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rivoluzione,

50 anni senza il "Che"

Ernesto Che Guevara
(Ernesto Che Guevara - foto web)
10 ottobre 2017

Il 9 ottobre del 1967 a la Higuera, un angolo remoto della Bolivia, si concludeva la vicenda umana di Ernesto Guevara, detto "El Che". Medico, scrittore, guerrigliero, poeta e scrittore, maestro, ministro, fotografo. Amato e idolatrato, autentica icona dell'Uomo Nuovo per diverse generazioni. Mistificato, mercanteggiato, divenuto a sua insaputa un target, un oggetto da colezione, una bandiera da sventolare negli stadi di calcio, nei cortei studenteschi, negli scioperi dei sindacati. Gli sono state dedicate decine di canzoni, centinaia di libri, films, dibattiti, murales. Considerato un santo laico da molti mentre per altri è stato solo un avventuriero, un megalomane, un assassino senza scrupoli. Il Che ha bruciato i suoi 39 anni con una smania irrefrenabile di cambiare il mondo come se sapesse da sempre che il tempo a sua disposizione sarebbe stato molto breve. Ha dato forma e sostanza ad una passione politica incarnando la forza dell'utopia socialista. Ha vissuto la gloria delle conquiste rivoluzionarie e l'amarezza di tragiche sconfitte, come la desolante esperienza del Congo e l'umiliazione umana e militare in Bolivia. E' stato padre premuroso seppur fugacemente; ha amato e sedotto e più volte ha dovuto bere il veleno del tradimento. Non era nato per appoggiare i gomiti su lucide scrivanie, ma per cambiare, sovvertire le regole, demolire le strutture.

Cosa resta del Che oggi?

La sua vita continua a diviedre, a lacerare, a creare conflitti mentre la sua immagine eternamente giovane resiste alla inclemenza del tempo e alla deriva pantanosa in cui spesso sprofonda chi detiene il potere. Ernesto non è mai morto, si è solo allontanato dal mondo reale per trasformarsi in pensiero ed ancora oggi la sua storia crea disagio, scandalo, inquietudine, turbamento. Indipendentemente  dalla chiave di lettura che si vuole dare alla sua vita la sua breve esistenza ci interroga ancora, tra nostalgie rivoluzionarie e rigurgiti reazionari.

El Che continuerà ad essere amato ed odiato come si fa con tutto ciò che ci sembra inarrivabile.

Al via l'utilizzo di un vaccino tutto cubano contro il tumore ai polmoni

06 Agosto 2016

Vaccino cubano per contrastare il tumore al polmone
(foto web)

Il Centro di Immunologia Molecolare (CIM) di Cuba ha messo a disposizione, in forma gratuita, il primo vaccino contro il tumore ai polmoni a tutti i pazienti dell'isola affetti da questa grave patologia.

Gli specialisti cubani assicurano che il nuovo vaccino, unico al mondo, pur non eliminando la malattia inibisce il proliferare delle cellule tumorali aumentando nei pazienti la possibilità di sopravvivenza e garantendo agli stessi una migliore qualità della vita in virtù della sua scarsa tossicità.

Il dottor Arlhee Daz e il vaccino cubano contro il tumore al polmone
(Dott. Arlhee Diaz - foto web)

Il Dottor Arlhee Diaz intervistato dalla venezuelana Telesur, ha detto che attualmente non ci sono i presupposti per una commercializzazione del vaccino negli Stati Uniti e nel mondo affermando che esiste tuttavia una forte collaborazione tra i due paesi sancita dalla firma di un accordo bilaterale che prevede un interscambio di informazioni ed investigazioni congiunte allo scopo di testare l'efficacia della cura.

I cittadini stranieri che desiderano sottoporsi a questo vaccino devono recarsi a Cuba e pagare una cifra modica per poter beneficiare di questo innovativo trattamento sanitario poichè per il momento solo i medici cubani sono autorizzati ad applicarlo.

Si tratta quindi di studi che necessitano ancora di varie fasi di ricerca ma che potrebbero aprire una nuova frontiera per la medicina da sempre considerata il fiore all'occhiello di Cuba.

Il mondo intero guarda con speranza verso l'isola caraibica e segue con profondo interesse gli sviluppi della sperimentazione di questo revolucionario vaccino.

La rivoluzione delle idee!

 

 

 

 

 

Cuba si apra al mondo ed il mondo si apra a Cuba!

