 marzo 2016. Stadio Latinoamericano dell'Avana. Incontro amichevole tra i Tampa Bay e la Nazionale Cubana
(foto web - Lo stadio Latinoamericano gremito di gente)

La visita si è conclusa con ll'incontro amistoso di beisbol tra una Selezione Cubana e i Tampa Bay Rays al quale hanno assistito i due presidenti nella cornice di

22 marzo 2016, Obama allo stadio Latinoamericano dell'Avana
(foto web)

uno stadio Latinoamericano gremito di tifosi e curiosi. Il risultato è stato di 4 a 1 per gli Yankees ma credo che in questo caso il risultato non abbia avuto grande importanza...

https://youtu.be/uqevvovmIt8      Immagini dell'incontro amichevole di baseball. "La diplomazia del beisbol" (spagnolo)
https://youtu.be/jDLfz7Fma18       Altre immagini della storica partita. La Ola di Obama e Raul è imperdibile

 

22 marzo 2016. Stadio Latinoamericano all'Avana gremito di gente per l'amichevole di beibol tra i Tampa Bay e la Nazionale Cubana  o
(foto web - la diplomazia del beisbol)
20 marzo 2016:Obama viene accolto dal Cardinale Ortega all'interno della Cattedrale dell'Avana
(foto web - Il Cardinale Ortega accoglie Obama all'interno della Cattedrale dell'Avana)
https://youtu.be/4X-LpzMep-w       20 marzo 2016. Obama e famiglia passeggiano sotto la pioggia nel centro dell'Avana
20 marzo 2016, Michelle Obama e le figlie visitano la Cattedrale dell'Avana
(foto web - Michelle Obama con le figlie all'interno della Cattedrale dell'Avana)
Michelle Obama incontra delle studentesse cubane alla Fabrica de arte cubano all'Avana
(foto web - Michelle incontra delle studentesse presso la Fabrica de arte cubano all'Avana)
Michelle Obama con le figlie hanno piantato du magnolie nel giardino della biblioteca Martinez Villena all'Avana
(foto web - Michelle Obama e le figlie presso la biblioteca M.Villena)
https://youtu.be/1OYIqg_gcdw          Il filmato del dono simbolico delle magnolie.
Obama rende onore a Josè Martì nella storica visita compiuta a Cuba, 21 marzo 2016
(foto web - Obama rende onore a José Martì
Obama guarda Cuba dall'interno dell'Air Force One
(foto web)

Trovo questa foto eccezionale. E' il 20 marzo 2016. L'Air Force One sta arrivando a Cuba. Il primo uomo a sinistra è Barack Obama il presidente USA ritenuto politicamente tra gli uomini più potenti della terra. Il suo gesto di inginocchiarsi per non perdersi la bellezza dell'Isla Grande lo trovo quasi commovente. Racchiude lo stupore, la speranza e la volonta di riappacificazione che ha guidato tutto il suo viaggio.

22 marzo 2016. Obama protegge la moglie dal vento. E' il saluto a Cuba.
(foto web)

Non è quello che pensate! Ho postato questa foto perchè trovo tenero il gesto di Obama di proteggere la moglie dall'intemperanze di un vento irrispettoso che ha accompagnato tutti i giorni della visita del Presidente Usa in terra cubana. Normalità e grandezza, semplicità e potenza in un click.

https://youtu.be/eqk0xHJeJ_U        Le immagini della partenza di Obama e famiglia da Cuba. A salutarli il presidente cubano Raul Castro.

 

 

 

 

 

Tutta la gloria del mondo è contenuta in un chicco di mais (José Martì)

 

6 gennaio 2017

Parlamento della Repubblica di Cuba
(Parlamento di Cuba - foto web)

Martedi 27 dicembre 2016, il Consiglio di Stato della "Asamblea Nacional del Poder Popular" ha approvato all'unanimità una legge che ha ratificato le ultime volontà espresse da Fidel Castro, deceduto lo scorso 26 di novembre. Secondo queste il nome del Lider Maximo non potrà essere utilizzato a Cuba per “denominare istituzioni, piazze, parchi, viali, strade e altri luoghi pubblici, così come non dovrà essere utilizzato per riconoscimenti o titoli onorifici.”

Inoltre la figura dell’ex presidente non dovrà essere utilizzata “ per fini commerciale o pubblicitari e per erigere in sua memoria monumenti, busti, statue, targhe commemorative e altre forme simili di omaggio".

Una deroga all’utilizzo delle immagini di Fidel è stata invece concessa per quanto riguarda l'organizzazione di manifestazioni pubbliche, marce, atti politici e potranno essere mantenute nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nei presidi militari e istituzionali secondo quanto dichiarato da Homero Acosta, segretario del Consiglio di Stato.

La Comision de Asuntos Constitucionales y Juridicos de la Asamblea Nacional ha sottolineato che questa legge consacra uno degli elementi etici inerenti alla personalità di Fidel Castro e alla sua totale e permanente identificazione con la massima espressa dall'eroe nazionale cubano Josè Martì, secondo la quale "toda la gloria del mundo cabe en un grano de maiz".

Le ultime volontà di Fidel: proibito erigere monumenti in sua memoria e dare il suo nome a piazze, strade...(foto web)