Tra il 21 gennaio ed il 25 gennaio del 1998 Papa Giovanni Paolo II compie uno storico viaggio apostolico sull'isola di Cuba. Saranno giornate di intensi appuntamenti con la popolazione e le autorità civili e religiose che vivranno i due momenti più significativi con l'incontro con l'allora presidente cubano Fidel Castro e con la straordinaria Messa celebrata il 25 gennaio in piazza Josè Martì, la prima grande manifestazione cattolica dai tempi dell'affermazione della Rivoluzione. Colpì la tenerezza tra i due grandi vecchi, l'insistenza con cui San Karol chiese la fine dell'embargo e la commozione di Fidel difronte "...allo sforzo che Sua Santità fa per un mondo giusto".

Ho ripreso alcuni passaggi particolarmente significativi che evidenziano l'attualità del messaggio del Ponteficie alla luce del recente disgelo fra gli Stati Uniti e Cuba sostenuto e promosso con decisione dalla Santa Sede. Accidenti però...buona lettura!

Francisco all'Avana. Non si servono le ideologie ma le persone

20 settembre 2015. E' appena terminata la Santa Messa celebrata in Piazza della Rivoluzione all'Avana dinnanzi ad una marea di  600 mila persone.

Il Papa, la Virgen Mambisa, Josè Martì, Che Guevara e Camilo Cienfuegos, il popolo, tutta Cuba.

Quanti simboli per una terra in cammino! Il suo passato, il suo presente ed il suo futuro. Tutto ai piedi del Cristo Misericordioso.

20 settembre 2015. Il Papa all'Avana. I due rivoluzionari argentini.
(foto atlasweb.it)

Il Papa si è rivolto con parole ferme ma cariche di tenerezza, alla gente di Cuba, alle sue Istituzioni, al presidente Raul, alla Colombia e al cuore di ogni credente e non di tutto il mondo.

Ecco alcuni passaggi:

 "No se sirve a ideologías, se sirve a personas", "NON SI SERVONO IDEOLOGIE SI SERVONO PERSONE" "Quien no vive para servir, no sirve para vivir", "CHI NON VIVE PER SERVIRE, NON SERVE PER VIVERE“ Quien quiera ser grande que sirva a los demás, no que se sirva de los demás”,"CHI VUOLE ESSERE GRANDE SERVA GLI ALTRI, NON CHE SI SERVA DEGLI ALTRI".                                    

"Cuba es un pueblo que tiene heridas pero sabe estar con los brazos abiertos, con esperanza." "CUBA E' UN POPOLO CHE HA DELLE FERITE E CHE PERO' SA STARE CON LE BRACCIA APERTE, CON SPERANZA" .

...giusto qualche spunto di riflessione!

Se vuoi ascoltare l'omelia questo è il link www.youtube.com

E se vuoi leggerla qui di seguito troverai il testo completo:

Il "Che" nell'anima di Cuba. Eroe o prodotto commerciale?

Questo ho capito di te. Sei stato tutto e niente. Qualcosa di indefinibile,

Ernesto Che Guevara

di imparagonabile. Mito per molti ed incubo per altri. Un mambo-tango,

una musica ed una danza che nessuno conosceva fino ad allora, un modo

diverso di muovere i passi e di ascoltare i suoni in un mondo rigido e

indifferente. Ti avrei chiesto di insegnarmeli insieme al segreto per vincere

ogni paura e il dolore del tradimento”.

( tratto da “Mambo Tango. Nuovi ritmi del cuore sulle strade di Cuba” - foto urban.it).

 

Il 9 ottobre del 1967 moriva in Bolivia inseguendo il sogno di estendere l'esperienza rivoluzionaria cubana a tutta l'America latina Ernesto Guevara de la Serna, detto il “Che”.

Non morì in uno scontro a fuoco, in una contesa prevedibile ed anche accettata. Fu ferito, catturato e giustiziato. Senza un processo, senza un giudizio pubblico, senza che il mondo potesse osservare la fine di una delle icone del XX secolo. La guerra è spietata, non fa sconti e non si abbandona alla comprensione. Non ha regole e non ha umanità. Nel caso di Guevara c'era anche l'ingombro di un personaggio e di un processo insostenibili. Si pensò di liquidarlo con una fredda raffica di mitra, di farlo a pezzi e di bruciarne i resti. Si limitarono frettolosamente a tagliarli le mani e a conservarle a testimonianza della sua morte. Fu gettato in una fossa e restituito al popolo cubano nel 1997 dopo una lunga ricerca. Un tentativo vano di consegnarlo all'oblio. La storia ha scelto però un altro percorso. La fine del “guerrillero heroico” ha reso immortali i suoi 39 anni e trasformato il ricordo della sua vita in un esempio da imitare per molti ed in un incubo per altri.

Le strade di Cuba sono ancora attraversate dalla sua “entrañable trasparencia” (penetrante trasparenza) come cantava Carlos Puebla nella sua canzone più famosa: “Hasta siempre Comandante! ”. Una melodia che ogni turista avrà ascoltato almeno una volta nel suo vagabondare più o meno distratto sull'isola caraibica.

Che Guevara nei murales di Cuba

Ernesto Guevara è stato un personaggio controverso. Ha vissuto una vita al limite della dimensione umana dovendo combattere sin dalla nascita contro l'asma, quella terribile patologia che gli toglieva il respiro ma non la voglia di vivere e combattere. Un santo laico o un avventuriero sanguinario? Un filantropo od un assassino? Un eroe sognatore o un incubo da cui fuggire via?

Il protagonista di "Mambo Tango" incontra nel suo viaggio il mito del Che e da questo dialogo immaginario ne nasce un ritratto originale, forse non condivisibile da tutti, ma autentico e sincero. Un “Che” restituito alla sua gioventù, forse mai vissuta, a quella necessità di rincorrere il tempo sapendo di averne poco a disposizione. Ignorare la vicenda umana, storica e politica di Guevara è chiudere una porta alla comprensione delle dinamiche sociali che hanno influenzato e caratterizzato non solo la storia di Cuba e dell'America latina in generale ma anche quella di molte generazioni del Vecchio Mondo affascinate oggi come allora dall'utopia dell'Uomo Nuovo, divenuta realtà per mezzo di un giovane medico argentino.

                                                                                            (foto Di Crosta Franco)

L'autunno del Patriarca. Fidel compie 90 anni

13 Agosto 2016

Fidel Castro, Time 1959
(1959 - foto web)

Fidel Alejandro Castro Ruz (Biran, provincia di Holguin, 13 Agosto 1926) compie oggi 90 anni.

Fidel Castro
(foto web)

Amato e odiato probabilmente in ugual misura, ha attraversato con la sua personalità forte e controversa più di mezzo secolo della storia contemporanea legando la sua vicenda umana in modo indissolubile con il percorso politico e sociale di Cuba. Considerato da molti l'eroe e il simbolo di una nuova umanità, colui che ha sfidato le grandi energie di una dittatura ben orchestrata come quella di Batista opponendosi poi per decenni alla potenza economica e militare degli Stati Uniti d'America e tiranno spietato per altri.

Fidel Castro, il passare del tempo
(Fidel studente, rivoluzionario, statista - foto web)

Qualunque sia l'opinione personale che ciascuno di noi ha maturato sul Lider de la revolucion cubana, indubbiamente ci si trova di fronte ad una figura politica di uno spessore non comune. Sono già dieci anni che il Lider Maximo ha abdicato i suoi poteri nelle mani del fratello Raul eppure solo apparentemente si è collocato ai margini della vita del suo Paese.

Fidel Castro e Papa Giovanni Paolo II
( l'Avana 1998. San Carol e FIdel, forse la foto più bella - foto web)

La sua presenza è ancora viva, seppure in una nuova dimensione. Sono convinto che per molti anni ancora si parlerà di quest'uomo, nel bene e nel male. Qualcuno festeggierà la sua scomparsa, altri lo rimpiangeranno.

Fidel Castro e Che Guevara
(Fidel con il Che - foto web)
Fidel lascia il potere al fratello Raul, agosto  2006
(Agosto 2006, Fidel lascia i poteri a Raul - foto web)

All'ultimo Congresso del Partito Comunista di Cuba, svoltosi all'Avana nell'Aprile scorso, Fidel si è presentato con tutto il carico dei suoi anni e pur non nominando mai la parola morte ha parlato con dignità della sua parabola umana ormai prossima alla fine.

"Forse questa sarà l'ultima volta in cui parlo in questa stanza. Presto compirò 90 anni. Non mi era mai sfiorata una tale idea e non è stato il frutto di uno sforzo, è stato il caso. Presto sarò come tutti gli altri, il turno arriva per tutti. "

Aprile 2016, il commiato di Fidel
(Aprile 2016, il commiato - foto web)

La favola del gelato che sfidò la Guerra Fredda

C'era una volta una gelateria...e c'è ancora!

E' l'inizio della favola del gelato che resistette al “Grande freddo”...una vicenda contraddittoria la cui metafora ci aiuta a capire una volta di più lo spirito indomabile dei cubani. Vi racconterò della Gelateria Coppelia che sorge nel quartiere Vedado, tra la trafficata Calle 23 e la calle L, in un ampio spazio occupato nella seconda metà dell'800 da un grande ospedale. Un secolo più tardi si progettò di abbattere l'ormai inefficiente struttura e di sostituirla con un più redditizio albergo che avrebbe avuto secondo i disegni iniziali proporzioni faraoniche. I lavori di demolizione della clinica iniziarono nell'estate del 1958 ma l'ambizioso progetto fu spazzato via dalla ancor più devastante revolucion dei barbudos il cui successo culminò pochi mesi dopo, l'8 gennaio 1959, con l'entrata trionfante all'Avana dell'Ejercito Rebelde guidato da Fidel Castro. Successivamente sorsero in quel luogo prima il Padiglione del Turismo e poi un Centro culturale che venne chiamato Nocturnal.  Fu solo nel 1965 che si volle destinare quell'enorme area alla realizzazione della più grande tra le gelaterie latinoamericane.                                                   

Un regalo voluto dal governo rivoluzionario per il suo popolo.

Nacque così “Coppelia” una immensa gelateria composta da un grande blocco centrale strutturato su due piani e da cinque gazebo più piccoli e capace di ospitare centinaia di persone alle quali si arrivò ad offrire fino a 54 gusti diversi di un sublime gelato.

La crisi incalzante degli anni successivi trascinò con se anche il ricordo di quelle giornate straordinarie.

La visitai nel lontano 1996, negli anni più duri del periodo “especial”. Non fu difficile trovarla. Lungo la Calle 23, un enorme biscione umano, paziente e chiassoso, conduceva all'ingresso di quello storico locale. Era una giornata caldissima e mi chiesi come tutta quella gente potesse resistere così a lungo esposta a quelle temperature. Pensai che il miglior gelato del mondo non meritasse un tale supplizio! Alcuni giovani che si rinfrescavano dalla calura agitandosi sul volto pezzi di cartone mi indicarono con insistenza un'altra fila da seguire. Era una sorta di scorciatoia parallela al loro percorso, una fila destinata ai soli turisti, molto più rapida ma che si rivelò al finale anche più costosa. Il prezzo di un gelato equivaleva infatti a circa un terzo dello stipendio dell'epoca, tre pesos convertibili (pari a tre dollari) contro i pochi centesimi richiesti ai cittadini cubani.

Una cameriera dall'espressione imbronciata mi servì due palline di acqua congelata in cui si distinguevano a mala pena gli unici due gusti disponibili, la fragola e la cioccolata. Guardando quel surrogato di gelato che velocemente si scioglieva sotto il mio naso riuscii a intendere il senso di quella drammatica attesa.

Quella folla accaldata e paziente stava celebrando un atto di eroica resistenza sorretta da una incorruttibile dignità. Come quando a Playa Giron respinse l'assalto dell'esercito mercenario con armi, badili e forconi.

C'era tutto per andare in scena: il pubblico pagante, gli artisti (i camerieri e i vigilantes), l'attore protagonista (il gelato) e il vecchio e malandato teatro (i padiglioni polverosi tra una vegetazione irrequieta).

Lo spettacolo poteva iniziare! The show must go on!

Capii quel giorno che la cola al “Coppelia” aveva un senso per quella gente perché rappresentava il loro modo di aggrapparsi alla vita, di resistere nonostante tutto anche se il premio riservato a quella snervante attesa era solo il miraggio annacquato di una realtà ferita e tristissima.

Vidi quel giorno la Vita celebrare se stessa. Una Vita sorprendentemente viva che in quel gelato trovava il coraggio e l'energia per andare avanti.

Non sono più tornato al Coppelia. So che oggi che la situazione economica è un po' migliorata sono tornati disponibili molti più gusti, che la coda continua a scivolare via instancabile e i turisti a pagare di più. Ho mangiato nel frattempo mastelle di favoloso gelato italiano. Ma il ricordo di quel fresa y chocolate, consumato in un caldo pomeriggio avanero, lo porto ancora nel cuore.

La rivoluzione della tenerezza

Papa Francesco a Cuba. Visita a Santiago e alla Virgen del Cobre                              (foto OnCuba)                             

"Ed ogni volta che guardiamo Maria ritorniamo a credere quanto siano rivoluzionari la tenerezza e l’affetto (Evangelii gaudium, 288). Generazione dopo generazione, giorno dopo giorno... siamo invitati a vivere la rivoluzione della tenerezza come Maria, Madre della Carità. Siamo invitati ad uscire di casa, ad avere gli occhi ed il cuore aperto agli altri. La nostra rivoluzione passa per la tenerezza, per l’allegria che si fa sempre prossimità, che si fa sempre compassione che non è pena, è soffrire per liberare; e ci porta ad includerci, per servire, nella vita degli altri. La nostra fede ci fa uscire di casa ed andare all’incontro degli altri per condividere godimenti ed allegrie, speranze e frustrazioni."

Questo è solo un passaggio dell'omelia pronunciata da Papa Francesco in occasione della visita al

Papa Francesco a Cuba. Visita alla Virgen del Cobre, Santiago

 

                                                                                                        (foto OnCuba)

Santuario Nacional de la Virgen del Cobre a Santiago avvenuta il giorno 22 settembre 2015.

Nella regione orientale dell'isola, nella culla del son e della revolucion, Francesco ha parlato della "rivoluzione della tenerezza" come l'unica soluzione per aprirci all'altro. Parole rivolte non solo ai cubani ma al mondo intero.  

https://youtu.be/dAUrDRqEDzM   Omelia di Papa Francesco

 

 

 

Se vuoi leggere il testo dell'intera omelia lo troverai qui di seguito:

Papa Francesco a Cuba tra fede e speranza

Papa Francesco a Cuba. 19 - 22 settembre 2015 (foto web CiberCuba)

 (In croce un giorno morì l'Uomo; bisogna imparare a morire tutti i giorni sulla croce...)

 

Testo integrale del discorso pronunciato da Papa Francesco al suo arrivo all'Avana. 19 settembre 2015

Signor Presidente,
Distinte Autorità,
Fratelli nell’Episcopato,
Signori e Signore,

molte grazie, Signor Presidente, per la Sua accoglienza e le Sue cortesi parole di benvenuto a nome del Governo e di tutto il popolo cubano. Il mio saluto va anche alle Autorità e ai membri del Corpo Diplomatico che hanno avuto la cortesia di rendersi presenti in questa circostanza.
Saluto il Cardinale Jaime Ortega y Alamino, Arcivescovo di La Habana, Mons. Dionisio Guillermo García Ibáñez, Arcivescovo di Santiago di Cuba e Presidente della Conferenza Episcopale, gli altri Vescovi e tutto il popolo cubano. Ringrazio tutti voi per la vostra fraterna accoglienza.

Grazie a tutti coloro che si sono prodigati nella preparazione di questa visita pastorale. Vorrei chiederLe, Signor Presidente, di trasmettere i miei sentimenti di speciale considerazione e rispetto a Suo fratello Fidel. Vorrei inoltre che il mio saluto giungesse in modo particolare a tutte quelle persone che, per diversi motivi, non potrò incontrare e a tutti i cubani dispersi nel mondo.

Papa FRancesco a Cuba 19 - 22 settembre 2015                                             ( foto web CiberCuba)



Come lei signor presidente ha sottolineato, in questo anno 2015 si celebra l’80° Anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche ininterrotte tra la Repubblica di Cuba e la Santa Sede. La Provvidenza mi permette di arrivare oggi in questa amata Nazione, seguendo le indelebili orme del cammino aperto dai memorabili viaggi apostolici che hanno compiuto in quest’Isola i miei due predecessori, san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. So che il loro ricordo suscita gratitudine e affetto nel popolo e nelle Autorità di Cuba. Oggi rinnoviamo questi legami di cooperazione e amicizia perché la Chiesa continui ad accompagnare ed incoraggiare il popolo cubano nelle sue speranze e nelle sue preoccupazioni, con libertà e con i mezzi necessari per far giungere l’annuncio del Regno fino alle periferie esistenziali della società.

Questo viaggio apostolico coincide inoltre con il primo Centenario della proclamazione della Vergine della Carità del Cobre quale Patrona di Cuba, da parte di Benedetto XV. Furono i veterani della guerra d’indipendenza, mossi da sentimenti di fede e di patriottismo, che chiesero che la Vergine "mambisa" fosse la patrona di Cuba come Nazione libera e sovrana. Da quel momento, Ella ha accompagnato la storia del popolo cubano, sostenendo la speranza che custodisce la dignità delle persone nelle situazioni più difficili e difendendo la promozione di tutto ciò che conferisce dignità all’essere umano. La devozione crescente verso la Vergine della Carità del Cobre è una testimonianza visibile della presenza della Vergine nell’anima del popolo cubano. In questi giorni avrò l’occasione di recarmi al Santuario del Cobre come figlio e pellegrino, a pregare nostra Madre per tutti i suoi figli cubani e per questa amata Nazione, perché percorra sentieri di giustizia, di pace, di libertà e di riconciliazione.

19 settembre 2015. Raul Castro accoglie Papa Francesco                           (foto wew CiberCuba)



Geograficamente, Cuba è un arcipelago che si affaccia verso tutte le direzioni, con uno straordinario valore come “chiave” tra nord e sud, tra est e ovest. La sua vocazione naturale è quella di essere punto d’incontro perché tutti i popoli si trovino in amicizia, come sognò José Martí, «oltre le strettoie degli istmi e le barriere dei mari» (Conferenza Monetaria delle Repubbliche d’America, in Obras escogidas II, La Habana 1992, 505). Questo stesso desiderio fu di san Giovanni Paolo II con il suo ardente appello «affinché Cuba si apra con tutte le sue magnifiche possibilità al mondo e il mondo si apra a Cuba» (Discorso all’arrivo, 21 gennaio 1998, 5).

Da alcuni mesi, siamo testimoni di un avvenimento che ci riempie di speranza: il processo di normalizzazione delle relazioni tra due popoli, dopo anni di allontanamento. È un processo. È un segno del prevalere della cultura dell’incontro, del dialogo, del «sistema della valorizzazione universale... sul sistema, morto per sempre, di dinastia e di gruppo», diceva José Martí. Incoraggio i responsabili politici a proseguire su questo cammino e a sviluppare tutte le sue potenzialità, come prova dell’alto servizio che sono chiamati a prestare a favore della pace e del benessere dei loro popoli, di tutta l’America, e come esempio di riconciliazione per il mondo intero.

19 settembre 2015.  L'Arcivescovo dell'Avana e Papa Francesco(foto web CiberCuba)

Il mondo ha bisogno di riconciliazione, non di questa atmosfera di Terza Guerra Mondiale che stiamo vivendo a tappe.

Affido queste giornate all’intercessione della Vergine della Carità del Cobre, dei Beati Olallo Valdés e José López Pieteira e del venerabile Félix Varela, grande propagatore dell’amore tra i cubani e tra tutti gli esseri umani, perché accrescano i nostri legami di pace, solidarietà e rispetto reciproco.
Di nuovo, molte grazie, Signor Presidente.

Fonte testo: "Avvenire"
https://youtu.be/N7mdWqN3ezM  troverai il video del discorso di Papa Francesco.
https://youtu.be/ASEMJEDo_ec    troverai il video del discorso di Raul Castro (spagnolo)
 
il discorso di benvenuto al Papa pronunciato da Raul Castro:

Raul commemora il fratello Fidel nella Plaza de la Revolucion all'Avana

2 dicembre 2016

Raul commemora Fidel Castro il 29 novembre 2016 all'Avana
(Memorial Josè Martì, l'Avana. Raul saluta Fidel - foto web)

Il 29 novembre il Presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri, Generale dell'Esercito Raul Castro Ruz, ha celebrato l'omaggio postumo a Fidel Castro nella Piazza della Rivoluzione Josè Martì all'Avana.

Raul che è anche Primo segretario del Partito Comunista di Cuba, ha ringraziato inizialmente le personalità che hanno partecipato alla commemorazione del fratello e successivamente in modo particolare il popolo di Cuba per la dimostrazione d'affetto in queste ore di dolore.

Raul visibilmente emozionato ha ricordato i fatti salienti della vita nazionale di cui la Piazza dell Rivoluzione è stata testimone.

Le vibranti parole di Fidel, ha ricordato Raul, ancora risuonano nella Piazza e richiamano alla memoria giornate indimenticabili della storia di Cuba.

Questo il testo del discorso pronunciato da Raul Castro:

"Stimati Capi di Stato e di Governo, signori Capi di Delegazione, distinte personalità, amici tutti, amato Popolo di Cuba:

Anche se mi corrisponderà pronunciare il discorso finale il prossimo 3 dicembre quando ci riuniremo in Piazza della Rivoluzione Antonio Maceo, a Santiago di Cuba, desidero esprimere adesso a nome del nostro popolo, Partito e Governo, così come della famiglia, la sincera gratitudine per la vostra presenza a questa manifestazione, per le emozionanti parole che sono state espresse qui e anche per le straordinarie e innumerevoli dimostrazioni di solidarietà, affetto e rispetto ricevute da tutto il pianeta in quest’ora di dolore e d’impegno. 

Fidel ha dedicato tutta la sua vita alla solidarietà ed ha guidato una Rivoluzione socialista *degli umili, con gli umili e per gli umili* che è divenuta un simbolo della lotta antiapartheid e antimperialista, per l’emancipazione e la dignità dei popoli.

Virgen del Cobre, Ochun e la Cachita. Una passione tutta cubana

L’8 settembre tutto il mondo cristiano, cattolico ed ortodosso, celebra la festa della nascita di Maria la madre terrena di Gesù. Una festa che venne introdotta in occidente da Papa Sergio I nel VII secolo secondo le tradizioni orientali già radicatesi dal secolo precedente a Bisanzio, l’odierna Istanbul, in Turchia.

Cuba, come tutti i paesi latini, ha una vera e propria passione per la Madre di Dio, una devozione che ha resistito ai tempi, alle guerre e alle rivoluzioni.

La Nuestra Señora de la Caridad del Cobre è la patrona dei cubani che la chiamano più familiarmente Caridad del Cobre, Cachita o la Virgen Mambisa.

Virgen de la Caridad del Cobre

In ogni casa cubana, spesso accostata al volto del Che, trova posto questa immagine che ritrae Maria con il bambino Gesù sorretto con il braccio sinistro ed una croce nella mano destra. Il piccolo a sua volta sostiene delicatamente tra le manine il globo terrestre.

L’origine di questa devozione è avvolta nella leggenda ma si nutre anche di qualche preciso  riferimento storico.

Nel 1612 tre schiavi che lavorano in una miniera di rame (in spagnolo cobre) di Barajagua nella provincia di Holguin, partirono alla ricerca di sale dirigendosi verso le saline della baia di Nipe, la più grande dell’isola e situata nella parte nord orientale dell’isola. Il cattivo tempo ed il mare agitato impedirono ai tre ragazzi di raccogliere il sale. I tre marinai erano poco più che bambini. Juan Morteno era un africano di 10 anni e con lui viaggiavano due piccoli fratelli indios Rodrigo e Juan de Hoyos. Dopo tre giorni di attesa i tre, chiamati affettuosamente dai cubani “los tres Juanes”, i tre Giovanni, si rimisero in viaggio e fu proprio durante il ritorno che avvistarono qualcosa di chiaro che galleggiava nelle acque. Si avvicinarono e raccolsero una statua della Madonna ritta su un piccolo piedistallo rotondo. Lo stupore dei tre fu grande nel rendersi conto che l’abito di stoffa che ricopriva il manufatto era perfettamente asciutto. Sulla tavola c’era una iscrizione: “Yo soy la Virgen de la Caridad”. Giunti a Barajagua la piccola statua fu sistemata prima in una umile capanna e poi trasferita nella chiesa parrocchiale.Virgen de la Caridad del Cobre e i

Qualche anno dopo, siamo nel 1628, venne costruito un eremo presso la miniera del Cobre e qui la Vergine sarà accolta diventando oggetto di una per devozione sempre più crescente tanto che i Veterani della guerra di Indipendenza chiesero nel 1915 all’allora Pontefice Benedetto XV che proclamasse La Virgen de la Caridad patrona di Cuba cosa che avvenne l’anno successivo. Nel 1936 un altro pontefice Pio XI autorizzò la coronazione canonica dell’immagine.

Questa versione dei fatti venne confermata sotto giuramento ecclesiastico 75 anni dopo il ritrovamento da Juan Moreno l’unico dei “tres Juanes” ancora in vita e i documenti sono conservati presso l’Archivio delle Indie in Siviglia.

Esiste anche un altro racconto, molto meno romantico, che vuole che l’immagine sia stata intagliata a Toledo, in Spagna, e portata al Cobre dal capitano Francisco Sanchez de Moya incaricato dal Re Filippo II di difendere la zona mineraria dagli attacchi dei pirati inglesi.

La statua è custodita presso Basilica Santuario Nacional de Nuestra Señora de la Caridad del Cobre inaugurato l’8 settembre del 1927 e che sorge ad una ventina di chilometri da Santiago di Cuba. E’ posta su di un altare in marmo di Carrara ed adorno di oggetti di gran valore. Ai piedi della statua c’è la piccolla Capilla de los Milagros (la cappella dei Miracoli) che raccoglie offerte e voti di valore. Tra questi si trova un medaglione portato dal premio Nobel della letteratura Ernest Hemingway e di un omaggio della mamma dei fratelli Fidel e Raul Castro impegnati nelle imprese rivoluzionarie sulla Sierra Maestra. Santuario Nacional della Virgen de la Caridad del Cobre a SantiagoPapa Paolo VI nel dicembre del 1977 proclamò Basilica l’amato santuario che è da sempre meta di incessanti pellegrinaggi durante tutto l’anno. In quella occasione i fedeli raccolgono piccole pietre rese lucenti dalla presenza del minerale che porteranno con se come talismani protettori.

La religiosità a Cuba è molto forte e porta con sé non solo il valore dei principi cristiani arrivati con i colonizzatori spagnoli ma anche la tradizione e cultura africana arrivata dal continente nero in seguito alla tragica tratta degli schiavi. Quest’ultimi affidarono la sopravvivenza dei propri culti animistici identificando i santi della cristianità con gli Orisha, le loro divinità di riferimento. Questa mescolanza di credenze ha generato quel fenomeno che prende il nome di Sincretismo, cioè il coniugare santi e orisha con caratteristiche simili tra loro, ed anche Maria è stata identificata con Oshun, o Ochùn, dea della fertilità, dell’amore e della bellezza, della carità e della misericordia e protettrice come Maria delle partorienti. La Santeria è oggigiorno considerata una religione tradizionale e non soltanto un aspetto folcloristico dell’isola.

(per approfondimenti sulla Santeria vi rimando alla sezione cultura/religioni e tradizioni con note molto interessanti)

Yulier P. el grafitero maledetto che rappresenta le ossessioni dei cubani

7 maggio 2017

Yulier P. artista callejero cubano
(foto web)

Yulier P., il cui nome per intero è Yulier Rodriguez Perez, nasce a Florida, nella provincia di Camaguey nel 1989. Si trasferisce all'Avana con il sogno di realizzare la sua grande passione: la pittura. Non viene mai ammesso alla "Escuela de Arte de San Alejandro" ma pur essendo considerato un artista callejero autodidatta la sua formazione è classica, quella su tela e cavalletto per intenderci. Yulier si esprime con una tecnica espressionista "esteticamente scorretta" e violenta che ogni tanto lo ha esposto alle attenzioni delle autorità di sicurezza cubane. Nonostante ciò l'artista ha già realizzato in tre anni più di 150 opere non solo all'Avana ma anche in altre provincie come Matanzas e Mayabeque.

Yulier P. grafitero cubano
(foto web)

Le sue "tavole" prescelte sono le vecchie pareti sconnesse di edifici in disarmo, quelle che a volte hanno decine di mani di pittura ed anche per questo alcune delle sue opere sono già scomparse, trascinate via dalla polvere dei crolli. Yulier ha sempre scelto spazi abbandonati, sporchi o disastrati che con la sua pittura ha voluto recuperare ad un valore estetico ridandogli energia e vitalità. Ma la sua scelta rappresenta anche la volontà di esprimere un personale disagio interiore e quello di una società complessa e contradittoria come è, al di la delle apparenze, quella cubana. In una recente intervista rilasciata alla giornalista Sara Gomez Armas, l'artista ha dichiarato che "L'arte urbana deve entrare necessariamente in contraddizione con qualcosa, se non no è una buona opera. Alcune immagini sono come favole, ritratti di esperienze della gente. Altre sono più personali ed intime ma  riflettono sempre gli scenari trascurati e il malcontento. Sono come anime, perchè in certi momenti smettiamo di essere persone per diventare anime, in un purgatorio chiamato Cuba. Viviamo condannati da noi stessi, perchè questo è il risultato delle nostre decisioni e della nostra incapacità di vedere più in la della paura e di altre mille cose. Le immagini non sono altro che questo: le nostre anime che riflettono un dolore interno, l'impotenza, la paura e la tristezza".

Murale del grafitero cubano Yulier P.
(foto web)

Questo suo atteggiamento provocatorio e ribelle come detto gli ha causato nel tempo qualche problema con la polizia e la sua arte di fatto non è stata mai riconosciuta da parte delle istituzioni pubbliche. Nonostante tutto le sue opere sono numerose e visibili principalmente nei quartieri dell'Avana Vecchia e del Centro Avana dove vive e gestisce uno studio comunitario, il "Josè Martì", nel quale oltre a sperimentare altre tecniche grafiche, insieme ad altri artisti da lezioni di pittura ai bambini. Il suo mondo onirico e fantasmagorico è costituito di colori vivaci ed aggressivi, profili deformati, animali con teste umane, conigli con grandi orecchie, figure antropomorfiche e spettrali che sembrano emergere dall'oscurità di sogni paurosi.

"Il bene e il male sono parte della realtà... ogni opera è come un libro che vuole svelare racconti: di un invalido o di qualcuno che ha fame o di qualcun'altro che vuole esprimersi  e non può farlo. La felicità? La lascio ai salseri!"

Murale del cubano Yulier P.

(foto web)